Riccardo Pazzaglia: Don Camillo burattino ma non troppo

| 2 Ottobre 2015 | Comments (0)

 

 

La mostra Don Camillo burattino ma non troppo (che è esposta a Brescello in Piazza Matteotti fino al 10 ottobre 2015) è dedicata ad un bambino che un bel giorno, guardando film in bianco e nero, incontra Don Camillo e Peppone. Situazioni, personaggi e voci lo riportano ad un’altra sua grande passione, il teatro classico dei burattini della sua città.

La potenza delle cose semplici…

Da bambino, ho avuto modo di frequentare la bottega del burattinaio Demetrio Presini, del quale sono diventato in seguito l’ultimo allievo. Non vi dico il mio stupore quando, tra i tanti burattini costruiti dal Maestro, un giorno vidi Peppone e Don Camillo con i volti di Gino Cervi e di Fernandel che lui aveva intagliato e costruito su suggerimento di Oriano Tassinari Clò, grande collezionista dei sui burattini.

Seguendo fedelmente le orme di Presini, non mi accontentai di allestire spettacoli e presto cominciai a districarmi anche nella delicata opera dell’intaglio. Oggi, lavoro sul banco che appartenne al mio maestro e proprio su quel banco ho dato alla luce nuovi Camillo e nuovi Peppone. Non è cosa da poco poter ritornare al tempo giocondo dell’infanzia. Quel bambino avvinto dal teatro dei burattini e dal mondo di Giovannino Guareschi, ora, cresciuto, vi offre questa esposizione, tributo fedele ed appassionato al mito di Brescello.

Spero che il gioco che ho ideato, tra teatro dei burattini e pellicola cinematografica, vi diverta come ha divertito me.

 

Il Percorso della  Mostra

Il primo quadro ripropone il battesimo del neonato figlio di Peppone  (Don Camillo – film 1952). Il padre sceglie di chiamare il pargolo ‘Libero Antonio Lenin’, ma il parroco è deciso a non battezzare il bambino con quel nome. La voce di Gesù, però, lo invita a ripensarci. Per decidere il da farsi, tra il prete e il sindaco avviene la celeberrima scazzottata nel campanile, la quale farà si che ai nomi del piccolo Bottazzi si aggiunga anche quello di ‘Camillo’.

Dalla chiesa all’aula scolastica: il sindaco, che vuole fare carriera politica, deve assicurarsi di superare l’esame per conseguire il diploma di licenza elementare (Don Camillo e l’Onorevole Peppone -film 1955). Peppone, posto davanti ad un problema da risolvere e ad un tema da svolgere, è ovviamente nel panico; anche la maestra è preoccupata e cerca di intercedere per l’esaminando. Sarà poi Don Camillo, con un’abile mossa, ad aiutare il suo eterno nemico-amico.

Soddisfatto delle proprie azioni che, come lui stesso sostiene, sono volte sempre ad aiutare il prossimo anche se spesso non proprio lecite, Don Camillo è impegnato in un dialogo con il Cristo. Ah Signore guai se non ci fossi io a mantenere la calma e raffreddare gli animi… (Il ritorno di Don Camillo – film 1953).

Gli risponde un grande volto di Peppone stampato in bianco e nero: Riso abundorum in bocca pretorum! (Don Camillo e l’Onorevole Peppone – film 1955).

Dalla parte opposta il grande volto di Don Camillo, sempre stampato in bianco e nero, si scontra con un terzetto di rossi…

Lo Smilzo, giunto in bicicletta per invitarlo all’inaugurazione della Casa del Popolo, gli raccomanda, a modo suo, di organizzarsi per la benedizione della prima pietra. Venite in uniforme e con gli arnesi, secchio e pennello, c’è della roba da benedire! (Don Camillo – film 1952).

La Gisella, ragazzona battagliera ubbidiente al partito più che al proprio marito, presa da un impeto anticlericale, in una calda giornata estiva trova il coraggio di rubare i vestiti a Don Camillo mentre lui sta approfittando della frescura delle acque del grande fiume. Compagni, vi ho messo fuori gioco il prete! È a mollo senza vestiti all’argine grande! (Don Camillo Monsignore ma non troppo – film 1961).

Il Brusco, barbiere e braccio destro di Peppone, da autentico ‘mangiapreti’ non esita di vantarsi con gli altri compagni. Prete della malora, se si azzarda a mettere piede nella mia bottega, gli taglio la gola! (Don Camillo e l’Onorevole Peppone” – film 1955).

Il testamento della Signora Cristina. Nella sua stanza da letto, la storica maestra del paese, anziana e malata, lascia Brescello e questo mondo con una richiesta precisa: essere sepolta con la sua bandiera sulla bara. La bandiera in questione è quella dell’Italia monarchica, con lo stemma sabaudo. Esaudire questo suo desiderio avrebbe potuto mettere in seria crisi un sindaco comunista, ma non Peppone, che prima di tutto è un uomo, sempre pronto a dare la precedenza al sentimento e al rispetto altrui. (Don Camillo – film 1952).

L’ultima scena si svolge all’interno di una stalla durante uno sciopero proclamato dalla giunta di Peppone. Lo sciopero delle maestranze agricole, che si rifiutano di coltivare i campi e di mungere le vacche dei possidenti, rischia di provocare la morte del bestiame. A ben controllare che nessuno sgarri, i ‘rossi’, organizzano dei picchetti di sorveglianza. Proprio durante una ronda davanti alla stalla di Filotti, la più grande del paese, Peppone sorprende Don Camillo che è deciso ad entrare per aiutare le bestie. Il sindaco non resiste, finendo per unirsi in gran segreto al parroco e dopo la lunga e faticosa mungitura… “Don Camillo” (film 1952).

La mostra è corredata da tantissimi oggetti di scena come la carriola, simbolo del lavoro agricolo e strumento utilizzato per le bonifiche a seguito delle inondazioni del Po. Il cesto può contenere delicate uova o gustosi panini al prosciutto da consumarsi come spuntino durante un viaggio in treno. Il bastone e il fucile: armi proprie o improprie? La cassetta militare di Don Camillo contiene cimeli e ricordi lontani nel tempo. Il barattolo del minio, la vernice rossa con la quale viene cosparso il sedere di Gisella Marasca. La fascina ricorda che nel paesino della bassa si raccolgono piccoli legni per accendere il fuoco o per nascondere carri armati! Con i tegamini si preparano decotti per il raffreddore e intingoli di ogni sorta, compreso lo stufatino di Don Camillo. Il badile e la vanga servono per lavorare la terra, ripulire le stalle, rimuovere macerie e fango quando il grande fiume si arrabbia. La bicicletta è molto utilizzata per gli spostamenti, piccoli o grandi che siano, inseguendo il mito di Coppi e di Bartali. La bottiglia dell’olio di ricino è sempre difficile da digerire. Le valigie sottolineano il tema del viaggio se si parte, se si torna, se si ha vinto o se si ha perduto…

I burattini nascono dal legno intagliati a mano da Riccardo Pazzaglia: ecco l’angolo della falegnameria con scalpelli, sgorbie, seghe e profili di teste. In cantina la damigiana custodisce un ottimo Lambrusco… Nella stalla troviamo il sacco del mangime, per far ingrassare bene i polli di Don Camillo. L’abbeveratoio contiene pura acqua di fonte. il forcone serve per spostare tanta soffice paglia per la gioia delle mucche.

 

Category: Fumetti, racconti ecc.., Musica, cinema, teatro

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About Riccardo Pazzaglia: Riccardo Pazzaglia è entrato nel mondo dei burattini quando era un bambino e la sua passione lo ha condotto nel tempo ad approfondire la Tradizione Bolognese e la Commedia dell’Arte. A dodici anni debuttò con l’opera Don Giovanni e iniziò a frequentare il laboratorio del Maestro Demetrio Presini, apprendendo l’arte dell’intaglio. Nel 1991 Riccardo ha fondato la propria Compagnia e ha iniziato un interessante percorso il cui obiettivo principale è la rinascita del Teatro Classico dei Burattini. Assieme alla moglie Milena Fantuzzi mantiene viva l’Antica Tradizione attraverso continue ricerche, spettacoli, conferenze, laboratori e mostre temporanee. Attualmente Riccardo e Milena recitano, scrivono nuovi copioni e si prendono cura della Collezione Presini. Acquisita nel 2007 e unita al materiale già esistente, ha completato la Collezione Fantuzzi Pazzaglia, comprendente più di 300 burattini, nove teatrini e circa 150 scene dipinte originali, oltre a numerosi copioni, decorazioni, costumi e oggetti di scena. Così viene presentata nel suo sito la sua compagnia: "La nostra Compagnia approfondisce l’Arte antica e tutta da scoprire dei burattini bolognesi, i quali dalla metà del ‘700 si sono rivelati come una vera e propria moda teatrale di aggregazione della città. Al fine di mantenere viva la gloriosa tradizione delle teste di legno negli anni, oltre agli spettacoli, abbiamo allestito mostre, conferenze a tema e laboratori di costruzione e animazione di burattini sia per adulti che per bambini. Riccardo, il capocomico, ultimo allievo del grande Demetrio Presini, oltre a scolpire le sue teste di legno, si occupa, con la moglie Milena, della conservazione di tutti i materiali storici appartenuti al Maestro Burattinaio del passato raccolti nella Collezione Fantuzzi - Pazzaglia. La Compagnia attiva dal 1991 si è impegnata per la rinascita e la salvaguardia dell’arte burattinaia della nostra tradizione in ambito cittadino, resa possibile dal grande successo che il pubblico sempre crescente le ha tributato. Oltre al divertimento che gli spettacoli assicurano, qualità, coerenza filologica e storica sono le parole chiave che legano questi burattinai ai Maestri fondatori della tradizione bolognese. Recitare ogni spettacolo rigorosamente dal vivo con questi eroi dalla testa di legno, significa conoscerne i caratteri, passioni e virtù.

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