Bruno Giorgini: Coalizione civica per il cambiamento

| 21 Dicembre 2015 | Comments (0)

 

 

 

Tutti insieme appassionatamente. Questo il risultato dell’assemblea della Caolizione Civica del 18 dicembre. Tutti i lembi sparsi di quel che si muove a sinistra del PD partito della nazione erano presenti, più o meno. Esponenti dei centri sociali, di Sel, di Possibile e qualcun altro nonchè cittadini/e che dalla prima ora hanno dato vita alla Coalizione,  hanno riempito la sala, intervenendo a raffica.

La dico così: con l’assemblea del 18 la Coalizione è diventata un sistema di differenze  potenzialmente capace di esplorare una spazio assai ampio di opinioni  e proposte, con tutta la biodiversità della sinistra in campo parlando all’intera città.

Qualcuno/a interveniva chiamando gli astanti compagne/i, qualcuno altro diceva cittadine/i, nè poteva mancare la dizione di amici/he. Era un bel sentire perchè dava l’immediato senso del ventaglio largo di persone che la Coalizione ha intenzione di coinvolgere nella campagna elettorale, non solo chiedendo un voto ma organizzando la possibilità di partecipazione diretta. Perchè una volta realizzato questo sistema delle differenze dove gli individui stanno insieme restando diversi, bisogna immergerlo nella città, farne un sistema dinamico per la città del cambiamento che va disegnata da oggi, non aspettando il giorno in cui la Coalizione sarà chiamata dagli elettori a sedere in consiglio comunale, forse a governare.

Parlare e ascoltare la città tutta, e i suoi cittadini, tutti. Dire a tutta la città e a tutti i suoi cittadini/e di una nuova politica, civica. E agire di conseguenza.

Molte sono le accezioni della parola “politica”, lotta per il potere, per ottenerlo e conservarlo, lotta per l’emancipazione degli oppressi e delle classi subalterne in vista di un’”ordine nuovo”, parecchie altre ancora. Qui ne propongo una: politica come polis, città, più ethica, politica quindi come ethica della convivenza civile, che i francesi chiamano “vivre ensemble”, vivere insieme. Dove ethica non rimanda al bene e/o al male, ma a ethos, in greco antico: abitare, rendere abitabile. La politica civica quindi come teoria e prassi, per rendere abitabile la città, i suoi spazi pubblici tanto quanto le case, vivendo insieme con tutte le differenze e i conflitti, agiti però sapendo che la città è di tutti, un bene comune. Di questo bene comune, il Comune incarna l’espressione politico rappresentativa  nonchè la macchina amministrativa, modellate sui bisogni, i desideri, le libertà della cittadinanza secondo un principio di cooperazione nell’eguaglianza dei diritti civili, politici e sociali. Coscienti che le diversità  inevitabilmente generano conflitti  spesso creativi del nuovo, a volte distruttivi fino all’estremo della guerra civile. Ma lì vale la domanda del cittadino ateniese che fa un passo in avanti dalle linee dei democratici chiedendo ai concittadini avversari in armi, gli aristocratici sostenitori del governo oligarchico: perchè ci uccidete, voi che condividete con noi la città?

La democrazia diffusa e partecipata, il luogo per eccellenza di condivisione politica, è l’antidoto essenziale alla guerra civile. Questo luogo di condivisione è oggi il Comune, ciò che è comune e accomuna tutti/e noi concittadini/e.

Il Comune, e quindi il Primo Cittadino e il suo governo, la giunta sono, devono essere  per definizione, i garanti primi della convivenza civile, del vivere insieme.

Non è un discorso astratto. Una delle peggiori falle del sindaco Merola e della sua giunta è proprio quella di avere messo in crisi a più riprese la convivenza civile.

Fu così quando il sindaco decise, quasi con tracotante non chalance, di gettare nel cestino della carta straccia i risultati del referendum  sul finanziamento pubblico alle scuole private, col che calpestando ogni più elementare criterio di democrazia:  contro il finanziamento votarono oltre cinquantamila cittadini (59%), a favore trentacinquemila (41%), per un numero di votanti pari al 28% del corpo elettorale, non molti meno di quanti votarono in città alle regionali. La sua giunta si qualificò allora come certamente a-democratica, se non anti-democratica,  e si aprì  una ferita cha ancora oggi pulsa e duole.

Fu così quando Merola scelse di espellere il collettivo Atlantide dal cassero di Porta S. Stefano per mano delle forze di polizia, venendo meno alla parola data e lacerando il dialogo tessuto con Atlantide da uno dei suoi assessori. Quindi la sua giunta, con la lodevole eccezione dell’assessore Ronchi dimissionario, si definì coram populo come inaffidabile per quanto di più prezioso e importante ci sia in una città: il dialogo tra diversi. Pare che, ma mi auguro si tratti di una voce priva di fondamento, nell’entourage del sindaco qualcuno si sia riferito al fatto che il collettivo LGBT Atlantide rappresentava una minoranza, e quindi insomma…dimenticando che una democrazia si definisce oltreche per il governo della maggioranza,  anche per il rispetto assoluto delle minoranze.

Vengono poi gli sgomberi degli stabili occupati, stabili vuoti da anni se non decenni, lasciati al degrado dalle proprietà, che diventano però intransigenti quando delle persone vogliono usarli per avere un tetto. Ma i padroni si sa non brillano per vocazione sociale: per loro meglio lo stabile vuoto e degradato, che occupato da persone che lo rendono abitabile, violando l’intangibilità della proprietà privata.

Come i padroni, sub specie di richiamo alla legalità ragiona e parla il PD partito della nazione, ma anche qui nessuno scandalo, è la sua natura. Infine il sindaco e la giunta, ancora una volta assenti. Mentre gli uomini armati delle forze di polizia agivano contro gli occupanti, famiglie con bambini oltre ai militanti di social log, il collettivo che li coordina e organizza, nè Merola nè alcun assessore, neppure quello preposto, andava a vedere di persona, proponendo una presenza doverosa dell’autorità civile e politica che rappresenta tutti i cittadini, occupanti compresi, in una situazione di tensione con possibili, e puntualmente denunciati, straripamenti nell’uso della forza.

Così il sindaco veniva meno alla sua funzione essenziale di garante della convivenza civile, in modo irresponsabile, lasciando faccia a faccia occupanti e uomini armati senza alcuna mediazione politico istituzionale sul campo. Però nell’ultimo sgombero Merola  e il suo assessore agli affari sociali sono andati oltre, accusando gli occupanti di usare strumentalmente i bambini quasi come scudi umani, a quel che so senza cognizione di causa diretta, perchè  non erano presenti in loco. Se la loro assenza è vera, oltreche mancare ancora una volta alla loro funzione di custodi della civile convivenza (che non è la legalità, dietro il cui dito nascondono la loro irresponsabilità), i nostri valenti amministratori sono approdati alla pura e semplice calunnia.

Ma il culmine di questo comportamento per cui l’autorità politico istituzionale del Comune scompare dal campo in presenza di situazioni più o meno difficili, Merola lo raggiunge in occasione dello sbarco leghista in città, quando Salvini proclama ai quattro venti che invaderà Bologna. In piazza ci sono i leghisti col supporto dei neonazisti di casa Pound, i contestatori antifascisti organizzati in vari cortei e presidi, molti giovani e cittadini che singoli o in piccoli gruppi fanno sentire la loro voce contro il raduno fin dentro Piazza Maggiore, o in Piazza Nettuno, poi la polizia a quintali e non uno, dicasi uno, esponente del governo civile della città: l’autorità eletta a reggere il Comune è assolutamente assente, meglio dire latitante.

E’ il colmo: in piazza leghisti, cittadini antifascisti – per fortuna – e poliziotti in assetto antisommossa come si suol dire, a fronteggiarsi,  e nessun altro. Al PD partito della nazione non è neppure venuto in mente di tenere aperti i circoli – non so se ancora esistano – affinchè i cittadini avessero un punto di riferimento.

Merola e i suoi hanno abbandonato la città in mano a qualche migliaio di leghisti e fascisti senza colpo ferire e nulla dire. Basterebbe questo per dimetterlo, e più alla svelta è meglio è: non si richiede all’uomo un coraggio da eroe, solo di fare il proprio dovere primo che è, lo ripeto, preservare e sviluppare la convivenza civile, il vivere insieme dei cittadini, il diritto di cittadinanza e manifestazione democratica cui egli ha abiurato. Nei tempi difficili in cui viviamo , avere un sindaco così è preoccupante, e può diventare disastroso. Nuoce alla città più di quanto appaia, riempiendola di crepe, sfiducia, impotenze e paure.

Eccoci al secondo punto. La Coalizione Civica deve al più presto scegliere un/a candidato/a sindaco che cominci a muoversi da sindaco in pectore. All’assemblela alcuni interventi erano chiaramente tagliati per una candidatura, per esempio quello di Federico Martelloni giuslavorista e dirigente di Sel – Sinistra Italiana e di Elly Schlein europarlamentare civatiana, ma immagino che altri/e si propongano in futuro.  Comunque credo che la scelta debba avvenire attraverso il meccanismo delle primarie, il più semplice snello e diretto che si riesca a mettere in piedi, forse con assemblee decentrate aperte a tutti i cittadini/e che vorranno partecipare, e dove votare. Un modo per significare che i cittadini/e hanno fin d’ora un potere decisionale, e anche per attivare energie di mobilitazione. I singoli ma pure la miriade dei comitati che nel corso del tempo hanno proliferato, contro il people mover, contro il passante, contro lo smog che ormai da settimane impazza, in Piazza Verdi, e gli altri. Tra l’altro Coalizione Civica allo stato attuale sarebbe l’unica formazione a utilizzare le primarie.

Infine c’è il programma, dalla città pubblica alla mobilità, dall’eguaglianza alle nuove povertà, dall’aria pulita alla riconversione ecologica di alcune attività e quant’altro, che verrà costruito nelle settimane a venire, programma che ogni candidato declinerà secondo la sua sensibilità. Su questo un cenno, per quanto attiene la sicurezza, nel doppio senso di security – sicurezza degli esseri umani rispetto agli esseri umani – e safety – sicurezza dell’ambiente e dei suoi abitanti rispetto alla natura. Un tema bifronte che non può essere trascurato, seppure sul versante della security sdrucciolevole. Intanto un primo riferimento sono gli studi che Massimo Pavarini, purtroppo recentemente scomparso,  aveva svolto al tempo della sua consulenza per il Comune (2005). Studi riassunti in un documento “Il governo del bene pubblico della sicurezza a Bologna. Analisi di fattibilità. Rapporto di sintesi.”, probabilmente rinchiuso in un cassetto dove rimase, almeno a giudicare dalle politiche di security poi praticate. Inoltre penso che sarebbe forse il momento di mettere in piedi una attività di protezione e difesa civile diffusa a livello di massa, fondata sulla conoscenza reciproca, il buon vicinato e la solidarietà cooperativa, con momenti di educazione e formazione “alla sicurezza civica” in uno spettro che vada dal modo di affrontare un terremoto e/o di rianimare una persona, a quello di misurarsi con atti di intimidazione, prepotenza, violenza fino a quelli di criminalità vera e propria. E’ un argomento spinoso, da discutere con conoscenza di causa, cura e delicatezza, ma credo un argomento ineludibile.



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Category: Osservatorio sulle città, Politica

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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