Eros Drusiani: Le strane unità di misura bolognesi

| 16 Aprile 2021 | Comments (0)

 

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Roberto Alvisi ha segnalato questo pezzo dell’amico Eros Drusiani attore e autore. Ha scritto decine di spettacoli per sé e per altri. Autore televisivo e radiofonico (Rai Radio Due, Rai Tre, Rai Uno, Canale 5, ecc.). Ha pubblicato una decina di libri e da anni si occupa di organizzazione di eventi e spettacoli.

Il bolognese non ama le unità di misure precise.

Probabilmente perché, molto prima di Einstein, aveva intuito che tutto al mondo è relativo e, per comprendersi, più che i numeri servono intelligenza e buon senso.

Così, girando per i mercati, non sentiremo mai dire un etto e venti, o un chilo e cento ma un etto e sblisga, un chilo e sblisga.

Lo sblisga, infatti, è un’unità di misura indefinita eppure precisissima. E’ quel poco di più (o di meno) su cui nessuno obietterà mai nulla.

Se però quel poco di più è un po’ più dello sblisga ecco allora che si trasforma in un po’ dimondi . Se poi è ancora di più si arriva direttamente a dimondi e cioè molto (ma non necessariamente troppo). Dopo dimondi passando per il poco usato dimondi dimondi (che non è necessariamente il doppio) si arriva allo sbanderno.

Quanto misura uno sbanderno? Inutile cercare di saperlo ma se a Bologna qualcuno dice sbanderno sia che si parli di mele, di persone o di soldi tutti capiscono che è una cosa grossa.

Ma se si vuole descrivere qualcosa di esagerato che superi il concetto di sbanderno, quando si arriva al massimo oltre al quale non si può andare ecco che anche i bolognesi si piegano alla forza dei numeri.

O meglio di un numero. A Bologna, infatti, il massimo dei massimi si dice semplicemente “del 32”. E del 32 va bene per tutto: un caldo del 32, un freddo del 32, un casino del 32, una puzza del 32, ecc. ecc.

Ciò che è stupefacente è che dopo ricerche approfondite nell’anno 32 di ogni secolo passato l’unica cosa straordinaria che è accaduta è stata una spolverata di neve nell’agosto del 1632. Insomma nessuna catastrofe, nessun evento che giustifichi tale modo di dire. Eppure quando un qualcosa è del 32 si può essere sicuri che non vi è nulla di più grande. Il perché resterà uno dei tanti misteri di questa strana città.

Naturalmente esistono molte altre unità di misura che vengono usate in ambiti specifici perché è bene ricordarlo: i bolognesi sono sì indefiniti ma oltremodo precisi. E così ecco il fracco (principalmente per le botte ma non solo), lo sbrozzo (usato più in generale) e la mócia (per cose e persone).

Ma per far capire quanto tengano alla precisione i bolognesi ecco che si hanno unità di misura anche per un evento naturale come la pioggia. Se è molto intensa viene chiamata batedo o battello, se di breve durata e non particolarmente intensa invece squasso (e nel caso di una semplice spruzzata squassadino).

E qui c’è una strana contraddizione perché se lo squasso è l’unità di misura minore per la pioggia è invece la massima unità di misura per la pratica onanistica maschile.

Uno squasso di pugnette infatti è il numero massimo a cui può arrivare la resistenza manovellica maschile.

A che numero corrisponde? Questo è un altro mistero destinato a rimanere irrisolto.

 


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Category: Cibi e tradizioni, Osservatorio sulle città, Storia della scienza e filosofia

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About Roberto Alvisi: Riportiamo la Biografia di Roberto Alvisi (nato a Bologna nel 1938) per la lista "La rosa per Bologna". Per le elezioni 2016 Roberto Alvisi si è candidato sempre per "La rosa per Bologna" con la Lista Bologna viva. "Ho fatto il sindacalista per una vita. Dai picchetti davanti alla Sasib di Bologna, alla militanza nella Fiom-Cgil, poi l'esperienza unitaria con la Flm. Era il '68 quando ho compreso che la lotta o era dentro il sindacato, o non era per niente. Parole d'ordine come militanza, solidarietà, equità, eguaglianza, contrattazione divennero allora il mio pane quotidiano. Le stesse parole - poi - che vent'anni dopo ho messo in campo come presidente di una combattiva associazione, la Uildm di Bologna: la Unione per la lotta alla distrofia muscolare. Un altro “padrone” da combattere, una nuova problematica da affrontare, una dura esperienza nel settore socio-sanitario-assistenziale con uno strumento diverso : il volontariato. Per me la politica e l'impegno civile si mescolano sempre: una parola, una sola: solidarietà. Se dovessi riassumere i miei ultimi vent'anni da presidente della Uildm, non trovo altri termini. Solidarietà era la stessa parola che usavo spesso quando facevo il sindacalista, e che non ho smesso di usarla anche in una piccola ma ascoltata associazione che si occupa di disabilità”. Mio figlio Bruno ha di recente concluso la sua esperienza di vita di persona distrofica; anche nel suo ricordo continuerò ad operare nel volontariato, nel privato sociale e nella ampia rete delle strutture istituzionali che la città possiede per migliorare la qualità della vita delle persone".

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