Aulo Crisma: Colpo basso del Governo ai Comuni montani. Nella Lessinia soldi solo se il municipio è più in alto

| 3 Dicembre 2014 | Comments (0)

 

 

 

Aulo Crisma, il nostro corrispondente dalla Lessinia (vedi rubrica “Osservatorio delle comunità montane”) ci invia la documentazione di come i comuni montani della Lessinia per rispondere a un  incredibile attacco del governo siano costretti a spostare la sede del munificio nel punto più alto del Comune.

Il Governo è proprio giunto a raschiare il fondo del barile se, per risparmiare qualche spicciolo, ricorre al trucco di trasformare la montagna in terreno pianeggiante. I contributi statali per i Comuni montani che hanno la sede municipale sotto i 600 metri sul livello del mare, stando ad un decreto interministeriale non ancora pubblicato, saranno notevolmente ridotti. Il Comune di Selva di Progno, ad esempio, con il municipio posto nel capoluogo, 570 metri di altitudine, uno dei più estesi della provincia di Verona, con montagne che arrivano fino a 1800 metri, perderà 58.465 euro dei 164.602 che gli erano fin qui trasferiti.
Il Consiglio Comunale ha appena consolidato il suo bilancio di previsione per il 2015 e non sa come provvedere a colmare il buco. Saranno colpiti i proprietari agricoli. Ma con quali criteri?
Fino ai primi anni Cinquanta i proprietari di prati e boschi venivano tassati secondo una rendita stimata per ogni parcella catastale. Si pagava il “previal”, ossia il prediale. I prati erano di prima o di seconda categoria. Gli esattori alla scadenza dei pagamenti andavano, per così dire, incontro ai montanari, recandosi in ogni frazione del Comune insediandosi nell’osteria. Ma oggi si dovrebbero effettuare nuove stime, poiché molti prati, strappati dai progenitori al bosco, lasciati incolti, sono ritornati allo stato primitivo.

Questa luminosa idea per cui i Comuni montani non sono più montani perché hanno il municipio sotto i 600 metri di quota non viene mandata giù dai sindaci.

Quello di Badia Calavena, Ermanno Anselmi, ha detto che ad una azione così stupida non resta altro che rispondere in maniera altrettanto stupida: portare la sede comunale sul monte San Pietro, a 643 metri nell’antica abbazia benedettina.
E il sindaco di Selva di Progno ha soggiunto che il suo Comune dovrebbe portare la sede nel baito della Lobbia, a 1452 metri (in alto due immagini della Lobbia dove dovrebbe essere spostato il municipio) . La Lobbia  ancora oggi l’ultimo “bene comune” esistente sui Lessini orientali. Beniamino Gaiga, consigliere comunale con delega al bilancio, parla di atteggiamento immorale nei confronti di una popolazione che con grande fatica si ostina a vivere in montagna.

 


L’abbazia di San Pietro, nuova sede municipale di Badia Calavena, a 643 metri di quota.

tutto schermo
Vittorio Zambaldo:  Il governo attacca i comuni montani che hanno il municipio sotto i 600 metri
(L’Arena di Verona.it 30 novembre 2014).

È un colpo basso, è proprio il caso di dirlo, per i Comuni montani veronesi il decreto interministeriale non ancora pubblicato, ma che sta per essere perfezionato e che ha già manifestato i suoi terribili effetti con tagli ai trasferimenti dallo Stato per il 2014.

Sono presi di mira i Comuni montani che hanno la sede municipale a quota inferiore ai 600 metri sul livello del mare. A tutti verranno ridotti i trasferimenti sulla base di un calcolo arbitrario del Governo sui maggiori introiti Imu sui terreni agricoli.
In pratica dal fondo di solidarietà comunale viene tolta una cifra equivalente al presunto introito che i Comuni ricaveranno dai terreni agricoli che finora non avevano pagato l’Imu.

Così Selva di Progno si trova a incassare 58.465 euro in meno su un totale di 164.602 che gli erano attribuiti; Badia Calavena 44.008; Vestenanova 52.841; San Giovanni Ilarione 120.324. Vale anche per Comuni che sono parzialmente montani come Tregnago che avrà 121.039 euro in meno o Comuni che non sono mai stati montani ma hanno terreni in zone svantaggiate considerate alle stregua di quelle montane come Illasi che si vede decurtare ben 208.459 euro su risorse nette attribuite a titolo di fondo di solidarietà pari a 390.104 euro: in pratica più della metà dei soldi il Comune non la riceverà più dallo Stato ma dovrà chiederla ai cittadini proprietari di terreni.
Il lato tragico della vicenda è che sono soldi che i Comuni hanno scoperto di non avere a bilancio solo da un paio di giorni e che dovranno chiedere ai cittadini in un’unica rata entro il 16 dicembre per ripianare i conti. Se poi si pensa che tutto nasce da un testo di decreto legge che ha per titolo «Semplificazioni in materia tributaria», si capisce cosa significhi chiarezza, trasparenza e semplificazione.

Il criterio adottato è stato quello di eliminare l’esenzione Imu ai terreni agricoli nei Comuni che hanno la sede comunale al di sotto dei 600 metri di altitudine. Ci cascano 10 Comuni dei 17 che ancora sono nella Comunità montana della Lessinia (in provincia di Verona) come Selva di Progno (570 metri), Badia Calavena (470), Tregnago (315), San Giovanni Ilarione (185), Vestenanova (510), Grezzana (169), Marano (318), Fumane (198), Negrar (190) e Dolcè (115) e tutti i Comuni dell’Unione del Baldo esclusi Ferrara e San Zeno di Montagna.
«Di fronte a un’azione così stupida non ci resta che rispondere in maniera altrettanto stupida», attacca il sindaco di Badia Calavena Ermanno Anselmi, «spostando la sede comunale sul monte San Pietro nei locali dell’antica abbazia ora adibita a Museo della selce: là siamo a 643 metri sul livello del mare. Porteremo là la sede di rappresentanza del municipio e lasceremo gli uffici aperti in piazza».
Ha appena chiuso un Consiglio dove ha dovuto inserire un emendamento nel bilancio per trovare i soldi da rimpiazzare i 44mila euro che lo Stato non darà. «ancora una volta siamo costretti a cercar soldi per conto di altri», commenta.

Selva di Progno, il sindaco Aldo Gugole, per non sbagliare, ha deciso di trasferire il municipio al baito della Lobbia a 1.452 metri: il Comune, pur avendo la frazione abitata (Pagani) più alta di tutta la provincia (a 1.260 metri) per il Governo non sarebbe montano, avendo il municipio 30 metri più in basso della quota minima ammissibile di 600 metri.
«È un atteggiamento immorale nei confronti di una popolazione che con grande fatica resta a vivere in montagna», denuncia Beniamino Gaiga, consigliere con delega al bilancio, «lo Stato non ha più in pugno la contabilità e non è consapevole dei rischi a cui va incontro con simili politiche».

Fra l’altro il Comune di Selva ha approvato l’assestamento di bilancio mercoledì scorso e non lo può più cambiare: si trova ora nella condizione di avere 15 giorni di tempo per avvertire i cittadini della nuova imposizione ma dovrebbe anche fare i regolamenti per stabilire quanto ciascuno sarebbe tenuto a pagare: «Un problema che non ci siamo mai posti», precisa Gaiga, «perché da sempre ci siamo considerati Comune montano e quindi esente da questa imposizioni».

Stefano Valdegamberi, consigliere regionale, presidente di Futuro Popolare attacca: «È una tassa anche sui terreni improduttivi e sulle rocce e cancella per le imprese e i cittadini le opportunità di accedere a finanziamenti pubblici come territori considerati montani. Nel sito del Ministero, Campofontana, che ha terreni che raggiungono i 1.800 metri di altezza, diventa pianura, mentre la sprecona Roma capitale, non solo non è interessata dai tagli ma è anche fuori dalle briglie del patto di stabilità. Propongo ai sindaci dei Comuni che da montani sono diventati di pianura con un semplice decreto legge (vedi qui sotto alcune dello loro foto invernali che mostrano senza alcun dubbio che sono montani ), di convocare subito il Consiglio comunale e di votare il trasferimento della sede municipale sulla località più alta del territorio».

 

 

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Category: Osservatorio comunità montane

About Aulo Crisma: Aulo Crisma è nato a Parenzo nel 1927. Nel 1945 ha conseguito il diploma magistrale.Nel 1946 ha lasciato l'Istria come esule. Ha fatto il maestro elementare prima a Giazza, dove si è sposato con la collega Maria Dal Bosco, e poi a Selva di Progno. E' stato un attivo animatore culturale dirigendo il locale Centro di lettura, divenuto poi Centro sociale di educazione permanente. E' stato per molti anni corrispondente del quotidiano L'Arena di Verona. Ha condotto numerosi lavori di ricerca e documentazione sulla storia dei Cimbri, una popolazione di origine tedesca che si era insediata sui Monti Lessini verso la fine del XIII secolo, che ancora manteneva vivo nell'enclave di Giazza ,l'antico idioma alto tedesco.Ha fatto parte del Direttivo provinciale del Sinascel, sindacato nazionale della scuola elementare. Ha pubblicato "Guardie e contrabbandieri sui Monti Lessini" (con Remo Pozzerle), Ed. Taucias Gareida, Giazza-Verona, 1990; "Lessinia, una montagna espropriata" (con Remo Pozzerle), HIT Edizioni, San Martino Buonalbergo, 1999; "Bar lirnan tauc': Noi impariamo il cimbro, Ed. Curatorium Cimbricum Veronense,, Verona, 2001; "Parenzo, gente, luoghi, memoria" Ed. Itinerari educativi, Comune di Venezia, 2012. Attualmente vive con la moglie a Tencarola, in provincia di Padova, e collabora alla rivista Inchiesta.

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