Cristina Biondi: 39 Nuovo dizionario delle parole italiane. Da “L’uomo perfetto d’altri tempi” a “Violare i principi”

| 15 Aprile 2021 | Comments (0)

L’UOMO PERFETTO D’ALTRI TEMPI

Si considerava un marito fedele, dal momento che non prevedeva di avere un’altra moglie all’infuori della sua. Era l’amante perfetto perché nulla poteva mutare in una stanza dove momenti d’immemore felicità venivano premiati col dono di calze di seta e profumi di marca, nell’impossibilità, sancita da trono e altare, di concedere di più. Non dimenticava di regalare i fiori a ogni anniversario di matrimonio, mentre evitava di dare importanza al ricordo del primo incontro con la donna invisibile: più gli anni passavano e più era opportuno dimenticarne la data, rinnovando le piccole sorprese, col miraggio di una cenetta al ristorante o di una serata al night club. A quei tempi non si poteva eludere l’opinione pubblica: bastava indossare un impermeabile chiaro e uscire di casa con una valigia senza fermarsi a dare spiegazioni alla portinaia per assumere l’aria equivoca di un agente segreto. Sospettare di tutti era un obbligo: basandosi sull’esperienza maturata tra colleghi, i medici di pronto soccorso facevano la Wasserman a tutti gli uomini coi baffi e a qualsiasi donna che si fosse presentata alla visita indossando mutande nere.

 

LE DONNE SONO FURBE

La mia tentazione di credente è quella di conservare gelosamente le immaginette di un Papa che mi piace molto: in questa foto sorride, qui abbraccia un carcerato, in una piazza gremita solleva in alto un bambino. Leggere quello che lui scrive in tutta semplicità per il suo gregge invece mi fa sentire una pecorella arrabbiata: quando tesse gli elogi delle donne mi fa ribollire di indignazione. Noi siamo furbe, esperte in faccende domestiche e riportiamo le nostre abilità di madri di famiglia nelle stanze del potere, almeno in quelle concesse alle quote rosa. A essere permalose si esagera sempre, sono arrivata ad augurarmi che Ursula von der Leyen dichiari pubblicamente di non aver mai lavato un piatto in vita sua. Sarebbe solo l’eccezione che conferma la regola. Del resto, ascoltando le fiabe, mi sono sempre identificata con la principessa e non è facile superare ambizioni che mi riportano nei salotti dorati dell’ancien régime, dove le dame di alto lignaggio conversavano e perfezionavano le buone maniere: niente lavori domestici e nessun desiderio di incidere sulle sorti del mondo. Al momento non mi sono sentita in vena di buone maniere e di quote politicamente corrette. Poi, sbollite le fumane, mi si è rivelata tutta la prudenza delle parole del Santo Padre, anche grazie alla rude franchezza con la quale ho chiesto lumi direttamente al Principale (noi moderni siamo troppo insofferenti nei confronti della gerarchia). Essere furbe è una gran bella cosa, permette di passare sotto gli ostacoli, smussare gli angoli, non sfidare a braccio di ferro energumeni tatuati e soprattutto non sottovalutare, né sopravvalutare l’Avversario. Se poi si riesce a stare alla larga dai guai, si finisce per avere una certa considerazione della scaltrezza del nemico.

Consiglio per i popoli oppressi: imparate la lingua dell’invasore, fategli credere che non vale la pena imparare la vostra e soprattutto state zitti (e zitte), come se non aveste nulla da dire.

 

LEGITTIMA DIFESA

Concetto collaudato e ormai sdoganato in ambito militare oltre ogni confine tracciato dal buon senso. Nel 1988 l’aereo civile Iran Air 655 che sorvolava lo stretto di Hormuz venne abbattuto da un missile terra aria lanciato dalla USS Vincennes che navigava in acque territoriali iraniane. Il governo statunitense non ammise mai che fossero stati commessi errori: si sarebbe trattato di un incidente di guerra e l’equipaggio americano si sarebbe comportato in maniera appropriata. A bordo della nave avevano cercato di comunicare con l’equipaggio del velivolo usando frequenze esclusivamente militari. Avevano confuso un aereo per un altro. Avevano preso un abbaglio sull’altitudine del velivolo, pensando che stesse scendendo, mentre invece stava prendendo quota. La loro strumentazione non era perfetta e alcuni dati non erano stati interpretati correttamente, a causa di una sindrome chiamata emotional fulfillment: chi si trova in uno stato di tensione emotiva tende a deformare la realtà in base ai propri timori e aspettative. Riassumendo: militari poco lucidi, dotati di una strumentazione insufficiente, trovandosi nel posto sbagliato, hanno fatto la cosa sbagliata. Ma non è stato un errore. La maggior potenza del mondo ha facoltà di prendere impunemente fischi per fiaschi, lucciole per lanterne. Ma gli psicologi? Si possono inventare sindromi a proprio uso e consumo? Abbiamo la sindrome di Peter Pan, quella di Stoccolma, di Stendhal, di Munchausen, ma l’emotional fulfillment è proprio di troppo e sarebbe inaccettabile come spiegazione di quello che successe a Ustica, nel Mediterraneo, mare nostrum.

 

LO SPECCHIO E LA CAFFETTIERA

Ci è del tutto evidente che i mezzi per esercitare la violenza fisica sono diventati talmente potenti da distruggere la stessa violenza come espressione umana: del mondo potrebbe non rimanere pietra su pietra, figuriamoci cosa succederebbe a tutti gli esseri più complessi con precise esigenze metaboliche. La violenza psicologica è più conservativa, o per lo meno lo era quando si riconosceva l’utilità dei servi per i padroni, degli operai per gli industriali, delle mogli per i mariti. Poi sono arrivate le macchine che sono lo specchio di tutte le nostre capacità. Il bambino quando entra nella fase dello specchio è in grado di riconoscersi e sorridere a sé stesso, mentre prima sorrideva unicamente alla mamma e ad altri esseri umani che promettevano, invitandolo al sorriso, di essere benevoli con lui. Le macchine ci invitano a non cercare di realizzare bisogni e desideri affidandoci al gioco delle relazioni umane, premere un pulsante è più facile che convincere nostra moglie a farci il caffè. Tra noi e la perfetta autosufficienza si pone un fattore che può giocare tanto da ostacolo, quanto da facilitatore: il denaro. La macchina Nespresso e le sue capsule costano più della Bialetti e della polvere non incapsulata, ma il confronto costi benefici potrebbe essere calcolato in maniera sbagliata se non vi piace armeggiare tutte le mattine in cucina, quindi dovete considerare il costo della Bialetti + moglie che fa il caffè.

Le macchine più sono complicate più diventano infide: la Bialetti non ha gran segreti da trasmettervi (se perde acqua è il momento di cambiare la guarnizione), mentre non sarete mai in grado di capire perché l’ultimo modello della Nespresso versa nella tazza metà del caffè per il quale era (o credevate che fosse) stata programmata. Se non ve ne curate e vi accontentate di premere il pulsante una seconda volta significa che cercate di ignorare uno dei rischi più gravi che incombe su tutta l’umanità.

 

LO SPECCHIO E L’INVIDIA: IL DOPPIO DI TUTTO

“Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?” “La più bella del reame è l’amante di tuo marito.” Non chiamiamola gelosia, la tua è invidia, pura invidia, e la partita si gioca tra te, l’altra e lo specchio. L’altra è più giovane, più seduttiva, calpesta senza remore l’erba del tuo giardino. Per età potrebbe essere tua figlia, quindi tu potresti essere la sua matrigna. Non c’è confronto, tuo marito non ti appartiene più, ma appartiene pur sempre alla tua generazione, lui è Dracula, il vampiro che succhia il sangue dell’eterna giovinezza.

Tu sei già stata vampirizzata quindi, invece di essere una tranquilla signora di mezza età, sei una non-morta, capace solo di augurarsi il male altrui. Mela avvelenata? Perché mai creare un dispiacere ai sette nani, poveretti? Loro sono onesti minatori che non hanno mai sedotto nessuno.

Purtroppo l’ipotesi di continuare mestamente la tua vita, prendendoti cura di te, aprirebbe la via di un cammino impervio: lo psicanalista ti condurrebbe a ripercorre, trauma dopo trauma, la tua carriera di vittima; la liposuzione, la chirurgia plastica e le infiltrazioni d’acido jaluronico equivarrebbero a un trattamento post mortem effettuato alle pompe funebri. Le creme di bellezza antiage costano come se fossero in grado di realizzare quello che promettono, mentre lo specchio, che non mente, continuerà a riflettere l’immagine di quello che sarai al momento, né più, né meno. Lo specchio magico potrebbe sfidarti, proponendoti di giocare sino in fondo la partita dell’invidia: “Ti concederò quello che vuoi, qualsiasi cosa, ma sappi che alla tua rivale donerò il doppio della stessa cosa: se vuoi una casa, lei ne avrà due (indovina chi le paga!).” In una novella ebraica la risposta all’identica domanda posta a un mercante, invidioso del suo vicino, fu: “Rendimi cieco di un occhio.” Notevole, ma considerando che l’invidia è un difetto prettamente femminile, si può fare di meglio: “Fammi conoscere la metà dei difetti di mio marito, fammi oggetto della metà dei suoi sotterfugi e dei suoi inganni.”

Purtroppo l’invidia è puramente distruttiva e azzera ogni possibilità di riconciliazione. Fine della storia? Ma no, la tua è una favola a lieto fine che concede a tutti di vivere felici e contenti. Quando ti siedi davanti allo specchio per interrogarlo per l’ennesima volta, non vedi più la tua immagine riflessa. Che sollievo: sei diventata anche tu un vampiro! Ti rivolgi a un avvocato divorzista, diventi molto ricca, senza dispiacerti che il tuo ex marito abbia superato il problema delle tre case andando ad abitare alla White House.

 

IL TROPPO DI TUTTO

Le donne vogliono troppo da voi perché debbono colmare un vuoto. Difficile convincerle che c’è troppo di tutto in giro, che il reale è saturo, pieno di ogni cosa fino a scoppiare. Unica soluzione è cercare di recidere, eliminare, differenziare, ritirarsi e sottrarsi. Non potete dire a vostra moglie: “Sei troppo per me!”, anche se lei qualcosa intuisce e allora fa la cura dimagrante, per diventare un po’ meno, ma poi vuole spazi, attenzioni, ascolto. Le sue mise stravaganti saturano il vostro campo visivo, il suo profumo invade la vostra sfera olfattiva, le sue parole assediano le vostre orecchie: si propone con l’insistenza di uno spot pubblicitario. Voi ormai non siete più tentati, vorreste sottrarvi a tutto quello che vi si offre: cornetti al cioccolato, merendine, materassi, auto di lusso, orologi e detersivi; un mare di proposte uniche e irrinunciabili e una valanga di occasioni speciali e imperdibili hanno saturato il vostro immaginario senza lasciare spazio alla seduzione. Bisogna imparare a negarsi, diventando intransigenti e selettivi, eliminare ogni scoria di passato. A volte avete dei dubbi persino dopo l’amore: quello che ne rimane va smaltito nella plastica, nell’umido o nell’indifferenziata?

 

VIOLARE I PRINCIPI

Il delitto peggiore è violare i diritti umani, basilari e intuitivi: a nessuno fa piacere che voi lo prendiate a randellate o lo asfissiate con i gas nervini. Andrebbero rispettati anche i principi democratici, e qui non è facile individuare dove colpisce la violazione, dove nuoce, a chi, quando, e come. Certo, se vi fate prendere a manganellate dalla polizia davanti alle telecamere, ottenete una buona dimostrazione di dove colpisce il potere bieco dei regimi illiberali, dovreste però al contempo evitare di esasperare, o mettere alle corde, i celerini di un qualsiasi regime democratico, anche loro sono armati. La democrazia prevede il diritto di dissentire, votare contro, protestare, dimostrare (verbo intransitivo). A settant’anni “dimostrare” è soprattutto un verbo transitivo, preceduto dalla negazione (la vecchiaia è negativa per definizione): voi dovete fare di tutto per “non dimostrare” la vostra età. Pazienza le rughe, sono le dimenticanze che vi fanno perdere autorevolezza. Io sono orgogliosa della mia padronanza della lingua italiana e, insegnando al doposcuola, ho verificato che prima che i giovani vadano alle manifestazioni, nelle piazze, davanti e dentro i campidogli, dovrebbero imparare a parlare. Prima di dimostrare contro, imparate a dimostrare qualcosa, ad argomentare, a esercitare il diritto di parola senza dire cazzate. La democrazia va costruita, non basta far tabula rasa dei regimi autoritari. Ai giovani piace tanto mobilitarsi per la pars destruens, ma andiamoci piano. I miei alunni, prima di abbattere qualsiasi statua, mettiamo quella di Garibaldi a cavallo, dovrebbero conoscere: date di nascita e morte, storia dello sbarco in Sicilia e dell’incontro di Teano. Prima di prendere in mano il martello, dovrebbero essere in grado di restituire Garibaldi alla storia, prima di eliminarne la statua dai giardinetti pubblici chiederei loro di ricollocare l’immagine dell’eroe dei due mondi nel contesto nel quale è vissuto. Seguite il mio consiglio: se avete meno di trent’anni, non fate la rivoluzione, venite a doposcuola, non è mai troppo tardi.

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