Nello Rubattu: Sassari. Quando la sinistra vuol farsi del male

| 2 Luglio 2014 | Comments (0)

 

 

“Quando la sinistra vuole farsi del male è molto brava”, così oggi commentano a Sassari molti militanti del tormentato Pd cittadino.

La questione è molto semplice. Quest’anno, per la Sardegna, era l’anno delle elezioni regionali. Il contestatissimo Ugo Cappellacci, uomo di riferimento di Forza Italia nell’isola e contestatissimo presidente della regione in questo ultimo quinquennio, è stato sonoramente sconfitto da Francesco Pigliaru, capolista per la coalizione di sinistra e sovranista, oggi al potere nell’isola.

Nel Nord Sardegna, Sassari, ha sempre rappresentato il polo di sinistra più importante in termini di voti, di uomini e di idee. Non a caso Enrico Berlinguer è nato a Sassari, come Arturo Parisi, uno degli inventori dell’ulivo e anche Francesco Pigliaru, attuale presidente della Sardegna.

A Sassari, il potere della sinistra ha una lunga storia. E come succede a chi il potere lo gestisce da molto tempo, ha molte belle pagine da raccontare e molti fatti oscuri semmai da chiarire. Perché il potere è anche questo e la sua gestione è spesso pericolosa e piena di incognite.

Così, le complicate elezioni regionali dell’isola, con una legge che è un vero monumento al bizantinismo più fantasioso, ha portato la sinistra – madre insieme alle altre forze politiche di maggioranza e opposizione dell’attuale e contestatissimo modello elettorale – alla necessità di organizzare tutte le diverse anime della sinistra in una coalizione in grado di raggruppare la maggiore forza di fuoco contro il centro destra guidato da Ugo Cappellacci.

Questo ha voluto dire che nelle elezioni regionali finite da alcuni mesi, si è resa necessaria la discesa in campo del sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau. Poi risultato l’uomo della sinistra maggiormente votato.

L’elezione a consigliere di Gianfranco Ganau, ha comportato la fine anticipata della Giunta e del sindaco, con un anno di anticipo e conseguenti nuove elezioni amministrative che a Sassari si sono svolte in concomitanza con le europee.

Ma l’operazione, in città, non è stata indolore. Perché la sinistra, a parte alcuni cespugli che non davano di certo un grande fastidio, ha due anime fra di loro pesantemente in lotta ormai da decenni.

Lasciamo perdere per carità di patria, le ragioni del contendere, ma la lotta fra queste due fazioni, ha portato a delle contestatissime primarie che ha visto la vittoria di Nicola Sanna. Un uomo della sinistra interna del partito che però non è visto molto bene dai vertici e in città risulta espressione di un ampio panorama di forze di pressione della società civile. Le primarie, sono così state vinte da Nicola Sanna, ma con un margine davvero risicato che ha scatenato uno scontro non molto edificante fra i vincitori e la maggioranza degli organismi dirigenti del Pd, usciti perdenti dal confronto.

Solo grazie all’intervento dei massimi rappresentanti della sinistra nell’isola: il presidente della regione Francesco Pigliaru, Renato Soru, ora deputato europeo e Gianfranco Ganau, appunto ex sindaco della città e attuale presidente del consiglio regionale, si è arrivati ad una tregua interna che nelle elezioni da poco concluse, hanno portato, appunto, alla elezione di Nicola Sanna e della sua coalizione già al primo turno, con oltre il 65% dei consensi elettorali.

Una grande vittoria che non ha però portato il Pd alla pace interna. Anzi, per essere chiari, le acque interne al partito di maggioranza della città, si sono ancora di più agitate.

Così in questo momento, il Pd di Sassari, la seconda città dell’isola, si trova in un periodo di grandi turbolenze: il vecchio gruppo dirigente, continua a non vedere di buon occhio il “nuovo che avanza” e mette bastoni fra le ruote ogni volta che può. Attualmente l’oggetto del contendere è diventata la scelta degli assessori e le rappresentanze nelle commissioni. Fra non molto comincerà poi la rumba delle partecipate comunali, oggi in mano agli uomini del gruppo dirigente che non vogliono di certo mollare le loro posizioni:

“Ma Nicola Sanna, arriva ai candelieri?”.

E’ il refrain che circola in alcuni blog, gestiti da alcuni internauti. Questo slogan, difficile da interpretare dagli abitanti della Penisola, si riferisce ad una ricorrenza tutta sassarese importante e molto sentita: il quattordici agosto di ogni anno, giorno della festa più seguita della città, le corporazioni dei mestieri tradizionali, sfilano per le vie cittadine con dei grossi ceri di legno. Una festa che dal 2013, è addirittura diventata patrimonio dell’Unesco. La processione, ha la caratteristica di vedere la partecipazione ufficiale degli amministratori della città con il sindaco in testa; ed è tradizione, in quella occasione, che gli abitanti della città che accompagnano la lunga sfilata in costume che dura tutta una giornata, di esprimere in concreto come giudicano le decisioni dell’amministrazione, della Giunta e del sindaco: se non piace come si stanno comportando, vengono fischiati, se li approvano, sono applauditi.

Nicola Sanna, il neo sindaco, è certamente benvoluto, prova ne sia il grande numero di voti che è riuscito a guadagnarsi, ma l’immobilità a cui è sottoposto da questa faida interna al Pd, rischia di fargli attraversare una città che a forza di urla gli ricorderà i suoi doveri. Chi saranno coloro che gioiranno per una simile eventualità?

Molti, è la risposta più logica: “Si stanno rovinando da soli. La nostra azione di opposizione è perfettamente inutile”, ha detto il capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale in un commento ripreso dal quotidiano locale.

La realtà è ovviamente più complicata. Come al solito, gli interessi di bottega, spesso non proprio limpidi dei gruppi trasversali di potere che controllano gli affari cittadini, non hanno nessuna intenzione di perdere le posizioni accumulate in trent’anni di duro lavoro, perciò tutto fa brodo per mantenersi a galla.

Che poi, questo blocchi il lento processo di riforme che si stanno cercando di realizzare in città, davvero conta poco.

Che poi, in questa parte dell’isola, le priorità dovrebbero essere altre, non sembra al momento importare a nessuno: Sassari ha purtroppo, indici di disoccupazione da paura, sicuramente fra i più alti dell’isola.

Il Nord Ovest della Sardegna, come ricordano da più parti, ha un patrimonio industriale – un tempo florido – completamente al tracollo e un indice di fallimenti industriali, fra i peggiori d’Italia. Tutto questo in un territorio che fino a qualche decennio addietro, veniva considerato un’eccezione felice nell’isola.

Ma questo brutta situazione, proprio alla sinistra, non sembra interessare più del dovuto. Lo stesso arcivescovo di Sassari, Paolo Atzei, per la prima volta nella storia della città, si è visto costretto a rampognare i contendenti. Peraltro, insieme a Francesco Mazzaroppi, presidente della Corte di appello della città. Tutti e due hanno voluto lanciare il chiaro messaggio che è ora di smetterla, oltre che il momento di lasciare in pace il nuovo sindaco.

Ma non sembra che il loro grido di allarme sia stato ancora raccolto. Brutta storia, davvero penosa. Soprattutto per la sinistra.

Forse, nelle prossime settimane, i contendenti del Pd, troveranno un accordo e come succede in questi casi, cercheranno una qualche sorta di pace armata. Ma quanto potrà durare? Occasioni per farsi del male, nei prossimi anni ne troveranno molte.

In una città impoverita dalla crisi, gli spazi di ricchezza da conquistare e quelli da gestire, sono veramente pochi; e tutto ciò porta normalmente ad accelerazioni dei motivi di scontro, non certo al contrario. Un vecchio adagio di queste parti recita: “la carne è poca e i corvi sono molti”. Vecchia saggezza popolare che però fotografa molto bene la situazione. Come trovare la quadra? Difficile da capire.

Si può soltanto sottolineare che le opposizioni, uscite sonoramente sconfitte da questa ultima competizione cittadina, stanno gioiendo e festeggiano in questi giorni con lo champagne che avevano dovuto mestamente tenere in cantina.

Ma tutto questo poco importa: i fieri uomini del Pd, non sentono ragioni e sembrano intenzionati a mantenere le posizioni pubblicamente esposte di guerra al nuovo sindaco. Insomma, non si sa come, né su quali temi, ma la guerra in città sicuramente continuerà.

Perciò…contenti loro.

 

Category: Osservatorio Sardegna

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About Nello Rubattu: Nello Rubattu è nato a Sassari. Dopo gli studi a Bologna ha lavorato come addetto stampa per importanti organizzazioni e aziende italiane. Ha vissuto buona parte della sua vita all'estero ed è presidente di Su Disterru-Onlus che sta dando vita ad Asuni, un piccolo centro della Sardegna, ad un centro di documentazione sulle culture migranti. Ha scritto alcuni romanzi e un libro sul mondo delle cooperative agricole europee. Attualmente vive a Bologna

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