Luis Morago (Avaaz): Fermare in Birmania il genocidio dei rohingya musulmani

| 4 Luglio 2013 | Comments (0)

 

 

Molti di noi non avevano idea di chi fossero i ruandesi fino a che è diventato troppo tardi e 800mila di loro erano già stati massacrati. In questo momento sul destino del popolo rohingya incombe una grave minaccia. Violenti gruppi razzisti hanno distribuito volantini in cui minacciano di spazzare via questa piccola minoranza birmana. Sono stati trucidati bambini e commessi delitti raccapriccianti. Tutti i segnali dicono che sta per succedere qualcosa di orribile, se non agiamo.

I genocidi accadono perché non ci preoccupiamo abbastanza finché non diventa troppo tardi. Il popolo rohingya è pacifico e molto povero. Sono odiati perché hanno la pelle più scura e la maggioranza teme che stiano “rubando posti di lavoro”. Sono 800mila e potrebbero sparire se non agiamo. Abbiamo fallito con troppi popoli, non falliamo di nuovo con i rohingya.

Il presidente birmano Thein Sein ha il potere, il personale e le risorse per proteggere i rohingya, basta una sua parola. Tra pochi giorni, arriverà in Europa per sfruttare commercialmente la nuova immagine di apertura del suo paese. Se i leader dell’UE lo accoglieranno chiedendo con forza di proteggere i rohingya, probabilmente li ascolterà. Raccogliamo 1 milione di persone e ricopriamo l’intera area che circonda la sede dell’incontro con i capi di stato europei con immagini di quello che sta accadendo in Birmania:

Torture, stupri di gruppo e delle vere e proprie esecuzioni: le organizzazioni umanitarie usano ormai il termine “pulizia etnica” per descrivere la brutalità in Birmania. Già oltre 120mila rohingya sono stati costretti a scappare, molti in campi di fortuna vicino al confine, mentre altri sono fuggiti usando imbarcazioni di fortuna, per poi affondare, morire di fame o essere fucilati dalle guardie costiere dei paesi vicini. Tutti i racconti concordano sul fatto che le violenze stanno aumentando: nei mesi scorsi il presidente Thein Sein ha dichiarato lo stato d’emergenza dopo un’altra serie di attacchi omicidi, e un massacro di massa è ormai solo una questione di tempo.

I genocidi non avvengono se i governi vi si oppongono, ma il regime birmano fino a ora si è schierato dalla parte sbagliata. Recentemente, un portavoce del governo ha ammesso che le autorità stavano addirittura imponendo alla popolazione rohingya un limite di due figli e forzando le coppie che volevano sposarsi a richiedere un permesso speciale. Esperti dicono che le autorità governative sono state dalla parte o addirittura hanno partecipato ad atti di “pulizia etnica”. Il Presidente Sein è stato finalmente forzato a riconoscere quello che sta accadendo in Rohingya, ma fino a ora si è rifiutato di attuare piani per fermare la violenza e proteggere le persone in pericolo.

Finché non lo farà, il rischio di un genocidio incombe non solo sulla Birmania, ma sul mondo intero. Attraverso le loro relazioni commerciali, il primo ministro inglese Cameron e il presidente francese Hollande hanno un enorme potere contrattuale nei confronti di Sein: se gli faranno pressione affinché agisca quando lo incontreranno questo mese, si potrebbero salvare moltissime vite. Facciamo in modo che tutto ciò succeda. Abbiamo fallito con troppi popoli, non falliamo con i rohingya. Unisciti subito alla richiesta e condividi questo appello con tutti:

Innumerevoli volte la comunità di Avaaz si è schierata dalla parte del popolo birmano nella sua lotta per la democrazia. Quando il regime ha reagito brutalmente contro i monaci buddhisti nel 2007, gli Avaaziani hanno donato centinaia di migliaia di dollari/euro/sterline per fornire supporto tecnico e formazione per gli attivisti in modo da aiutarli a superare il blocco delle comunicazioni. Nel 2008 quando un ciclone devastante ha ucciso almeno 100.000 birmani, mentre il regime militare impediva l’ingresso a tutti gli aiuti internazionali ufficiali, la nostra comunità ha donato milioni come aiuto umanitario direttamente ai monaci.

La nostra comunità non esisteva quando fu commesso il genocidio in Ruanda, 20 anni fa. Avremmo fatto abbastanza per impedirlo? Mostriamo ai rohingya cosa possiamo fare ora, per loro. Con speranza e determinazione, Luis, Jeremy, Aldine, Oliver, Marie, Jooyea e tutto il team di Avaaz. Per aderire alla campagna di Avaaz andare sul loro sito www.avaaz.org. Pubblichiamo tre recenti articoli che documentano ciò che sta accadendo.

 

 

 

1. Il Post: i fanatici buddhisti in Birmania  [www. ilpost.it 25 giugno 2013]

 

Negli ultimi anni in Myanmar, l’ex stato della Birmania, stanno aumentando gli attacchi compiuti da alcuni movimenti buddhisti estremisti contro gli appartenenti a una minoranza islamica presente nel paese, i rohingia . Il New York Times fa un punto della situazione, scrivendo che in questi attacchi i buddhisti estremisti hanno ucciso più di 200 musulmani, cacciandone dalla proprie abitazioni più di 150.000. I rohingya sono una piccola parte della popolazione del Myanmar, e sono i discendenti di alcune persone provenienti dal Bangladesh vendute come schiave durante il periodo coloniale; secondo alcune stime sono fra il 4 e l’8 per cento della popolazione totale del paese, circa 55 milioni di abitanti.

Uno dei movimenti buddhisti anti-islamici più popolari si fa chiamare “969″, un numero che secondo i monaci simboleggia le virtù del Buddha,  le sue fatiche e suoi fedeli. Il simbolo numerico del movimento viene diffuso dagli aderenti con adesivi, targhe sulle macchine e slogan appesi nei negozi; l’inno ufficiale contiene frasi come «vivono sulla nostra terra, bevono la nostra acqua, e non portano rispetto», con riferimento ai rohingya. Recentemente 969 ha avviato alcune campagne contro il matrimonio interreligioso e a favore del boicottaggio dei negozi gestiti dai rohingya.

Ashin Wirathu, il capo del movimento 969 (vedi foto) , è un monaco buddhista che ha già scontato otto anni di prigione per incitamento all’odio, ed è stato rilasciato l’anno scorso grazie a un’amnistia: da allora tiene moltissimi discorsi pubblici in cui inveisce contro la minoranza rohingya, negando però il coinvolgimento nelle violenze che spesso seguono ai suoi discorsi. Wirathu si dice fiero di essere descritto come «un buddhista radicale», e riguardo la convivenza fra la maggioranza buddhista e la minoranza musulmana ha detto spesso cose tipo «è necessario essere persone gentili e amorevoli, ma non è possibile dormire accanto a un cane rabbioso». Riguardo al recente massacro di musulmani avvenuto a marzo nella città di Meiktila, fra i quali c’erano anche molti bambini, Wirathu ha detto che è stata una dimostrazione di forza da parte della maggioranza buddhista, e che «il paese diventerà musulmano, se ci mostreremo deboli».

Per il governo è molto complicato arginare queste attacchi da parte dei buddhisti estremisti, poiché quasi tutta la classe dirigente politica, economica e religiosa del paese è buddhista. Durante una delle manifestazioni del movimento, a Taunggyi, la polizia statale ha persino bloccato il traffico per consentire ai manifestanti di 969 di protestare. Molti giornali in Myanmar credono inoltre che il movimento darà l’appoggio a una lista nazionalista, che potrebbe presentarsi alle prossime elezioni del 2015, ma Wirathu per il momento ha smentito questa possibilità. Il governo centrale, controllato dai successori del regime militare che ha preso il potere nel 1990, non ha inoltre alcun interesse a inimicarsi la classe dirigente locale e nazionale, a maggioranza buddhista, e lo stesso si può dire per la National League for Democracy (NLD), il partito del premio Nobel Aung San Suu Kyi, che pure viene accusato dai propri avversari politici di essere molto vicino alla minoranza rohingya.

Il Dalai Lama, dopo gli attacchi di marzo a Meiktila, ha detto che uccidere in nome della religione è «impensabile», e ha invitato i buddhisti del Myanmar a trarre ispirazione per i propri comportamenti dal volto del Buddha. Phra Paisal Visalo, un monaco thailandese molto famoso, ha criticato le posizioni di Wirathu sostenendo che il concetto di “noi” e “loro” nella religione buddhista non ha senso. Phra Paisal ha inoltre detto che il clero buddhista in Myanmar è isolato rispetto a quello di altri paesi, e che le critiche hanno da quelle parti «un impatto molto basso». Ashin Sanda Wara, capo di una scuola monastica di Yangon, ha detto che il clero del Myanmar riguardo il tema dei rapporti con i rohingya è sostanzialmente diviso a metà fra moderati e estremisti, ma che gli stessi moderati «hanno paura dei musulmani perchè stanno diventando sempre più numerosi».


 


2. Kosah Tuscangate: Movimento neonazista all’opera nelle tensioni interreligiose [23 marzo 2013]

 

Tempo fa lo studioso e attivista Maung Zarni definì il movimento anti-Royingia e anti musulmano come neonazista e molti si affrettarono a dire che aveva esagerato la situazione, mentre i commentatori stranieri hanno evitato il termine per definire la situazione.

Ma l’attivista alla fine ha avuto ragione proprio dalle immagini che emergono a Meikhtila nella Birmania Centrale scoppiati il 20 di marzo. I disordini che son oscoppiati a partire da una lite tra un orafo islamico e alcuni clienti buddisti, hanno mietuto almeno 30 vittime mentre sono state distrutte varie moschee, scuole islamiche e abitazioni private. Migliaia di cittadini, buddisti e musulmani, sono scappati dalla città in fiamme e cenere.
La sera del 21 marzo il giornale di Yangon Eleven News pubblicava le foto di una lunga fila di musulmani costretti ad abbandonare la città. La cosa significativa di queste immagini è che la folla, composta anche di donne e bambini, erano costrette a tenere le mani in alto mentre erano scortate da forze di sicurezza. Lì vicino gente del posto e monaci buddisti armati li vedevano andarsene, somigliando così alle tante immagini deprimenti delle migliaia di profughi ebrei scortati dai soldati nazisti ai campi diconcentramento durante la seconda guerra mondiale.
Ma non sono solo le foto a fare di questo movimento anti islamico uno spettacolo razzista, ma anche le ideologie e le azioni di questa gente, l’ideologia etnico religiosa rassomigliano a quello che caratterizzò il nazismo tedesco sotto Hitler.

Per primo c’è una serie di azioni cosnsitenti ed osservabili. L’elemento più cruciale è la nuova campagna inventata quest’anno 969. In un pase dove la numerologia ha un grande potere, è un movimento di massa legato al buddismo guidato da monaci estremisti tra i quali il famoso Wirathu. 969 è derivato dalla tradizione buddista in cui i Tre Gioielli Tiratana sono composti di 24 attributi, 9 Buddah, 6 Dhamma, 9 Sangha. Si dice comunque nel movimento che seguono il modello musulmano 786 che è usato solo nella tradizione musulmana dell’Asia Meridionale, una rappresentazione della frase Coranica “nel nome di Allah, il più grazioso, il più misericordioso”.
I birmani hanno sempre interpretato il 786 come una cospirazione musulmana per prendere il potere nel mondo nel 21 secolo, dal momento che vedono 786 come 21, la somma di 7, 8 e 6. In opposizione ad esso il movimento ha coniato 969 come simbolo di un movimento religioso.

Le bandiere di questo movimento sono gli adesivi che si possono vedere in tante città del paese, come una campagna pubblica. Nelle passate settimane tanti tassì e motociclette portavano questi adesivi.

Per chi vi aderisce 969 è la protezione della razza e della religione con mezzi pacifici. In pratica è esplicitamente una campagna antimusulmana e non sulla natura di Budda di tutti gli esseri, come insegnato da Buddha stesso. In tante città per la Birmania, compreso la regione della capitale, ci sono comitati 969 che organizzano eventi e prediche religiose e distribuiscono materiale anti musulmano, libri, CD e manifestini.
Il movimento del 969 ha come obiettivo aspetti economici affermando che i musulmani dominano l’economia birmana e che perciò i buddisti non devono commerciare con loro. Invece affermano che i buddisti devono comprare e vendere solo presso negozi buddisti che mostrano l’etichetta 969. Nello stato Karen sono persino costretti i buddisti a commerciare solo con buddisti. Al momento 969 coprono un vasto campo di negozi da ristoranti medi a caffé a negozi di tè.

Le raccolte di monaci buddisti che escono fuori come funghi per il paese trattano del 969. CD audio e video degli incontri oltre agli adesivi antimusulmani si vendono nei negozi di alimenti, di telefonini, nei caffè, e tanto materiale si trova su internet. A Yangon si suonano e vedono i vari CD per la strada, diffondendosi per il paese insieme ai monaci e agli aderenti del movimento.

In Birmania i musulmani sono disegnati come pericolosi stranieri che vennero nel paese per dominare in ogni aspetto della vita. Sono accusati di dominare l’economia, di distruggere l’anima culturale del paese diffondendo l’Islam in ogni modo possibile, di attirare le donne verso l’Islam e monopolizzare il potere politico. L’ansia principale è che la nazione razza birmana si estinguerà se i menzogneri, gli stranieri, la gente senza scrupolo e quelli che mordono la mano del proprio padrone, cioè i musulmani visti come cani, non saranno espulsi.

Fare la vittima sembra essere la chiave. Il tema consistente è che i musulmani fanno tuttto il dolore possibile alla comunità e al paese. Persino quello che è riconosciuto come un difensore della pace, il monaco Ashin Nyanissara, diceva a Democratic Voice of Burma il 21 marzo, che i musulmani come ospiti dovrebbero rispettare ed essere educati verso i loro ospitanti come se l’attuale tensione religiosa fosse colpa loro.

Ci sono altri elementi importanti. Vari volumi di libri anti musulmani scritti da monaci buddisti sono intitolati in modo simile: “La paura di perdere la nazione e razza”. Questi libri che circolano da alcuni anni sono le guide per le campagne di odio, presentando storie di musulmani pericolosi e odiosi che sposano senza senso di equità donne buddiste o sposandole senza consenso, tentando di rimpiazzare il buddismo con l’Islam, e intraprendendo missioni universali per dominare il mondo economicamente, politicamente e culturalmente. I musulmani quindi prenderanno il sopravvento sulla nazione buddista se non si fanno azioni efficaci per neutralizzarli e distruggere ogni centro musulmano. La cittadinanza si suppone essere definita per linea di sangue come ha detto recentemente il ministro dell’immigrazione Khin Yi.

Ma un movimento neonazista non funziona se non ha un appoggio popolare. Che centinaia di persone ascoltino i discorsi del 969 attesta la sua nascita. Questa non è solo pubblica accettazione, ma seguono azioni come la distruzione di negozi musulmani nello stato Mon agli inizi di questo mese dopo le riunioni del movimento 969.

Sui siti come Facebook vari gruppi si riferiscono al movimento 969 come gruppi privati con numi in birmano. I membri vanno da un centinaio a qualche centinaio. Sono pagine pubbliche come il Comitato del Movimento Nazionale di Myanmar che ha registrato 15499 preferenze. Il sostegno popolare si riflette anche nei commenti degli utenti birmani di Facebook. Le traduzioni che seguono sulle pagine di due notiziari musulmani locali mostrano la serietà della situazione.

Felici, felici. Cacciamo quella specie di cani, fligli di cagna e prostitute” … “Buone notizie, tutti i musulmani devono morire” … “Troppo poco che sono morti solo 20 persone. Devono morire tutti. Tutte le moschee devono essere distrutte.”
Il movimento neonazista che denunciava Maung Zarni cresce. Quelli che sono dietro questo movimento si muovono liberamente per il paese, mobilitando sostenitori r distribuendo messaggi di odio ad un livello allarmante.

Se non si affronta questo movimento la violenza continua e le tensioni interne in un paese così etnicamente differente sono il futuro. Che una vicenda personale ad un engozio sia scoppiato in una violenza di grande scala a Meiktila è un avvertimento preoccupante.

 

 

 

3. Carlos Sardina Galache: Il movimento 969, il buddismo e la violenza antimusulmana in Birmania [www.dvb.no 10 maggio 2013]


Nella capitale dello stato birmano Mon, Moulmein, sulla costa meridionale birmana tutto sembra pacifico nonostante i tanti adesivi 969 attaccati un po’ dovunque nella città.

In un negozietto dell’oro nel mercato centrale, l’adesivo che rappresenta i tre gioielli nel buddismo si trova su un piccolo altarino dedicato al Budda. “Serve a ricordare che questo è un negozio buddista, e così loro possono comprare qui, ma anche i clienti musulmani possono venir qui.” spiega il proprietario del negozietto.

Il simbolo diventato ora infame è anche usato per promuovere una forma estrema di nazionalismo religioso in Birmania ed è stato collegato alla recente esplosione di violenza contro i musulmani che ha fatto oltre 40 morti e ha devastato migliaia di case in tutto il paese a Marzo scorso. Il suo difensore più sfrenato, un autoproclamato Bin Laden Birmano, il monaco Ashin Wirathu, ha conquistato le prime pagine dei giornali in tutto il mondo per aver alimentato di propaganda islamofoba sotto le vesti di una campagna per 969.

Ma lo stesso logo è stato disegnato qui a Moulmein, una cittadina con una buona percentuale di musulmani, dal segretario del movimento, Ashin Sada Ma, e lanciato alcuni mesi fa. Mentre siede nel suo ufficio pieno zeppo di adesivi e documenti, il monaco di 37 anni proveniente dal monastero di Mya Sadi, parla con molta passione sul suo lavoro grafico.

I leoni simboleggiano l’audacia, l’elefante la forza, il cavallo la velocità e il bue gli antenati.” spiega Ashin Sada Ma, riferendosi ad una antica effige buddista dei quattro animali che si trova nel centro del logo, i fondamenti di Ashoka. Re Ahoka, un re indiano del III secolo diffuse il buddismo in Birmania e riceve tanti elogi.

Se qualcuno vuole fare qualcosa di buono per il buddismo, per il paese o la gente, deve avere lo spirito del Re Ashoka, con le qualità dei quattro animali nel proprio cuore” La campagna, a suo dire, è intesa ad educare i giovani sul valore del patrimonio buddista. “Oggi i giovani non conoscono i gioielli del buddismo e questo logo vuole ricordarlo.”

Quando mette il simbolo, la persona deve pregare e recitare” dice ripetendo un insieme di istruzioni che sono accluse col logo. “Deve essere usato per tutto il paese per mostrare l’unità. Se il simbolo è usato da persone di altre religioni devono essere denunciati”.

Formalmente il logo fu lanciato il 30 ottobre dello scorso anno, nel giorno di luna piena di una festività del calendario birmano, Thadingyut. Ma Sada Ma nega che la violenza dell’Arakan, che vide i buddisti contro i Rohingya musulmani a giugno ed ottobre, ha influenzato la campagna. Dice che era stato pensato molti mesi prima. In seguito però aggiunge che i Bengali, termine che descrive come gli apolidi Rohingya sono visti dal governo e da tanti cittadini, alimentano il conflitto “emigrando” in Birmania anche se la maggioranza di loro vive da secoli nel paese.

Se arrivano, possono facilmente influenzare il nostro paese. Provano a migliorare la propria vita nel nostro paese e nella nostra terra. Questo simbolo perciò e la campagna sono intesi a proteggere noi stessi. Temo che i Bengali musulmani siano terroristi ed hanno la missione di islamizzare il nostro paese.”

Benché Sada Ma si ostini a dire he la campagna non mira ai musulmani, teme che Islam si diffonda nell’Asia. “Sono piccoli parti di Asia sono ora Buddisti. Nel passato l’Indonesia, Bangladesh, Afghanistan e tanti altri paesi, Iraq e Turchia inclusi, erano buddisti, ma ora non più.”

Sada Ma che fu nominato segretario del movimento nello stato Mon subito dopo il lancio della campagna, si affretta ad aggiungere che la campagna, che ormai si è diffusa on ogni stato birmano, non è un’organizzazione nazionale, ma opera autonomamente in regioni differenti. “In altri luoghi diffondono il simbolo per conto loro. Altre città usano il logo per i propri scopi.”

Insiste che Wirathu, che è stato largamente criticato per i suoi discorsi di odio contro i musulmani che invitano i buddisti a non sposare o commerciare con loro, agisce anche dindipendentemente dal movimento originale 969.

Spiega che Wirathu vuole essere unito come lo sono i musulmani, sebbene il proibire il matrimonio interreligioso non sia “il modo buddista” tradizionale. Comunque evita del tutto di ripudiare le idee di Wirathu. “Sono accettabili se aiutano il buddismo”.

In un’intervista rilasciata a DVB ad Aprile, il monaco Wirathu sedeva in alto su una sedia con vaste gigantografie di se stesso appese al muro, mentre affermava di aver scoperto una “cospirazione musulmana” per conquistare la Birmania attraverso lo sfruttamento economico e il matrimonio interreligioso.

Se i buddisti non fanno qualcosa per fermarlo, l’intero paese sarà come la regione Mayu nello stato dell’Arakan per il 2100.” dice Wirathu parlando della zona Mayu a maggioranza Rohingya “I buddisti possono parlare con i musulmani ma non sposarli; possono essere amici ma non commerciare con loro”

Sebbene l’ultima ondata di violenza scoppiata a Meikhtila sia avvenuta dopo alcuni discorsi infiammati di Wirathu, Sada Ma nega che il monaco incitasse alla violenza e nega ogni responsabilità, indicando l’assenza di violenza contro i musulmani nello stato Mon dove è nata la campagna.

Molti affermano che “969” sia una diretta risposta all’uso prolifico del numero 786 tra i musulmani in Birmania, affermando che il fatto che la somma fa 21 indica la loro intenzione di islamizzare il paese nel 21 secolo. Un Imam di una delle più grandi moschee di Rangoon insiste che i musulmani usano 786 solo “per chiedere a dio aiuto e aver buona fortuna”.

Non c’è una storia di terrorismo islamico o di attacchi contro i buddisti in Birmania” dice l’Imam aggiungendo che gli Imam “usano i loro sermoni per fare appello ai giovani musulmani per mantenere la calma e non rispondere alle provocazioni dei terroristi buddisti.”

Secondo l’Imam, che ha chiesto l’anonimato, elementi nel governo sostengono attivamente il movimento 696, Wirathu e la violenza contro i musulmani nel paese. E’ sospetto condiviso da molti, anche buddisti, perché da all’esercito l’opportunità di presentarsi come la sola istituzione capace di imporre l’ordine. Uno di loro è Ashin Pum Na Wontha, un monaco buddista che ha alle spalle una lunga storia di militanza. Fa parte del Peace Cultivation Network che promuove il dialogo interreligioso ed è uno dei pochi a difendere i Rohingya come cittadini legittimi.

Sia Wirathu che il movimento 969 ricevono sostegno finanziario dagli amici della giunta … Alcuni uomini d’affari musulmani hanno grandi ricchezze in vari settori specialmente nelle regioni centrali del paese e loro li vogliono.” sostiene il monaco. Ha anche accusato i militari di alimentare la violenza per “stabilire una relazione di lavoro con il governo civile” in modo simile a quello che accadde nel 1958 quando il primo governo birmano civile trasferì il potere all’esercito nel tentativo di controllare la crescita degli scontri etnici del paese.

Qualunque sia la veridicità di queste accuse, la campagna del 969 e i sentimenti antimusulmani si stanno diffondendo rapidamente per tutta la Birmania senza grande intervento del governo. Ultimamente si è diffusa nella provincia di Okkan, a sessanta chilometri da Rangoon riaccendendo le preoccupazioni che queste sollevazioni religiose possano diffondere in tutto il paese.



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Category: Culture e Religioni, Movimenti, Osservatorio internazionale

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