Bruno Giorgini: La Jihad e noi

| 22 Luglio 2016 | Comments (0)

 


Pubblichiamo insieme a Q Code Magazine

Pare giunto il momento di guardare negli occhi il movimento della Jihad senza fare gli struzzi, e assumendolo in tutta la sua potenza, esplosiva in senso proprio e figurato. Potenza e complessità. Consideriamo la situazione francese per esempio. Quanti altri attentati come quelli del Bataclan e di Nizza potrà sopportare la Francia senza che si producano fratture catastrofiche nel corpo sociale e nella convivenza civile della nazione. Diciamo tre o quattro, un massimo di cinque prima che da qualche parte qualcuno decida che è giunta l’ora della vendetta, colpendo in modo violento e massivo cittadini/e di origine, cultura, religione mussulmana.

Già oggi la Francia è percorsa da una miriade di episodi contro i mussulmani che vanno dall’insulto allo sfregio sulle moschee a atti singoli di prepotenza e violenza privata, per così dire. Un attentato terroristico in grande stile contro  cittadini/e mussulmani/e potrebbe essere la premessa e/o l’innesco per una forma di guerra civile a bassa o alta intensità. Mentre sul piano politico le destre aumentano la loro forza e consistenza numerica militante nonchè elettorale, fino a una possibile vittoria alle prossime presidenziali, vuoi della destra classica vuoi del FN di Marine Le Pen, la destra nazionalista  già fascista. Uno scenario da incubo non solo per la Francia ma per l’intera Europa, che vedrebbe uno dei pilastri della UE sottoposto a tensioni tali che potrebbero farlo crollare.

La Jihad,  e in specifico Daesh, mi pare punti esattamente a questo risultato strategico, la frantumazione della UE con rotture inconciliabili nei più importanti paesi che la compongono, aprendo la strada a conflitti civili violenti tra etnie, culture, gruppi sociali.

Una UE che ha già parecchie fratture e guai, da ultimo la recentissima costituzione ancora in fieri di una Turchia islamista e dispotica guidata dal neosultano Erdogan che la UE ha pagato perchè organizzi e regoli il mercato dei nuovi schiavi, i profughi. Una scelta che allo stato attuale potrebbe rivelarsi devastante ben oltre i confini della Turchia stessa, dove per l’intanto viene sospesa con voto parlamentare la convenzione europea per il rispetto dei diritti umani – cosa accaduta solo in Grecia al tempo della dittatura fascista dei colonnelli – quelli civili e politici già essendo esangui.

L’altra mascella del moloch che stritola l’Europa è costituita dalla finanza e dai mercati cosidetti. Meglio: i mercanti. I mercanti di denaro, di armi, di petrolio, di esseri umani, di droghe e violenze criminali. Tutti dediti al massimo profitto ottenuto con la massima distruzione dell’umanità.

Ma torniamo alla Jihad. Si tratta di un movimento globale che opera sul piano culturale, religioso, politico, sociale e militare per conquistare il potere all’interno della nazione islamica. O se non tutto il potere, una quota consistente e riconoscibile di potere. Daesh o stato islamico che dir si voglia (sedicente, avvertono sempre i miei amici arabi democratico progressisti) all’interno della Jihad rappresenta e incarna il desiderio che alla nazione dell’Islam corrisponda uno stato, ovvero un territorio, un corpo di leggi – coraniche va da sè – e un insieme di istituzioni per il governo del popolo. Un nazione islamica di matrice sunnita, che gli scismatici – gli sciti – sono peggio degli apostati e come tali vanno cancellati tramite pulizia etnica. Qualcosa di diverso dalla collaudata monarchia saudita e dal sultanato turco in fieri, pur essi fondamentalisti ma per così dire impuri, ovvero contaminati da interessi e politiche che vanno oltre l’Islam.

Nella Jihad confluiscono sia oligarchie politico affaristiche di antico lignaggio, si pensi alla famiglia Bin Laden, che religiose; giovani ribelli in cerca di assoluto, di una causa assoluta e di un grande progetto, quale migliore della costruzione di uno stato ex-novo puramente islamico, almeno nelle intenzioni e nelle parole, non solo i vituperati giovani delle banlieues ma anche quelli istruiti nelle università figli della piccola e/o media borghesia, se non di ricchi petrolieri e sceicchi; aree di popolo lasciate, tra una guerra e l’altra, senza ni toit ni lois, ne tetto ne legge, per dirla con una formula francese, senza identità e prospettive, vittime della globalizzazione e dell’antico colonialismo nonchè moderno neo colonialismo.

L’altra gamba della Jihad, oltre allo stato islamico (sedicente) inventato da al – Baghdadi, è la guerra ai crociati, o infedeli, inventata da Bin Laden con l’attentato alle torri gemelle: colpire in qualunque modo, dall’aeroplano di allora al TIR di ora, i cittadini in un grattacielo o in strada, in discoteca o al ristorante, poco importa.

In sostanza colpire i cittadini per annichilire la vita urbana, per renderla tremebonda e/o blindata. Colpire i cittadini facendone strage per colpire la città, riducendola a un cumulo di paure e macerie, la strategia dei camion bomba a Baghadad, perchè la città è il luogo di scambio e comunicazione per eccellenza, il luogo dove si costruisce la libertà e la comunità, dove avvengono la formazione e lo scambio delle opinioni.

Ma la guerra ai crociati non inganni. La Jihad è un fenomeno endogeno del mondo mussulmano, che nasce da ideali, sogni, desideri, fratture, perturbazioni e instabilità proprie a quel mondo. Quindi cerca uno spazio vitale d’azione, e niente è meglio che trovare un nemico, tanto più è potente meglio è.

Le porcherie che l’Occidente – nozione quanto mai vaga e ingannevole ma per ora teniamocela – ha inflitto a altri popoli e nazioni non sono l’elemento primigenio da cui trae origine la Jihad. Diciamone due tra le peggiori. La guerra scatenata da Bush e Blair contro l’Irak con tanto di fanfare al seguito, vergognosa, demenziale, inutilmente crudele, e dulcis in fundo generatrice del futuro Daesh, in senso stretto con armi e bagagli al seguito; la quotidiana strage di profughi che fuggono dal Nord Africa affondando a migliaia nel Mare Nostrum, quando basterebbe mettere in opera una linea di traghetti tra la Sicilia e quelle terre – diciamo il territorio libico – ovviamente traghetti difesi dalla nostra Marina, oppure direttamente navi militari che traghettano, per togliere acqua ai mercanti di esseri umani, e agli stessi Jihadisti.

Epperò la Jihad non nasce da questo, seppure di questo nutra in parte la sua guerra. Lo dico in altri termini: la Jihad non è una reazione , ma una azione pensata, voluta, direttta e organizzata in piena autonomia. D’altra parte chi a ogni piè sospinto chiama in causa le nostre colpe per spiegare l’attuale guerra jihadista sottovaluta (per un sottofondo di inconscio razzismo?) l’intelligenza e la volontà dei dirigenti e militanti jihadisti. In un qualche modo pecca di una sorta eurocentrismo, o occidentocentrismo (parola orrenda), per cui tutto quel che capita al mondo è colpa o merito di noi occidentali.

Non è così. Bisogna rassegnarsi a  pensare la Jihad come un fenomeno autogenerato e autorganizzato, con una propria intelligenza collettiva strategica, suoi codici di comunicazione e informazione, suoi strumenti di decisione. Non siamo di fronte agli ottusi “barbari” che a testa bassa ci attaccano magari con l’anello al naso, perchè li abbiamo resi schiavi.

Infatti un camionista appassionato di arti marziali, armato solo di un camion appunto e di una pistola, in pieno stato d’eccezione quale vige in Francia ormai da molti mesi, in una città come Nizza, ha pensato, organizzato e portato a termine uno degli attacchi più sanguinosi e devastanti, un’orrenda strage, durante un evento altamente simbolico come i festeggiamenti per la presa della Bastiglia. Poi abbiamo ascoltato le idiozie sul fatto che fosse cerebroleso o psicolabile o depresso. E che invece di pregare sul Corano, pare andasse a puttane. Quasi che le due cose fossero incompatibili. Quasi che avere una ispirazione religiosa fondamentalista significasse essere senza peccato.

Sarebbe quindi il caso di osservare da vicino e senza pregiudizi il fenomeno della Jihad evitando di spargere sciocchezze ai quattro venti, avendo anche un chiaro obiettivo politico. Anzi due. Preservare nella democrazia la convivenza civile tra cittadini/e, nonchè la libertà nelle nostre città, e accogliere in modo decente i profughi e migranti di questa guerra a qualunque etnia e religione afferiscano. Due obiettivi che si tengono insieme, intrecciati e inscindibili.


Category: Guerre, torture, attentati, Osservatorio internazionale

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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