Associazione Milano Becoming: A Milano, imparare a cambiare

| 16 marzo 2013 | Comments (1)

 

 


A Milano è stata costituita l’Associazione Milano Becoming (soci fondatori Laura Balbo, Giuliano Chiaretti; Enzo Colombo e Roberto Moscati ) che si propone una serie di progetti molto significativi che potrebbero essere realizzati anche in altre città per “costruire reti” in una fase di grande incertezza politica e culturale.


I due possibili titoli del progetto indicano quello che vogliamo porre al centro: Milano, come un contesto di cambiamenti  economici, sociali, culturali,  politici (guardando  ovviamente anche a dinamiche e processi in altre situazioni); e le fasi del percorso: il breve, il medio, e il lungo termine. I segnali e le diverse domande di cambiamento e imparare a cambiare:  a questi processi, che caratterizzano la fase attuale a livello dei “decisori” come a livello dei “cittadini”, intendiamo  rivolgere l’attenzione.

In questa prospettiva si svilupperà il progetto nei prossimi anni, in collaborazione  con il Comune, le Università Statale e Bicocca, la Fondazione Feltrinelli, le associazioni della società civile: un’ esperienza di analisi, di partecipazione e di collaborazione. Il 25 settembre 2012 si è costituita l’Associazione Milano, oggi, domani, dopodomani /Milano Becoming . Va anche ricordato che l’iniziativa si colloca nel percorso europeo avviato  nel 2010 dal gruppo Concerned Citizens of Europe presso il CCCB di Barcellona (un successivo “momento”, centrato sui temi della democrazia e dei beni comuni, si è tenuto il 3 e 4 maggio 2012 sempre a Barcellona; il progetto, con il titolo Milano Becoming è stato presentato in quella occasione).

L’attenzione è volta a cogliere processi che potranno determinarsi negli anni che abbiamo davanti: a partire dall’insediamento della giunta Pisapia e analizzando istituzioni e pratiche via via costituitesi, nella prospettiva della “cittadinanza attiva” e di una “democrazia partecipata”; e tenendo aperto lo sguardo anche sul contesto europeo, ma non solo. Dunque osservare ed interpretare la formazione di un “governo della città” in cui sono attive – a vari livelli (non solo la Giunta; il Consiglio comunale e i consigli di zona, i  comitati, i molti “tavoli”) –  persone capaci di svolgere il loro ruolo in modi non tradizionali, anzi con uno spirito fortemente innovativo; ancora, le pratiche quotidiane dei cittadini, le iniziative dell’associazionismo milanese e la nascita di nuove forme di mobilitazione. Come possibili chiavi di lettura: il “diritto alla città” (David Harvey); “prendersi cura della città”; e una “nuova stagione dei diritti “(Stefano Rodotà).

In sintesi: uno “studio di caso” che intendiamo utilizzare per osservare ed interpretare proposte, iniziative, provvedimenti; e pratiche quotidiane dei cittadini (anche forme di mobilitazione  e di protesta) come aspetti di uno scenario in cambiamento. Ulteriori riferimenti e categorie concettuali: ovviamente, la fase della crisi; le iniziative nel sociale, gli “ attori” e il loro ruolo nella sfera pubblica; il riconoscimento dei diritti  (l’accesso alla cittadinanza dei giovani di origine immigrata al compimento dei 18 anni; il registro per i matrimoni delle coppie di fatto; e molti altri). Altri obbiettivi: attivare strumenti di ascolto e di valorizzazione delle espressioni di cittadinanza attiva e dei “saperi diffusi”  e porre in essere strumenti di osservazione e di lettura  (in un contesto di cambiamenti nel mondo del lavoro e nell’economia; di  presenza di più generazioni di “immigrati”; dei trend demografici, delle caratteristiche del vivere di donne e uomini e delle diverse generazioni, di aspetti di cambiamento nell’ organizzazione dei tempi della vita quotidiana) guardando a processi e specificità di varie zone dell’ ”area metropolitana”-.

Un progetto non facile da realizzare, ne siamo consapevoli. Con Elinor Ostrom, si potrebbe dirlo così: un percorso di “avvicinamento ad un obbiettivo non ancora visibile”.

 

1. Impostazione e obbiettivi

Tanti gli spunti di lettura e riflessione sulla città e sulle sue trasformazioni (per coloro che fanno parte del progetto e per altri possibili “utilizzatori”): le scelte tra decisioni  e strategie alternative, ostacoli e difficoltà inattesi; anche aspettative e interessi contrastanti. Ci si propone di mettere in atto forme di collaborazione-aperte a confronti, verifiche ed aggiustamenti – con le istituzioni e con le molte iniziative operanti nel territorio: incontri in sedi universitarie e in vari ordini di scuole; con associazioni di varie impostazioni, soggetti attivi nel settore no- profit; ”reti”, consigli di zona, ecc.

Consapevoli dei limiti dei nostri strumenti, ci proponiamo di attivare contatti e forme di collaborazione con altre iniziative già in corso o che via via verranno realizzate, e di procedere “mettendo insieme” alcuni dei molti  diversi “pezzi” che compongono il quadro. Ancora un riferimento che possiamo riprendere: un “patchwork”. Non è, comunque, una ricerca in senso tradizionale.

Dovranno naturalmente essere precisate le ipotesi di lavoro e le metodologie di ricerca: utilizzazione di materiali della stampa cittadina e presenti nelle “reti”, forme di analisi quantitativa e qualitativa, uso di strumenti  di comunicazione  visiva. In una fase che richiede di riconsiderare definizioni concettuali e metodologie di analisi, e nella prospettiva di guardare avanti, ci si propone  – anche utilizzando contatti con altri percorsi di studio che a Milano sono in svolgimento – di ridefinire via via, di riformulare: di imparare, appunto. Lo viviamo, questo progetto, come un “esercizio di apprendimento”, una learning opportunity. E ancora: l’obbiettivo non è di raccogliere dati e analisi sulla città come oggi si presenta, ricostruendo processi di fasi precedenti. La dimensione che intendiamo realizzare, andando dal presente al medio e più lungo termine, è dinamica: oggi, domani e dopodomani. Alcune prospettive e categorie concettuali che intendiamo utilizzare (nel contesto attuale segnato dai processi delle migrazioni, della mobilità, delle plurali diversità; e dai molti tratti della “crisi “): cittadinanza urbana, cittadinanza quotidiana, diritti quotidiani; riferimenti ai processi di  apprendimento (apprendimento organizzativo, conoscenza pratica,  situated knowledge; e  pratiche ed effetti dell’invisible learning). Lavorare su esperienze, difficoltà, prospettive, risorse, in un progetto partecipato; consapevoli di come nel tempo il contesto si modificherà, si potranno  determinare effetti “imprevisti”, o anche “perversi”.

E un’occasione per “fare sociologia in modi un po’ diversi”. Di questo ci sembra ci sia oggi molto bisogno, e dunque il progetto è impostato in questa prospettiva.

 

2. I progetti avviati

A. La ricerca Milano da grande si propone di attivare un laboratorio per   osservare, interpretare e valorizzare pratiche quotidiane di cittadinanza di giovani milanesi in qualità di testimoni e agenti del cambiamento della città. Milano sta attraversando un periodo di notevole cambiamento, dal punto di vista demografico, sociale, politico e culturale. Protagonisti privilegiati di tale cambiamento sono, indubbiamente, i più giovani, milanesi di nascita o di adozione, che stanno costruendo il proprio futuro in questa città. Il progetto “Milano da grande” nasce per intercettare tale cambiamento, osservarlo, conoscerlo e renderlo pubblico, restituendo alla città stessa e alle sue istituzioni la misura e la qualità di tale cambiamento, che riguarda le pratiche di vita quotidiana, i comportamenti personali e collettivi, le percezioni e gli atteggiamenti, le visioni e le attese di una generazione di milanesi dai tratti inediti e inesplorati.  In particolare, la ricerca qui proposta si concentrerà su una fascia particolare della popolazione, quella dei ragazzi che diventano e diventeranno diciottenni nel corso di quest’anno e dei prossimi 3-4 anni. Questi ragazzi sono parte, in Italia, di una generazione propriamente interculturale: nati digitali, hanno reti di amici in varie parti del mondo, crescono fianco a fianco con coetanei di varie origini, maneggiano con disinvoltura una o più lingue straniere e raggiungono l’altra parte del mondo con estrema facilità per periodi più o meno lunghi di permanenza. Sono milanesi “col trattino” (Walzer 2004), in quanto vivono una cittadinanza che è ad un tempo locale e globale, inserita nel territorio ma fortemente legata ad altri contesti e paesi, coi quali sono costantemente in contatto attraverso i nuovi media. Parte della ricerca sarà dedicata a fornire elementi per conoscere le “rappresentazioni della cittadinanza” dei ragazzi d’origine straniera, e per contribuire allo sviluppo di una partecipazione attiva dei giovani residenti a Milano. Attenzione particolare sarà dedicata agli ostacoli formali o alle difficoltà e resistenze nelle relazioni quotidiane che si frappongono alla piena ed equa partecipazione alla vita cittadina.

Si intende selezionare un gruppo di giovani attraverso incontri nelle scuole e interviste one to one, possibilmente alcuni tra coloro che hanno beneficiato dell’iniziativa Una finestra sui tuoi diritti con la quale il Comune di Milano ha inviato una lettera ai neodiciottenni con le indicazioni necessarie alla richiesta del riconoscimento della cittadinanza italiana oppure giovani che ci vengono segnalati dai referenti dello Sportello Seconde Generazioni attivo da febbraio/marzo 2013.

Seguire attraverso l’attivazione di un percorso laboratoriale di formazione (elementi di metodologia della ricerca, video, blog e giornalismo) i loro ‘percorsi di cittadinanza’ nei prossimi anni al fine di evidenziare non solo le rappresentazioni attuali, ma i processi attraverso cui è possibile ottenere formalmente e realizzare -in termini sostanziali e attivi- una piena partecipazione alla vita collettiva cittadina. Milano non è una “cornice” neutra entro cui si sviluppano tali percorsi di cittadinanza: il contesto verrà osservato attraverso le voci di questa generazione. Più che a realizzare una ricerca ‘tradizionale’ si intende contribuire, in maniera metodologicamente fondata, a raccogliere, nel corso del tempo e attraverso attività laboratoriali che valorizzino il capitale sociale dei giovani, quelle informazioni e quelle conoscenze che possono contribuire allo sviluppo di politiche efficaci di inclusione e di partecipazione. Il fine del progetto non è quindi la raccolta di materiale conoscitivo –comunque fondamentale – ma la creazione di una stretta sinergia tra il gruppo di ricerca, i giovani coinvolti nella ricerca, l’amministrazione comunale e i rappresentanti della società civile impegnati sui temi della cittadinanza e della partecipazione giovanile alla vita cittadina. (Enzo Colombo con Anna Granata, Francesco Grandi, Ludovica Piccardo, Rassmea Salah e Giulia Frova).

B. Si è iniziato a lavorare alla costruzione di un Laboratorio di cittadinanza attiva situato in una zona centrale di Milano che comprende il quartiere Canonica-Sarpi e la zona circostante il Parco Sempione. Il Laboratorio ha lo scopo di condurre un’esplorazione, con la partecipazione di chi vive nella zona (i cittadini singoli, i non cittadini, associazioni, consigli di zona) in grado di descrivere e interpretare, a partire da questo specifico sito il cambiamento di Milano, le diversità che la attraversano: una realtà in movimento verso contrastanti direzioni. Ha anche lo scopo di creare una situazione in cui si conosce e si impara facendo, dando la parola e mettendo a confronto i diversi e conflittuali punti di vista di chi abita, lavora, consuma in questa zona. In tale situazione laboratoriale si può sviluppare la capacità di occuparsi non solo di problemi rilevanti per sé ma anche per il contesto in cui si vive, di progettare tra cittadini e con le istituzioni pubbliche i modi per poter costruire e prendersi cura di beni comuni.  Dunque, nel medio e lungo periodo una cittadinanza attiva e competente.

In questa direzione sono stati mossi i primi passi: partecipazione di Milano ODD dal luglio 2012 al Tavolo Interzonale Progetto Sarpi dei Consigli di Zona 1 e 8 del Comune di Milano, insieme a numerose associazioni attive in quest’area.   Partecipazione all’evento Natale in Sarpi festa di tutti, 1-2 dicembre 2012 organizzato da SarpiDoc con Zona 1 e patrocinio Zona 8: insieme a cittadini dell’area Sempione-Sarpi è stato preparato e distribuito un questionario “E se parlassimo di…..” per conoscere meglio la zona e ascoltare chi ci vive. I risultati dell’inchiesta saranno presentati al Tavolo Interzonale entro il mese di Aprile 2013.

L’esplorazione di quest’area centrale della città per descriverne e interpretarne le trasformazioni si muove in direzioni plurime, con metodi d’indagine e focus diversi. Una mappatura articolata dell’area: i luoghi della socialità, le reti, le iniziative, le idee e le proposte di vari attori, cittadini attivi, che vivono e lavorano in quest’area della città, la realizzazione del Progetto Feltrinelli per Porta Volta, il rilancio della Fabbrica del Vapore, il Progetto Parco Sempione. Interviste e narrazioni dei commercianti e dei portieri dell’area. L’analisi delle caratteristiche socio-demografiche in base ai dati del censimento 2011. Modelli e pratiche di riferimento: a Milano il caso di via Padova e di via Tortona; i progetti strategici della città di Vienna. Primi risultati di questa fase di avvicinamento all’area e alle sue trasformazioni nel corso del 2013.

Paola Arrigoni, Veronica Bracchi, Massimo Bricocoli, Giuliana Chiaretti, Mauro Migliavacca, Liliana Padovani in collaborazione con il Laboratorio GIS di Cartografia Sociale diretto da Mario Boffi (Università Bicocca, Milano) e con l’Associazione Culturale Caffè-Scienza Milano (Presidente Daniele Balboni).

L’obbiettivo è ricostruire -utilizzando dati raccolti sulla base di osservazioni dirette e analisi dei media (e se sarà possibile,  conversazioni con alcune delle persone in ruoli nell’amministrazione e in iniziative di base)- le “componenti”  e  i processi che hanno caratterizzato la fase di avvio dell’amministrazione Pisapia. Il role entering è un “passaggio” con tratti particolari: utile leggerlo con uno “sguardo sociologico”. Ci sono difficoltà, pressioni, urgenze: tratti che caratterizzano appunto la fase di avvio. L’analisi si propone di fare emergere le necessarie forme di “apprendimento”, ostacoli e difficoltà, e le conseguenze per i percorsi successivi. E si tratta anche di capire se e come sul processo pesino/interferiscano le dinamiche della “democrazia di base” attualmente operanti (con attenzione appunto ai processi di role entering di soggetti attivi in questi ambiti,  e ai dati della  visibilità mediatica di ogni passaggio).

 

3. Altre prospettive di ricerca  e iniziative previste in fasi successive

Organizational learning: prendendo spunto dalla vasta letteratura disponibile, questo è un filone che ci si propone di sviluppare, applicando al contesto delle istituzioni pubbliche( in questo caso dell’apparato politico/decisionale/ burocratico della città, visto come contesto e  processo di apprendimento) un filone di studi tradizionalmente riferito al mondo delle imprese. Via via che si decide e si opera, quanto è riferibile a pratiche istituzionali vincolanti o comunque date per immodificabili, o scontate (e come si vada avanti nelle dimensioni “obbligate,” o si cerchi di modificarle); e quanto  invece sia – inevitabilmente – parte di processi di  messa in discussione, innovazione, nella Milano che cambia . Appunto, nella fase attuale, “imparare a cambiare”.

Nella prospettiva di  cogliere questa occasione anche per riflettere, e aprire interrogativi, sugli “usi delle scienze sociali” nel discorso pubblico  e nella costruzione dell’agenda politica, ci si propone di seguire i processi dell’oggi, domani, dopodomani: dunque, con un metodologia  ancora da mettere a punto, non la situazione in un momento dato ma la “dinamica”; e non utilizzando  categorie e schemi di analisi definiti e accettati nella “letteratura” come validi, ma, per quanto possibile, “innovando”. In questo percorso si prevede di creare reti di contatti, nelle sedi universitarie e di ricerca della città, con ricercatori, studenti, in una prospettiva di valorizzazione di queste risorse, da collegare tra loro, rendere visibili, utilizzare come potenzialmente innovative. In vista di questo obbiettivo, va anche messo in evidenza che diverse sedi  e iniziative  potrebbero utilmente, nella città che cambia, realizzare progetti comuni.

Anche: non si intende  realizzare un conclusivo “rapporto di ricerca” ma, via via che si procede, proporre resoconti (parziali e provvisori) sottoponendoli a -sempre parziali e provvisorie-  revisioni e riformulazioni.

 

4. Note in progress

Alcune riflessioni sul modo in cui il progetto iniziale ha via via aggiunto, in parte modificato, approccio e finalità. Ci sembra utile aggiungere questo breve commento perché, andando avanti, si è diventati più consapevoli di un aspetto centrale della nostra ricerca in progress: essere disponibili a cambiare e in questo modo a mettere al centro l’imparare.

Particolarmente importante – e in qualche modo inatteso – è stato il dover fare i conti con  aspetti che si erano ignorati, lasciati ai margini  (ovvio, si potrebbe dire, in un quadro complesso come la città di Milano); e in parallelo con “incontri”, “scoperte”, cioè processi e componenti rilevanti che, anche in questo caso, non erano stati messi a fuoco prima. Ci sono stati colloqui con studiosi, letture utili, occasioni pubbliche. E molti sono stati gli stimoli, anche importanti, venuti dagli  “attori” presenti nelle situazioni che stavamo analizzando.

Dimensioni che portano a sottolineare come, nel fare ricerca, sia bene aprirsi a stimoli  inattesi. Detto più direttamente: essere disponibili a modificare, riformulare, pensare in modi nuovi il progetto iniziale.

Ricerca costruita “sul campo”. Partire con domande e scegliere le pratiche di ricerca che corrispondono meglio agli obbiettivi. Metodi diversi (o multipli, si dice anche). Ci si è resi conto dell’importanza appunto dell’approccio  in progress -così lo abbiamo definito – riformulando almeno in parte  scelte e impostazioni iniziali e accettando, forse si può dire così, che anche aspetti e dimensioni importanti debbano a volte essere lasciati da parte, per fare posto a qualcosa che non era stato programmato.

Ancora brevi accenni su due aspetti che vanno richiamati (potranno, questi, sembrare scontati: ma è opportuno metterli in evidenza). Il senso del fare ricerca, nella nostra prospettiva, sta soprattutto nel saper comunicare quello che via via ci appare come rilevante: condividere con altri, confrontarsi. A quali “pubblici” ci si rivolge, con quali “modalità”: come si costruisce, insieme, un learning network.

Il secondo aspetto lo sintetizziamo così. Nuovi stimoli vengono di continuo dal dibattito internazionale (analisi e informazioni, ma anche eventi e vicende inattesi: tutto cambia molto rapidamente, a volte in modi imprevedibili). Dunque, nel progetto su Milano, si attivano contatti fuori dell’Italia: utile incrociare,  e ancora, costruire reti.

 

 

 

 

 

 

 

Category: Osservatorio Milano, Politica

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Comments (1)

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  1. klement ha detto:

    La partecipazione cittadina ha approvato un demenziale referendum per riaprire i navigli buttando all’aria la città, predicando una Milano città d’acqua che fa il paio con la Roma imperiale fascista. Il ritorno agli antichi splendori è la parola d’ordine degli esaltati, che il popolo facilmente segue entusiasta

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