Bruno Giorgini: La crisi italiana e le elezioni

| 22 Febbraio 2013 | Comments (0)

 

 

La crisi italiana si avvita sulla più generale crisi economica, moltiplicandone gli effetti.

Per l’intanto la crisi/questione sociale di una disegugalianza di reddito e di condizioni sociali crescente, di aggressione e riduzione drastica dei diritti sociali e del lavoro, dalle pensioni al diritto allo studio, dalla disoccupazione dilagante al precariato massivo, di bassi salari e aumento della vera e propria povertà impressionante, fino all’esclusione nelle fabbriche di Marchionne di una libera rappresentanza sindacale, una cosa diciamo un po’ fascista, per non dire dello stato dell’istruzione e della ricerca, sempre più sfilacciate e smunte se non vicine all’agonia, mentre gli studenti all’estero per l’Erasmus vengono privati del diritto di votare per lettera o in ambasciata, in nome di un rispetto burocratico della legge, che facilmente si sarebbe potuta adeguare se mai il governo tecnico dei cosidetti professori avesse avuto un minimo di lungimiranza e attenzione ai giovani studenti.   Un sottoinsieme della questione sociale è la questione meridionale, che sta sul piatto dall’unità d’Italia, sempre riproposta mai risolta.

Quindi la crisi/questione statuale. Uno stato che appare e è spesso ingiusto verso i cittadini e che viola i suoi stessi patti, uno stato quasi mai efficace, sempre claudicante, dal funzionamento del Parlamento ai conflitti tra poteri, quello giudiziario, quello esecutivo ecc.., dalla legge elettorale detta significativamente “porcellum”, e che però resta, alla occupazione dei partiti persino negli ospedali, dalle continue nuove repubbliche, dopo la prima la seconda ecc.. mai sancite da una vera, e legittima perchè eletta a suffragio universale, Assemblea Costituente. Uno stato vettore di malaffare, corruzione, prepotenze varie e diffuse.

Dentro la questione statuale spicca la questione/crisi della giustizia, dai processi chilometrici alle carceri dove vengono violati i diritti dell’uomo, l’UE dixit, e anche avviene il formarsi di una ideologia del controllo di legalità affidato ai PM e alle Procure. Ideologia, ovvero falsa coscienza essendo in Italia il controllo di legalità affidato per quella costituzionale alla Corte appunto Costituzionale,  per la legalità dei processi alla Corte di Cassazione, per la legalità contabile il magistero appartiene alla Corte dei Conti, e infine per la legalità amministrativa la competenza attiene i TAR. Le procure indagano, se e quando hanno notizie di reato,  per scoprire e incriminare i colpevoli, non controllano nessuna legalità, che questo fanno le procure degli stati totalitari.

La terza crisi/questione attiene la corruzione. Da quella ormai usuale dei politici alla corruzione, emersa proprio in questi giorni a livelli vertiginosi dei dirigenti d’azienda, di banca, della finanaza, appartenenti alla nuova iperclasse globalizzata dei grandi manager, come la definisce Daniel Cohen, sans toit ni loi, senza casa nè legge. Una corruzione pervasiva che inquina la vita/società civile e politica del paese intero, senza eguali al mondo, certo quello occidentale, ma forse l’intero mondo, a cui si aggiunge una evasione fiscale gigantesca, un cancro nel cancro. Siamo inoltre di fronte a una crisi/questione criminale, anche questa senza eguali, ovvero alla presenza massiccia, che arriva fino al controllo di ampie zone del territorio nazionale, di grandi organizzazioni criminali, dalla mafia alla ‘ndrangheta fino alla camorra. Organizzazioni  che intervengono più o meno direttamente nella vita pubblica dagli appalti al voto di scambio, e nella vita economica, organizzazioni criminali che proprio dentro la crisi nuotano come pesci, essendo in grado di fornire credito, quel credito che le banche lesinano, perchè le mafie accumulano denaro in grande quantità e con grande celerità. Non c’è bisogno di praticare l’usura basta ampliare il circuito, con qualche richiesta di favori di tanto in tanto.

Ed eccoci alla crisi/questione ambientale, di cui per un verso è paradigma la vicenda dell’Ilva di Taranto che semina cancri e cassa integrazione come noccioline, e per l’altro la spazzatura dilagante in più di una città, con le orrende e insane discariche a cielo aperto che proliferano, ma ci sono anche il consumo e la cementificazione ormai delirante del suolo, il dissesto idrogeologico, l’aria da camera a gas che si respira nella pianura padana invasa da un esercito di automobili,  le case che s’afflosciano alle scosse di terremoto perchè costa troppo o si può rubare di meno se fossero costruite in modo antisismico e mille altre cose che invocano una riconversione ecologica. Ancora potrebbe aprirsi a breve una esplicita crisi/questione nazionale, finora latente seppure agitata dalla Lega in modo piuttosto aggressivo ma anche folclorico, che però adesso con l’ipotesi della macroregione del Nord, potrebbe diventare azione/istituzione politica. Infatti per un verso si inserisce in un movimento reale, si veda per esempio la Catalogna, di autonomia delle grandi regioni europee, per l’altro in una diffusa ripulsa contro l’Europa  così come la si conosce, l’Europa dei tecnocrati, dei banchieri, del rigore, l’Europa che calpesta i popoli, e la Grecia sta sotto gli occhi di tutti, in nome del profitto. Inoltre potrebbe essere che forze potenti, per esempio in Germania,   vedessero di buon occhio una crescente autonomia del nord Italia, e magari un ritorno alla lira.

Infine la crisi/questione vaticana, esplosa en plein air con la rinuncia al papato di Benedetto XVI, un fatto storico che era capitato l’ultima volta nel 1294, da parte di Celestino IV. E’ noto come il Vaticano, e la gerarchia ecclesiastica, siano intrisi, nonchè influenti, nella vita pubblica e nella società italiana, da secoli. Ora quando il Papa “ dimissionario” denuncia divisioni che deturpano il volto della chiesa, e interessi personali, egoistici, di potere che la privano di autorità e legittimità rispetto ai fedeli e di fronte a Dio, significa che la crisi italiana, perchè il Pontefice alla curia romana in modo trasparente si riferisce, è tanto profonda e acuta da essere giunta a penetrare le stanze vaticane fino a raggiungere il soglio papale, obbligandolo al gran rifiuto. Come Bartleby, Ratzinger ha detto: io avrei preferenza di no, ritirandosi a discuterne direttamente con Dio. Come a dire che soltanto la divina provvidenza può salvarci, per chi ci crede.

A questo punto possiamo chiederci che influenza avranno le prossime elezioni sull’ intrico delle crisi che abbiamo enunciato, quanto e cosa potranno cambiare, se qualcosa potranno cambiare. Certamente il voto in Lombardia sarà decisivo per la questione nazionale. Una vittoria di Maroni metterebbe a rischio la nazione, seppure la Lega non sia così compatta come vuol far credere su una ipotesi di secessione, per quanto soft, ma si sa, e si è già visto in Europa, mi riferisco in tempi recenti alla dinamica che ha dissolto la Jugoslavia, con le tragiche guerre che ne sono seguite, si sa  che quando un sassolino comincia a rotolare, può generare una valanga. Se fate un mucchio di sabbia, e in modo millimetrico aggiungete un granello alla volta sulla cima, arriva il granello, proprio un solo granello, che fa franare tutto il mucchio, provare per credere (l’esperimento è raccontato in un vecchio numero dello Scientific American), e così è anche per i mucchi di sabbia umani.  Ma invece il voto nazionale rischia al meglio di avere lo stesso effetto di una aspirina data a un elefante malato di cancro, al peggio di lasciare le cose come stanno, un po’ peggio ogni giorno che passa finchè la corda non si romperà. Ovvero lo stesso tessuto democratico istituzionale sarà stracciato, e a furor di popolo, o di rivoluzione, bisognerà metter mano a un nuovo processo costituente, sperando che la situazione non degeneri in forme autoritarie, e/o di guerra civile, nemmeno larvale.  Guardando al panorama offerto dal dibattito pubblico, abbiamo Berlusconi, che se vincesse, governerebbe pro domo sua come ha sempre fatto, un po’ o molto peggio del solito però. Insomma una ipotesi che sta al cancro come le metastasi. Poi Monti, una delusione soprattutto penso per chi – la borghesia imprenditoriale, le gerarchie vaticane, meno solide come si è visto di quanto si credeva, il Corsera, la BCE, la Commissione Esecutiva Europea, la cancelliera Merkel, i cosidetti mercati, in realtà i mercanti e uomini della finanza  che in questi giorni girano per l’Italia a valutare- lo aveva delegato a essere il grimaldello che per un verso doveva neutralizzare la destra berlusconiana e per l’altro il PD, almeno la sua parte sinistra più esplicita, leggi SEL, in modo da renderlo malleabile alle ordinanze di lor signori. Ma Mario Monti non ne ha azzeccata una sul piano della propaganda elettorale, e nemmeno di formazione della lista. Se poi si legge la sua famosa agenda, beh è il compitino di diploma svolto da un aspirante ragioniere, senza aver niente contro i ragionieri. Altro che De Gasperi, il modello cui voleva ispirarsi, qua siamo al travet con le mezze maniche d’antan, come d’altra parte ha capito bene Passera banchiere che conta in proprio e non per delega,  abbandonandolo dopo il primo giorno di riunione per la nascente formazione politica con Casini e Fini, due palle al piede che hanno a-priori cancellato ogni idea di novità.  Come l’ex rettore della Bocconi sia passato da salvatore della patria che tutti ossequiavano a medio mediocre politicante, perdendo persino il suo famoso aplomb  e facendo gaffes come l’ultima di attribuire a Merkel un giudizio di discredito verso Bersani, quando anche i bambini sanno che certe cose si fanno ma non si dicono, è mistero psicoanalitico e forse ha a che fare con un ego ipertrofico cui, come spesso accade, non corrispondono capacità all’altezza. Monti assomiglia un po’ al cavaliere inesistente di Calvino, che quando si toglie l’armatura, il loden, ebbene non esiste. Arriviamo al PD e a Bersani.  Un uomo serio, ragionevolmente onesto e con una passione per i giaguari del tutto rispettabile, che in questa campagna elettorale non ha detto alcunchè tale da marcare l’immaginario collettivo. Ma non è soltanto questo e neppure le sue idee che prefigurano al meglio una socialdemocrazia senza speranza, al peggio un qualche governo di coalizione con Monti, e non conta  se sia troppo moderato o troppo di sinistra, o tutte e due insieme a seconda delle occasioni. E’ che il modello che lo ispira, direi che egli letteralmente incarna da come cammina a come parla, cioè il modello emiliano di buon governo e di coesione sociale, è oggi del tutto inadeguato per far fronte alla crisi italiana e globale, inadeguato già in Emilia come testimonia la vicenda del sindaco cinque stelle di Parma, figuriamoci altrove. Il riformismo emiliano, che ha le sue antiche e nobili radici nel movimento cooperativo, e poi nell’alleanza tra ceti medi produttivi e classe operaia, nel presente somiglia al classico cucchiaino con cui si pretende di svuotare il mare, o appunto l’aspirina che dovrebbe curare il cancro di un elefante. Infine irrompe Grillo  e il movimento cinque stelle, una novità autentica e di massa, un’onda che non sembra destinata a esaurirsi tra natale e santo stefano. Se quest’onda sarà in grado di mandare tutti a casa come Grillo predica in ogni piazza è difficile dire, personalmente credo di no, almeno non ancora in questa tornata elettorale, certo è che l’entrata in parlamento di una consistente, da qualche decina a oltre cento eletti, variabile indipendente dal sistema dei partiti, e dal troppo spesso frequentato consociativismo parlamentare, può produrre dei benefici effetti di spaesamento, e  certamente costituisce un ampliamento della democrazia rappresentativa. Poi c’è Grillo stesso, che si autodefiniscle “il capo politico del movimento”, qualcuno chiama guru altri demagogo populista, e che ogni tanto la fa fuori dal vaso sparando cazzate così qualcuno lo addita come un “fascista”. Io la direi come Benni, Beppe è schizodemocratico, un po’ autoritario un po’ libertario, a seconda di come (gli)tira. Il movimento cinque stelle è comunque composito, dal candidato notav  in scarponcini da montagna al notaio con scarpe inglesi fatte a mano, tutti insieme per cambiare, e su una cosa Grillo ha ragione, quando dice che se non ci fosse lui, ci sarebbe lo spazio per una alba dorata, la formazione neonazista greca, in salsa italiana. Il che è un buon viatico per un certo limitato ottimismo, ovvero in tempi di crisi, che sarà lunga e destinata a indurirsi, spesso è successo che la miseria materiale inducesse dinamiche di destra estrema, il nero fascismo della miseria. Il fatto che adesso la piccola  e media borghesia, quella delle professioni e della piccola imprenditoria si riconosca nel movimento cinque stelle assieme a molti militanti notav e molti delusi di sinistra, è certamente buona cosa. Rimarrebbe da discutere Rivoluzione Civile, che, sperando riesca a superare lo sbarramento del 4%, porterà in parlamento persino uno o due operai, per esempio Antonio Di Luca, cassintegrato della FIAT di Pomigliano, e qualche uomo e/o donna del comunismo che fu, qualche deputato/a non omologato/a, e magari alcune idee di eguaglianza e giustizia sociale di cui c’è gran bisogno. A proposito di operai oltre a Rivoluzione Civile, SEL ne candida una ventina, altrove se non sbaglio nessuno. Per concludere una citazione di Leone Ginzburg che mi sembra calzare per le oscillazioni tra tirannide  e anarchia che nutrono lo spirito italico “La nostra vecchia tendenza anarchica ha oggi trovato una sua soluzione, nella tirannide, e non potendo adattarcisi, corre  verso lo scioglimento più tragico, il suicidio. Contro il fascismo dobbiamo suscitare lo spirito libertario e nel medesimo tempo negarlo dandogli una forma: dobbiamo creare uno stato con i mezzi dell’anarchia”.

 

A questo punto allego, per chi non si fosse fin qui troppo annoiato, una serie di notizie  con brevi commenti  che in un certo senso danno ragione delle tesi che ho esposto.

La terrificante disuguaglianza. Il suicidio e la tangente. Giuseppe Burgarella viene trovato impiccato suicida con un foglietto in tasca ripiegato dentro la Costituzione Italiana dove sta scritto: se non lavoro non ho dignità adesso mi tolgo dallo stato di disoccupazione. E prima elenca altri nomi di suicidi. Articolo uno della Costituzione: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Giuseppe aveva 61 anni, era muratore e sindacalista della CGIL, disoccupato dal 2000, e senza sussidio (700 euro mensili) dal 2002. Quasi negli stessi momenti in cui Giuseppe si suicida, esplode il malaffare dei vertici del Monte dei Paschi di Siena (MPS),  e i giudici si mettono in caccia di una plusvalenza, come si suol dire, di tre (3) Miliardi di Euro conservati forse nei forzieri della City londinese o chissà dove, ma altri, 1.6 Miliardi, vengono riciclati a S. Marino, poi per ora una quarantina di milioni di euro sparsi qua e là in varie finanziarie. Il tutto destinato a tangenti, speculazioni in nero e quant’altro. E ricordiamoci un’altra cosa: quando nel 1992 scoppiò tangentopoli la madre di tutte le tangenti, quella della Montedison e di Gardini, che si suicidò, valeva duecento (200) miliardi di lire e a tutti parve enorme. Oggi in lire il malloppo del Monte Paschi costerebbe tra i duemila (2000) e i seimila (6000) miliardi di lire a seconda delle fonti. Questa disuguaglianza tra chi, senza lavoro, si suicida e chi accumula in modo più o meno fraudolento, miliardi di euro è propriamente terrificante, e in essa sta scritta l’intera ingiustizia italica.

La corruzione con varie e eventuali. Dalla bancarotta fraudolenta fino all’associazione a delinquere e l’inquinamento selvaggio. Cominciamo con MPS, la terza banca italica (14 indagati tra cui il presidente Mussari mentre Baldassarri è in carcere perchè stava scappando a Londra). Poi Finmeccanica, la seconda industria nazionale dopo la FIAT, strategica per gli armamenti il cui presidente viene arrestato. Quindi l’ ENI la  compagnia petrolifera e energetica per eccellenza il cui presidente Scaroni è indagato. E l’Ilva, la principale industria siderurgica il cui padrone sta a Londra in libertà su cauzione inseguito da un mandato di cattura intrenazionale, nonchè inquinatore selvaggio di una intera città. L’ ex presidente della Richard Ginori, una delle più antiche aziende italiane, vero e proprio marchio del made in Italy, Villa, inquisito per bancarotta fraudolenta. Il vecchio vertice di Alitalia, la compagnia di bandiera che i capitani coraggiosi di ispirazione berlusconiana dovevano salvare e invece, nonostante i licenziamenti, sta affondando; intanto loro, i capitani coraggiosi, si sono arricchiti ancora di più coi soldi pubblici pompati dentro all’inizio, nonchè i giudici vogliono verificare il ruolo e le eventuali responsabilità dei governi Amato, Berlusconi e Prodi. E non manca Angelo Rizzoli, arrestato;  tal Proto e finanzieri vari, esponenti della nuova iperclasse dei manager. Infine le briciole ai politici, nutriti come maialini all’ingrasso: Formigoni, già presidente di una giunta tutta indagata della Lombardia, la regione più ricca, produttiva, e europea d’Italia, ha ricevuto 8 milioni in 16 anni e, tra le altre, una accusa di associazione a delinquere; Fitto, già ministro, condannato in primo grado a 4 anni; nè possono mancare i rappresentanti del calcio, come il presidente del Cagliari Cellino. Non sfugge il Vaticano, per esempio nell’affare che coinvolge i salesiani, senza farla lunga perchè la storia è complicata, si tratta di una presunta truffa per circa 100 milioni di euro subita dall’ordine religioso. A questo proposito il cardinal Bertone ha dichiarato di essere pronto a consegnare “la prova di mazzette versate a un alto prelato affinchè dichiarasse il falso”. I mercanti dilagano anche nel tempio. Per un altro verso per esempio alcuni dirigenti dell’Hera, la multiutility bolognese, sono stati recentemente (14 febbraio) condannati in primo grado a quattro anni di carcere per omicidio colposo plurimo e disastro colposo: il 23 dicembre del 2006 a S.Benedetto del Querceto una fuga di gas fece esplodere una intera palazzina uccidendo cinque persone, e gli abitanti avevano chiesto, inascoltati, più volte l’intervento di Hera. Si potrebbe continuare con la lista, ma credo basti. I vertici del capitalismo italiano, sono indagati per reati gravi o gravissimi, e con loro una miriade ormai incontabile di uomini d’affari. Un record che supera già di gran lunga la famosa tangentopoli, e bisognerà pur chiedersi perchè quella stagione che voleva debellare la corruzione sembra invece averla moltiplicata.

Quando le società energetiche barano. E quelle dell’acqua pure. L’Autorità per l’energia ha scoperto e denunciato il fatto che almeno 199 società energetiche (105 luce e gas-94 petrolio) hanno ricaricato gli oneri fiscali (Robin Tax) sulle bollette degli utenti, fatto esplicitamente vietato per legge. Il fatto sconcertante, oltre all’imbroglio delle sopradette società, è che l’Autorità, anzi l’Authority, non ha nessun potere di sanzione.  Intanto il Consiglio di Stato impone la restituzione degli aumenti che le aziende per l’acqua hanno comminato per la realizzazione di profitti, mentre invece dopo la vittoria del referendum per l’acqua pubblica, questo è palesemente illegale. Però i simpatici manager delle simpatiche aziende hanno già cominciato a truccare, diminuendo fino all’osso quello che dovranno ridare indietro. Non per caso siamo nel paese di azzeccagarbugli, almeno finchè qualcuno non andrà a prenderli per insegnare loro l’educazione.

E veniamo alla crisi economico sociale. La disoccupazione al 12%, un vero e proprio collasso del lavoro con 2.8 milioni di disoccupati, giovani al 35%, UE al 23%, 520 mila in C.I. a zero ore, la FIAT di Pomigliano con migliaia di operai a casa per due anni, l’ILVA che chiede la CI per 6500 lavoratori, 1.5 milioni che il lavoro non lo cercano più, 4 milioni di precari, tra il 2011 e 2012, 5 manovre fiscali per un totale di 120 mld (2/3 tasse indirette, altre di tagli), diminuzione del pil tra l’1.2 e l’1.5% nel 2013, nel 2012 -2.1%- -2.4% a seconda delle fonti, dal 2008 – 7%, la produzione diminuita del 25% dal 2008, -33% del potere d’acquisto dei pensionati, gli esodati ancora lì aspettando.  E le banche? Unicredit  sta progettando la chiusura del 10% delle filiali in Italia, circa 350 entro il 2015. Mentre il mercato dell’auto continua a calare in Europa (in gennaio per la FIAT meno 12,4%), ma c’è anche chi prospera, come la Ferrari,  nel 2012 realizza un utile netto di 224 milioni di euro, non proprio una bazzecola, e un indizio  dell’arricchimento ulteriore dei molto ricchi, cui si aggiungono corposi nuovi ultraricchi.

Un posto specifico ha la crisi dell’informazione. La Rizzoli Corriere della Sera RCS spa progetta di chiudere 10 testate con 800 licenziamenti, la 7 viene venduta a Cairo con 80-100 licenziamenti già programmati, Cairo che ha a lungo lavorato per Berlusconi. Dalle nostre parti il Manifesto tenta di sopravvivere con le unghie  coi denti. In bocca al lupo.

Marchionne e i 19 operai FIOM di pomigliano. La FIAT è costretta a riassumerli, ma li tiene fuori dai cancelli, pur pagando loro lo stipendio, mentra anche licenzia altri 19 operai per pareggiare i conti. Una cosa schifosa ma Marchionne è un grande manager, cioè intoccabile e nemmeno criticabile. Son tutti lì a leccare l’uomo che deve salvare la FIAT, e i suoi lautissimi guadagni. Anche quando viola ogni democrazia, impedendo l’agibilità sindacale alla FIOM. Come sotto il fascismo.

Quando arrivano i mercanti. Il Corsera ci informa che alcuni rappresentanti di Blackrock e Larry Finks, agenzia d’investimento che vale 3.792 miliardi di dollari, circa dieci volte più del valore della Borsa di Milano, e per le consulenze opera su 17 mila miliardi di dollari, dieci volte il PIL nazionale, sono in Italia, cercando si suppone buoni investimenti, oppure, siccome a pensar male si fa peccato ma spesso si ha ragione, a preparare una delle tante speculazioni, legate anche al particolare momento politico, non a caso infatti lor signori si indirizzano ai sondaggisti politici, e a chissà chi altro. Intanto Daimler la finanziaria che garantisce i titoli tedeschi emessi dalla Mercedes per 150 milioni di euro con scadenza al 2015, con pezzature minime di centomila euro, afferma che il rimborso avverrà “nella valuta con corso legale in Italia”, una dizione assassina che sottende se non evoca la possibilità che il nostro paese non sia in grado di mantenersi in zona euro. Dulcis in fundo anche le banche si cimentano nella campagna elettorale dettando la linea. In particolare Mediobanca scrive “Una coalizione debole tra Bersani e Monti avrebbe bisogno di essere allargata a altri partiti.(..) la storia d’Italia mostra che più estesa è la coalizione, più debole la sua efficacia. Nuove elezioni potrebbero profilarsi presto.” I mercati entrano in partita e nessuno fa mostra di accorgersene.

R&D Ricerca e Sviluppo. Obama investe un miliardo di dollari nel Brain Activity Map, un progetto di mappatura del cervello, in qualche modo simile alla mappatura del genoma umano. Iniziata nel 1990 e terminata nel 2003 costò allo stato 3.8 miliardi di dollari, generando attività economiche per 800 mld di dollari (al 2010, fonte corsera). Anche l’Europa che pure ha recentemente tagliato il bilancio, non ha però diminuito i fondi per R&D, tra l’altro finanziando con un Mld di euro su diecianni uno studio, lo Human Brain Project, sul cervello fondato su tecniche di simulazione. In Italia invece la formazione e ricerca hanno poco peso sociale e investimenti sempre più ridotti, ormai microbici. Molte università sono vicine al collasso, le altre galleggiano alla meno peggio, i rettori, e le varie corporazioni baronali, con flebile e piagnucolante voce alzano qualche lamento, senza chiedersi nemmeno per sbaglio quali siano le loro responsabilità, e sono molte nonchè evidenti, nel discredito e degrado che investono l’istituzione che essi dovrebbero governare e garantire. Tre punti soltanto per esemplificare: la riduzione al lumicino del diritto allo studio, la riduzione del numero di iscritti, circa 60000 in meno, e la riduzione del numero dei giovani ricercatori, a breve infatti il 93% dei ricercatori precari saranno espulsi dall’università. Per non farci mancare niente, l’Italia è anche esclusa, per un misto di incuria  e insipienza, dal “tribunale unico dei brevetti” della UE di recente istituzione. Si parla sempre e tanto di Cina, che infatti ha costruito una sorta di grande muraglia di brevetti, onde proteggere la crescita vertiginosa della sua creatività e produttività scientifica tecnologica, oggi ormai quasi allo stesso livello degli Stati Uniti (nel campo delle pubblicazioni internazionali di fisica teorica già raggiunti, mentre è cinese il più importante istituto al mondo per le sequenze genetiche, il Beijing Genomics Institute). In Cina anche i carcerati se brevettano una invenzione hanno diritto a un consistente sconto di pena.

In Europa. Comincia la guerra tedesca per le materie prime? Il presidente Dierk Paskert dell’ “Alleanza per le materie prime”, una società che riunisce aziende del calibro di Bmw, Bosch, Thyssen Krupp, Bayern, Volkswagen, punta a una iniziativa per acquisire lo sfruttamento di giacimenti di petrolio e terre rare a livello globale. Detto in termini più espliciti l’industria tedesca auspica un maggiore impegno statale e militare per assicurarsi l’accesso alle materie prime. In modi che vedono sia l’impegno dello stato e della politica di sicurezza, con la vendita di armi, per esempio i carri armati all’Arabia Saudita, non molto gradita agli USA, che quello delle grandi compagnie le quali appunto l’anno scorso hanno fondato l’Alleanza di cui sopra, braccio armato, è proprio il caso di dirlo, della Confindustria germanica. Può darsi che il momento in cui la Germania invierà le truppe nei luoghi dove energia e materie prime abbondano non sia lontano. E poichè la Germania è un membro eminente dell’Europa, è probabile che ci saranno iniziative per coinvolgere gli altri paesi e la Nato, in questa sorta di progetto neocoloniale, e/o neoimperialsta. Titolo del Corriere del 19 febbraio:“In guerra per le materie prime” sottotitolo: “ L’industria tedesca rompe un tabù: impegno militare per accedere ai giacimenti”. Chissà che fine farà la parola d’ordine con cui si uscì dalla seconda guerra mondiale: mai più Auschwitz mai più guerra.

 

L’ideogramma cinese che indica la parola “crisi” è composto dal carattere wei che significa “pericolo” e dal carattere ji che significa “opportunità”

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Category: Politica

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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