Josè Jorge Chade: L’inclusione educativa nell’Argentina di oggi

| 4 Marzo 2013 | Comments (0)

 

 

 

Josè Jorge Chade si è laureato in fonoaudiologia all’Università di Aconcagua, Mendoza (Argentina ) e si è specializzato in Riabilitazione psicofisica, Neuropsicologia del linguaggio e dell’apprendimento e Scienze della comunicazione umana. E’ docente a contratto presso la Facoltà di scienze della formazione di Bologna. Ha pubblicato nelle edizioni Erikson  Il linguaggio del bambino (lo sviluppo, le difficoltà e gli interventi) e , con Adriano Temporini, 110 giochi per ridurre l’handicap.

 

 

Premessa

In questo lavoro si parte del concetto di inclusione educativa che propone l’UNESCO, così come é stato enunciato dalla convocatoria del Laboratorio Regionale sull’Educazione inclusiva del Cono Sur e Regione Andina (2007). In questa prospettiva, l’inclusione educativa è il processo di identificare e rispondere alla diversità dei bisogni di tutti gli studenti a traverso la maggiore partecipazione nell’apprendimento, le culture e le comunità, riducendo l’esclusione nell’educazione.

Comprende cambiamenti e modifiche nei contenuti, strutture e strategie, con una visione comune che include a tutti i bambini e bambine e la convinzione di che è responsabilità del sistema regolare, educare a tutti i bambini.

Vista in questo modo l’inclusione educativa, la proposta sarebbe che ogni bambino, bambina, giovani e adulti dovrebbero avere delle opportunita equivalenti di apprendimento indipendentemente dai loro antecedenti sociali e culturali e dalle loro differenti abilità e capacità. Avere delle opportunità di apprendimento equivalenti non implica che le stesse debbano essere omogenee. Si tratta di provvedere un’offerta che assista la diversità e che sia adeguata alle originalità dei soggetti, senza che ciò comprometta il sistema educativo. Questo suppone la ricerca permanente delle vie adeguate per raggiungere questo obiettivo. Inoltre, la diversità è una caratteristica intrínseca dei soggetti (in questo caso alunni) e, pertanto, non deve essere vista come un problema un ostacolo che si deve affrontare, ma come un’esperienza che arrichisce. Di conseguenza, in questo lavoro parto dell’idea che l’inclusione si raggiunga a partire da un’integrazione  nella diversità.

Per fare ciò, il sistema educativo deve avere una capacità di risposta di fronte alle necessità educative di ogni gruppo. L’educazione inclusiva, sebbene deve essere considerata come un problema trasversale, implica la responsabilità morale di dare priorità agli alunni e alle alunne in situazione di rischio di essere emarginati ed esclusi dalla scuola, e/o di raggiungere scarsi risultati nei loro apprendimenti. Per ultimo, non basta  includere  bambini e giovani dentro la scuola. Ogni azione educativa, dovrebbe avere come fine primario un apprendimento significativo e di qualità e questo presuppone non solo l’acquisizione di contenuti “sostantivi” ma anche la capacità di risolvere problemi e continuare ad apprendere durante tutta la vita.

Allo scopo di analizzare la problematica nel caso dell’Argentina in questo lavoro analizzerò le principali azioni di inclusione educativa portate avanti dallo Stato Nazionale (nel periodo 1993-2007), indicando le sue caratteristiche, le continuità e rutture. In particolare mi riferirò alle azioni di inclusione educativa che considerano popolazioni che per le loro peculiarità, hanno bisogno nel contesto attuale di  interventi prioritari:

  1. Persone in situazione di vulnerabilità sociale

  2. Persone con necessità educative in base ad alcuni handicap.

  3. Coloro che appartengono ai popoli originari dell’Argentina.

Per quanto riguarda le politiche di Stato riferite all’inclusione educativa considererò due periodi. Il primo coincidente con la sanzione della legge Federale di Educazione e l’implementazione del Piano Sociale Educativo, periodo  che inizia nel 1993 e prosegue fino all’anno 2000. Il secondo periodo è quello che inizia nel 2003 e arriva fino ad oggi . In questo periodo possono essere individuate alcune crepe nel confronto con le politiche precedenti, considerando la proposto di un cambiamento nella politica educativa riferita all’inclusione. L’azione più forte è stata la Legge di Educazione Nazionale del 2006. Questa legge, che sostituisce la Legge Federale di Educazione, è stata varata insieme ad altre leggi che propongono cambiamenti sostanziali del sistema educativo.

 

1. Dati generali del sistema educativo argentino

Per permettere una lettura adeguata dei dati sul sistema educativo argentino è importante tener presente il  proceso sociale che ha  colpito la popolazione scolastica: l’impoverimento degli ultimi 25 anni.

Nel 1980 l’indice di povertà in Argentina era inferiore al 10% e l’indigenza era intorno al 2% (Gasparini, Marchioni e Sosa Escudero, 2000). Dopo il 1980 questi indici sono aumentati in maniera sostenuta (Minujin,1993), registrandosi un forte picco nel 1989, a causa della crisi iperinflazionaria. Nonostante, si registrase una diminuzione negli anni succesivi (dato che l’iperinflazione fu qualcosa di eccezionale) a partire degli anni 90 si realizza un forte e progressivo aumento della povertà e l’indigenza. Tutto ciò associato alla mancanza di posti di lavoro e al deterioramento delle condizioni lavorative. Compaiono sulla scena i nuovi poveri, settori della classe media che videro compromesse fortemente le loro condizioni di impiego e di vita e non riuscirono a uscire dalla “caduta” (Minujin y Kesler, 1995)

Nel 2002 la povertà arriva al suo índice più alto, con il 56% della popolazione al di sotto della línea di poverta. Nel periodo 2000-2003 non succedono grandi cambiamenti nelle politiche educative anche se si verificò un cambio di gestione (presidenza di F. De la Rua) perché la profonda crisi sociale ed economica non permise di portare avanti nuove politiche educative orientate all’inclusione. Si cercò complessivamente di contenere i danni alla popolazione scolastica in una situazione fortemente critica.

Attualmente, la povertà è diminuita. Le ultime cifre disponibili indicano che nel primo semestre del 2007, il 23,4% delle persone si trova al di sotto della linea di povertà e l’ 8,2% al di sotto della linea di indigenza. Nonostante questi cambiamenti, la povertà non è un fenomeno “superato” Al di là dei miglioramenti nelle condizioni di vita, esistono ancora molti individui che si trovano in condizioni di “vulnerabilità sociale” (Freijoo,2003). Si tratta di quella parte della popolazione che ha  inserimenti lavorativi precari e oscilla attorno alla linea di povertà, con il rischio permanente di scendere al di sotto di quella soglia .

Durante il 2005 il sistema educativo argentino aveva 10.885.334 alunni ed una gran parte era assistita per permettere una educazione generalizzata a tutti i livelli. Lo Stato provvede per il 73,4% dell’educazione comune per l’educazione  speciale, artistica e per le persone adulte.

Le tasse di scolarizzazione della popolazione sono aumentate nelle ultime decadi. Nel penultimo censimento nazionale della popolazione (2001) il livello di istruzione primaria era raggiunto dalla  quasi la totalità dei bambini (98,1%) ed occorre sottolineare che si tratta del livello di maggiore diffusione della istruzione primaria che ha avuto storicamente il sistema educativo argentino: uno dei risultati  più alti dell’America Latina.

Per quanto riguarda i livelli di istruzione secondaria, l’aumento della scolarizzazione ha permesso l’accesso a settori della popolazione che tradizionalmente non arrivavano alla scuola secondaria; si tratta di giovani provenienti dai gruppi socialmente più svantaggiati. Senza dubbio si è trattato di un elemento importante di democratizzazione, ma, nonostante i miglioramenti, l’inclusione dei giovani e delle giovani nel sistema della scuola secondaria è ancora una delle grandi sfide che deve affrontare il  sistema educativo argentino.

Diversi studi  recenti sul tema (Tiramonti, 2004; Kesler, 2002 y 2005; Dussel , Brito e Nunez ,2007) convergono nel sottolineare, che la “massificazione” della scuola secondaria impone nuovi problemi a una istituzione caratterizzata da tradizioni pedagogiche e organizzative fortemente radicata in una tradizionale scuola pensata per una  élite. La struttura organizzativa della attuale scuola secondaria argentina fa si che si presenti difficile l’integrazione delle caratteristiche sociali e culturali che i “nuovi” alunni portano con sé (Tenti, 2000). Questi problemi si sono rafforzati  con la crisi socioeconomica che ha colpito il paese a partire dal 2001-2002.

 

2. Disuguaglianza scolastica nei settori socialmente vulnerabili

Come prevedibile i problemi nei percorsi scolastico sono soprattutto elevati quando si considerano i gruppi più svantaggiati. In questi casi, oltre all’analisi del rendimento all’interno del sistema educativo, occorre considerare la problematica dell’inclusione educativa tra le persone con vulnerabilità sociale.

La situazione di vulnerabilità sociale incide negativamente nel percorso scolastico sia dei bambini che dei giovani.

Le difficoltà per raggiungere livelli di  scolarità si intersecano con le altre diverse difficolta che condizionano fortemente il loro percorso scolastico. Incidono, ad esempio, le condizioni materiali di vita delle famiglie, cioè, le possibilità effettive che le famiglie hanno di poter mandare i figli a scuola. Tra i giovani e le giovani, ci sono due fattori determinanti che possono portare alla  decisione di abbandonare la scuola: la necesità di iniziare a lavorare per contribuire al sostegno della famiglia  e la maternità precoce. (Cerrutti e Binstock, 2005). Inoltre, molti e molte giovani che abbandonano la scuola lo fanno perché  nella loro storia di vita scolastica  hanno avuto troppi segnali di insuccesso (ripetenze, abbandoni per brevi periodi ecc..) che hanno influito sulla complessiva demotivazione a proseguire gli studi. Ci sono poi altri fattori più complessi che dipendono dal capitale culturale della famiglia di origine: incide moltissimo la scolarità dei genitori.

Il capitale culturale nelle famiglie si distribuisce in modo disiguale nella società, essendo ovviamente minore tra le persone che occupano le posizioni più basse nella piramide sociale.

Tenendo conto che oggi, la maggior parte della popolazione che chiede assistenza al sistema di educazione pubblica é povera o ha attraversato recentemente processi di pauperizzazione (Pereyra, 2003) , la sfida senza dubbio, centrale del sistema educativo argentino è quella di far raggiungere a questa parte della popolazione  l’inclusione piena (entrare nel sistema educativo per  rimanere e continuare ad apprendere) di queste popolazioni.

Non si tratta solo di un problema di “quantità”, il deterioramento delle condizioni di vita ha attraversato soprattutto  le popolazioni che richiedono spicificità educative come ad esempio  le popolazioni  indigene che da sempre sono collocate  tra gli strati sociali più poveri della società argentina.

 

3. L’educazione dei popoli indigeni

Nell’Argentina esiste un totale di 600.329 persone appartenenti ai popoli indigeni che tiene conto di tutte le etnie (INDEC,2007). Si possono individuare circa 30 etnie diverse, distribuite in tutte le province del paese: i  popoli Mapuche, Kolla, Toba e Wichi insieme raggruppano circa il 50% della popolazione .

Considerando la popolazione con più di cinque anni possiamo osservare che i bambini di queste etnie in età di frequentare la scuola primaria lo fanno in proporzione levemente inferiore rispetto alla media del paese. La maggioranza dei bambini tra 5 e 14 anni hanno sono scolarizzati ma quando si passa alla scuola secondaria il loro livello di scolarizzazione è nettamente  inferiore a quello raggiunto dalla  popolazione argentina non appartenente a queste etnie   (circa l’ 85%).

Purtroppo, non si hanno dati sistematici sul tipo di educazione che questi giovani appartenenti alle diverse etnie  ricevono ne si conoscono esperienze di interventi educativi adeguati alle diverse culture e  bisogni di ogni etnia. Attualmente iniziano esperienze di strategie scolastiche destinate alle popolazioni indigene che si realizzano in diverse provincie; esperienze  che tengono conto dei contenuti delle diverse culture e lingue originaria. Non è ancora  possibile valutare l’esito di queste esperienze tenendo conto  che sono tra loro molto diverse.  Rimane certamente ancora molto da fare per arrivare a una offerta ampia in educazione interculturale.

 

4. L’inclusione educativa e le persone disabili

Nell’Argentina esistono 2.176.123 persone disabili (INDEC, 2007). La disabilità rappresenta il 7% del totale della popolazione e in questa percentuale  si considerano le disabilità in tutte le classi di età. Per quanto riguarda il livello di educazione raggiunto, la gran parte delle persone con disabilità riesce a completare il livello della istruzione primaria ma non quello della scuola secondarie e  i livelli superiori sono pochissimo raggiunti . Esiste un visibile miglioramento nella situazione educativa soprattutto  per i livelli educativi raggiunti tra le generazioni più giovani.

Una gran parte della popolazione con disabilità è  assistita nella  scuola primaria anche se il livello di frequenza è minore rispetto alla popolazione senza disabilità. L’assistenza si riduce nella fase  che corrisponde al livello della istruzione secondaria e superiore.

Considerando i dati disponibili (INDEC, 2007), del totale di bambini (livello scuola primaria) con disabilità  il 56,5% frequenta scuola comune, il 17% frequenta una scuola speciale e un 7% frequenta in parte una scuola comune e una scuola speciale.

Tra i giovani (livello scuola secondaria)  con disabilità, il 20,2% frequenta scuola comune, un 9,3% frequenta una scuola speciale e un 3,5%  entrambe: comune e speciale.

Se si considerano le scuole speciali si può osservare che la maggior parte che frequenta questo tipo di scuole   ha un déficit mentale e solo in secondo luogo troviamo persone con problematiche fisiche.

Le tendenze pedagogiche attuali sottolineano la necesita della integrazione delle persone disabili nel sistema scolastico comune.

Nel nostro paese, solo il 27% di chi frequenta corsi di educazione speciale corresponde ad una scolarità integrata. Gli alunni con deficit mentale sono coloro che maggiormente si integrano alla scolarità comune.

La proporzione di alunni di educazione speciale che sono stati integrati si dividono, per ciclo scolare del seguente modo: il 27% di chi inizia un percorso  scolastico  è integrata; il 26%  di chi frequenta un corso di  educazione speciale  è integrata al livello primario; tra chi é nel livello secondario o polimodale l’integrazione raggiunge il 32% ma questo percentuale  è dovuta alla mancanza di offerta di educazione speciale nel livello medio.

Da sottolineare  le disuguaglianze regionali per quanto riguarda sia l’educazione speciale che i processi di integrazione/inclusione. In alcune regioni più del 50% di chi inizia certi percorsi  è integrata e in altre no. In sintesi, il principale problema che deve affrontare il sistema educativo argentino  nei confronti di persone con disabilità si riferisce sopratutto a la creazione di una offerte formativa al livello di scuola secondaria. Sono necessarie  maggiori risorse umane, una più adeguata formazione di formatori, la  costruzione di forti consensi al livello inter giurisdizionale non soltanto negli aspetti pedagogici e curriculari. In definitiva è necesssaria l’implementazione di un processo di coscientizzazione, e della sua importanza, nella popolazione scolastica e non.


5. Le politiche inclusive nell’Argentina oggi

Nel  periodo che dal 2002 arriva fino ad oggi,sono proseguite  azioni mirate. Le modalità d’intervento sono state tradotte in una specificazione maggiore attraverso programmi individuali destinati a popolazioni con necessità educative specifiche. Ogni programma affronta gli aspetti pedagogici e materiali della popolazione “specifica” in maniera integrata.

Oggi sono individuabili  i seguenti programmi:

Programma Nazionale d’Inclusione Educativa (PNIE)

Programma Integrale per l’Uguaglianza Educativa (PIUE)

Programma Nazionale di Educazione Interculturale Bilingue

Altre azioni sono di carattere strutturale:

La legge di Educazione Nazionale e la Legge sul Finanziamento Educativo.

 

Legge di Educazione Nazionale

Con questa legge sono stati realizzati  importanti cambiamenti riferiti all’inclusione educativa. In primo luogo la legge stabilisce l’obbligatorietà all’educazione secondaria e l’obbligo per parte dallo Stato di universalizzare l’offerta a partire dai 4 anni di età. In secondo luogo, e con un forte impatto riguardo all’inclusione, si stabilisce che il Sistema Educativo Nazionale deve avere considerare queste diverse modalità:

  • Educazione Artistica

  • Educazione tecnico professionale

  • Educazione Speciale

  • Educazione permanente di Giovani e Adulti

  • Educazione rurale

  • Educazione interculturale e bilingüe

  • Educazione in contesti di privazione della libertà

  • Educazione domiciliaria e ospedaliera

Questo implica che lo Stato deve non  solo promuovere, ma garantizzare l’accesso, la permanenza e l’offerta a tutte queste modalità.

 

La Educación especial

Oggi, l’educazione speciale fa parte dell’Area della Direzione Nazionale di Gestione Curricolare e Formazione Docente. Le linee di azione hanno come cornice il proposito di costruire in forma articolata con le diverse giuridizioni, delle proposte per lo sviluppo dell’Educazione Speciale che migliorino l’offerta educativa per gli alunni in situazione di svantaggio. Sempre avendo come orizzonte l’obiettivo diella integrazione/inclusione.

Dopo la nuova legge di Educazione Nazionale si ridimensiona il concetto d’inclusione partendo del riconoscimento delle modalità dell’educazione comune. Le politiche focalizzate, continuano, particolarmente quelle dirette alla popolazione socialmente vulnerabile. Nonostante questi risultati si possono fare diverse osservazioni che distinguono le politiche focalizzate del periodo attuale rispetto al  periodo precedente. In primo luogo, l’intervento non è diretto unicamente alla scuola; si include la comunità. In secondo luogo, si osserva una maggiore preponderanza della componente pedagogica. In terzo luogo, nel disegno delle politiche si avverte una maggiore complessità nella concettualizzazione e definizione dei problemi. Questi cambiamenti si osservano soprattutto nelle politiche dirette all’inclusione dei bambini e giovani socialmente più vulnerabili.

Il ruolo dello Stato diventa poi sempre più rilevante con la legge per ilFinanziamento Educativo stabilendo una fonte di risorse e le priorità di investimenti.

 

6. Sfide per il  futuro

Dopo l’analisi precedente   si può  concludere indicando le sfide che il sistema educativo argentino dovrà affrontare nel futuro:

Raggiungere una maggiore equita nella distribuzione delle opportunità  educative.

Aumentare l’inserimento  dei giovani nel sistema scolastico della secondaria.

Diminuire le ripetenze e gli abbandoni, migliorare la qualità di ciò che si apprende  a tutti i livelli

Maggiore equilibrio nell’offerta di educazione speciale nelle giurisdizioni.

Maggiore offerta del livello secondario e iniziale in bambini e giovani in situazioni di svantaggio.

Aumento dell’offerta per i giovani e adulti in contesti di privazione della libertà.

 

 

BIBLIOGRAFÍA

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-Chade, José Jorge. Incluir hoy. Ier. Encuentro Internacional de Inclusiòn Escolar y Social. Mendoza, Octubre 2010.

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FONTI STATISTICHE CONSULTATE

Instituto Nacional de Estadística y Censos de la República Argentina

Resultados:

-Encuesta Nacional Complementaria de Personas con Discapacidad

-Encuesta Nacional Complementaria de Pueblos Indígenas

-Encuesta permanente de Hogares: últimas cifras

-Encuesta Permanente de Hogares: Serie histórica

Disponibles en la World Wide Web: www.indec.gov.ar

Dirección Nacional de Información y Evaluación de la Calidad educativa. Ministerio de

Educación, Ciencia y Tecnología

Fuentes:

-Últimas cifras

-Anuario estadístico educativo 2005. Disponible en la World Wide Web:

www.me.gov.ar/diniece

 

 

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Category: Osservatorio internazionale

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About jose jorge chade: José Jorge Chade. Dopo la laurea in Fonoaudiologia all’Università di Aconcagua, Mendoza (Argentina), si è specializzato in Riabilitazione psicofisica, Neuropsicologia del linguaggio e dell’apprendimento e Scienze della comunicazione umana. È docente presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Bologna e insegna Pedagogia speciale presso la Facoltà di Scienze della Formazione Primaria di Reggio Emilia. Inoltre collabora con la Regione Emilia-Romagna e diversi Comuni e Istituzioni scolastiche per l’integrazione delle persone in situazione di handicap. Per le Edizioni Erickson ha pubblicato, con Adriano Temporini, 110 giochi per ridurre l’handicap (2000) e Il linguaggio del bambino. Lo sviluppo, le difficoltà gli interventi (2004)

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