Nello Rubattu: I folli giochi dell’Occidente visti dalla Sardegna

| 21 Novembre 2015 | Comments (0)

 

Nelle foto in  alto armi per la Jihad fabbricate in Sardegna intercettate da servizi segreti (da L’Unione Sarda)

Inutile ricordare che anche in Sardegna in questo momento molta gente pensa ai fatti di Parigi con grande preoccupazione. In parte i sardi, per antica abitudine, si sentono protetti dal fatto di abitare su un’isola, ma la cronaca di quegli attacchi brutali a gente inerme sta cambiando la percezione del pericolo. La guerra  è una brutta bestia e i francesi, che in guerra con il Medio Oriente lo sono da tanto tempo, ora se la sono dovuta sentire con tutto il suo peso di morti e di terrore direttamente in patria.

Di certo non fa piacere a nessuno che questo accada, ma bisogna purtroppo tenere conto del perché tutto questo sta accadendo.

Certo il discorso non riguarda solo la Francia, perché una guerra in Medio Oriente, il nostro Occidente libero e democratico, seppure senza dichiarazioni pubbliche, la fa da molto tempo… e quando non vi partecipa direttamente l’alimenta. Brutto quello che sta accadendo, davvero uno dei periodi più brutti della storia dell’Europa. Un nuovo millennio oscuro quello appena iniziato. Un millennio che viene fuori da un altro in cui le schifezze del vecchio Continente hanno riempito i barili senza fondo della storia.

Però, la prima cosa che dobbiamo chiederci è da dove arrivano queste sventolate di follia, come sono nati questi eserciti di zombie che obbligano la gente, noi stessi, ad avere paura persino di una tranquilla serata in ristorante, di uno spettacolo di rock  o di una domenica allo stadio?

Certo, anche il “famoso” uomo della strada, capisce bene che il problema non è legato alla religione: basta ricordarsi quanto successe in Norvegia per colpa di un nazistello fondamentalista bianco e cristiano che si era messo in testa che l’Occidente era troppo lassista e quindi bisognava cominciare a lanciare inquivocabili segnali: per farlo capire bene fece fuori anche lui un centinaio di persone… e da solo; o quando il solito santone pseudo cristiano statunitense, portò ottocento suoi adepti in un rifugio della foresta sudamericana e li fece fuori: o convincendoli a suicidarsi o suicidandoli lui stesso.

Perciò, lasciamo perdere per un momento i fondamentalismi di varia natura e concentriamoci su un particolare semplice semplice: per fare le guerre si ha bisogno di fronti contrapposti… e i fronti contrapposti possono o nascere dentro la stessa nazione… o possono essere alimentati ad arte per la salvaguardia di interessi di gruppi di potere esterni ( economici, normalmente). Ecco, la situazione dove si è cacciata l’Europa è proprio la seconda. Abbiamo soffiato per i nostri interessi sul fuoco dei conflitti dei paesi terzi africani e mediorientali e adesso ci prendiamo le tranvate di vento a forza dieci.

Ma come si fa ad alimentare il terrore fra due contendenti, cercando di restarne fuori?

Semplice: si aiuta una parte ad andare contro l’altra, convincendola che con l’aiuto del grande libero e democratico Occidente si diventa più forti. E per dimostrare che si è più forti, si regala ad uno dei contendenti soldi e armi come cioccolatini in giorno di cresima, acquistando (a basso prezzo, ovviamente) prodotti da quei paesi e stando per questo bene attenti a non mollare il controllo dei flussi commerciali, fornendo per farseli amici la logistica e l’addestramento di cui hanno bisogno dal punto di vista militare. Infine si insaporisce il tutto con “valori quali, democrazia, libertà, uguaglianza e libero mercato. E il gioco è fatto: le grand guignol può cominciare.

E’ stato così che in Africa si sono permesse le peggiori porcherie e il peggior colonialismo (e post colonialismo), da parte di francesi, inglesi e in minor misura spagnoli e portoghesi. Lasciando che persino un piccolo staterello europeo quale il Belgio, potesse favorire alcuni gruppi nel Ruanda, contribuendo così a provocare un milione di morti. E sempre gruppi di pressione belgi, insieme agli onnipresenti francesi, per una questione legata a diamanti e materie prime quali il coltan, hanno armato i fronti filo occidentali che si contrapponevano ad un governo del Congo (mica tanto pulito, bisogna ricordare) che voleva nazionalizzare le immense risorse oggetto di secolari saccheggi. Questa politica sconsiderata ha provocato  in quella specie di Stato – e solo negli ultimi venti anni – oltre sei milioni di morti.

Solo che in Africa fare tutto quel popò di casino per gli occidentali è stato relativamente facile: i governi nati nel secondo dopoguerra sul grande Continente, erano deboli e perlopiù interetnici, frutto stati coloniali ricavati dagli stessi occidentali con riga e compasso e senza tenere conto delle nazioni che si erano formate nei secoli con proprie strutture di governo, lingue diverse, credenze religiose e modelli economici propri. I massacri in Africa durano per questo da metà dell’ottocento e non sembrano abbiano per il momento nessuna intenzione di cessare.

Ma con i paesi di religione mussulmana il giochino viene male. La loro è una religione come la nostra:  fortemente strutturata che ha  basi storiche molto simile a quella cristiana e a quella ebraica. che traggono linfa dallo stesso grande libro. L’apparato religioso dei mussulmani è come il nostro un miscuglio di Bibbia e Vangelo. Per questo, gli scherzetti colonialisti degli occidentali con loro vengono male. I mussulmani sono preparati a reagire e ad attaccare. E infatti è quello che sta accadendo. Perciò rassegnamoci: se fossimo minimamente realisti cercheremo buone basi di accordo… sennò disponiamoci ad una guerra lunga, dispendiosa e faticosa che non è detto si vinca.

Ma in tutto questo casino, cosa ha a che fare la Sardegna? Purtroppo ha un ruolo e pesante più di quanto non si creda. Andiamo comunque per ordine e facciamoci la domandona da quiz: Chi è in questo momento che finanzia l’Isis?

Fra i loro alleati più importanti vi sono l’Arabia Saudita e il Qatar. L’Arabia Saudita ha i suoi cazzi da risolvere con lo Yemen e interessi di leadership economica e religiosa con gli sciiti all’interno di un’area religiosa di un miliardo e trecento milioni di individui; il Qatar, invece, non ha mai visto di buon occhio il regime siriano per un problema di transiti verso il Mediterraneo e di accordi sottobanco con Israele. E questo, come al solito, lo sanno tutti.

Anche per questo, l’Occidente europeo, non ha nessuna intenzione di entrare direttamente in conflitto commerciale con sauditi e il resto degli stati della grande penisola araba. L’Occidente ha troppa fame di petrolio… e di commesse di vario tipo. Inoltre, proprio il mercato delle armi per l’Europa è un grande business. I prodotti “militari”, fanno guadagnare bene e creano buone alleanze che possono essere sfruttate per molto altro: compresi i prodotti petroliferi. In questo modo le nostre aziende guadagnano “belle cifrette”, vendendo armi e tecnologie ad esse collegate. E grazie a Dio, i sauditi e i qatarioti, di soldi ne hanno da buttare dalla finestra.

E allora cosa succede per esempio in Italia?

Succede che si fanno contratti miliardari (in euro) per fornire aerei da combattimento al Kuwait, all’Arabia Saudita e all’Oman. Questi velivoli serviranno pure a qualcosa, non vi pare? Ai sauditi, per esempio, serviranno a bombardare, come stanno già facendo, le popolazioni sciite dello Yemen. Ma siccome i sauditi, non hanno neanche una fabbrica di armi (dalle pistole, alle pallottole) e i sauditi di aerei che non possono armare non se ne fanno nulla, hanno chiesto ai nostri cari governanti tutto il resto di cui hanno bisogno. Cioé armi, esplosivi e quello che ci vuole per rendere quei velivoli e i loro eserciti efficienti.

Ed ecco che la Sardegna entra in gioco.

Seconda domandona: dove si depositano e partono le armi che vanno a finire in Arabia e che i sauditi utilizzano per massacrare gli sciiti dello Yemen? Ma dall’aeroporto militare di Decimomannu e da quello civile di Elmas.

Inutile dire quanti sono stati in questi mesi, gli articoli di cronaca e le interrogazioni parlamentari di uomini politici sardi (ma non solo, bisogna ricordare) preoccupati di questo pericoloso andazzo di voli un po’ fuori norma?

Hanno cominciato come al solito gli indipendentisti isolani della varie sigle a lanciare l’allarme, poi, si sono aggiunte le frange della sinistra interna al partito democratico, quelli di Sel, i cinque stelle e hanno continuato i sindaci e gli amministratori di vario genere: “Ma come – si diceva in questi articoli – fate transitare gli aerei pieni di armi ed esplosivi proprio sulle piste dell’aeroporto civile di Cagliari?”. Però questa richiesta di informazioni  è rimasta inascoltate. Ed è inutile ricordare che le autorità militari hanno preferito rimanere silenti. Si sa che su certi argomenti loro pongono il segreto di stato: “Un segreto così segreto che molto spesso è segreto anche a loro”, lo ha detto un comico e quindi c’è da credergli.

Forse anche per questo non sono pochi quelli che si domandano: “E se per caso un gruppo di cattivoni con Kalashnikov e cinture esplosive si trasferiscono per uno dei loro tanti tour del terrore in Sardegna per far saltare qualche deposito di armi di una delle nostre tanti basi (sono il 70% di quelle presenti su tutto il territorio italiano) o qualche aereo pieno come un uovo di esplosivi ma in transito nell’aeroporto di Cagliari, come la mettiamo?”

Forse piangeremo per qualche giorno i nostri morti e poi anche Renzi dirà di essere entrato in guerra come hanno fatto i francesi con lo “stato dell’Isis”? Mah! Un altro modo per favorire le fesserie dell’Isis, sta nel fare in modo che intorno ai loro finanziatori (sempre sauditi e qatarioti), si creino dalle nostre parti flussi economici a loro favorevoli.

Ancora una volta la Sardegna ci va di mezzo.

Avviene infatti che l’agenzia economica di riferimento dell’emiro del Qatar, nella nostra isola è da un decennio che viene a fare shopping con il plauso delle nostre autorità sia italiane che sarde. Il Qatar ha infatti acquistato la Costa Smeralda e l’ospedale di Don Verzé (morto già da qualche anno, molto amico di Berlusconi e come lui assatanato di donnine) che gli era venuto lo sfrizzolo di costruire un bell’ospedale per vip in transito sulla Costa Smeralda. Una bella ideona che la stessa Regione si è impegnata a finanziare per farlo diventare, in accordo con l’attuale proprietà la “Qatar investitor autorithy”, una struttura ad “elevato valore aggiunto in termini di ricerca e efficienza”. Solo che così facendo, si stanno trasferendo verso questa struttura ospedaliera interi reparti della sanità pubblica isolana e forti cespiti finanziari pubblici… che si tolgono così agli altri ospedali dell’isola. Alla faccia dell’affare conveniente! Ma siccome all’idiozia non vi è mai fine, adesso la Qatar investitor autorithy, ha deciso di acquistare Meridiana, la linea aerea inventata dall’Aga Kan quando era padrone della Costa Smeralda che rischia di mandare a casa 1500 persone.  L’intervento dell’autorità pubblica del Qatar, per questo è vista da molti come manna dal cielo e ci sperano ardentemente tutti: dai sindacati a quelli a rischio licenziamento, dalla Regione all’attuale governo italiano.

Va bene così? E’ giusto aumentare la presenza economica di questi finanziatori dell’Isis nella nostra terra? Quanti morti ci vogliono per fare cambiare strategie ai nostri cari governanti, ai nostri servizi di intelligence e ai nostri diplomatici?

Perché, per favore, non bisogna credere alla favoletta che si legge spesso sui giornali che ricorda come l’Isis è forte perché può contare sui proventi della vendita del petrolio dei pozzi che si trovano nei territori da loro occupati. Una balla, perché da quei pozzi si ricava un milione e mezzo di petrodollari al giorno e con quei soldi  – conti alla mano – non si armano settantamila combattenti dell’Isis, come non si alimentano i servizi essenziali (luce, acqua, riscaldamento e alimentazione) di una regione da loro controllata e abitata da undici milioni di persone.  Se non vi fossero gli aiuti finanziari degli stati del Golfo, comprese le loro protezioni e la loro logistica, l’esercito dell’Isis sarebbe sconfitto in neanche una settimana.

E allora, perché in Occidente alimentano con tanta faciloneria la catena economica degli stati del Golfo in Europa? Chi è così pazzo?

Inutile quasi dirlo, ma tutto questo lassaiz-faire, serve solo a dare libero sfogo ai desideri dei potentati occidentali che vogliono mantenersi amici gli stati del golfo e i loro padroni. Una pura follia.

E in questo gioco al non rispetto di qualsiasi regola etica “perché intanto prima vengono gli affari”, si lascia libero sfogo a trasversalismi economici che rafforzano solo quei casini che colpiscono le popolazioni europee, costrette a sopportare tutto il peso di accordi e giochi di potere a loro totalmente estranei.

La Sardegna in questo Risiko militare rischia davvero grosso e il fatto che in questa isola ai bordi del mondo occidentale, si giochino e si incontrino grazie alle sue basi, gli interessi militari di tutta l’Europa e della Nato, comincia ad essere veramente preoccupante per i suoi abitanti.

Che lo si voglia o meno, le premesse per futuri casini ci stanno tutte. Il vaso di Pandora è li che aspetta anche in Sardegna di essere aperto. E la tormenta che rischia di provocare alla fine riguarderà tutti. Indistintamente.

 

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Category: Culture e Religioni, Osservatorio internazionale, Osservatorio Sardegna

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About Nello Rubattu: Nello Rubattu è nato a Sassari. Dopo gli studi a Bologna ha lavorato come addetto stampa per importanti organizzazioni e aziende italiane. Ha vissuto buona parte della sua vita all'estero ed è presidente di Su Disterru-Onlus che sta dando vita ad Asuni, un piccolo centro della Sardegna, ad un centro di documentazione sulle culture migranti. Ha scritto alcuni romanzi e un libro sul mondo delle cooperative agricole europee. Attualmente vive a Bologna

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