Perché Via Fondazza a Bologna interessa a Richard Sennett

| 2 Settembre 2014 | Comments (0)

 

 


 

 

1. Social Street, il modello Bologna che ora piace anche a New York

diffondiamo da Il Corriere di Bologna.it del 2 settembre 2014

 

BOLOGNA – È bastato solo un anno e hanno già fatto il giro del mondo. Ma adesso le social street sono diventate un fenomeno tanto interessante a livello internazionale che le hanno adocchiate anche gli Stati Uniti. E non uno qualunque degli Stati Uniti, ma Richard Sennett, sociologo, critico letterario e scrittore statunitense, professore di Sociologia alla New York University (e alla London School of Economics) che si è occupato molto dei temi della teoria della socialità e del lavoro, dei legami sociali nei contesti urbani e degli effetti sull’individuo della convivenza nel mondo moderno. Temi tanto vicini a quelli della social street che il professor Sennett ha risposto entusiasta via mail al fondatore del progetto, Federico Bastiani.

«Circa un mese fa — racconta Bastiani, padre della prima social street di via Fondazza — avevo segnalato il nostro progetto a Sennett, sociologo che ha dedicato gran parte del suo lavoro alla collaborazione aperta e sociale, senza una struttura gerarchica. Mi sembrava che la nostra esperienza rispecchiasse i temi trattati da lui e gli ho segnalato quello che stiamo facendo». Una mail, quella di Bastiani, che non è affatto caduta nel vuoto. Ed ecco che l’altro giorno è arrivata la risposta direttamente dagli States. «Sennett mi ha scritto — racconta Bastiani, che ha subito condiviso la bella notizia con gli amici fondazziani su Facebook — che trova il nostro progetto molto interessante e mi ha chiesto di tenerlo informato sugli eventuali sviluppi. Mi ha detto che mi farà contattare da un suo assistente. Io ho chiesto, naturalmente, se sono interessati a farlo attecchire anche negli Stati Uniti ». Insomma, un bel goal per la social street, su cui da adesso in poi ci sarà anche l’occhio attento del professore americano. Ma non solo. «Anche dal Canada ci erano state chieste informazioni sulla social street da un giornalista molto famoso, Charles Montgomery, autore del libro Happy city. Aveva intercettato il nostro progetto su Twitter e ci ha contattati », racconta Bastiani. Che adesso, insieme ai fondazziani vorrebbe invitare il professor Sennett a Bologna. «Proveremo a chiamarlo qui da noi, ci piacerebbe molto averlo in via Fondazza ».

Intanto i progetti delle strade solidali non si fermano. Anzi, vanno avanti veloci. Giovedì alcune social street di Bologna, di Milano e di Roma saranno alla Festa dell’Unità per parlare del progetto insieme, tra gli altri, al professor Daniele Donati. E il 9 settembre una delegazione andrà a portare alta la bandiera delle social in Senato insieme al Centro Antartide. Ieri, invece, è stato firmato ufficialmente il primo patto di collaborazione concreta tra il Comune e le social street. Il primato spetta al gruppo che riunisce i residenti di via Duse e dintorni, al San Donato. «Il patto, frutto della collaborazione tra i cittadini della social street di via Duse e dintorni, Quartiere e ufficio Cittadinanza attiva del Comune — scrivono gli abitanti che si sono conosciuti attraverso il progetto di Bastiani — prevede la riqualificazione e la gestione di un pannello pubblicitario in disuso collocato all’interno dello spartitraffico centrale di via Duse, attraverso la sua trasformazione in bacheca stradale».

Un esempio concreto, quindi, di riqualificazione dal basso. «L’obiettivo del progetto — scrivono i residenti — è quello di dare una nuova vita a un pannello, creando allo stesso tempo un importante punto di riferimento per chi vive e lavora nell’area di via Duse, un elemento di connessione fra gli abitanti della zona ». Attraverso la bacheca i residenti potranno infatti essere informati degli eventi, delle iniziative e dei progetti che i cittadini attivi portano avanti al fine di contribuire a migliorare la vivibilità e la fruibilità della zona. Inaugurazione ufficiale: il 21 settembre, che è la data del primo compleanno della social street di via Fondazza, occasione per fare il punto di tutto quello che è stato fatto nell’ultimo anno.

 


 

2. Alex Corlazzoli: Social street Bologna, in via Fondazza l’economia solidale tra vicini di casa

da Il fatto quotidiano 11 novembre 2013

 

L’esperienza unisce i residenti del centro storico e nasce da un’idea di Federico Bastiani, giornalista e papà. Nata da un gruppo Facebook, ora è una realtà concreta dove cittadini offrono servizi in cambio di aiuto e condivisione

Fino a qualche settimana fa era una delle tante affascinanti strade di Bologna con i portici, qualche osteria e le vecchie botteghe, ora è la strada più famosa d’Italia. Altro che via Gluck: via Fondazza è diventata la prima social street d’Italia. L’idea è nata a un residente, Federico Bastiani, giornalista, esperto di comunicazione e papà: “Mi sono accorto che non conoscevo nessuno dei miei vicini nonostante da qualche anno abitassi in questa strada. Ho deciso di aprire un gruppo su Facebook e di stampare una cinquantina di volantini per coinvolgere anche chi non fa uso della tecnologia”.

Tempo qualche giorno e i residenti hanno reso realtà l’economia condivisa mettendosi a disposizione l’uno con l’altro: ad oggi sono più di 350 gli iscritti al gruppo “Residenti in via Fondazza”. Sabato 10 novembre è andata in scena la prima social dinner: chi abita al civico nove ha ospitato quelli dell’87. C’è chi come Federica sulla pagina Facebook si è messa a disposizione dei vicini più anziani: “Un piccolo ma importante aiuto potrebbe essere portargli la spesa a casa”. Nicola domanda ai vicini dove trovare un buon gommista per cambiare le ruote della macchina e Antonio si offre per fare ripetizioni per i ragazzini della scuola primaria e secondaria di primo grado.

Da un giorno con l’altro si è scoperta la solidarietà grazie alla rete. Gilberto ha postato la foto del campanello di casa con il post-it “Auguri vicino” e commenta: “Queste sono davvero bellissime emozioni”. C’è anche chi ha messo a disposizione la lavatrice per gli studenti che cercavano una lavasecco a gettoni e chi è pronto ad organizzare laboratori musicali per i bambini. “Siamo diventati un vero e proprio caso di studio. Non si è tirato indietro nemmeno il cinema che per i residenti stacca biglietti con lo sconto insieme al bistrot che ha pensato ad una promozione per i “fondazziani”. Al gruppo Facebook si sono iscritti antropologi e sociologi che stanno esaminando quanto sta accadendo in via Fondazza. Da altre città – ci spiega Bastiani entusiasta dell’iniziativa – ci hanno chiamato perché vogliono far nascere altre social street. Abbiamo già un sito, www.socialstreet.it per mettere in rete tutte le esperienze”.

A Ferrara si sono già messi in moto in via Pitteri, a Milano ci sono i residenti di Parco Solari che sono pronti a portare avanti l’iniziativa nata a Bologna e a Roma l’idea sembra aver preso piede in via Tripoli. Sul sito si trova anche un bigino per fondare la social street in quattro mosse: creare un gruppo Facebook, pubblicizzarlo, alimentare la pagina con album fotografici, creare hashtag della propria strada e passare dal virtuale al reale. In via Fondazza ci sono riusciti e sono pronti a mettere in scena una serie d’iniziative che permetteranno d’incontrarsi, di guardarsi in faccia: il 17 novembre sarà tra loro Loretta Napoleoni definita l’economista del “mutuo soccorso” e a dicembre è già in cantiere un flash mob che coinvolgerà tutti i fondazziani.

Un’esperienza, quella lanciata da Bastiani, contagiosa. A Bologna l’idea di tornare alle buone maniere con il vicinato ha iniziato a mettere radice anche in altre strade: nel quartiere Santo Stefano, storica zona borghese della città, nei giorni scorsi hanno cominciato ad incontrarsi per organizzare il primo pranzo social. “Siamo andati dagli anziani del circolo del Baraccano – spiegano gli organizzatori – a chiedere lo spazio e ci hanno accolto a braccia aperte. A gennaio coinvolgeremo tutto il quartiere: ognuno porterà due piatti. Uno da condividere e uno, la specialità di famiglia, da donare agli altri. Sarà la prima di una serie di iniziative che stiamo pensando di promuovere per uscire dall’individualismo, per conoscerci anche in una città dove ormai non si sa più nemmeno chi abita nel proprio palazzo”.

 



Category: Movimenti, Osservatorio Emilia Romagna

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About Richard Sennett: Richard Sennett (Chicago, 1943) è un sociologo, critico letterario e scrittore statunitense che si è occupato soprattutto dei temi della teoria della socialità e del lavoro, dei legami sociali nei contesti urbani, degli effetti sull'individuo della convivenza nel mondo moderno urbanizzato. Oggi insegna sociologia presso la London School of Economics, sociologia e storia alla New York University ed è Adjunct Professor di sociologia al Massachusetts Institute of Technology. Nel 1975 ha fondato il New York Institute for the Humanities, che ha diretto fino al 1984. Dal 1988 al 1993 è stato direttore della Commissione sugli Studi Urbani dell'UNESCO e dal 1996 dirige il Council on Work. È sposato con la sociologa ed economista Saskia Sassen. Tra i suoi libri tradotti in italiano : Insieme. Rituali, piaceri, politiche della collaborazione, Feltrinelli, 2012; L'uomo artigiano, Feltrinelli, 2008; Autorità. Subordinazione e insubordinazione: l'ambiguo vincolo tra il forte e il debole, Bruno Mondadori, 2006; Il declino dell'uomo pubblico, Bompiani, 1982; La cultura del nuovo capitalismo, Il Mulino, 2006; L'uomo flessibile. Le conseguenze del nuovo capitalismo sulla vita personale, Feltrinelli, 2000

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