Aulo Crisma: Caos sui comuni montani. Renzi sposta il pagamento dell’Imu al 2015

| 5 Dicembre 2014 | Comments (1)

 

 

Aulo Crisma (vedi foto in alto), nostro corrispondente dalla Lessinia (Verona)  ci ha inviato il 3 dicembre 2014 (rubrica “Osservatorio comunità montane) la notizia dell’incredibile provvedimento del governo che riduceva drasticamente i contributi ai comuni montani  considerando pianeggianti comuni montani che avevano il municipio situato in località a meno di 600 metri come il Comune di Selva di  Progno nei monti della Lessinia  che ha il municipio a a 570 metri ma nel comune montagne che arrivano fino ai 1800 metri. Ecco l’aggiornamento di questa notizia scritto Aulo Crisma il 5 dicembre 2014:

 

 

Il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta ha definito “insostenibili e privi di logica” i criteri recentemente adottati dal Governo per far pagare l’ Imu anche sui terreni montani che non sono più riconosciuti tali, e perciò esenti, soltanto perché   la relativa sede municipale  è situata sotto i 600 metri di quota.
In attesa di una nuova riformulazione del provvedimento legislativo il governo rinvia il  pagamento dell’Imu ad una scadenza, non ancora indicata, nel prossimo anno.
Domani mattina alle ore 11 si riuniranno a San Giovanni Ilarione, provincia di Verona, tutti i sindaci della Lessinia orientale per valutare le conseguenze del decreto del ministero dell’Economia emanato il venerdì 28 novembre scorso  che, con una tempistica “micidiale” impedisce ai Comuni di ritoccare i loro bilanci ormai consolidati e perciò intoccabili, con trasferimenti statali notevolmente ridotti. I Comuni vengono avvertiti della sottrazione di risorse senza dar loro la possibilità di fare alcunché.

 

 

1. Val d’Illasi (Verona): Decreto inaccettabile non possiamo tacere

(da www.larena.it del 5 dicembre 2014)

 

TREGNAGO Il sindaco Renato Ridolfi e il segretario della Lega nord tregnaghese Emanuele Tosi prendono posizione contro il decreto interministeriale che ridefinisce i parametri Imu per i terreni agricoli, affibbiando al Comune di Tregnago (vedi foto sopra) un taglio di 121.039 euro di trasferimenti. Il decreto prevede infatti che siano esenti dall’Imu solo i terreni agricoli dei Comuni che hanno una quota del centro (calcolata sulla posizione geografica del municipio) superiore ai 600 metri.

Per i Comuni come Tregnago (la cui altitudine è a 317 metri sul livello del mare) che sono compresi nella fascia fra 281 e 600 metri, sono esenti soli i terreni posseduti da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali iscritti alla previdenza agricola. Pagano l’Imu invece i terreni di tutti gli altri possessori e quelli nei Comuni posti al di sotto dei 281 metri, come Illasi, che ha una detrazione di trasferimenti di ben 208.459 euro. Soldi che non arriveranno dallo Stato ma che i Comuni dovranno farsi dare dai cittadini proprietari in un’unica rata entro il 16 dicembre.

«I tagli del Governo Renzi sono fatti basandosi su calcoli discutibili, stabilendo arbitrariamente una cifra ingente per le tasse comunali di un piccolo paese come il nostro. È un provvedimento che considero inaccettabile», esordisce il sindaco Ridolfi, «per la tempistica, la sostanza e la forma. Infatti il decreto è stato fatto senza alcun preavviso, all’ultimo momento, il 28 novembre, a bilancio comunale già chiuso e approvato dal Consiglio la sera stessa. Ora ci troviamo costretti a richiedere l’Imu ai proprietari dei terreni agricoli entro pochi giorni. È inoltre una tassazione che colpisce terreni agricoli in zone montane o parzialmente montane, nella maggior parte dei casi improduttivi e difficilmente lavorabili e per l’ennesima volta i Comuni si trovano costretti a fungere da vero e proprio esattore per conto dello Stato», aggiunge il sindaco, che conclude: «Veniamo messi di fronte al fatto compiuto e abbiamo le mani legate: discuterò del problema con i sindaci degli altri paesi coinvolti da questo assurdo decreto ministeriale, al fine di intraprendere un’azione comune. Non possiamo più tacere e subire».

«È un provvedimento semplicemente vergognoso», rincara Emanuele Tosi, «che ricade sui soggetti più deboli, sia a livello istituzionale, perché lo Stato fa cassa tagliando i trasferimenti ai piccoli Comuni montani o parzialmente montani; sia a livello contributivo, perché i Comuni si trovano inevitabilmente costretti a rifarsi sui cittadini, vessati da ulteriori imposte in momenti di crisi economica».

«In questi anni, grazie a una filiera politico-istituzionale efficiente, abbiamo portato a casa contributi esterni da Regione, Gal Baldo Lessinia, Provincia, al fine di far pesare il meno possibile sui tregnaghesi i costi dalla pubblica amministrazione», osserva il segretario comunale della Lega nord, «e nonostante la crisi economica e il patto di stabilità, nell’ultimo anno il Comune di Tregnago ha inaugurato ben tre opere come la sala civica, la sala espositiva polifunzionale sopra il palasport e la casa del custode nel recinto del castello, tutte a costo zero per i tregnaghesi e anche per questo motivo il nostro Comune può vantare le imposte locali tra le più basse della provincia di Verona. Ma tutto ciò è reso vano dalle azioni del Governo», aggiunge Tosi, «che invece di premiare le amministrazioni virtuose, le penalizza ulteriormente. È forse così che si finanziano gli 80 euro in busta paga? Ho personalmente inviato una mail al Partito democratico provinciale e ai referenti del Pd tregnaghese», rivela il segretario del Carroccio, «chiedendo che intercedano verso la Segreteria nazionale del loro partito affinché venga rivisto questo assurdo provvedimento».

Intanto una nota dell’ultima ora del sottosegretario del ministero dell’Economia e delle Finanze, Pier Paolo Baretta, informa che «il Governo sta provvedendo ad una modifica delle modalità relative all’applicazione del decreto legge sull’Imu agricola, con l’obiettivo di rinviarne il pagamento stabilito per il 16 dicembre, anche ai fine di rivedere i criteri applicativi. La soluzione tecnica sarà predisposta a breve e verrà adottata dal Consiglio dei ministri». V.Z.

 

 

 

 

2. Montagna pistoiese: La montagna si appella al presidente Napolitano

(da www.lineefuture.it e www.il tirrenogelocal.it del 5 dicembre 2015 )

 

MONTAGNA PISTOIESE . Sono stati presi per dei pericolosi sommovitori di popolo, ma volevano solo richiamare l’attenzione del Presidente sui loro infiniti problemi: lo spopolamento – sotto ogni punto di vista – della Montagna. La sua quasi irreversibile depauperazione.

Hanno inscenato la protesta, più che pacifica, dell’albero “tagliato” (vedi foto), ma solo per arrivare a chiedere a Giorgio Napolitano un favore: «Signor Presidente, faccia venire anche noi a Roma: dobbiamo parlarle del male che, di giorno in giorno, la politica e la mala politica, hanno fatto alla nostra bella e sventurata Montagna».

E così oggi – dopo avere risposto alle domande delle forze dell’ordine – queste persone hanno fatto partire la lettera che segue.

Vedremo se davvero il Presidente è disponibile ad ascoltare chi, in pochi anni, ha perduto due terzi di ciò su cui poteva fare affidamento.

Ecco il testo inviato a Roma:

Spett.le Presidente: le Istituzioni Politiche locali della Montagna Pistoiese e della Provincia di Pistoia, Le hanno inviato secondo una gradevole e speriamo gradita consuetudine, un albero di Natale prelevato dal nostro territorio che Le verrà ufficialmente consegnato nei prossimi giorni.

Gradiremmo essere presenti anche noi, semplici cittadini, rappresentanti di Associazioni e Comitati che ci stiamo adoperando per il bene del nostro territorio anche in proficua antitesi, talvolta, alle decisioni politiche che vengono assunte per la nostra montagna. Ci sembrerebbe la giusta occasione, sotto questo simbolo di pace e di serenità, poter rappresentare assieme alle Istituzioni ufficiali, l’identico interesse civile per una vera crescita del nostro territorio in questo momento di così grave difficoltà per la Nazione intera. Siamo pertanto cortesemente a chiederLe di consentirci di presenziare alla consegna, in spirito di vera unità e di comune e sentita partecipazione. Con l’occasione, Le rinnoviamo i nostri più sentiti Auguri per un Santo Natale e un Felice Anno Nuovo. Che il Presidente rifletta bene.

 

SAN MARCELLO PISTOIESE. L’abete bianco di 14 metri prelevato dalla Montagna pistoiese come omaggio per il Presidente della Repubblica è giunto venerdì mattina, 5 dicembre, a destinazione nel cortile del Quirinale. Francesco Benesperi, responsabile del settore Pafr della Provincia, ci ha dato conferma telefonica dell’arrivo a Roma intorno alle 11, solo con qualche minuto di ritardo rispetto all’orario concordato con lo staff del Quirinale che si preoccuperà dell’allestimento.

Il tutto però dopo la protesta dei circa 35 manifestanti aderenti al gruppo delle “pettorine” della montagna pistoiese che giovedì 4, pur sempre mantenendo toni pacifici con slogan e cartelloni, hanno bloccato il camion che avrebbe dovuto caricare intorno alle 15.30 l’abete di Natale. Intorno alle 19.30, dopo 4 ore sotto la pioggia, la contestazione si è dissolta, forse anche per l’arrivo dei Carabinieri. Così, intorno alle 20.30 di giovedì 4, l’albero è partito a bordo del camion. “Il nostro intento – spiega Emiliano Bracali, presidente dell’associazione Zeno Colò – era di organizzare una protesta che servisse a divulgare il più possibile la situazione di disagio che la montagna sta vivendo”. I manifestanti hanno anche spedito tramite email una lettera al presidente della Repubblica. “Questo albero tagliato – hanno scritto – ha i suoi ciondoli tristi: la sanità soppressa, i servizi postali, la viabilità, le risorse sul territorio e tanto altro ancora: tutto tagliato”.

Ma per i partecipanti alla protesta è giunta anche una sorpresa inattesa: alcuni di loro sono stati contattati dalla Digos che ha chiesto informazioni sull’accaduto. Intanto la presidente della Provincia, Federica Fratoni, commenta: “Conosco e comprendo i disagi e le preoccupazioni dei cittadini della nostra Montagna che in questi anni, più di tutti, ha sofferto della crisi e della perdita di presidi importanti. Il dono al Quirinale di un abete bianco, proveniente dalle foreste pistoiesi e destinato all’abbattimento, è una tradizione che si ripete da diversi anni, resa possibile dall’Associazione internazionale produttori del verde Moreno Vannucci. Un momento simbolico, di prestigio per la montagna, unica in tutta Italia ad omaggiare il Presidente della Repubblica con un albero che sarà addobbato nel piazzale del Quirinale. Ben venga il confronto leale e pacifico tra istituzioni e cittadini, cui non mi sono mai sottratta, purché nei contesti idonei, lontano da strumentalizzazioni e con l’obbiettivo di stimolare l’impegno sulle problematiche del territorio. L’amministrazione provinciale vive una fase di incertezza istituzionale e di riforma, non priva di preoccupazioni per la mancanza di risorse che ricade sull’erogazione dei servizi. Indipendentemente dalla mia presenza a Roma con la delegazione pistoiese che incontrerà il Presidente Napolitano – conclude -non mancherò di continuare a rappresentare le istanze della montagna e del territorio tutto nelle sedi più opportune, come la Provincia ha sempre fatto”.

I sindaci Tommaso Braccesi, Giampiero Danti Luca Marmo, invece, criticano i modi della protesta che va a colpire un aspetto che dà lustro e visibilità alla Montagna pistoiese. “Condivido i contenuti ma non lo strumento, occorre stare attenti a non intralciare il lavoro delle istituzioni” ha detto Marmo. Danti si dice indignato nel veder associato il nome del campione Zeno Colò ad una simile azione contro il Presidente della Repubblica e un aspetto, quello dell’albero, che fa da sempre onore alla montagna.

 

 

 

3. Biccari (Foggia) non è un comune montano? Sindaco fa le valigie e sale sul monte Cornacchia.

(da www.foggiatoday.it 2 dicembre 2014)

 

Se il Governo definisce comuni montani solo quelli con sede ad oltre 600 metri sopra il livello del mare, Biccari fa le valigie e trasferisce la stanza del sindaco sul Monte Cornacchia (vedi nella foto il sindaco e la giunta nel rifugio sul monte Cornacchia) . È accaduto questa mattina, quando provocatoriamente il sindaco Gianfilippo Mignogna ha traslocato dalla stanza del Municipio al rifugio sul punto più alto della Puglia, posto a 900 metri.

“Biccari – spiega il primo cittadino – da qualche ora, secondo la Legge di Stabilità dell’Esecutivo guidato da Matteo Renzi, ha perso caratteristiche e privilegi dei comuni montani, con immediati ed ingenti danni economici ed amministrativi che ricadranno sulla popolazione. Da qualche ora, Biccari, pur mantenendo tutte le caratteristiche e gli svantaggi che conosciamo, non è considerato più comune di montagna, perché la sede municipale è ‘solo’ a 450 metri di altitudine. Conseguentemente, il nostro ente ha appena subito un ulteriore taglio di 260mila euro di trasferimenti statali ed i nostri cittadini dovranno pagare l’IMU anche sui terreni agricoli entro il prossimo 15 dicembre, mentre fino a ieri sapevano di esserne esentati”.

Insomma, i problemi di dissesto idrogeologico, di difficoltà e peculiarità agricole, di logistica restano. I soldi se ne vanno. Anzi, prima di Natale, i biccaresi dovranno sopperire alle mancanze dello Stato, con una maxi stangata di un’inattesa imposta municipalizzata sui terreni agricoli. “Siamo una realtà geografica centinaia di ettari di boschi, Area Sic e pascoli montani – osserva il sindaco – e un provvedimento simile mette in ginocchio un’intera popolazione. Il tutto, in poche ore, e ad assestamento di bilancio approvato in Consiglio solo qualche ora fa”.

Per questo, l’azione dimostrativa di civile dissenso rispetto al provvedimento del Governo Renzi. “Stiamo avviando una serie di proteste istituzionali e politiche – avverte Mignogna – semplicemente a difesa del nostro territorio e dei nostri cittadini. La prima, quella di stamattina, col trasferimento, per ora simbolico, dell’ufficio del sindaco sul Lago Pescara, a 900 metri, fieramente parte dell’estensione territoriale del nostro Comune. Dovrebbe bastare a far capire dove siamo ai poteri romani che partoriscono simili amenità, per far fronte ad improbabili impegni elettorali”.

 

 

4. Come si fa considerare Civitella del Tronto (Abruzzo) un comune non montano?

(da Il Centro edizione di Pescara 4 Dicembre 2014)

 

PESCARA. Sono 98 i comuni abruzzesi che hanno perso lo status di comuni montani e che in base al decreto del governo devono applicare l’Imu ai terreni agricoli tra le proteste di agricoltori, associazioni di categoria e sindaci chiamati a fare gli esattori per lo Stato. Che, per il momento, ieri hanno ottenuto di far slittare il pagamento previsto per il 16 dicembre, con la promessa da parte del Governo di modificarne i criteri applicativi. Lo slittamento del versamento dell’Imu agricola che si profila è di sei mesi. Sotto accusa, innanzitutto, il parametro altimetrico adottato che non tiene conto delle peculiarità territoriali e delle coltivazioni: la nuova applicazione del tributo prevede un’esenzione in modo indifferenziato solo per i terreni dei Comuni al di sopra dei 600 metri d’altitudine; esenti invece quelli coltivati da imprenditori agricoli professionisti e coltivatori diretti nei paesi che hanno il municipio tra i 600 e i 281 metri d’altitudine, mentre al di sotto dei 281 metri sono tutti tenuti all’intero versamento.

Coldiretti Abruzzo sottolineando l’opportunità della proroga, ha ricordato che la distanza ravvicinata della scadenza ed «il nuovo criterio di calcolo dell’imposta, tenendo conto del sistema altimetrico, stava generando tensioni rischiando di attenuare l’importanza della positiva scelta di differenziare l’imposta a favore degli agricoltori professionali, coltivatori diretti e imprenditori agricoli iscritti nella relativa gestione previdenziale, che continuano a godere, in zone montane o di collina, della esenzione Imu». L’attenzione dunque resta alta. E la preoccupazione. Tanto che il sindaco di Rapino Rocco Micucciminaccia provocatoriamente di spostare il municipio a duemila metri pur di non far pagare l’Imu ai suoi concittadini. «Se il Governo non rivedrà questa posizione, troverò un sistema per salvaguardare la mia comunità» dice Micucci. «Trasferirò il municipio sulle strutture disponibili in alta montagna, mantenendo la sede operativa in paese».

E da Civitella del Tronto (vedi foto sopra questo pezzo) tuona l’assessore al Bilancio Gabriele Marcellini: «Civitella ha il municipio a 589 metri, quindi per 11 metri resta fuori dall’esenzione anche se nel suo territorio ricadono impianti sciistici a quota 1.800 metri. Nel Teramano non sarebbero più montani centri come Isola, Castelli, Arsita e lo stesso capoluogo; dei 29 centri che erano considerati montani, ne resterebbero solo sei. Il criterio dell’altitudine del municipio è una presa in giro, un comune montano si valuta soprattutto da orografia, demografia e anzianità della popolazione».

Ma vediamo alcuni casi emblematici. Con i suoi 433 metri sul livello del mare Atessa non rientra nelle esenzioni e il potenziale incasso dall’Imu agricolo ammonterebbe a circa 322mila euro. Polemico l’assessore al bilancio e vice sindaco Vincenzo Pellegrini: «Ovviamente questi soldi non rimarranno al Comune ma sono serviti per dare gli 80 euro. Il Comune è costretto a far pagare e il Governo si diverte a spendere». Da un calcolo approssimativo 700 sono gli ettari di terreno agricolo che dovranno pagare la nuova tassa tra sei mesi. Diversi di questi sono incolti, o in zona scomode, soggetti a frane, che non producono reddito ma comunque sono assoggettati al pagamento. Per Pellegrini «è necessaria un’inversione di tendenza perché i comuni non possono essere ridotti al ruolo di esattori giacché da una parte si tagliano le tasse, dall’altra si ricaricano altre spese sui comuni che poi devono fare i conti con le ristrettezze economiche dei bilanci». A Guardiagrele (576 metri) il gettito è stimato in circa 56mila euro. L’imposta interessa circa 3mila contribuenti. L’aliquota dovrebbe essere quella ordinaria del 7,6 per mille. «Il decreto così com’è posto lascia adito a ricorsi per l’illegittimità», dice il vicesindaco Pierluigi Dell’Arciprete. «Il problema è serio: già l’agricoltura è in forte crisi», riprende Dell’Arciprete, «aggiungiamoci che molti dei terreni sui quali bisogna pagare l’imposta sono incolti. Chi ha ereditato gli appezzamenti può pagarci le imposte stante questa nuova normativa se poi non quelle terre non le lavora e non ricava rendite? Siamo alla follia».

Nel Pescarese stanno facendo i conti comuni come Penne, ma anche i proprietari dei terreni agricoli di Manoppello che dovranno versare una cifra importante, 203 mila euro, mentre per quelli di Popoli 50 mila euro.

«Il problema della riclassificazione dei centri montani è solo rimandato a giugno del prossimo anno, ma non risolto del tutto», commenta Fabio Camilli, sindaco di Acciano. «Il nostro comune vive una situazione paradossale: si trova, infatti, a 600 metri sul livello del mare e, secondo il nuovo decreto, risulterebbe escluso dal novero dei centri montani, ovvero quei paesi situati al di sopra dei 600 metri. Applicare le nuove direttive sarebbe stato impossibile, visto che le amministrazioni locali hanno già approvato i bilanci e non possono modificare le voci relative ai bonus Imu sui terrenti agricoli. Una decisione inaccettabile, sulla quale daremo ancora battaglia».

«Prima della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del decreto che riclassifica i comuni montani», afferma il sindaco di Villa Sant’AngeloPierluigi Biondi, «il ministero dell’Economia aveva già provveduto a tagliare al nostro comune 11mila euro, sulla stima delle rendite catastali derivanti dai terreni agricoli. Con un bilancio di previsione già approvato a settembre e l’assestamento di bilancio di novembre, sarebbe stato impossibile effettuare le modifiche derivanti dalla declassazione a comune non più montano. Per non vessare i cittadini», afferma Biondi, «abbiamo deciso di abolire, per quest’anno, la Tasi. Come avremmo potuto chiedere il pagamento di una tassa sui terreni agricoli? Una tassa iniqua», conclude Biondi, «considerando che si tratta di appezzamenti utilizzati, per lo più, come orti».

A Sulmona la nuova “manovra” Imu sui terreni agricoli non sposta la situazione. La linea intrapresa dall’esecutivo del sindaco Peppino Ranalli è di non aumentare le tasse ai cittadini.

«Questa decisione del governo» spiega l’assessore al Bilancio Luigi Calabria«si traduce, per il Comune, in un mancato introito di 41 mila euro, ma per i cittadini non cambierà nulla. Si tratta di una somma che prima il governo lasciava nella disponibilità dell’ente locale e ora ha deciso di riprendersi». A Pratola Peligna, invece, le nuove regole riguardano soltanto, per motivi logistici, pochi terreni, racchiusi in 4 fogli catastali e che “fruttano” circa 18 mila euro di entrate che il Comune non può perdere. «Siamo vessati dai tagli» sostiene Antonio De Crescentiis primo cittadino di Pratola Peligna «non fa piacere a un sindaco far pagare i cittadini ma non possiamo fare altrimenti».

 

 

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Category: Osservatorio comunità montane

About Aulo Crisma: Aulo Crisma è nato a Parenzo nel 1927. Nel 1945 ha conseguito il diploma magistrale.Nel 1946 ha lasciato l'Istria come esule. Ha fatto il maestro elementare prima a Giazza, dove si è sposato con la collega Maria Dal Bosco, e poi a Selva di Progno. E' stato un attivo animatore culturale dirigendo il locale Centro di lettura, divenuto poi Centro sociale di educazione permanente. E' stato per molti anni corrispondente del quotidiano L'Arena di Verona. Ha condotto numerosi lavori di ricerca e documentazione sulla storia dei Cimbri, una popolazione di origine tedesca che si era insediata sui Monti Lessini verso la fine del XIII secolo, che ancora manteneva vivo nell'enclave di Giazza ,l'antico idioma alto tedesco.Ha fatto parte del Direttivo provinciale del Sinascel, sindacato nazionale della scuola elementare. Ha pubblicato "Guardie e contrabbandieri sui Monti Lessini" (con Remo Pozzerle), Ed. Taucias Gareida, Giazza-Verona, 1990; "Lessinia, una montagna espropriata" (con Remo Pozzerle), HIT Edizioni, San Martino Buonalbergo, 1999; "Bar lirnan tauc': Noi impariamo il cimbro, Ed. Curatorium Cimbricum Veronense,, Verona, 2001; "Parenzo, gente, luoghi, memoria" Ed. Itinerari educativi, Comune di Venezia, 2012. Attualmente vive con la moglie a Tencarola, in provincia di Padova, e collabora alla rivista Inchiesta.

Comments (1)

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  1. Jasmine ha detto:

    Es ist doch komisch: Laufend behfsimpct die EU die Schweiz zu Unrecht und es gibt immer noch Politiker (FDP, SP, CVP, EVP usw. usf.), die unbedingt in die EU wollen. Christa Markwalder ist hierbei die Oberideologin.Und die, die in der EU sind, wollen alle raus. Laut Umfragen hat eine Partei in England, die den EU-Austritt zum Ziel hat, demne4chst 33% Stimmen. Das einzige, wozu die EU taugt, ist ffcr planwirtschaftliche Umverteilung.

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