Luca Crisma: “Uomini e animali nel medioevo. Storie fantastiche e feroci” di Chiara Frugoni

| 22 Dicembre 2019 | Comments (0)

 

 

 

 

 

 

 

Un potenziale lettore, attirato da quest’opera in libreria, potrebbe attendersi una rassegna di creature meravigliose o di reinterpretazioni cristologiche di animali medievali già presentata da altri compendi tratti dai bestiari medievali, condita da un eccellente apparato iconografico (cito, a titolo di esempio, Bestiari medievali di Michel Pastoureau). Questo potenziale lettore riceverà, dal libro di Chiara Frugoni, una piacevole sorpresa in aggiunta. Perché se il nostro sguardo rischia di focalizzarsi sul secondo termine del titolo dell’opera (gli “animali”) e sull’unicorno che in copertina si abbevera al fiume, il libro in questione si fonda piuttosto sul rapporto con il primo termine (gli “uomini”) e non sottovaluta la presenza della donna che, nella stessa immagine di copertina, tiene l’unicorno sulle sue ginocchia e occupa la maggior parte dello spazio disponibile.

Uomini e animali nel medioevo – Storie fantastiche e feroci si occupa infatti del rapporto tra animali e uomini. Il percorso è costituito da un avvicinamento progressivo al quotidiano medievale di cui Chiara Frugoni fornisce ai suoi lettori, pubblicazione dopo pubblicazione (si veda, ad esempio, Vivere nel Medioevo), le chiavi di lettura. I primi capitoli sono dedicati all’origine e quindi all’irenico rapporto tra uomo e animali ai tempi in cui Adamo ancora aveva il ruolo di dare loro un nome amministrando il giardino dell’Eden, prima che il peccato originale spronasse gli animali ad attaccarlo quando lo incontrano.

 

                                                    Ferentillo (Terni), metà del XII secolo.

 

Il capitolo successivo si avvicina cronologicamente e geograficamente al vissuto dell’uomo medievale, ma descrive un aspetto che, soprattutto ai nostri occhi, si mostra più vicino al mito e alla leggenda. Si tratta degli animali fantastici, al cui centro campeggia l’unicorno, punto di incontro tra varie prospettive: i bestiari raffigurano una tecnica di caccia fondata sulla presenza di una vergine, i suoi corni (appartenuti in realtà ai narvali) venivano venduti dai pescatori del Nord Europa e Marco Polo stesso, incontrando un rinoceronte in Oriente, credette di aver scoperto come l’unicorno fosse stato semplicemente mal descritto.

 

                                               

                                              London, British Library, MS Royal 12 F XIII, f. 10v.

 

Nel capitolo successivo, dopo aver spiegato come il primo uomo si rapportasse agli animali e come ci si potesse confrontare con esseri immaginari, viene il tempo di parlare di animali realmente esistiti ed esistenti ma in luoghi a tal punto lontani da trasformarsi man mano che i loro racconti arrivavano verso l’Europa. Si tratta delle carte medievali, così precise e meticolose quando si parla del mondo latino, tanto fantasiose man mano che ce ne si allontana. I racconti dei viaggiatori ci forniscono così le particolarità dell’elefante e sostituiscono i popoli lontani con cinocefali, attribuendo all’Oriente incognito (secondo la definizione di Gioia Zaganelli) un tratto esotico che sfocia nel fantastico. Per compiere questo viaggio l’autrice ha scelto di analizzare le varie sezioni della Mappa mundi di Ebstorf, per presentarne ogni singolo dettaglio.

 

                                                                 Mappa mundi di Ebstorf

 

Solo nel finale Chiara Frugoni, in conclusione di questo avvicinamento progressivo alla quotidianità medievale di cui abitualmente si occupa, ci mostrerà gli animali “veri e pericolosi”. Il lupo di Gubbio, i lupi mannari descritti da Giraud de Barri e l’orso detronizzato (passato durante il Medioevo da re degli animali a giocoliere per le fiere) mostrano il bosco e la campagna come punti di passaggio ove la distinzione tra il selvaggio e la civiltà non si è ancora fatta così netta. Fino a giungere agli animali domestici e ai processi agli animali, quando una scrofa poteva divorare un lattante e un processo sarebbe stato imbastito per decidere della sua colpevolezza. Il paragrafo conclusivo è dedicato a San Francesco, autore di una possibile riconciliazione rispetto alla perduta armonia del Paradiso Terrestre, ma isolato rispetto al contesto che lo circonda.

 

                        “Il Sassetta”, Francesco conclude il patto con il lupo, London, National Gallery.

 

Il lettore che si avvicini a quest’opera per ricercare un compendio di racconti medievali riguardanti animali esotici e fantastici, selvatici e domestici, potrà ricevere quanto chiede, e il solo apparato di miniature scelto dall’autrice fornirà lo splendore visivo richiesto all’operazione. Colui che invece temesse di ritrovare una nuova versione ampliata del Fisiologo (la base dei bestiari medievali e delle interpretazioni cristologiche di ogni animale) troverà, in questo percorso capace di giungere dall’Eden ad Assisi attraverso la relazione tra uomo e animale, un filo conduttore che eviti il rischio di una mera elencazione. Una prospettiva giustificata dallo sguardo con cui l’uomo del Medioevo osservava il mondo animale. Qualcuno disse che la zoologia nacque con Aristotele ma fu successivamente abbandonata fino agli inizi dell’età moderna. Questo perché la prospettiva che si impose non fu quella di guardare all’animale come oggetto di analisi scientifica in sé e per sé, ma come strumento di una simbologia finalizzata ad altro, etica o cristologica a seconda del punto di vista dell’autore in questione. L’uomo medievale guardava dunque all’animale come uno specchio in cui analizzare sé stesso attraverso l’alterità delle creature.

 

Chiara Frugoni, Uomini e animali nel Medioevo. Storie fantastiche e feroci, Il Mulino, Bologna 2018.

 

Category: Culture e Religioni, Libri e librerie, Storia della scienza e filosofia

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About Luca Crisma: Luca Crisma è nato a Padova. Si occupa di storia del pensiero politico medievale e, in particolare, dei mutamenti avvenuti nel XII secolo attraverso lo studio del Policraticus di Giovanni di Salisbury. Nel 2016 si laurea a Padova in Scienze Filosofiche con una tesi intitolata "Palma iustitia invincibilis", concernente l'impiego di una curiosa immagine utilizzata da Giovanni di Salisbury per descrivere la funzione che un principe dovrebbe seguire e gli obiettivi cui dovrebbe cercare di giungere. Attualmente sta svolgendo un dottorato di ricerca presso l'École Pratique des Hautes Études (Parigi) per comprendere quale posto sia dato all'istituzione ecclesiastica all'interno dell'opera del suddetto autore.

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