Religions for peace: Uccidere persone in preghiera abusando del nome di Allah. Esiste blasfemia più grande?

| 19 Novembre 2014 | Comments (0)

 

 

 

1. Comunicato Religions for peace (sezione italiana)
Uccidere, abusando del nome di Allah, persone in preghiera all’interno del proprio luogo di culto: esiste blasfemia più grande ?
Esprimiamo tutta la nostra vicinanza alle famiglie delle vittime, ai loro amici ed a tutto il popolo ebraico; siamo anche molto rattristati per  il grande disagio dei fedeli musulmani che vedono profanare in tal modo il nome di Allah. Preghiamo ed operiamo per disintossicare i nostri cuori dai veleni del disprezzo, dell’odio, dell’invidia e della vendetta, che accecano le nostre menti e seminano morte e distruzione, spesso paradossalmente in nome di “valori più grandi”.
Condividiamo la dichiarazione del CONSIGLIO DELLE ISTITUZIONI RELIGIOSE DELLA TERRA SANTA

 

I LEADERS RELIGIOSI ESPRIMONO SHOCK ED ORRORE – UNA GUERRA DI RELIGIONE SAREBBE DISASTROSA PER TUTTI
Il Consiglio delle Istituzioni Religiose della Terra Santa ( che abbraccia Il Rabbinato in Capo di Israele, le Corti della Sharia Palestinesi ed i Patriarcati ed i Vescovati locali ) esprimono il proprio shock ed orrore per le uccisioni ed i ferimenti di fedeli in preghiera nella sinagoga di Har Nof.
Tali azioni omicide specialmente in una casa  di preghiera rappresentano l’abuso estremo della religione. Noi richiamiamo tutti i leaders religiosi, politici e civili a fare il massimo per prevenire la trasformazione di conflitti politici locali in guerre di religione, le cui conseguenze sarebbero disastrose per tutti

2. Papa Francesco: Inaccettabile violenza. Costruire la pace è difficile, ma vivere senza la pace è un tormento
Seguo con preoccupazione – ha detto il Papa – l’allarmante aumento della tensione a Gerusalemme e in altre zone della Terra Santa, con episodi inaccettabili di violenza che non risparmiano neanche i luoghi di culto”. “Dal profondo del cuore, – ha detto il Papa – rivolgo alle parti un appello affinché si ponga fine alla spirale di odio e di violenza e si prendano decisioni coraggiose per la riconciliazione e la pace. Costruire la pace è difficile, ma vivere senza pace è un tormento

3. Gerusalemme, attentato in sinagoga:uccisi 4 rabbini e un poliziotto. Hamas: “Atto eroico”
da www.ilfattoquotidiano.it del  18 novembre 2014
Due attentatori hanno seminato terrore e morte nel luogo di culto durante la preghiera del mattino con pistole e mannaie: uccisi 4 rabbini e un poliziotto. I due, freddati dalla polizia, erano stati rilasciati nel 2011 in cambio della liberazione del soldato Shalit. L’organizzazione terroristica palestinese: “Vicini a terza Intifada”. Netanyahu: “Reagiremo duramente”
Oltre quindici morti in due settimane negli scontri tra israeliani e palestinesi. Di oggi l’ultimo attentato in una sinagoga di Gerusalemme, dove due palestinesi hanno attaccato i fedeli che pregavano con asce e pistole, uccidendo quattro rabbini e un poliziotto, morto in serata, e ferendo altre sette persone, di cui due in modo grave. Con Hamas che grida all’”atto eroico” mentre Benjamin Netanyahu promette di “reagire duramente”, su Israele incombe lo spettro di una terza rivolta armata. “Siamo alle porte di una vera e propria Intifada innescata da Gerusalemme, al-Aqsa e dalle colonie”. È quanto ha dichiarato l’esponente di Hamas Mousa Abu Marzouq su Facebook, aggiungendo che “i martiri innocenti, ultimi dei quali Ghassan e Ouday Abu Jabal (i due attentatori di oggi, ndr) sono i fari che illuminano la soglia” di questa nuova “Intifada benedetta”. “A nulla serviranno i tentativi di far abortire questa Intifada”,  ha sottolineato l’esponente del movimento di resistenza islamico. Hamas parla di terza Intifada, ma non tutti gli osservatori sono d’accordo. Come ha detto al ilfattoquotidiano.it Gil Troy, editorialista del Jerusalem Post che vede nel termine Intifada un tentativo dei palestinesi “per passare da vittime”. Anche secondo Gideon Levy di Hareetz non si può parlare di terza Intifada perché “per adesso stiamo assistendo ad attacchi singoli, senza nessun gruppo di controllo dietro“. E rispetto al processo di pace? “Non è mai iniziato, Israele non la vuole”.
Continua a infiammarsi il clima tra ebrei e palestinesi. “È una campagna deliberata e non una serie accidentale di eventi”, ha detto il presidente israeliano Reuven Rivlin, mentre il premier Netanyahu ha ordinato la demolizione delle case dei due terroristi responsabili dell’attacco. Le vittime dell’attaco di questa mattina alla sinagoga nel quartiere ultraortodosso Har Nof erano quattro rabbini. Secondo il Jerusalem Post, si tratta di Aryeh Kopinsky, 43 anni, Shmuel Goldberg, 58, Calman Levine, 55, e Moshe Twersky, 60 anni, direttore della Yeshivah Toras Moshe, scuola religiosa di lingua inglese. L’emittente Usa Fox News ha confermato, inoltre, che tre delle vittime (Kopinsky, Levine e Twersky) avevano la doppia nazionalità israelo-statunitense mentre Goldberg era israelo-britannico. Tra i feriti, invece, un cittadino canadese. Nell’attacco la polizia ha ucciso i due attentatori. Si tratta di Ghassan Abu Jamal e suo cugino Udayy Abu Jamal. I due palestinesi provenivano da Gerusalemme est ed erano stati rilasciati dalle prigioni israeliane nel 2011, in cambio della liberazione del soldato Gilad Shalit.
L’attentato, riportano radio Gerusalemme e la radio militare israeliana, è stato rivendicato dal Fronte popolare per la liberazione della Palestina, di ispirazione marxista. Hamas ha espresso soddisfazione per l’accaduto. Secondo il portavoce Mushir al-Masri “è stata una vendetta eroica e rapida per l’esecuzione di Yusuf al-Rumani”, un conducente di autobus palestinese trovato impiccato domenica a Gerusalemme. Per la sua morte l’esito dell’autopsia parla di suicidio. “Hamas – si legge in una nota – chiede di continuare azioni di vendetta”. Anche l’ex ministro degli Esteri di Hamas, Mahmoud al-Zahar, ha commentato l’attacco, scrivendo su Twitter che gli attentatori sono “benedetti“. Nel frattempo sul web il braccio armato di Hamas ha pubblicato un filmato in cui minaccia in arabo e in ebraico una serie di attentati nella città di Israele.

“Ho provato a scappare. L’uomo con il coltello mi si è avvicinato. Fra noi c’erano una sedia e il tavolo, ha preso il mio scialle da preghiera, io l’ho lasciato lì e sono scappato”, racconta alla tv israeliana Channel 2 un testimone che si trovava nella sinagoga al momento dell’attacco. Si tratta dell’attentato con più vittime a Gerusalemme da anni e probabilmente inasprirà le tensioni e i timori di violenze in città, dove la situazione è già tesa in relazione agli scontri per l’accesso alla Spianata delle moschee, luogo sacro sia per ebrei che musulmani. Il mondo arabo, infatti, teme di vedersi privare l’accesso alla Spianata dopo l’escalation di violenze iniziata due settimane fa, quando un gruppo di attivisti ebrei è voluto entrare nell’area per pregare per la salute del rabbino Yehuda Glick, ferito da un presunto attentatore palestinese perché si batteva per la costruzione di un tempio ebraico nella Spianata. Ma la rabbia dei palestinesi è stata anche scatenata dagli annunci di Tel Aviv riguardo a 1.060 nuovi insediamenti israeliani in Cisgiordania.

E mentre il presidente palestinese Abu Mazen ha condannato “l’uccisione dei fedeli ebrei a Gerusalemme e di altri civili ovunque essi siano”, l’attacco del ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman è proprio contro Abu Mazen che “sta intenzionalmente trasformando il conflitto arabo-israeliano in una guerra di religione tra ebrei e musulmani”. Lieberman ha poi aggiunto che Abu Mazen incoraggia questo tipo di attacchi definendo gli ebrei “impuri” e inadatti alla preghiera sul Monte del Tempio. Un atteggiamento che “deve essere denunciato dalla comunità internazionale”, ha concluso il ministro degli Esteri israeliano. Pronta la condanna del segretario di Stato americano, John Kerry: “Atto di puro terrore e di insensata brutalità e violenza”, sono le parole del segretario Usa seguite da quelle del presidente Barack Obama: “Non c’è giustificazione per questi atti sui civili”. Si dice “inorridito” l’ambasciatore Ue in Israele Lars Faaborg-Andersen. “Ferma condanna” del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, mentre il primo ministro David Cameron si dice “costernato dall’orribile attacco”.

Oltre a condannare l’attacco alla sinagoga, però, il presidente palestinese Abu Mazen ha anche chiesto a Israele di porre fine alle “provocazioni” legate alla Spianata delle moschee. Israele dovrebbe fermare “l’invasione” della Spianata e “l’incitamento” alle tensioni da parte dei suoi ministri. La scorsa settimana le tensioni sembravano essersi placate a seguito di un incontro fra il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il segretario di Stato americano John Kerry e il re Abdullah II di Giordania ad Amman. Si era trattato di un tentativo di ripristinare la calma dopo mesi di confronti violenti proprio intorno alla Spianata. Allora israeliani e palestinesi avevano detto che avrebbero intrapreso azioni mirate a ridurre la tensione e a evitare un’escalation di violenze.

 

Category: Culture e Religioni, Osservatorio internazionale, Osservatorio Palestina

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About Religions for Peace: Religions for peace Italia promuove, all’interno della nostra umanità , una convivenza pacifica e giusta fondata sul rispetto reciproco e su una migliore ripartizione delle risorse della terra, mediante un impegno di educazione alla pace e al dialogo, la diffusione di ideali di fraternità e di riconciliazione, la promozione del disarmo e della collaborazione fra i popoli. La sua specificità è quella di perseguire tali fini utilizzando i mezzi spirituali propri delle religioni. Che significa multireligioso? Si parla di un movimento multireligioso per indicare che ad esso partecipano in piena uguaglianza persone che provengono dalle grandi religioni del mondo (Baha’i, Buddismo, Cristianesimo, Ebraismo, Giainismo, Induismo, Islam, Sikh, Zoroastrismo ed altra tradizioni locali), nel rispetto delle convinzioni di ognuna, per mettere a contributo la saggezza spirituale delle diverse fedi religiose per fare crescere l’amore e la fiducia reciproca fra gli uomini e nella ricerca della pace e della giustizia. La convinzione di partenza è quella che dove si realizza una autentica comunione con il divino nasce anche una sincera comunione fra gli uomini e che in tutte le tradizioni religiose esistono insegnamenti di amore e di benevolenza che spingono alla fraternità e alla solidarietà. Quale è la storia di questo movimento? Molti incontri sono stati realizzati in passato fra credenti di diverse religioni al fine di unire i loro sforzi per contribuire a realizzare un mondo più pacifico e umano. Alcuni di essi hanno avuto luogo negli anni successivi all’ultimo conflitto mondiale, con la partecipazione di indiani, giapponesi e americani. A seguito di una riunione tenuta a New Delhi nel 1968, è stata convocata la prima conferenza mondiale, che ha avuto luogo a Kyoto, in Giappone, nel 1970. La seconda è stata tenuta a Lovanio, in Belgio, nel 1974, la terza a Princeton, negli USA, nel 1979, la quarta a Nairobi, nel Kenya, nel 1984, la quinta a Melbourne, in Australia, nel 1989, la sesta a Riva del Garda, in Italia, nel 1994, la settima ad Amman, in Giordania, nel 1999 e l’ottava ancora una volta a Kioto nel 2006 e la nona a Vienna nel 2013. Come è organizzato questo movimento? “Religions for Peace” è organizzata a livello mondiale, con una segreteria internazionale che ha sede attualmente a New York ( WCRP / International, 777 United Nations Plaza, New York, N.Y. 10017, U.S.A, sito internet: www.religionsforpeace.org), a livello continentale, con conferenze regionali per l‘Africa, l’Asia, l’America del Nord e l’Europa (segreteria per l’Europa: WCRP/Europe), e a livello nazionale, con segretariati in Australia, Austria, Bangladesh, Belgio, Bosnia, Canada, Croazia, Francia, Germania, Giappone, Giordania, India, Indonesia, Israele, Italia, Olanda, Pakistan, Regno Unito e Irlanda, Russia, Senegal, Stati Uniti, Sud Africa, Tailandia e gruppi aderenti in diversi altri paesi, fra i quali la Cina. Opera attraverso Consigli e Gruppi Interreligiosi in 90 paesi dei 6 continenti. La conferenza è indipendente da ogni potere politico ed economico ed è riconosciuta come Organizzazione Non Governativa dalle Nazioni Unite, presso le quali ha svolto una preziosa funzione specialmente in occasione delle due sessioni speciali sul disarmo e dove svolge un ruolo consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale (ECOSOC) e presso l’UNESCO. Perché aderire a questo movimento? La pace è possibile, ma per realizzarla è necessario il contributo di tutti e una pressione costante e universale dell’opinione pubblica. A questo fine sono molto utili i diversi movimenti per la pace che esistono nel mondo. La Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace ( “Religions for Peace”) ha tra di loro un suo posto particolare, in quanto porta il proprio contributo alla pace a partire da motivazioni religiose e valorizzando le grandi risorse spirituali presenti in tutte le religioni. Questa Conferenza Mondiale, a cui partecipano uomini e donne di tutte le religioni e di molti paesi, può costituire un legame importante fra i popoli e può agire in modo incisivo sull’opinione pubblica mondiale, aiutando tutti a scoprire nel messaggio proprio delle diverse religioni gli insegnamenti fondamentali che spingono alla comunione e alla fraternità. Quali attività sono previste dalla sezione italiana? La sezione italiana promuove la partecipazione dei propri membri a tutte le iniziative di “Religions for Peace” che sono previste periodicamente a livello mondiale e a livello europeo. Essa inoltre invita i propri membri a partecipare a tutte le iniziative multireligiose e per la pace già esistenti in Italia e promosse da movimenti analoghi. In proprio, essa organizza incontri di preghiera e di meditazione, seminari di studio, iniziative di educazione alla pace, dialoghi interreligiosi, interventi in occasione di conflitti, specialmente allorché è presente in essi la componente religiosa, e altre attività che possano contribuire a una migliore conoscenza e intesa fra i membri di diverse religioni e al raggiungimento della pace personale, nelle comunità e fra le comunità, così come a livello internazionale e mondiale. La Sezione Italiana ha sede in via PIO VIII 38 D-2, 000165 Roma, tel. 333.2731245. Indirizzo e-mail: info@religioniperlapaceitalia.org Segretario Generale della sezione italiana è attualmente Luigi De Salvia.

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