Lucia Capuzzi: Gisela Mota, alcadesa di Temixco assassinata dai narcotrafficanti

| 4 Gennaio 2016 | Comments (0)

 

Diffondiamo da Avvenire.it del 4 gennaio 2016

1. Messico, assassinata sindaca anti-narcos
Avvenire 4 gennaio 2016
Aveva promesso ai suoi concittadini di Temixco, cittadina dello stato messicano di Morelos, una lotta senza quartiere ai narcotrafficanti. E questi hanno atteso solo poche ore dopo il suo insediamento per colpire la giovane sindaco Gisela Mota, appena 33enne, e crivellarla di colpi nella sua casa.

 

 

Mota, ex deputata federale del Partito della Rivoluzione Democratica (Prd), di centro-sinistra, era stata eletta trionfalmente alla carica lo scorso luglio, con la promessa di fare di tutto per riportare la legalità nella sua cittadina di Temixco, 85 chilometri a sud di Città del Messico, circa 90.000 abitanti che ne fanno quasi un sobborgo – finora ridente, pieno di giardini e di verde – di Cuernavaca, il popoloso capoluogo di Morelos, vicino al confine con lo stato di Guerrero. Morelos, a differenza dello stato vicino, è ancora “terra di nessuno” nello scontro fra i grandi cartelli della criminalità organizzata, che in Messico fanno e disfano i potenti, rapiscono, torturano e uccidono chiunque si metta di traverso e impongono la loro morsa di violenza e morte su intere comunità.

Sabato la giovane Mota aveva prestato giuramento e si era insediata nel primo giorno del primo dei tre anni del suo mandato. Alle 7 di mattina, ora locale, quattro uomini armati sono entrati nella sua casa e l’hanno uccisa. Ma il furgone nero degli assassini – scrive il sito del giornale locale Diario de Morelos – è stato poi inseguito da una pattuglia della polizia, probabilmente allertata dopo il blitz, che ha ingaggiato con i sicari una sparatoria, terminata con l’uccisione di due di essi e con l’arresto di altri tre, fra cui una donna.

Una nota della polizia dichiara che sono stati i sicari ad aprire il fuoco per primi. In un’altra auto, guidata da una quinta persona, gli agenti hanno trovato armi, fra cui un fucile automatico, e una mascherina da sci. Gli arrestati sono una donna di 32 anni, un 18enne e un minore.

Le foto diffuse dai media messicani e internazionali mostrano due giovanissimi ragazzi, adolescenti o poco più, capelli corti, seduti ammanettati sul sedile posteriore di un’auto della polizia che guardano l’obiettivo con aria di sfida. Sulla matrice dell’assassinio le autorità non sembrano avere dubbi: il governatore dello stato di Morelos, Graco Ramirez, senza nominare alcun particolare cartello della droga, ha promesso che “non ci sarà alcuna impunità” per gli autori di questo crimine e che “non ci sarà alcun cedimento” al crimine organizzato. E il suo partito, il Prd, in una nota elogia una “donna forte e coraggiosa che nell’assumere l’incarico di sindaco ha dichiarato che la guerra al crimine sarebbe stata frontale e diretta”.

Ma se l’incarico della coraggiosa Gisela Mota non è durato che lo spazio d’un mattino, la sua morte è solo l’ultimo, clamoroso grano di un rosario infinito di sangue, che annovera politici, amministratori, giornalisti, poliziotti, donne e migliaia e migliaia di vittime quasi senza nome. Secondo il Prd, sono quasi 100 i sindaci messicani uccisi in un decennio, quasi tutti dai narcos. Nel vicino stato di Guerrero una giovane donna candidata sindaco di Oxtotitlan, Aidé Nava Gonzales, anch’essa del Prd, lo scorso marzo è stata rapita e il suo corpo è stato trovato decapitato e coperto con un lenzuolo con un messaggio di minacce (“narcomanta”). Prima di lei era toccato al marito, assassinato, e al figlio, rapito nel 2014 e mai più ritrovato. Lo scorso giugno nello stato di Guanajuato è stato inoltre assassinato il sindaco eletto e non ancora insediato di Jerecuaro.

 

2. Lucia Capuzzi: Soldi o morte la dura legge dei Narcos

Avvenire.it 4 gennaio 2016

 

“Plata o plomo”. Soldi o piombo. I narcos messicani non ammettono alcun altra alternativa. Gisela Mota ha rifiutato la “plata”. Anzi, per l’intera campagna ha promesso di ripulire il municipio di Temixco, nello Stato del Morelos, dalla corruzione. A cominciare dalla polizia locale. Il piombo non s’è fatto attendere. Il giorno dopo l’insediamento della neo-sindaco, un commando ha fatto irruzione nella sua casa e l’ha crivellata di proiettili.
“Plomo”. La notizia, circolata sabato notte sui Social Media, è rimbalzata in breve sui media internazionali. Probabilmente, a renderla “più appetibile” il fatto che Gisela Mota fosse una ragazza di 33 anni. E che, a dispetto dell’età e del machismo imperante nella narco-cultura, abbia sfidato i potenti “signori della droga”. La giovane, così, è diventata un simbolo: l’emblema dei 73 primi cittadini assassinati prima di lei negli ultimi dieci anni, cioè da quando è esplosa “ufficialmente” la narcoguerra. Gisela, la “numero 74”, è, dunque, l’ultima di una lunga serie. Destinata, probabilmente, a non interrompersi con lei.
Non è un segreto che il sindaco sia un lavoro “ad alto” rischio in Messico. Come il giornalista, l’insegnante, il sacerdote, il politico, il poliziotto. La conquista dei “comuni” da parte del narcotraffico si è intensificata negli ultimi anni. L’offensiva lanciata dall’ex presidente Felipe Calderón non ha sconfitto i gruppi criminali bensì ne ha modificato gli equilibri reciproci. Alcuni cartelli si sono “accorpati”, come Sinaloa e Los Zetas, diventando multinazionali delinquenziali. Altri si sono frammentati. Nel caos, lo Stato ha perso il monopolio della violenza, a spese delle mafie.
Che (grandi organizzazioni criminali) non si limitano a controllare i “corridoio di spaccio”, ovvero le vie attraverso cui trasportare la cocaina verso i consumatori statunitensi ed europei. Hanno dato il via alla “conquista del territorio”, da cui estrarre risorse con il giro di estorsioni e garantirsi roccheforti sicure, dalle intrusioni delle autorità e dei rivali. Una specie di feudalesimo criminale conseguito attraverso un sistema di corruzione generalizzata e l’imposizione di una serie di candidati amici. I narco-sindaci, come dimostra il caso di José Luis Abarca a Iguala, mente della sparizione di 43 studenti, sono una realtà diffusa, soprattutto nel Messico rurale.
Il Morelos – culla della rivoluzione messicana e patria di Emiliano Zapata – è diventato uno dei fronti caldi della narco-guerra. Lo Stato confina con il Guerrero e i suoi campi di eroina, contesi tra cinque mafie: Sinaloa, Familia Michoacana, Beltrán Leyva, Jalisco e Cavalieri Templari. In particolare, a uccidere Gisela Mota, sarebbero stati sicari di Los Rojos, uno dei bracci armati legati al cartello di Beltrán Leyva. Lo Stato ha risposto imponendo il “mando unico”, cioè mettendo il municipio sotto controllo della Gendarmeria nazionale. E promettendo giustizia. Con un tasso di impunità intorno al 98 per cento, però, pochi sono disposti a credere ai discorsi ufficiali.

 

Category: Donne, lavoro, femminismi, Osservatorio America Latina, Osservatorio internazionale

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About Lucia Capuzzi: Lucia Capuzzi è nata a Cagliari nel 1978 dove si è laureata in Scienze Politiche. Ha poi conseguito un dottorato di ricerca in «Storia dei Partiti e dei Movimenti Politici» all’Università di Urbino, svolgendo una ricerca sull’emigrazione italiana in Argentina nel secondo dopoguerra. Da questo studio è nato il libro La frontiera immaginata. Profilo politico e sociale dell’emigrazione italiana in Argentina nel secondo dopoguerra (Franco Angeli 2006). Ha pubblicato inoltre Colombia. La guerra (in)finita, Marietti, Genova-Milano 2012; Adiós Fidel. Fede e dissenso nella Cuba dei Castro (con Nello Scavo), Lindau, Torino 2011; Haiti. Il silenzio infranto, Marietti, Genova-Milano 2010. Dal 2004 ha intrapreso la carriera giornalistica. Ha lavorato per il Tg Leonardo della Rai. Attualmente lavora nella redazione Esteri di Avvenire e si occupa in particolare di questioni latinoamericane. Per le Edizioni San Paolo ha pubblicato Coca Rosso Sangue. Sulle strade della droga da Tijuana a Gioia Tauro (2013).

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