Free Tibet Campaign contro gli Istituti Confucio nel Regno Unito

| 30 Marzo 2015 | Comments (0)

Su segnalazione di  Raimondo Bultrini  invitiamo a leggere nel sito Free Tibet org il Dossier Hosting a Dragon. Confucius class rooms in UK Schools. Su questa tematica diffondiamo questo testo presentato in Associazione Italia Tibet del 30 marzo 2015

 

30 marzo 2015. Il gruppo di sostegno al Tibet Free Tibet Campaign si appresta ad inviare lettere e dossier alle scuole e alle municipalità del Regno Unito che ospitano  gli “Istituti Confucio”, i corsi in lingua cinese finanziati dal governo di Pechino e definiti nel 2009 da Li Changchung, un alto funzionario del Partito Comunista, “una parte importante della propaganda cinese all’estero” (nella foto la pubblicizzazione di un evento).

Gli Istituti Confucio, un’istituzione creata dall’Ufficio “Hanban” del Ministero dell’Istruzione Cinese per promuovere la diffusione della lingua e della cultura cinese, sono presenti in tutto il mondo. Dall’apertura del primo Istituto, avvenuta a Seul nel novembre 2004, Hanban può contare oggi su 650 classi di cui oltre 90 presenti nel solo Regno Unito.

In un comunicato stampa rilasciato in data odierna, Free Tibet denuncia la mancanza di qualsiasi controllo preventivo sui programmi delle classi Confucio all’interno degli istituti scolastici. Un’indagine del gruppo londinese ha rivelato che la Cina attualmente finanzia con un ammontare annuo di 10.000 sterline ogni Istituto Confucio del Regno Unito. Hanban fornisce inoltre il materiale didattico, gli insegnanti (i cui salari sono pagati dal governo cinese) e sostiene economicamente i viaggi degli studenti in Cina. Gli insegnanti, attualmente un centinaio nel Regno Unito e il cui reclutamento è strettamente controllato dalle autorità cinesi, hanno l’obbligo di sostenere le posizioni e le direttive politiche del governo.

Free Tibet si appresta ad inviare a tutti le scuole che ospitano al loro interno un Istituto Confucio, un dossier intitolato “Hosting a Dragon” in cui si pone l’accento sui pericoli di queste classi, con particolare riferimento al sostegno economico fornito dal governo cinese,  alle materie insegnate e alla presenza di insegnanti ai quali è chiesto di fornire un’immagine assolutamente positiva della Cina, vietando loro ogni riferimento alle condizioni del popolo cinese all’interno di uno stato autoritario e ad importanti argomenti quali la democrazia, i diritti umani, Hong Kong e il Tibet. Temi che in Cina rimangono tabu sono Taiwan, ancora oggi descritta come “l’isola più grande della Cina”, Tiananmen, l’indipendenza del Tibet o il movimento Falun Gong.

Nella lettera che accompagna il dossier, Free Tibet chiede alle scuole di fornire delucidazioni sui passi intrapresi per evitare che la presenza degli Istituti Confucio e il sostegno economico fornito dal governo cinese si traducano in un automatico annullamento di ogni riferimento alla situazione dei diritti umani e all’occupazione del Tibet. Free Tibet si propone inoltre di aiutare le scuole nell’identificazione delle risorse e del materiale in grado di assicurare agli studenti una corretta informazione.

In Italia gli Istituti Confucio sono presenti nell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, a Firenze, Roma, Bologna, Milano (Università degli Studi e Università Cattolica), Venezia (Cà Foscari), Macerata, Torino, Pisa e Padova. Lo scorso anno, Stato Uniti e Canada hanno ordinato la chiusura immediata di numerosi Istituti.

 

 

 

Category: Osservatorio internazionale, Osservatorio Tibet

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About Raimondo Bultrini: Raimondo Bultrini, giornalista de La Repubblica, ha lavorato all’«Unità» e a «Paese Sera», occupandosi di temi politici, giornalismo investigativo e di denuncia sociale. Successivamente il suo interesse si è spostato alle filosofie orientali, alle politiche asiatiche e al buddhismo, diventando direttore delle riviste «Oriente» e «Merigar Letter». Dopo un anno trascorso in Cina e in Tibet seguendo il professore e maestro Choegyal Namkhai Norbu, ha scritto il libro In Tibet. Ha prodotto documentari per Samarcanda, Mixer, Format e La7 tra i quali La caduta del Muro di Pechino. Dal 2000 è collaboratore dal Sud-est asiatico del gruppo editoriale la Repubblica /L’espresso e ha pubblicato oltre 500 articoli sull’Asia, seguendo gli eventi più importanti per «la Repubblica», «L’espresso», «il Venerdì», «Limes» e «D donna». Dopo l’11 Settembre 2001 è stato inviato in Pakistan e Afghanistan. Nel 2002 ha diretto il film documentario Madre Teresa, una santa indiana. Fra le sue più importanti interviste, ci sono quelle effettuate nei numerosi incontri con il Dalai lama. Vive in Thailandia. Ha pubblicato: I prefetti e la zarina (1995); Il demone e il Dalai Lama: Tra Tibet e Cina. Mistica di un triplice omicidio (Baldini e Castoldi, 2008); Il diario di un viaggio in Tibet con Chögyal Namkhai Norbu (Edizioni Shang-shung)

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