Yilmaz Orkan rappresentante del popolo curdo in Italia intervistato da Laura Corradi: Libertà per Öcalan!

| 30 Novembre 2020 | Comments (0)

 

 

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Libertà per Öcalan!

Laura Corradi intervista Yilmaz Orkan rappresentante del popolo curdo in Italia

In questi giorni è iniziata la seconda campagna per la libertà del presidente curdo Abdullah Öcalan detenuto illegalmente in Turchia nell’isola di Imrali da 22 anni, simbolo vivente della lotta del popolo curdo per l’autodeterminazione. Öcalan non è solo un leader politico ma anche uno scrittore di grande valore intellettuale; come fece Gramsci durante il fascismo, scrive dal carcere pagine importantissime. Il suo libro ‘Oltre lo stato, il potere e la violenza’ (Edizioni Punto Rosso 2016) è una lettura appassionante dove Öcalan propone soluzioni praticabili, per i popoli del medio oriente che anelano la pace: il confederalismo democratico, inter-etnico ed inter-religioso, il superamento della maschilità tossica, la leadership delle donne, l’ecologia sociale e produttiva. Durante la prima campagna internazionale per Öcalan furono raccolte 10 milioni e 300mila firme, tra cui quelle di Dario Fo, Angela Davis, Noam Chomsky, Danielle Mitterrand, Ramsey Clark, Alice Walker, Geraldine Chaplin, Gianna Nannini e tante altre personalità del mondo della cultura e dello spettacolo. Il mondo venne a conoscenza dell’esistenza di un Nelson Mandela curdo, ma le mobilitazioni non bastarono a liberare ‘Apo’, come affettuosamente ci avete insegnato a chiamarlo. Da allora il governo turco ha stanziato mille uomini per sorvegliarlo: cosa ci fa pensare che questa volta si riuscirà ad aprire quella prigione?

Come hai descritto, ci sono molte ragioni per il rilascio del presidente Öcalan, che da 22 anni vive da solo in una cella, in un’isola in mezzo al mare. C’è anche una ragione umanitaria: lui è nato il 4 aprile 1949 e quando lo hanno arrestato aveva 50 anni – adesso ne ha 72 e non è giusto per una persona della sua età rimanere ancora chiuso in una prigione, oltre al fatto che come sappiamo è innocente e la sua detenzione è illegale.

Un’altra ragione per chiedere la sua liberazione è che lui come leader curdo ha unito il popolo nella lotta per la libertà in tutte e quattro le parti del Kurdistan. Pertanto, il popolo curdo vuole rendere libero il suo presidente. Questa campagna è condotta in tutte e quattro le parti del Kurdistan, in tutti i paesi amici del popolo curdo. Sono sicuro che otterremo risultati, stiamo usando tutta la nostra forza per riaverlo con noi.

Infine, Öcalan è l’ideologo di una rivoluzione che è stata realizzata in Rojava, i suoi libri vengono letti ovunque nel mondo. Lui è il leader del Confederalismo Democratico. Non credo che la Turchia possa tenerlo ancora in carcere e fermare questo movimento perché non c’è solo la lotta del popolo curdo ma anche la pressione dell’opinione pubblica internazionale che diventa sempre più forte.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan persegue una politica imperiale nei confronti dei paesi limitrofi e di tutta l’area medio-orientale: un chiaro disegno neo-ottomano che include la sua alleanza con i fondamentalisti – tra cui l’Islamic State, prima in maniera velata, poi in maniera sempre più esplicita, armando i feroci taglia-teste dell’Isil contro il popolo curdo. Il governo di Erdogan agisce in maniera dittatoriale contro ogni forma di dissenso– incarcerando gli oppositori politici e i loro avvocati, giornalisti/e e artisti/e. Il suo governo è contro le donne: pensiamo ai femminicidi e transfemminicidi, alla schedatura delle donne che comprano contraccettivi in farmacia, agli assegni famigliari elargiti solo dopo il terzo figlio: una politica demografica fascista, da paese che prepara le condizioni per la guerra – avendo anche il più potente esercito della eurozona. Ma il sostegno nei confronti di Erdogan nelle zone rurali sembra essere ancora alto, nonostante la grave crisi economica in cui ha gettato il popolo turco, che soffre per mancanza di libertà oltre che di mezzi di sussistenza. Quali sono gli elementi che possono intervenire a favore di un radicale cambiamento in Turchia?

La politica espansionistica del presidente turco e della sua coalizione di governo è orientata a prendersi la rivincita della prima guerra mondiale. Vuole rivendicare le terre perse dall’impero ottomano nella prima guerra mondiale, per questo ha una politica così aggressiva, e fa un utilizzo spregiudicato della religione. In altre parole, lui usa l’Islam come una spada nel quadro del neo-ottomanismo e cerca di riunire attorno a sé tutti gli islamisti radicali. Questa è una situazione molto pericolosa per l’Europa. Erdogan cerca di polarizzare il mondo nel quadro della fede in senso fondamentalista – e ciò anche a livello interno rende le persone ostili l’una all’altra. Ciò significa che l’umanità corre il rischio di essere nuovamente strangolata come 12-13 secoli fa, in un nuovo medio-evo. E questo non dovrebbe essere permesso che accada.

Penso che, prima di tutto, i popoli in Turchia devono essere appoggiati perché riescano a mandare via Erdogan e la sua coalizione di governo. Tutti i popoli della Turchia , di tutte le etnie, hanno bisogno di costruire un nuovo paese fatto di donne e uomini liberi, non più schiacciati dal peso economico dell’espansionismo di Erdogan. Questo paese turco dovrebbe essere un luogo pluralista e democratico in cui tutte le strutture etniche, le diverse religioni e le culture possano convivere, anziché basarsi sulla mentalità turca monocratica e autoritaria stabilita da Mustafa Kemal Atatürk.

Per questo, la gente in Turchia sta cambiando punto di vista, ci sono tante proteste contro Erdogan e centinaia di intellettuali, giornalisti, avvocati finiscono in carcere. A questo punto viene utile la teoria del presidente Öcalan, cioè l’idea del Confederalismo Democratico fra popoli diversi: curdi e turchi in questo momento devano lavorare e lottare insieme, essere pionieri nella creazione di una Turchia democratica. Per lavare via il fascismo che oggi governa la Turchia, tutti i popoli dell’Europa e del Medio Oriente devono sostenere questi percorsi di pace e democrazia, nel quadro dell’internazionalismo.

In particolare, cosa possono fare l’Europa e l’Italia? Da troppo tempo le istituzioni europee subiscono il ricatto turco su varie questioni, tra cui il ‘controllo’ delle migrazioni, appaltato al governo turco a carissimo prezzo, sia in termini di costi umani – parlo delle vite delle migliaia persone migranti – sia in termini economici per l’esborso di cifre colossali ad Erdogan.

Come ho accennato in precedenza in Turchia si sta perseguendo una politica di espansionistica in ogni direzione. Ma Erdogan sta conducendo anche una guerra speciale contro i curdi. Da decenni hanno cercato di distruggere i curdi con le politiche di assimilazione, ma non ci sono riusciti. Con l’istituzione del PKK nel 1978 e il periodo di lotta armata nel 1984, i curdi hanno cominciato a difendersi e proteggere la loro identità e cultura. In Iraq poi è stata istituita una Federazione Curda. La lingua e la cultura curde, negate per anni, con la Federazione Curda sono diventate ufficiali anche nella costituzione irachena, riconosciute come elementi di identità nazionale. I curdi oggi non sono più considerati solo ‘turchi di montagna’ – come dicevano i professori e gli ideologi turchi durante la politica di assimilazione – ma un popolo con una lingua e una cultura. Il mondo intero ha capito che la gente curda è una nazione a sé stante, con struttura etnica diversa. lingua diversa, cultura diversa, tradizioni diverse.

In ottobre dello scorso anno sono stata in Rojava nel nord-est siriano – dove esiste una esperienza di democrazia diretta e di confederalismo inter-etnico, inter-religioso, ecologico e di genere, di grande ispirazione a chi lotta per un cambiamento sociale anche qui. Volevo intraprendere scambi culturali tra la mia università e quella di Qamishlo, che include una Facoltà di Jineologia (scienza delle donne) a cui sono molto interessata. Ma è scoppiata la guerra e sono riuscita a passare la frontiera durante un ‘cessate il fuoco’ – c’erano bombardamenti turchi sulla popolazione civile curda: arrivavano i feriti negli ospedali e molti erano vittime di bombe al fosforo bianco … Evidentemente alla Turchia, membro della Nato, è accordato il permesso di usare anche armi messe al bando dagli accordi internazionali – e persino di bombardare i curdi in altri stati come la Siria – addirittura nel campo profughi di Makhmur, che si trova in Iraq, dove ho svolto due visite. Come è la situazione ora?

L’autonomia del Rojava è stata stabilita e ora chiede il riconoscimento ufficiale internazionale. Questa esperienza è un altro grande pilastro per il popolo curdo. Ma è anche un incubo per il governo turco, come ogni esperienza dove i curdi diventano un popolo libero con istituzioni proprie. Per questo motivo la Turchia attacca continuamente anche sul piano militare gli insediamenti civili curdi. Laddove il popolo curdo crea un partito politico, un istituto di autogoverno o una area di autonomia, allora Erdogan teme che per il suo governo questo sia un grande pericolo.

Sappiamo che la Turchia è membro del patto atlantico, che vuole fare parte dell’Europa, ed ha una grande forza militare, un esercito potentissimo e fa pressioni continue a livello internazionale sugli stati europei. In tal modo, nonostante le continue violazioni di diritti umani da parte della Turchia, non ci sono le sanzioni dovute da parte dell’Europa. Nonostante in Turchia continui la persecuzione di parlamentari del Partito Democratico del Popolo (HDP), nonostante giornalisti, avvocati e molti oppositori vengano incarcerati e accusati di terrorismo, non vengono ancora emesse sanzioni contro il governo turco. Non sono state emesse nemmeno per sanzionare l’uso del fosforo bianco contro le città di Afrin, Serekaniye, e i bombardamenti sui civili e nei campi profughi – che non possono essere umanamente giustificati in alcun modo.

Finora Erdogan ha usato la sua forza militare e di persuasione politica per eliminare il popolo curdo, che per lui è una spina nel fianco. Vuole cancellare tutte le conquiste dei curdi, tutto ciò che ha un nome curdo sulla terra. Per questo utilizza anche membri dello Stato islamico, a cui dà sostegno, e che arma in funzione anti-curda.

L’Unione Europea e l’Italia possono finalmente esprimersi sulla libertà per Ocalan, possono prendere posizione ed iniziare delle sanzioni contro la Turchia. I diritti umani, i valori democratici e costituzionali dell’Europa non dovrebbero essere solo per gli europei. Purtroppo fino ad ora i rapporti di Europa e Italia con il governo turco si sono svolti nel quadro del suo interesse nazionale. Ma ora tutti sanno che l’espansionismo di Erdogan è un grande pericolo per l’area e per i paesi del Mediterraneo. La trasformazione di Santa Sofia in una moschea come propaganda islamista di Erdogan, e gli attacchi terroristici dello Stato islamico in Austria e Francia hanno indicato il doppio gioco turco rispetto ai fondamentalisti.

Il popolo curdo vive una dolorosa diaspora in quanto diviso in 4 stati: Iran dove è in corso una politica di assimilazione; Turchia dove la persecuzione linguistica, culturale e politica è più violenta; Siria, dove nel Nord ed Est (Rojava) è in atto l’esperienza di Confederalismo Democratico con diversi gruppi etnici (curdi, turcomanni, assiri, arabi, ezedi, siriani, armeni …); e Iraq, dove la popolazione curda ha formalmente ottenuto l’autonomia di un governo regionale grazie ad un referendum – ma la cui situazione politica è molto compromessa da una forte dipendenza economica dalla Turchia a cui viene venduto quasi tutto il petrolio curdo. Questo in un contesto di assenza di una infrastruttura produttiva autonoma, fa sì che la dipendenza sia doppia: da una parte la Turchia compra il loro petrolio, dall’altra i curdi comprano le loro merci dalla Turchia: nel Kurdistan iracheno è difficile trovare alcunché senza l’etichetta ‘Made in Turkey’. E’ chiaro come tale dipendenza economica diventi anche la leva di un ricatto militare. Questo determina una situazione molto rischiosa per l’unità e la sopravvivenza del popolo curdo: quali possono essere i possibili scenari?

L’istituzione di una Federazione curda in Iraq è stata accolta con entusiasmo in tutte le parti del Kurdistan. Perché per la prima volta negli ultimi cento anni è stata nuovamente istituita una Federazione curda ufficiale. Nella lotta in Iraq, 183mila curdi furono uccisi dal dittatore di Saddam Huseyin, solo tra il 1975 e il 1988. La città di Halabja è stata attaccata con armi chimiche il 16 marzo 1988. In questo attacco, 5.000 persone sono morte e decine di migliaia di persone sono diventate disabili; i bambini che nascono ancora oggi hanno problemi di salute.

Anche se formalmente la Federazione curda in Iraq è libera sul piano della lingua e della cultura, purtroppo economicamente funziona come una colonia turca. L’esercito e l’intelligence turca sulla terra del Kurdistan Irakeno hanno addirittura 37 basi. E la Federazione si sostiene vendendo il petrolio alla Turchia. Oggi la Turchia vuole usare i Kurdi iracheni contro l’autonomia del Rojava e di altre parte del Kurdistan.

Questo porterebbe a una guerra tra curdi. Pertanto, se i curdi non agissero con buon senso, potrebbero perdere molti dei loro guadagni. Il conflitto è tra curdi e governo turco – e i nostri fratelli nel Kurdistan meridionale dovrebbero saperlo bene.

Grazie a Yilmaz Orkan per questa intervista. Chi fosse interessato/a alla campagna per la libertà di Öcalan può contattare l’Ufficio Informazioni Kurdistan in Italia (UIKI) a questa email info.uikionlus@gmail.com

Per donazioni IBAN: IT89 F 02008 05209 000102651599

 

 

 

 

 

 

Category: Culture e Religioni, Guerre, torture, attentati, Osservatorio internazionale, Politica

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About Laura Corradi: Laura Corradi, nata a Milano nel 1960, è ricercatrice all'Università della Calabria, dove insegna Studi sulla Costruzione Sociale delle Differenze di Genere e Fondamenti Sociali della Salute e della Malattie.

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