Grillo ti presento Farage

| 31 maggio 2014 | Comments (0)

 

 

 

Le affermazioni di Beppe Grillo  a favore di  Nigel Farage (non è vero che è razzista ecc..) sono smentite dalla rete che rende facile documentare il razzismo, l’omofobia, il maschilismo, il disprezzo per le fonti rinnovabili ecc.. del leader  dell’UK Independence Party.

 

1. Stefania Carboni: I cinque motivi per cui Farage e Grillo sono incompatibili

[Giornalettismo, 29 maggio 2014]

 

Nigel Farage è leader dell’ “UK Independence party”, Partito per l’Indipendenza del Regno Unito. Oggi ha incontrato Beppe Grillo a Bruxelles in vista di possibili alleanze per un gruppo al Parlamento Europeo. C’è bisogno di 25 membri composti da sette stati diversi e Farage, più in difficoltà rispetto al Front National di Marie Le Pen, ha bisogno dei numeri dei 5 stelle per poter aver più presa nell’Europarlamento. Il Movimento e l’UKIP hanno in comune il sostegno al reddito minimo garantito e il referendum sull’euro. Ma il resto? Il programma dell’Efd (gruppo di cui fanno parte i populisti inglesi) presenta alcuni punti molto generali. Troppo: quando si tratterà di entrare in merito a specifiche questioni, come rinnovabili ed immigrazione, ci sono alcuni aspetti che potrebbero entrare in contrasto con l’anima del UKIP e le aspirazioni a 5 stelle. Vediamo quali.

UNO: PAESI DELL’EST – Una delle accuse più comuni che si rivolgono all’UKIP è quella di razzismo. Il gruppo di Farage ha espresso posizioni molto critiche verso i paesi più poveri dell’Unione. Un esempio è quello della Romania. In una intervista alla BBC (che ha sollevato diverse polemiche) Farage ha parlato di “reti criminali” collegabili a tale popolazione. Ha detto (dicendo di esser stato frainteso) di non gradire come vicini «persone provenienti dall’Est europa». Secondo l’europarlamentare il 7 per cento di questo fenomeno in Europa è attribuibile ai romeni: «È tutta una questione di scala, su base proporzionale il problema più grande viene dalla Romania», ha precisato, cercando di “scusarsi”. Eppure nel 2013 c’era un altro clima. Beh più o meno.

DUE: DIRITTI LGBT – Il leader Ukip non prende una chiara posizione sulle unioni gay. «Stiamo aprendo un grande vaso di Pandora qui, con molti grossi rischi», disse a marzo in merito alla questione tra sentenze di Strasburgo e matrimoni omosex. «Penso che la Chiesa d’Inghilterra stia attraversando un momento molto difficile e miserabile trascinata dai giudici di Strasburgo. Non posso anticipare cosa accadrà lì, ma forse sarà costretta a celebrare matrimoni gay nelle chiese anche contro la volontà della stragrande maggioranza dei fedeli». Sulla questione il leader evita di prendere posizioni decise per il partito, ma ammette: «Io non sostengo i matrimoni tra lo stesso sesso ma dopotutto siamo sotto gli auspici della Corte europea dei diritti dell’uomo».

TRE: FONTI RINNOVABILI – Ha criticato la chiusura delle centrali elettriche a carbone ed è antagonista alla politica di creazione di parchi eolici nel Regno Unito. Per un Movimento 5 stelle vicino alle rinnovabili un Farage che ammette i pericoli delle fonti alternative potrebbe creare imbarazzo. «Si sta pagando una maggiorazione del 12 per cento sulle bollette energetiche per sovvenzionare un programma di turbine eoliche che semplicemente non funziona», ha detto in passato il leader inglese. L’esponente nel 2013 aveva le idee chiare sulla Green Agenda o sulla “ossessione ecologica”: «E’ ora di finire con questa stupidaggini”

QUATTRO: CASE POPOLARI – La carenza di alloggi popolari in alcune parti di Londra, secondo Farage, è dovuta in gran parte dall’alto numero di immigrati provenienti dall’Europa dell’Est. Secondo il leader populista occorre prima risolvere il problema per gli inglesi o per chi ha parenti con cittadinanza nel Regno Unito. Ecco qui come cerca di risolvere il problema dell’housing (case popolari) nel Regno Unito. Sollevando mormorii.

CINQUE: IMMIGRAZIONE – Questo argomento sarà uno dei punti forti che l’Italia dovrà trascinare sul tavolo europeo. Davanti alla mole di sbarchi sulle nostre coste in Inghilterra Farage ha una sua politica d’immigrazione: adottare un sistema simile a quello australiano, con permessi di lavoro brevi. Non solo: Farage auspica il divieto a ”benefits” per cinque anni rivolto a chiunque si rechi nel Regno Unito con l’intento di “stabilirsi”. «I cittadini europei che si trovano nel Regno Unito da sette anni – ha specificato – a seconda delle circostanze, potranno chiedere un permesso permanente (a condizione che siano idonei al rilascio di un permesso di lavoro)». Tornando sui migranti l’UKIP ritene di non dare benefici pubblici o alloggi agli stranieri: devono pagare le imposte nel Regno Unito per cinque anni prima di ottenerli. Se si apre la questione dello ius soli a livello europeo sarebbe un bel problema. Anche se Farage ha recentemente aperto verso l’antiproibizionismo sulle droghe leggere in questi frangenti il Movimento 5 stelle si deve muovere con cautela. Nel gruppo che si formerà (se si formerà) ci dovrà esser uno statuto con una dichiarata affinità politica. Altrimenti si rischia di finire come i radicali con Le Pen negli anni ’80, con la Corte di Giustizia europea che appoggiò la decisione del Parlamento Europeo di annullamento della strana aggregazione. Farage, per corteggiare Grillo, ha proposto il “libero voto” anche in dissenso dal gruppo. Ma l’indentità del Movimento in Europa quale sarà? Ad maiora: soprattutto quando si cercherà l’intesa possibile.

 

 


2. Le sette “sparate ” più assurde di Nigel Farage

[redazione Giornalettismo 29 maggio 2014]


Qualcuno l’ha paragonato al nostro Beppe Grillo, altri hanno alzato più di un sopracciglio davanti al resoconto del suo incontro con il leader del Movimento 5 Stelle. Dal giorno delle elezioni europee in Gran Bretagna si sta facendo un gran parlare di Nigel Farage, il leader dell‘Ukip, il partito inglese degli euroscettici che ha vinto la tornata elettorale nel Regno Unito. E ora che il nome di Farage risuona in ogni angolo d’Europa, tornano sotto i riflettori certe sue frasi sulle donne, sugli immigrati e sull’Europa che, anche in madrepatria, avevano suscitato ben più di una polemica…

 

Farage sulle donne:  «Le donne valgono meno, è giusto guadagnino meno, vanno in maternità». Gennaio 2014

Farage ancora sulle donne: «Non c’è discriminazione nelle retribuzioni tra uomini e donne, perché le donne senza figli sono brave quanto e come gli uomini. Le donne devono sacrificare la famiglia per avere successo». Gennaio 2014

Farage parlando a Herman Van Rompuy , presidente del Consigliuo europeo: «Lei ha il carisma di uno straccio umido e l’apparenza di un impiegato di banca di basso grado. E la domanda che vorrei porre, che vorremmo porre noi tutti è: “Chi è Lei?” Io non mai sentito parlare di Lei. Nessuno in Europa ha mai sentito parlare di Lei! Vorrei chiederle, Presidente, chi ha votato per lei? E quale meccanismo – oh, lo so che la democrazia non è molto popolare da voi – e quale meccanismo hanno i popoli d’Europa per rimuoverLa? È questa la democrazia europea? Beh, ho la sensazione, tuttavia, che Lei sia competente, capace e pericoloso, e non ho dubbi sul fatto che è sua intenzione essere l’assassino silenzioso della democrazia europea e degli stati nazionali europei. Sembra che Lei abbia un odio per il concetto stesso degli stati nazionali – forse perché Lei proviene dal Belgio, che naturalmente è, per lo più, una non-nazione. Ma da quando ha assunto la carica, abbiamo visto la Grecia ridotta a nient’altro che a un protettorato” Febbraio 2010

Farage sulla Scozia commentando una rissa in un pub di Edimburgo: «Se questo è il volto del nazionalismo scozzese è una nazione piuttosto brutta» Marzo 2013

Farage sulla immigrazione “Un rallentamento della crescita economica della Gran Bretagna sarebbe stato il giusto prezzo da pagare per avere meno immigrati nel paese” Gennaio 2014

Farage a proposito dei matrimoni gay «Penso che sia una bella gatta da pelare e che ci siano dei rischi molto molto grossi»  Marzo 2014

Farage  sulla UE «Con l’UE prospettive di disordini di massa e rivolte popolari» Marzo 2014.

 

 

 

 

3. Alessio Pisanò: Grillo ti presento Farage, ecco chi è il leader dell’Ukip

[Il Fatto Quotidiano 20 maggio 2013]

 

Il 17 maggio l’Ansa ha battuto il seguente lancio riguardante alcune battute di Beppe Grillo, rilasciate in un’intervista al canale statunitense Cnbc International, su Nigel Farage, leader dell’UK Independence Party ed eurodeputato euroscettico: “Non l’ho mai incontrato, l’ho seguito sulla rete, lui è uno straordinario oratore, ha detto cose violentissime al Parlamento europeo, ha fondato un suo movimento che sta andando molto bene, proprio euroscettico”. E poi ancora: “Quelli di Farage sono diventati parlamentari a 5 stelle. Quando li senti parlare, hanno questo modo di esprimersi che chiarisce che non hanno capi, perché Farage è un uomo libero. E questi parlamentari sono liberi”.

Ma attenzione, pretendendo di conoscere una persona solo attraverso un video o qualche post letto qua e là sulla Rete, sia pur in buona fede, si rischia di prendere un enorme granchio. Vediamo di fare un po’ di chiarezza. Nigel Farage, 49 anni, è il leader del partito di destra UK Independence Party (Ukip) ed eurodeputato dal 1999 (adesso alla sua terza legislatura). Al Parlamento europeo il suo partito fa parte del gruppo politico “Europa per la libertà e la democrazia” insieme alla Lega di Nord di Mario Borghezio (eurodeputato pure lui). Prima di entrare in politica e di fondare l’Ukip dopo alcune divergenze con i conservatori britannici, Farage faceva il broker a Londra, dove, secondo il quotidiano The Guardian, guadagnava 200.000 sterline l’anno (oltre 236.000 euro).

In Europa, come in madre patria, Farage è diventato famoso per le sgargianti cravatte rosa e i discorsi forbiti ed apertamente euroscettici che non perde occasione di rivolgere al Parlamento europeo, da dove orchestra la sua battaglia contro quell’Europa dalla quale secondo lui la Gran Bretagna dovrebbe uscire al più presto (e che gli paga lo stipendio, sempre secondo il The Guardian, 64.000 sterline l’anno, ovvero oltre 75.000 euro). Farage, ha duramente attaccato i governi tecnici greci e italiani imposti, secondo lui, dall’Europa (ma che in realtà hanno ricevuto la fiducia dei rispettivi parlamenti), rimpiangendo chi c’era prima, nel caso italiano Silvio Berlusconi.

L’Ukip non ha mai vissuto tanta gloria politica come in questo periodo di crisi e disaffezione nei confronti dell’Europa, tanto che alle ultime elezioni locali britanniche ha superato la soglia del 20 per cento, facendo per la prima volta davvero paura a David Cameron e ai suoi tories (da qui tanta insistenza sul referendum per uscire dall’Ue). Sì perché proprio l’uscita dall’Ue costituisce l’obiettivo principale dell’Ukip, al quale non basta che la Gran Bretagna non abbia né l’euro né faccia parte dello spazio di libera circolazione di Schengen.

Ma attenzione ad inneggiare a Farage come al baluardo della democrazia illuminata. Oltre all’euroscetticismo, il suo partito si contraddistingue per uno spiccato nazionalismo (alla La Russa diciamo), una concezione dell’economia estremamente liberale, una visione dell’immigrazione (anche intra europea, quindi italiani compresi) alquanto ristretta e molti punti interrogativi sui diritti civili, come l’obiezione ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Dal punto di vista fiscale, l’Ukip sorride alla cosiddetta “flat tax”, ovvero (semplificando) un’aliquota unica che non prenda in considerazione il reddito, allargando in questo modo la base imponibile (con la cancellazione di tutta una serie di detrazioni) e facendo un regalino ai paperoni (come chi guadagna 200.000 sterline l’anno). Durante l’ultima campagna elettorale, il The Times ha messo in evidenza come il programma economico dell’Ukip “avrebbe generato un buco nelle finanze pubbliche di 120 miliardi di sterline”. Le contestazioni non sono gradite. Sempre il 17 maggio, Farage ha bollato come “feccia fascista” alcuni manifestanti che lo avevano duramente contestato a Edimburgo ed invitato ad andarsene.

Insomma, a torto o ragione, l’Ukip e il suo leader vengono comunemente annoverati nella rosa dei principali partiti e movimenti populisti d’Europa, e questo perché, tra le altre cose, parlano più alla pancia che alla testa del loro elettorato. Insomma, vedere in Farage un emerito paladino della democrazia sembra alquanto azzardato. Tuttavia su una cosa ha ragione al cento per cento: l’Europa com’è oggi non va bene, ha bisogno, ad esempio, di più controllo e rappresentanza popolare. Due gli atteggiamenti possibili: distruggere o migliorare. Farage ha scelto, per convinzione od opportunismo politico, la prima via, quella dell’uscita dall’Ue. Altri preferiscono lavorare per dare al popolo più voce in capitolo, e questo ad esempio tramite un maggior potere del Parlamento europeo, proposte di legge d’iniziativa popolare e l’elezione diretta del presidente della Commissione europea. La storia dirà che ha ragione.


 

 

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Category: Osservatorio Europa, Politica

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