Bruno Giorgini: L’orrenda strage

| 1 Agosto 2020 | Comments (0)

 

Carmelo Bene così la chiamò: l’orrenda strage, in introduzione alla Lectura Dantis che si accingeva a proporre ai trecentomila bolognesi e più che si assiepavano sotto le torri. Dall’alto degli Asinelli egli disse di dedicare il canto non ai morti ma ai feriti.

Con la fulminante intuizione del grande artista Bene sapeva che i morti della bomba che aveva squarciato la città alla stazione, luogo simbolo di Bologna crocevia d’Italia, potevano solo essere pianti. Non c’era un lutto da elaborare, solo un dolore che non se ne sarebbe andato per molto tempo, dell’ordine del secolo e non degl’anni.

Oggi sono passati quarantanni e la ferita brucia come fosse ieri. Non è questione di trovare compiutamente gli assassini stragisti e i loro mandanti. Neppure di chiedere giustizia enne volte, nonchè di interrogarsi perchè Bologna. No è proprio che il corpo della città smembrato, fatica a ricomporsi. Prova ne sia che a Bologna, dove si discute di tutto e in ogni dove dalle piazze alle chiese, ebbene durante l’anno è difficile intavolare una conversazione sull’orrenda strage, perchè l’orrore ancora sta lì, limaccioso misterioso inquietante, nel fondo di noi tutti. E per l’orrore spesso non ci sono parole, almeno parole comuni.

Per questo al canto di Carmelo Bene che prese a prestito la potenza delle parole dantesche, presenziò tutta la città, col suo corpo di trecentomla cittadini e più. Ma poi di occasioni consimili non ne vennero offerte e/o costruite altre. Nè quella straordinaria e meravigliosa lettura, nel senso letterale: che destò meraviglia, anzi: maraviglia, potè declinarsi in mille rivoli a irrigare strade, piazze, quartieri.

Rimase là come uno splendido diamante che però la città non poteva indossare.

Peccato perchè Bologna costituì, e tutt’ora è, un bastione contro lo stragismo fascista e di stato. Non solo in senso politico e istituzionale, ma soprattutto antropologico. La città inorridisce di fronte al terrorismo delle bombe, ma anche si rimbocca le maniche, scava le macerie, piange i suoi morti e parla la lingua di Dante, maledicendo gli assassini. Questa forza antropologica può farsi cultura e arte, per essere nonostante e oltre il dolore, per essere dicevo una comunità solidale e felice.

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Category: Guerre, torture, attentati, Osservatorio Emilia Romagna, Osservatorio sulle città

About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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