6 Febbraio 2017: Giornata Mondiale contro le mutilazioni genitali femminili

Redazione | 6 febbraio 2017 | Comments (0)

 

Oggi, 6 febbraio, è la Giornata Mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili (MGF – in inglese Female Genitalia Mutilation), un fenomeno che ancora oggi riguarda 200 milioni di donne e bambine in tutto il mondo, di cui 44 milioni in età 0-14 (UNICEF 2016).

La pratica mutilatoria non è un fenomeno lontano da noi: in Europa, secondo uno studio dell’Università Bicocca) vivono 580.000 donne che l’hanno subita.

Le MGF sono pratiche estremamente dolorose, lesive dei diritti umani ed estremamente pericolose per la salute fisica e psichica di una donna.

Non sono una pratica prettamente religiosa e sono diffuse in Paesi e comunità con credi diversi. Ancora oggi mancano statistiche precise a livello globale, ma sappiamo che le MGF sono diffuse e praticate in 29 stati africani e in alcuni Paesi dell’Asia e del Medioriente.

In Italia il codice penale vieta ogni forma di mutilazione genitale femminile e punisce anche chi la pratica fuori dal territorio nazionale.

Infatti, sono a rischio bambine e ragazze di comunità migranti originarie di paesi a tradizione mutilatoria, che rischiano di subire questa dolorosa e pericolosa operazione quando fanno rientro nel loro paese di origine, per le vacanze o per visitare i familiari.

ActionAid lotta contro le mutilazioni genitali femminili in Africa, come in Europa, dove vogliamo aumentare l’informazione e la consapevolezza delle comunità migranti.

Segui la nostra campagna social con l’hashtag #endFGM insieme a Paola Marella, Caterina Balivo, Elena Sofia Ricci, Juliana Moreira, Elena Barolo e tante altre, che oggi indosseranno un soffione viola per dire NO alla mutilazioni genitali femminili, e condivideranno la loro foto su Instagram. Al fianco di ActionAid in questa lotta scendono in campo anche le Nazionali Italiane Maschile e Femminile di Rugby.

Il soffione è simbolo di libertà ed espressione di un desiderio. E’ la voglia di lasciar andare il passato e permettere al presente di trasformarsi in un futuro libero da vincoli fisici ed emotivi.

Ognuno di noi può diventare “un seme” del soffione che vola nel vento per informare, sensibilizzare, mobilitare.

2. Il progetto After dall’Africa all’Europa: combattere le mutilazioni genitali femminili.

Le mutilazioni genitali femminili sono un fenomeno globale che coinvolge almeno 200 milioni di ragazze e donne in 30 paesi e costituiscono una violazione dei loro diritti fondamentali. Nonostante non vi sia evidenza che siano praticate in Europa e siano vietate in molti paesi dell’Unione Europea, le mutilazioni genitali femminili sono un problema che riguarda anche bambine e giovani donne migranti che vivono nel nostro territorio, spesso a rischio di esservi sottoposte quando tornano nel loro paese di origine durante periodi di vacanza per visitare i parenti. Il progetto AFTER, della durata di due anni, vuole combattere questa forma di violenza tramite percorsi di empowerment per le donne e di informazione ed educazione per le loro comunità, affinché rifiutino questa pratica. Si vuole inoltre sensibilizzare un più ampio pubblico in Europa sull’esistenza di questo problema che spesso immaginiamo lontano da noi.

Risultati attesi:

  • Maggiore consapevolezza delle ragazze e donne migranti sulle conseguenze delle mutilazioni genitali femminili
  • Implementazione di 16 percorsi formativi rivolti a giovani donne e uomini di comunità migranti a rischio
  • Maggiore conoscenza del tema da parte dei cittadini europei e dei decisori politici

Il progetto è finanziato dal Programma Diritti, Uguaglianza e Cittadinanza dell’Unione Europea ed è implementato in 5 stati membri della UE: Italia, Spagna, Belgio, Svezia e Irlanda.

 

 

 

3. Lorenza Cerbini: Il tariffario 300 euro per il taglio del clitoride. Le ex tagliatrici si raccontano a Milano

da 27esima ora.corriere.it del 17 gennaio 2017

Il 2 febbraio a Milano il convegno di Actionaid e la presentazione di «Uncut», documentario e progetto per arginare il fenomeno anche in Italia. Gli interventi di de-infibulazione: «Non si tratta di ricostruire solo una normalità anatomica» (Foto Simona Ghizzoni/Uncut)
Il 2 febbraio a Milano  il convegno di Actionaid e la presentazione di «Uncut», documentario e progetto per arginare il fenomeno anche in Italia. Gli interventi di de-infibulazione: «Non si tratta di ricostruire solo una normalità anatomica» (Foto Simona Ghizzoni/Uncut)

I numeri fanno rabbrividire. Al mondo sono 200 milioni le donne e le adolescenti di età compresa tra i 15 e i 49 anni che hanno subito mutilazioni genitali femminili (Mgf). Dal fenomeno non è esente neppure l’Italia. Secondo uno studio condotto nell’ambito del progetto europeo Daphne Mgf e coordinato dall’Università degli Studi di Milano – Bicocca nel nostro Paese «il numero di donne straniere maggiorenni con mutilazioni genitali femminili si attesterebbe tra le 46mila e le 57mila unità». Dati e statistiche verranno diffusi e discussi giovedì 2 febbraio durante l’incontro UNCUT La lotta delle donne contro le mutilazioni femminili  , organizzato da Action Aid a Milano.

 

SUCCEDE ANCHE IN ITALIA
Sul fenomeno un database vero e proprio non esiste seppure sia stato chiesto al Parlamento di agire in fretta. La legge 9 gennaio 2006 n.7, infatti, non solo punisce con il carcere da 3 a 12 anni chi pratica il «taglio», ma prevede anche cinque milioni di euro l’anno per indagini sulla diffusione del fenomeno in Italia, campagne informative e corsi di formazione per docenti e mediatori. «Dal 2006 sono stati però stanziati solo 6,5 milioni e, dal 2012, con la spending review, i finanziamenti sono scomparsi», dice la giornalista Emanuela Zuccalà autrice del documentario «Uncut» (qui il documentario in formato multimediale pubblicato su Corriere.it) che sarà proiettato durante la conferenza di domani. Tuttavia, le iniziative per arginare il fenomeno Mgf non mancano, almeno a livello locale. Secondo una ricerca contenuta nel progetto «Uncut», «in Piemonte il coordinamento regionale dei consultori ha organizzato otto corsi di formazione nelle aziende sanitarie», sostiene Zuccalà che sull’argomento ha scritto articoli pubblicati su Corriere .it . Zuccalà aggiunge: «All’ospedale Burlo Garofolo di Trieste di recente si è concluso un progetto da 80mila euro che ha coinvolto le associazioni di migranti africani in Friuli Venezia Giulia. «Stimiamo 500 bambine a rischio nella regione» ha spiegato il responsabile di ginecologia, Salvatore Alberico. E ha quantificato: «Ogni anno eseguiamo 2/3 interventi di de-infibulazione: si fanno in day-hospital. La paziente può scegliere tra l’anestesia locale e quella generale. Non si tratta solo di ricostruire una normalità anatomica per donne affette da infezioni pelviche, cisti ricorrenti e, nei casi più gravi, fistole retto-vaginali. C’è un intero tessuto emotivo da riparare». «In Italia abbiamo avuto notizie di MGF praticate illegalmente – approfondisce Laila Abi Ahmed, 49enne somala, presidente dell’associazione Nosotras di Firenze  -, in particolare il taglio del clitoride e delle piccole labbra, al costo di 300-500 euro. L’infibulazione invece non viene praticata: troppo complicata e pericolosa». Il problema delle Mgf è dunque presente e non sono rari i casi di bimbe che durante le vacanze vengono portate nei Paesi di origine per essere «tagliate».

DALL’EGITTO ALLA NIGERIA: I NUMERI
Secondo l’ultimo report Unicef pubblicato nel 2016, in base ai dati disponibili, la mutilazione genitale risulta un’usanza comune in 30 Paesi del mondo, di cui 27 si trovano nel continente africano. Una tradizione che affonda nei secoli e poco ha a che vedere con la religione, inclusa quella musulmana. Ha il valore di un sigillo di castità e rispettabilità. Una pratica da sconfiggere direttamente sul territorio di origine, come intende fare ActionAid che sta lavorando in nove Paesi africani (Etiopia, Ghana, Kenya, Liberia, Senegal, Sierra Leone, Somaliland, Gambia, Uganda). In Somalia e Somaliland, quasi tutta la popolazione femminile (il 98%) ha subìto una mutilazione genitale e nella forma più cruenta dell’infibulazione. Secondo i dati diffusi dall’Unicef  , percentuali altissime registrano anche Guinea (97%), Gibuti (93%), Sierra Leone (90%), Mali (89%), Sudan (88%), Eritrea (83%) ed Egitto (87%). Se invece si guardano i dati assoluti, è l’Egitto la capitale mondiale delle Mgf con 27,2 milioni di vittime stimate. Al secondo posto l’Etiopia con 23,8 milioni seguita dalla Nigeria con 19,9 milioni. Una ferita difficile da far cicatrizzare.

LE CONFESSIONI DELLE EX TAGLIATRICI
«Per tamponare il sangue usavo erbe e sterco di vacca» testimonia Kimuntet Kaise in Kenia, una ex «tagliatrice» masai (etnia dove la percentuale di Mgf è al 73% contro il dato nazionale del Kenya al 21%) nel documentario «Uncut» che sarà presentato domani. Emanuela Zuccalà e la fotografa Simona Ghizzoni hanno soggiornato in villaggi sperduti in Somaliland, Kenya e Etiopia per dar voce alle giovani costrette con la forza ad accettare un rito basato sull’ignoranza, lontano da razionalità e conoscenze mediche e dove hanno incontrato «donne combattive», con l’obiettivo di «dare voce, oltre che alla sofferenza provocata dalla mutilazione genitale, al loro coraggio di opporsi a una tradizione millenaria che le fa ingiustamente sfiorire nel corpo e nel ruolo sociale». Non c’è sangue in «Uncut», ma la sofferenza è nelle parole e nei volti delle protagoniste: bimbe violentate, un’adolescente scappata dal suo villaggio per evitare «il taglio» e di andare in sposa, mamme che ricordano con «rabbia» il giorno in cui sono state violate e il dolore del rapporto sessuale nella prima notte di nozze. E ci sono loro, le ex tagliatrici («un lavoro che rendeva bene», dicono tutte) appunto, che confessano di aver usato spine e aghi di rovo per cucire le loro vittime, nel caso migliore usavano lamette, ma nessun anestetico.

I FALSI MITI
«Il taglio» sottintende l’ineguaglianza tra uomo e donna e l’ossessione per il controllo della sessualità femminile. E sono tanti i miti che girano intorno alla Mgf, come racconta nel dettaglio il progetto «Uncut» che, oltre al documentario che sarà proiettato domani, è anche un webdoc e una mostra fotografica. I Nyaturu della Tanzania, per esempio, pensano che la malattia lawalawa (un’infezione del tratto urinario) sia una maledizione degli antenati, estirpabile solo attraverso la mutilazione. Sempre in Tanzania, nel distretto di Tarime, alle ragazze non tagliate è proibito aprire i recinti delle vacche poiché porteranno sfortuna a chi vi entrerà dopo di loro. In certe comunità del Ghana si dice che il clitoride della partoriente renderà cieco il neonato, mentre nelle foreste della Costa d’Avorio si crede che il clitoride racchiuda in sé un grande potere, che va estirpato dal corpo femminile per essere donato agli spiriti.

 

END FGM
In occasione della Giornata Mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili, ActionAid corre anche sui social con l’hasthtag #endFGM. Testimonial, attivisti e influencer pubblicheranno sui loro profili foto con indosso un fiore viola, il soffione, simbolo di libertà ed espressione del desiderio di lasciar andare il passato, per un futuro libero da vincoli fisici ed emotivi. La Federazione Italiana Rugby ha aderito all’iniziativa. ActionAid ha inoltre lanciato il progetto «After», della durata di due anni, finanziato dal programma Uguaglianza e cittadinanza dell’Unione europea ed implementato in Italia, Spagna, Belgio, Svezia e Irlanda. Intende combattere questa forma di violenza tramite percorsi di empowerment per le donne e di informazione ed educazione per le loro comunità, affinché rifiutino questa pratica. Un progetto che non esclude l’Europa che immagina il problema lontano.

 

L’APPUNTAMENTO
L’incontro di giovedì 2 febbraio, «Uncut – La lotta delle donne contro le mutilazioni genitali femminili», si svolgerà a Palazzo Marino (piazza della Scala 2, Sala Alessi) alle ore 11 ed è promosso da ActionAid, dall’Associazione Culturale Zona e dalla Commissione Pari opportunità e diritti civili del Comune di Milano. Moderatrice sarà Luisa Pronzato, di 27ora-Corriere della Sera; parteciperanno Pierfrancesco Majorino (Assessore Politiche sociali, Salute, Diritti – Comune di Milano), Diana de Marchi (presidente della Commissione Pari opportunità e Diritti civili del Comune di Milano), Emanuela Zuccalà e Simona Ghizzoni (giornalista e fotografa, autrici del documentario «Uncut»), Renata Ferri (giornalista, photoeditor di IO Donna, mediapartner di Uncut), Livia Ortensi (demografa e ricercatrice presso l’Università degli Studi di Milano – Bicocca), Barbara Grijuela (Responsabile Centro Salute e Ascolto per le donne straniere e i loro bambini, degli ospedali San Paolo e San Carlo Milano), Rossana Scaricabarozzi (Responsabile Programma Diritti delle donne, ActionAid Italia), Sara Sayed (Progetto Aisha), Sumaya Abdel Qader (consigliera al Comune di Milano), Anna Scalfati (giornalista, Direttivo della rete «Giulia»). Seguirà il dibattito con il pubblico.

 

 

Category: Donne, lavoro, femminismi, Osservatorio internazionale

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