Bruno Giorgini: Da Obama a Renzi. La via della Fiat o quella di Syriza?

| 30 Gennaio 2014 | Comments (0)

 

 

1, la decisione per decreto di Obama di aumentare di oltre tre dollari l’ora il salario minimo per i dipendenti pubblici e per tutte le aziende compagnie ecc. che lavorano per lo stato, nonché l’ipotesi di introdurre la scala mobile ( i decreti nel cassetto sono ventidue e tutti volti al rilancio di una politica per l’eguaglianza). Decisione che ha fatto diventare verdi di bile tutti i liberisti del mondo, da quelli che scrivono sul Sole 24 ore nostrano a quelli del Wall Street Journal. La decisione del Presidente degli Stati Uniti è certamente almeno in parte un portato del movimento di Occupy Wall Street e della recente vittoria progressive, progressista, a New York con l’elezione del sindaco Bill de Blasio.

2. La FIAT che diventa FCA, con sede legale in Olanda e fiscale a Londra, e senza sapere alcunchè, a parte chiacchere, di quel che succederà agli stabilimenti e produzioni italiane (si veda l’intervista del Presidente Elkann oggi 30 gennaio su La Stampa). A fronte non si vede alcuna politica economica nè del governo nè dei partiti nè del Parlamento.

3. Intanto la multinazionale svedese padrona dell’Electrolux vuole pari pari dismettere uno stabilimento, e negli altri, se non vogliono essere chiusi delocalizzando la produzione altrove, la Polonia membro della UE, diminuire il  salario in quantità consistente con una flessibilità dell’orario a completo arbitrio della direzione. E questa volontà padronal/multinazionale non viene respinta con nettezza dalla comunità nazionale nel suo insieme, ma discussa, rifinita, ripulita con comprensione delle “legittime aspettative di profitto” da parte della “povera” multinazionale, aprendo spiragli se non portoni, per esempio nel documento della Confindustria di Pordenone con firma anche del senatore Treu, ex ministro di Prodi, ma pure i sindacati paiono incerti, e sono generoso, mentre il governo per ora, a parte la petizione di principio di un ministro contro la chiusura di uno degli stabiliment, nulla dice. E’ evidente che se una cosa di questo genere passasse, si aprirebbe una voragine in tutto il settore manifatturiero, e in tutte le aziende, tale da che ingoiare diritti e dignità di tutti i lavoratori e le lavoratrici. Le più varie multinazionali fanno shopping in Italia quasi fosse un outlet, e quindi poi si comportano come padroni delle ferriere non vincolati da alcuna legge, sans toit ni lois. inoltre vengono, al momento dell’insediamento sul nostro territorio, favorite in mille modi e maniere. Sarebbe un passo avanti se, in caso di delocalizzazione, le aziende dovessero “pagare” i disastri sociali che producono sotto forma per esempio di imposizione fiscale, un tassa consistente per la “riparazione sociale”. In questo quadro ci vorrebbe anche una azione comune europea di contrasto della prepotenza padronale e dell’intensificazione dello sfruttamento. Ma, in attesa di iniziative coordinate di lotta, per l’intanto un piccolo segno sarebbe la lista europea con a capo il presidente di Syriza, Alexis Tsipras, sperando che nessuno voglia metterci sopra la sua bandierina di partito, che se accadesse la lista stessa andrebbe in malora in un batter d’occhio.

4.Arriva poi il decreto che mette insieme, in modo altamente improrio, IMU e Banca d’Italia, col regalo di alcuni miliardi alle banche private, miliardi che escono dalle tasche dei contribuenti, come tutti i commentatori, alcuni a denti stretti, devono ammettere, si veda per esempio Tito Boeri, che non è certo uno scatenato grillino, su la voce.info [l’articolo del  15 ottobre 2013 ripreso su www.inchiestaonline.it nella sezione economia]. Banche, va detto, che prendono soldi pubblici usandoli per speculazioni finanziarie e tenendo invece stretti i cordoni del credito ai cittadini, piccoli e medi imprenditori compresi. Si tratta di una “privatizzazione” brutale che si cercava di far passare in camuffa e silenzio, se non fosse stato per il M5S

5.Ultimo l’accordo, la “profonda sintonia” tra Renzi, PD, e Berlusconi FI, che si propongono come l’architrave della stabilità e governabilità, e  quindi confezionano un sistema elettorale funzionale a questo bipolarismo, con tendenza al bipartitismo, espellendo i corpi estranei, salvo la Lega che serve a Berlusconi.Il Renzi in questo quadro s’intende certo di lotta per il potere, assai meno di democrazia rappresentativa come è disegnata dalla nostra Costituzione. Ma ci ammonisce il ganzo toscano coi suoi fidi scudieri, non storciamo troppo il naso e non cerchiamo il pelo nell’uovo, egli ha rimesso in moto la macchina, e quindi gliene va dato merito. Poco importa dove la macchina vada, importa che vada. Seppure a sbattere coi sentimenti democratici, staremo a vedere di quanti cittadini


 

 

 

 

 

 

Category: Politica

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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