Maurizio Scarpari: Il nuovo governo Conte e la questione Cina

| 21 Settembre 2019 | Comments (0)

“Luigi di Maio, capo politico del Movimento 5 Stelle, è una scelta insolita come ministro degli esteri. Il trentatreenne di Maio – già vicepresidente del primo governo Conte – non è laureato, ha una scarsa conoscenza delle lingue straniere e nella sua vita pubblica ha finora mostrato poco interesse nelle questioni globali”. Con queste parole tranchant si è espressa il 5 settembre 2019 l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua, l’organo controllato direttamente dal Consiglio di Stato della RPC, in un articolo che delinea il profilo dei principali ministri del neonato governo Conte-bis. Si tratta di una dichiarazione irrituale rispetto al consueto stile della diplomazia cinese, che alcuni hanno interpretato come una semplice gaffe, ma che i più ritengono essere la manifestazione del disappunto dell’amministrazione cinese nei confronti dell’esponente politico di punta dell’operazione Memorandum d’intesa tra Italia e Cina sulla Nuova Via della seta, rivelatasi una manovra di pura facciata e resa ininfluente nei fatti dal pronto intervento degli Stati Uniti, che hanno immediatamente imposto un cambiamento di rotta.

È stata comunque una dichiarazione in sintonia con lo stupore generale con cui è stata accolta in Italia e all’estero la notizia dell’assegnazione di un incarico così prestigioso e delicato a un esponente politico poco adatto a ricoprirlo (ma fortemente determinato a esigerlo), vista l’assoluta impreparazione e leggerezza istituzionale con cui Di Maio ha trattato diverse questioni internazionali e le numerose gaffe collezionate nel periodo in cui è stato vicepremier e ministro del primo governo Conte, prontamente elencate dagli organi di stampa di tutto il mondo al momento della sua nomina. La dichiarazione succitata è stata cancellata da Xinhua poche ore dopo la sua uscita, probabilmente per evitare un incidente diplomatico, ma non è stata sostituita da un nuovo profilo del neoministro, lasciando così un vuoto che è eloquente, ancor più del passo eliminato: un doppio schiaffo, a ben vedere.

A complicare ulteriormente la situazione si è aggiunta la decisione di estendere il golden power al sistema di comunicazione mobile superveloce G5 come primo atto del nuovo governo, avvenuto subito dopo il giuramento dei neo-ministri. È stata una decisione non gradita ai cinesi che hanno subito protestato formalmente, ma vista con soddisfazione dalla Nato e da Trump, che ha così potuto andare subito all’incasso dell’endorsement a “Giuseppi Conte”, un’ingerenza senza precedenti esternata qualche giorno prima, quando la trattativa per la formazione dell’impensabile-fino-a-qualche-giorno-prima alleanza PD-M5S era ancora in corso.

A correre ai ripari ci ha pensato la Segretaria Generale del Ministero degli Affari Esteri, Elisabetta Bellomo, che ha pensato di porre sotto tutela il neo-ministro suggerendo la nomina a Capo di Gabi-netto dell’Ambasciatore Ettore Sequi, al momento ancora in carica a Pechino, grande sponsor del Memorandum e “gestore” di Di Maio nei suoi due viaggi in Cina. Un’abile mossa, accetta prontamente da Di Maio: l’indubbia competenza e la consolidata esperienza di Sequi saranno di grande utilità al neoministro. Tra i nuovi sottosegretari, agli Esteri sono stati nominati il democratico Ivan Scalfarotto, che aveva già ricoperto quel ruolo al Ministero dello Sviluppo Economico nei governi Renzi e Gentiloni e che era stato molto attivo nei rapporti con la Cina, e il pentastellato Manlio di Stefano, che aveva ricoperto la stessa carica (con delega all’Asia) agli Esteri nel primo governo Conte. Di Stefano è considerato il nuovo “esperto” di Cina del Movimento 5 Stelle. All’inizio di lu-glio ha dato prova della sua ingenuità recandosi a Hong Kong, a suo dire “stranamente” trascurata per anni dai nostri politici, per promuovere un accordo che consentirebbe a 500 giovani italiani ogni anno di fare un’esperienza lavorativa in quella regione, sorvolando sulla delicata questione relativa alle proteste di piazza per ottenere maggior democrazia e libere elezioni, come se ritenesse che la situazione esplosiva che sta minando le relazioni tra Hong Kong e la madre patria fosse un probleGiuseppe Contema del tutto secondario.1 Michele Geraci è stato tenuto fuori dal nuovo governo.2

Al momento non è nemmeno chiaro che fine farà la Task Force China da lui creata, che non ha mai funzionato, come avevamo previsto.3

È auspicabile che con la guida di Ettore Sequi da una parte e di Ivan Scalfarotto dall’altra il neoministro Di Maio e il sottosegretario Di Stefano si muovano con maggior prudenza rispetto al passato, sia nei confronti della Cina che degli Stati Uniti, che guardano alla posizione italiana con estrema attenzione e una certa dose di apprensione. Il rinnovato legame empatico tra The Donald e Giuseppi e la visita del Segretario di Stato Mike Pompeo in Italia a metà ottobre si inseriscono in questo delicato contesto.

 

NOTE

1 Giulia Pompili, “Il governo gialloverde ha un nuovo China man che non sa cosa sia Hong Kong”, Il foglio, 9 luglio 2019.

2 Giulia Pompili ha pubblicato un’interessante intervista a Michele Geraci il 12 settembre 2019, apparsa su Il Foglio con il titolo “La Cina, lo spionaggio, i gialloverdi. La versione di Michele Geraci”.

3 Maurizio Scarpari, “Parliamo con la Cina, sì. Ma forse non siamo pronti”, La Lettura (Corriere della Sera), 355, 16 settembre 2018, p. 13 (anche in Inchiesta online, 18 settembre 2018), Id., “Timeo Danaos et dona ferentes: timori e speranze sulla Via della seta”, Inchiesta online, 16 marzo 2019, Id., “In margine alla visita di Xi Jinping in Italia”, Inchiesta online, 29 marzo 2019, Id., “Inciampi e delusioni lungo la Via della seta: il Memorandum Italia-Cina”, Inchiesta online, 18 giugno 2019.

Category: Osservatorio Cina, Osservatorio internazionale, Politica

About Maurizio Scarpari: Maurizio Scarpari ha insegnato Lingua cinese classica dal 1977 al 2011 presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha ricoperto diverse cariche accademiche, tra le quali quelle di Prorettore Vicario, Presidente del Consiglio dei Direttori di Dipartimento, Direttore del Dipartimento di Studi sull’Asia Orientale, componente del Consiglio di Amministrazione, del Senato Accademico e dell’Advisory Board dell’Università Ca’ Foscari. È stato anche Presidente di Ca’ Foscari Formazione e Ricerca S.r.l. e componente del Consiglio di Amministrazione dell’Ente per il Diritto allo Studio Universitario (ESU) di Venezia. Le sue ricerche riguardano principalmente la Cina pre-imperiale, i settori privilegiati sono il filologico-linguistico classico, l’archeologico e quello relativo alla storia del pensiero filosofico antico e alla sua incidenza sul pensiero politico attuale. È autore di oltre un centinaio di libri e articoli scientifici. Tra i suoi ultimi libri si segnalano Il confucianesimo. I fondamenti e i testi (Torino, Einaudi 2010) e Mencio e l’arte di governo (Venezia, Marsilio 2013). Per la collana Grandi Opere Einaudi ha curato la serie in più volumi La Cina (2009-2013). Per Inchiesta ha di recente pubblicato il saggio “Confucianesimo e religione” nel dossier “Passato e presente nella Cina d’oggi” curato da Amina Crisma (Inchiesta, XXXXIII, 181, pp. 64-96: 76-85). Insieme a L. Lanciotti ha curato la mostra di arte e archeologia cinese Cina. Nascita di un Impero (Roma, Scuderie del Quirinale, 2006-2007), insieme a S. Rastelli ha curato la mostra Il Celeste Impero. Dall’Esercito di Terracotta alla Via della Seta (Torino, Museo di Antichità, 2008), insieme a S. De Caro ha curato il catalogo della mostra I due imperi. L’aquila e il dragone. Ha inoltre fatto parte del Comitato Scientifico delle mostre 7000 anni di Cina. Arte e archeologia cinese dal Neolitico alla Dinastia degli Han (Venezia, Palazzo Ducale, 1983), Cina a Venezia. Dalla Dinastia Han a Marco Polo (Venezia, Palazzo Ducale, 1986), Cina 220 A.C. I guerrieri di Xi’an (Roma, Palazzo Venezia, 1994), Cina. Alla corte degli Imperatori. Capolavori mai visti dalla tradizione Han all’eleganza Tang (25-907) (Firenze, Palazzo Strozzi, 2008), I due imperi. L’aquila e il dragone (Milano, Palazzo Reale, 2010; Roma, Curia Iulia e Palazzo Venezia, 2010-2011).

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