Bruno Giorgini: La Coalizione Civica di Bologna

| 13 Ottobre 2015 | Comments (0)

 

 

 

E se accadesse che alle prossime elezioni il Gigante andasse a occupare lo scranno di primo/a cittadino/a: il Gigante, Nettuno che si staglia scolpito dal Giambologna, essendo il simbolo scelto dalla Caoalizione Civica di Bologna.

Un gruppo di persone si è incontrato scrivendo un appello – che trovate in calce – sottoscritto poi da alcune centinaia di concittadini/, con l’intento di costruire una lista per le prossime elezioni: nasce così la Coalizione Civica di Bologna.

In buona sostanza i/le cittadini/e della Coalizione Civica si propongono una ridefinizione del diritto di cittadinanza in senso egualitario e democratico  nonchè una convivenza civile inclusiva dove nessuno sia straniero.

Facendo un esempio: una città, un Comune dove i risultati di un referendum vengano rispettati, non come fu per quello sulla scuola, quando i contrari al finanziamento delle scuole private e confessionali ebbero la maggioranza, ma l’amministrazione guidata da Merola – con tutta la nomenklatura schierata a testuggine, decise altrimenti, perfino con arroganza. Lo stesso valga per i risultati del referendum sull’acqua pubblica, diventato carta straccia nonostante avesse tutti i crismi di leggittimità e legalità richiesti, e anche qualcuno in più. E non poteva mancare la cura dei beni comuni, a partire dal Comune inteso appunto come massimo bene comune, di tutti i/le cittadini/e.

Per quanto attiene le persone finora più visibili, provengono da esperienze differenti in una vera polifonia. Facendo qualche esempio: Mauro Zani dall’antico riformismo emiliano del PCI, diciamo la scuola di Guido Fanti; Danilo Gruppi, già segretario della Camera del Lavoro, dallo stesso ceppo sul versante sindacale; Fausto Anderlini dalla famosa SUC, Sezione Universitaria Comunista che ebbe nel ‘68 il suo padre nobile in Claudio Sabattini; Mario Bovina incarnazione del militante civico; la portavoce Cecilia Alessandrini di recente uscita dal PD e il portavoce Andrea Avvantaggiato già animatore della lista l’Altra Emilia Romagna, figlia dell’Altra Europa per Tsipras; infine Marco Trotta che viene dritto dritto dal movimento altermondialista o no global che dir si voglia; e chiedo scusa ai molti che non ho nominato.

Si tratta di persone impegnate in politica, ma in genere estranee alle pratiche e ai commerci della politica politicante della seconda Repubblica.

Quindi c’è stata la canonica assemblea pubblica con buona partecipazione.

Dei molti interventi uno mi è particolarmente piaciuto, quello svolto da Paola Ziccone già direttrice del carcere minorile. Forse perchè comincia con una folgorante citazione di Calvino: “E’ inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non è in queste due specie che ha senso dividere la città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati”  proseguendo con un’altra di Martha Nussbaum su cosa significhi vivere una vita degna:

godere di buona salute;
– potersi muovere liberamente;
– essere in grado di usare pensiero e immaginazione,
– crescere in ambienti che proteggano lo sviluppo emotivo;
– essere in grado di programmare la propria vita;
– potersi impegnare per se e per gli altri;
– essere in grado di vivere in relazione con il mondo animale e vegetale;
– saper ridere e giocare;
– poter partecipare attivamente alle scelte politiche

ma oltre le citazioni, Ziccone disegna la bozza di un vero e proprio programma di governo dove sicurezza e convivenza civile nella libertà si danno la mano.

Ovviamente un programma come quello indicato da Nussbaum/ Ziccone deve poi trovare le articolazioni pratiche. Prendiamo “potersi muovere liberamente”, fondamentale in una città è infatti il diritto alla mobilità, magari a una mobilità fluida, comoda e bella ma bisogna trovare i modi, le tecniche e il consenso pubblico che lo permettano, e certo il people mover non ne fa parte. Il people mover riguarda piuttosto interessi economici e di corporazione, in una contrattazione trasversale che coinvolge l’intero establishment politico economico finanziario cittadino – scrive la Coalizione: People Mover! Muove gli interessi non le persone. Nella logica dominante degli interessi la mobilità e i trasporti pubblici diventano sempre più pesanti e legnosi, con fatiche e disagi crescenti degli utenti.

In assemblea inoltre viene affermato con rigore che si corre per vincere in un’ottica larga e disponibile al dialogo con tutti, prendendo in considerazione i contributi di ciascuno.

Fin qui il percorso della Coalizione Civica è limpido senza melmosità, nonostante l’ostilità e il fuoco di fila contro Zani in particolare, inaugurato sulle pagine locali della Repubblica, scaduta a trinariciuta succursale del PD partito della nazione. Quindi arrivano le crisi di nervi di Merola, licenziando l’assessore Ronchi colpevole di eccessiva condiscendenza verso Atlantide, con quello scivolone linguistico sulla “lobby gay” che ricorda tanto da vicino “ la lobby ebraica”, e dopo il sindaco mettendoci una pezza peggiore del buco.

Quindi tutti si precipitano a Bologna. Primo arriva Pippo Civati, che candida al buio la deputata europea della sua corrente, oggi “Possibile”, Elly Schlein, ma che ci vuoi fare: son ragazzi.

Poi arrivano Fratoianni e Casarini di Sel a casa di De Pieri che sta ai domiciliari – misura poco giustificata sul piano giudiziario e molto  figlia della discriminazione politica, diciamo: misura ideologica – lanciando l’ennesimo cantiere dove Bologna dovrebbe diventare il laboratorio per un partito nazionale di sinistra, a cominciare da una lista locale dove far confluire tutti gli spezzoni della sinistra politica e sociale dispersa.

Ma il terreno scelto da Fratoianni, Civati eccetera è improprio, tra l’altro intramisto di vecchie ruggini, e a Bologna in specifico reso claudicante dalle divisioni di Sel, una parte volendo a tutti i costi rieditare un centrosinistra ormai ridotto in frattaglie da Renzi là a Roma, e da Merola qui in città.

Per come l’ho capita, la Coalizione Civica è, per costruzione, aperta a tutti/e quelli/e che vorranno darsi da fare, ma su base individuale e/o di piccolo gruppo. Per gli altri soggetti politici e/o sociali, associazioni, pezzi di partiti, sindacati ecc..vale, se vogliono,  l’appoggio esterno.

Infine Ronchi, pure lui dettosi pronto a fare una lista, il che ancora una volta non credo riguardi la Coalizione Civica, la quale discutendo con tutti, deve però proseguire rigorosamente il suo autonomo cammino, senza impantanarsi in trattative proprie della politica politicante, che sarebbero esiziali, perchè la parola “Civica” non sta lì a nascondere le pudenda, ma per richiamare forze della vita associata, della e dalla civitas. Per dirla in altri termini, vedrei bene delle iniziative volte a entrare in contatto con le social street, non per arruolarle ma per ascoltarne bisogni, desideri, impegni, piuttosto che dedicarsi a Ronchi e alla sua corte. Ronchi che in quanto a scIvoloni linguistici non scherza, se è vero come scrivono i cronisti, che egli avrebbe detto seduto sul suo sgabello al bar: io sono un uomo di governo. Chissà se si proponeva come ministro a Renzi, oppure con più modestia – virtù che all’uomo difetta – prenotava un posto da assessore. O forse intendeva enunciare un postulato esistenzial psicoanalitico, comunque affari suoi.

Infine questa distanza tra la Coalizione Civica e il mercato della politica politicante è decisiva per misurarsi con il M5S, che su questo impazzerà trovando, credo, non trascurabile ascolto nella gens bononiana.

Adesso in bocca al lupo, che il cammino è ancora lungo, e molti sgambetti sono da mettere in conto, essendo le crisi di nervi soltanto all’inizio, e la Coalizione una bella spina nel fianco per l’establishment.


 

Bologna avanguardia dei diritti: l’appello per una coalizione civica

 

Care concittadine, cari concittadini, una nuova stagione va a iniziare: impervia, dagli esiti nient’affatto scontati, ma necessaria. Un ceto politico solo pensoso della propria sopravvivenza, ripiegato su sé stesso, impegnato in lotte intestine e nel soddisfacimento di ambizioni personalistiche, ha potuto contare finora sull’assenza di alternativa al governo della città.

Non sa più interpretare domande e bisogni attuali, ma ostinatamente cerca di ricondurre ogni libera iniziativa e pensiero emergenti a conflitti interni appartenenti ad un passato ormai remoto, leggendo la realtà umana e sociale con occhiali di vent’anni fa. IInvece i segnali di mutamento sono tanti.

L’astensione dal voto in Emilia Romagna dimostra quanto sia fragile la riproduzione di questo debole potere. Una debolezza che s’associa ad arroganza. Ne è stata lampante dimostrazione l’assoluta refrattarietà della giunta comunale al giudizio dei cittadini nel caso del referendum sul finanziamento delle scuole private.

Una chiusa autosufficienza volta le spalle al meglio di una tradizione di governo locale che, seppur non esente da difetti ed errori anche gravi, poté assicurare un progresso civile e un esercizio effettivo dei propri diritti da parte di un’intera comunità, dei suoi corpi intermedi e dei suoi cittadini spesso al di là delle appartenenze politiche in senso stretto e delle convinzioni ideologiche e religiose.

Non mancano però energie civili che si oppongono con idee nuove e proposte alla degenerazione del sistema politico. Alla corruzione dilagante e pervasiva, alla restrizione evidente della democrazia in tutti i campi si oppongono esperienze collettive, impegni individuali, capacità di resistenza e di proposta.

A Bologna tali esperienze si sono tradotte nel movimento per l’acqua pubblica, in quello per la scuola pubblica, in quello per la lotta alle infiltrazioni mafiose, insidiose quanto sottovalutate, e in quello della solidarietà attiva e concreta nei confronti dei tanti, troppi cittadini, che vivono ormai in condizioni di esclusione ed emarginazione sociale. Insieme alla lotta per la difesa del posto di lavoro e per promuovere il diritto allo studio. Azioni, idee, emozioni, bisogni, desideri, creatività ed atti concreti che vanno raccolti e resi efficaci.

Bologna può e deve divenire avanguardia dell’impegno per il riconoscimento dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Estendendo il campo della cittadinanza si crea una comunità più forte, civile e coesa. Siamo consapevoli della difficoltà imposta all’intero sistema delle autonomie locali, dal patto di stabilità interno che impedisce ai Comuni di investire le risorse disponibili, cui s’aggiunge un formidabile accentramento di funzioni, competenze e risorse in capo allo Stato centrale.

Contemporaneamente, il combinato disposto della legge elettorale e della riforma costituzionale prepara l’avvento di un sistema politico-istituzionale privo di autentica rappresentanza politica. Da Bologna può partire una prima risposta. Ne siamo convinti.

È giunto il momento di reagire a questo deprimente stato di cose, di richiamare alla partecipazione: cittadine e cittadini coscienti in campo. Per un progetto di governo basato sulla vicinanza e sulla piena sintonia tra le fondate preoccupazioni di tante donne, uomini, famiglie e la loro amministrazione. Un’amministrazione non solo cittadina ma metropolitana.

Nel momento in cui il sindaco della città di Bologna assume competenze sul più vasto territorio metropolitano diventa indispensabile un’interazione continua tra il capoluogo e tutti i comuni della provincia fino alla completa unità amministrativa dell’area metropolitana. La rinascita di Bologna serve ai cittadini ma è anche necessaria ai territori. È utile allo sviluppo ordinato e solidale dell’intera regione Emilia Romagna.

A tal fine proponiamo di costruire insieme un’alternativa alla insicurezza, alla precarietà diffusa ormai divenuta una condizione esistenziale per la grande maggioranza dei cittadini. Un’alternativa di progetto e di programma. Basata sulla cooperazione: per una comune e diffusa resistenza sociale ed umana. Sulla sicurezza: nella costruzione di reti di solidale reciprocità. Sul riconoscimento non solo formale dei diritti sociali e individuali, per renderli effettivi e praticabili.

Lo si potrà fare solo se un’intera comunità, esigente per storia e cultura e ricca umanità, saprà reagire. Anche da qui, in futuro, la politica dei partiti potrà riscattarsi dalla sua attuale, misera esistenza. In quest’epoca di precarietà, incertezza e insicurezza diffusa, di scarse risorse finanziarie c’è bisogno di un cambio radicale nel modo stesso di concepire, ricoprire, interpretare il ruolo di pubblico amministratore.

Basta con i grandi progetti. Non servono ferro e cemento ma manutenzione fisica e civile, contro i fenomeni di disgregazione in atto dal centro storico alle periferie. Meticolosa, costante, scrupolosa attenzione a bisogni e domande dei cittadini nelle pieghe di una vita quotidiana sempre più faticosa. Altra via non c’è.

Ci proponiamo perciò di verificare in un rapporto limpido con i cittadini bolognesi la possibilità di presentare una lista di coalizione civica per le elezioni del prossimo anno a Bologna. Se questa proposta incontrerà l’interesse dei bolognesi, non abbiamo dubbi sulla possibilità di costruire insieme un programma di governo efficace e di trovare le competenze e le risorse umane per sostenerlo per cinque anni.

E per far vincere un candidato/a a sindaco all’altezza del compito che ci proponiamo. Non ci affidiamo ad un leader: vogliamo un sindaco. Uno di noi cittadini e cittadine. Sola garanzia per interpretare l’esigenza di un cambiamento: vogliamo dare a Bologna un’amministrazione dedita al bene comune. Nient’altro che questo.

Per sottoscrivere l’appello si può andare su Il manifesto Bologna e firmare Per una coalizione civica alle prossime elezioni comunali di Bologna

 

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Category: Osservatorio Emilia Romagna, Osservatorio sulle città, Politica

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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