Bruno Giorgini: Appunti su poker Tsipras e potere

| 25 Luglio 2015 | Comments (0)

 

 

 

  1. All’indomani della vittoria dei NO, OXI, col 61% al referendum greco mi telefona A.B., fisico matematico di chiara fama nonchè violinista. Devi dire al tuo amico Tsipras che impari a giocare a poker. Non si può bluffare annunciandolo, guardate che è tutto un bluff, scoprire il bluff con le carte ancora in tavola e in corso di partita equivale al suicidio perchè gli altri giocatori allora ti mangiano vivo (in realtà A.B. si esprime in modo ben più colorito). Infatti quelli si prendono uno scanto, per dirla con Montalbano, dell’altro mondo, che poi ti fanno pagare, con gli interessi. Come è avvenuto. Ma si è trattato soltanto della corposa svista di un giocatore ingenuo, oppure c’è nella cultura politica di Tsipras qualcosa di profondo che, per così dire, lo ha reso inerme di fronte agli oligarchi dell’Eurozona, in particolare la troika (BCE, FMI, CEE) e il governo tedesco?
  2. Tsipras nasce all’interno di quella che possiamo chiamare sinistra alternativa. Una sinistra che progetta e si industria a costruire scampoli di una nuova società, equa solidale cooperativa sostenibile ecologica. Una sinistra che opera nel sociale, praticando una politica della dissidenza e/o contestazione fino alla disobbedienza civile. Una sinistra che mi pare descritta con precisione dalle parole di Franco Basaglia, che aprì i manicomi e inventò con altri psichiatria democratica. Noi nella nostra debolezza, in questa minoranza che siamo, non possiamo vincere, perchè è il Potere che vince sempre. Noi possiamo al massimo convincere. Nel momento in cui convinciamo, vinciamo, cioè determiniamo una situazione di trasformazione difficile da recuperare. Una sinistra che ha espunto dal suo orizzonte e dalla sua cultura il problema del Potere. Anzi per la quale il Potere non va preso ma piuttosto lasciato, essendo quasi per definizione corruttivo e inquinante, se non peggio – viste anche le rovine che la sinistra spesso ha lasciato laddove il Potere prese. Una sinistra anche di ispirazione critica e libertaria che al Potere si oppone, rifiutandosi per principio di esercitarlo.
  3. In Italia l’estremante di questa sinistra alternativa è la coalizione sociale di Landini, un soggetto politico come si autodefinisce che si chiama fuori dal gioco politico elettorale puntando tutto sulla trasformazione sociale molecolare e/o mesoscopica incernierata sui diritti. L’Altra Europa per Tsipras invece si è presentata alle elezioni con un programma ricco e articolato, fin troppo, ma dove la questione del Potere è assolutamente assente. E, in modo più riduttivo, anche quella del governo non compare. Syriza, una federazione di gruppi politici invece aveva articolato i suoi obiettivi in funzione di un possibile governo del paese per uscire dalla morsa dell’austerità imposta dalla troika e dal conseguente brutale impoverimento sociale. Tsipras e Syriza pensavano probabilmente che bastasse l’investitura democratica per avere autorevolezza e autorità. Accorgendosi che l’Eurogruppo con la troika erano inamovibili, hanno tentato di rinnovare e rafforzare la loro legittimità col referendum. Ma la questione del Potere in Europa oggi non si riduce alla questione elettorale e neppure del governo. Così il Potere, anzi i Poteri europei li hanno schiacciati. L’oligarchia europea ha battuto e sottomesso i democratici greci. Come ha scritto Le Figarò, giornale vicino alla destra classica francese: l’accordo siglato da Tsipras configura la più grande cessione di sovranità nazionale a entità sovranazionali  mai vista in Europa.
  4. La questione del Potere. La politica, lo si voglia o meno, è anche scienza del Potere, se non della presa e conservazione del Potere, almeno della distribuzione del Potere, o dei poteri. Da noi Renzi in questo è maestro, e per questo vince  su tutti i tavoli del Palazzo, neppure avendo una legittimazione elettorale diretta (se si escludono le primarie per diventare segretario del PD), mentre i suoi oppositori interni al partito, nonchè esterni, arrancano e boccheggiano. Un partito e un governo che non abbiano consapevolezza di come e di quanto la questione del Potere sia centrale, sono monchi. La trattativa tra il governo Tsipras e le entità europee non era una discussione tra una ragione e un torto, o tra ragioni diverse dove bisognasse proporre un compromesso per la soluzione economica più ragionevole attraverso la persuasione, ma una guerra per il Potere. Una guerra per decidere chi comanda in Grecia e in Europa. Guerra che la troika e la Germania di Merkel hanno vinto.  Forse una vittoria di Pirro ma questo si vedrà.
  5. Leggo “La Guerra Civile Ateniese”, libro appassionante di Luciano Canfora. Ne riassumo in modo schematico alcune pagine, quanto mai attuali. Nell’estate del 405 a.C. si compie la sconfitta della flotta ateniese per opera degli spartani. Atene a guida democratica si trincerò preparandosi all’assedio. Ma Sparta non voleva ingaggiare una dura battaglia e neppure distruggere la città che tanto splendore aveva dato ai Greci tutti. Quindi Atene decise di cominciare una trattativa per la pace. Atene offriva di essere alleata di Sparta, ma chiedeva la garanzia che non si toccassero nè le mura nè il Pireo, inoltre decise di annullare tutte le condanne contro gli oligarchi. Sparta invece chiedeva che si distruggesse un tratto di mura lungo dieci stadi su entrambi i versanti. Il governo democratico di Atene rifiutò, mantenendo comunque aperta la trattativa. Sparta allora praticò il blocco navale in particolare impedendo l’approdo al Pireo di qualunque nave frumentaria. La gente cominciò a soffrire la fame, mentre il governo democratico continuava a perorare la resistenza. Però la situazione diventa presto insostenibile, la fame per mancanza di grano portando alla morte un numero sempre maggiore di cittadini, e gli ambasciatori ateniesi prendono la via di Sparta.

Le trattative durarono alcuni mesi mentre la fame in Atene ormai dilagava finchè nell’ Aprile del 404 Sparta dettò le sue condizioni, assai più dure delle prime rigettate da Atene: distruggere completamente le grandi mura e le fortificazioni del Pireo; consegnare tutte le navi tranne dodici; far rientrare gli esuli del partito oligarchico; diventare alleati di Sparta e seguire gli spartani comunque e dovunque in pace e in guerra; dulcis in fundo l’abbattimento dell’ordine politico democratico con conseguente cambiamento di regime. Questo ultimo punto tramandato dalla tradizione, viene considerato falso da Canfora, almeno nella forma. Più precisamente dice l’autore: “Sparta impose il cambiamento di regime nel contesto della capitolazione”.  Comunque il governo democratico di Atene accetta, cosciente che così gli ateniesi diventano quasi schiavi di Sparta ma almeno non muoiono di fame.

Il blocco dei carichi di grano ha funzionato, Sparta ha vinto la guerra civile, la democrazia ateniese é sconfitta. Teramane, il plenipotenziario ateniese che ha condotto la trattativa siglando l’accordo finale viene così descritto da Lisia, di parte democratica: venerato e fatto segno dei più grandi onori, preannunziò che avrebbe salvato la città e invece la mandò in rovina.

Se ora al posto del blocco dei carichi di grano mettete il blocco dell’euro alle banche greche decretato da Draghi e dagli altri oligarchi, l’analogia è evidente, seppure meno drammatica. Forse qualcosa di più dell’analogia, un isomorfismo. Le misure assunte dalla BCE contro la Grecia, escludendola dal quantitative easing in modo del tutto arbitrario e arrestando poi il flusso monetario verso gli istituti di credito greci, configurano vere e proprie azioni di guerra, volte a obbligare un governo legittimo all’obbedienza fino a sconfessare se stesso, accettando condizioni che ne minano alla base il potere. Oggi ogni gesto esecutivo e atto legislativo (in particolare attinenti bilancio, politica fiscale e del lavoro, previdenza, codice civile, privatizzazioni), è dettato nonchè controllato in Grecia dalla troika e gli altri oligarchi. In qualche modo questa lettura è confermata dallo stesso Juncker nell’intervista rilasciata a la Repubblica mercoledì 22 luglio, non a caso titolata in prima pagina Sulla Grecia intesa decisa dalla paura.

  1. Tsipras e il suo governo probabilmente non si aspettavano un attacco così determinato e duro. Uno scontro di potere talmente aspro da sconfinare nell’uso di strumenti propri alla guerra, e non a una contrattazione per quanto serrata tra stati e governi in linea di principio non solo alleati, bensì compartecipi dello stesso progetto politico, la costruzione dell’Europa unita. Ma, anche se lo avessero previsto, potevano mettere in campo azioni di contrasto efficaci? Potevano insomma costruire un Potere e/o una distribuzione di poteri in grado di contrapporsi con qualche speranza alle macchine da guerra approntate e messe in movimento da Draghi con gli altri sodali oligarchici?
  2. Comunque il progetto dell’ Europa unita, sia nella forma tracciata  al confino da Rossi e Spinelli, sia in quella di Mitterand e Kohl, di Delors e Prodi, non esiste più. La vicenda greca, nonchè quella di profughi e migranti, per non parlare della guerra d’Ucraina, certificano che si è aperta una fase di fratture e conflitti che non sembrano destinati a sopirsi in tempi brevi, piuttosto il contrario. Intanto il muro dell’ordine simil prussiano imposto da Berlino mostra crepe profonde mentre la cancelliera Merkel lo presidia in modo assai più incerto. E tutto l’establishment oligarchico durante il tempo della trattativa coi greci ribelli è apparso sull’orlo di una crisi di nervi.

Uno dei nodi di questi conflitti è la questione del potere, se democratico o oligarchico. Uno scontro ormai cominciato che vedrà altre tappe. Uno scontro dove è prevedibile che l’euro continui a essere il nodo scorsoio per strangolare chiunque voglia e tenti di liberarsi dalla schiavitù del debito e dal peso dell’austerità. Bisogna saperlo, la troika continuerà a bloccare i carichi di grano. Forse si potrà discutere di sfamarsi con carichi di riso. Oppure cambiare il sistema oligarchico europeo che mette in competizione le singole nazioni l’un contro l’altra armate – divide et impera, rendendolo democratico e cooperativo. Nessuna di queste due ipotesi sarà indolore, sperando che la guerra civile non si dispieghi in tutta la sua ferocia. É già accaduto nella ex-Jugoslavia, sta accadendo in Ucraina, nulla autorizza uno stolido ottimismo.

  1. Tsipras infine. Stanno tentando di arruolarlo nelle file degli oligarchi di fede socialdemocratica. Altri lo danno trionfante alle prossime elezioni perchè il popolo ha messo la testa a posto, come dicono i sondaggi (ma quanto c’è da fidarsi dei sondaggi, gli stessi che davano il sì e il no testa a testa nel referendum, invece dalle urne uscì un rotondo 61% di NO, OXI). Qualcuno usa parole antipatiche per definirlo. Personalmente credo che la sua firma sotto l’accordo capestro non cancelli il referendum, e neppure quattro mesi di trattative molto importanti avendo chiarito la vera natura oligarchica e finanziaria della troika e delle altre istituzioni europee, propaggini e organi,dai cervelli alle mani, per la classe dominante composta da finanzieri, mercanti, speculatori, supermanager alla Marchionne e padroni  vari in nome del profitto e dell’accumulazione di capitali.

Soltanto un’avvertenza che mi pare Tsipras abbia dimenticato nel momento più difficile. Diciamola con Piero Gobetti.

Il realista sa che la storia è un riformismo, ma sa pure che il processo riformistico nonchè ridursi a una diplomazia da iniziati, è prodotto dagli individui in quanto essi operino come rivoluzionari, attraverso nette affermazioni di contrastanti esigenze.

Se il riformista smette di operare come un rivoluzionario, ben presto rischia di approdare a lidi che di riformistico non hanno più nulla, salvo vuote parole dette e ripetute per nascondere politiche di impoverimento sociale e di restrizione della democrazia. Politiche non solo conservatrici, ma reazionarie  e regressive. Con un’attenzione particolare alla verità, perchè per dirla allincirca con Montaigne, se un uomo pubblico mente anche una sola volta, non gli si dà più credito.

 

 

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Category: Osservatorio Europa, Politica

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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