Cristina Biondi: 19 Nuovo dizionario delle parole italiane. Da “Crescita” a “Complottismo informato”

| 13 Novembre 2019 | Comments (0)

 

CRESCITA

La dieta dimagrante aumenta l’appetito e affina lo spirito critico: cominciate a detestare l’ossessione per la crescita economica, se poi avete scollinato, avendo superato la fatidica età dei sessantacinque anni, crescere vi sembra contro natura, come l’esperienza di Alice del paese nelle meraviglie, intrappolata in una stanza troppo piccola per la sua statura. L’ipotesi di sviluppo più vicina alla realtà resta allora la crescita tumorale, soprattutto se, seguendo la logica della globalizzazione, diventa causa di metastasi diffuse. Vi dispiacerebbe molto se il vostro senso del limite trovasse la sua realizzazione in un taglio alla pensione, mentre sapreste rispondere alla domanda della sfinge se venisse attualizzata in questi termini: chi è quella creatura che prima va a quattro zampe, poi a due, poi cammina grazie a una protesi in titanio di ginocchio e una di anca? Le protesi sono molto costose, il che rende problematica la decrescita felice.

 

FRATELLANZA E FRATERNITÀ

Ci commuove San Francesco che bacia il lebbroso (uno dei tanti), ma riusciamo a immaginare che il lebbroso, in uno slancio di fiducia, abbracci un frate, uno dei tanti? La lebbra è una malattia causata dal Mycobacterium leprae ed è contagiosa, mentre la fratellanza è una malattia genetica. I fratelli possono essere minori (nell’infanzia avranno scarabocchiato i vostri quaderni, se voi avrete dato loro l’occasione) o maggiori (il trono spetterà a loro) o vostri gemelli.

Se siete biovulari, siete contemporanei ma diversi, se siete monovulari siete identici, e i vostri neuroni specchio entreranno in un complicato gioco di rimandi: sto sorridendo a chi mi sorride, o sono stato io a sorridergli per primo? Lo sto imitando o è lui che imita me? Tra uccidere il vostro gemello, entrando poi a far parte in carcere della Fratellanza Ariana, e abbracciare un lebbroso, aderendo a una delle tante fraternità cristiane, c’è tutta una gamma di possibilità che vi consentono di declinare la somiglianza a modo vostro.

 

AMORE E GUERRA

L’uomo è un animale politico, la donna non è un animale. La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi e hanno ragione i teorici, da Macchiavelli a Clausewitz: homo homini lupus e chi pecora si fa, lupo la mangia. Oggi come oggi le donne non sono escluse dalla politica e c’è chi ritiene che la loro partecipazione dovrebbe aumentare secondo la logica della parità. Una regina ha sempre abitato nelle stanze del potere e dato eredi al trono, fa invece uno stano effetto vedere una parlamentare incinta; molti pensano, anche se non si può dire, che soprattutto dopo il quinto mese una madre dovrebbe dare ascolto alla creatura che si muove nel suo grembo piuttosto che a 629 de-putati (mai contemporaneamente presenti), che al cospetto del mistero della vita, esibiscono tutti i limiti di leggi, convenzioni e dibattiti del tutto sterili a confronto di una gravidanza. In guerra, leggi, convenzioni e dibattiti svaniscono lasciando il posto ad “altri mezzi” di solito corazzati, ma anche nelle peggiori previsioni di scontro totale nessuno s’immagina una mobilitazione così generale da prevedere che tutti, uomini e donne, verranno richiamati e vestiranno la divisa. Il compagno ideale del soldato è il suo fucile, non una ragazza con le treccine. La potenza delle armi moderne consentirebbe a una donna, anche mestruata, di far strage di nemici (l’uomo non dovrebbe accostarsi alla donna nel suo stato d’impurità, ma nulla vieta che lei sparga il sangue altrui a destra e a manca), il problema è un altro: cosa potrebbe succedere se la mente del combattente venisse invasa da fantasie erotiche e al suo fianco trovasse una fanciulla al posto del suo fucile? In fondo per quanto stanche, affamate e infreddolite le reclute hanno pur sempre vent’anni. Ogni epoca ha i suoi protagonisti, ma non è detto che in pieno conflitto mondiale potrebbe emergere un genio come de Sade che ha saputo convogliare nella letteratura le potenzialità erotiche della violenza scatenata dalla rivoluzione francese. Del resto l’unica possibilità per non distruggere il pianeta è che si dia ascolto all’esortazione: fate l’amore e non la guerra. Anche l’amore è tragico, è la continuazione della guerra con altri mezzi.

 

CORAGGIO E PAURA

“Il coraggio, che è il sesto senso, permette di scoprire la strada più breve verso la vittoria” sostiene Gibrain. Il quesito, considerando le guerre moderne è: quanto breve sarebbe questa strada? Bastano quattro o cinque anni per percorrerla? Se esiste una scorciatoia, è abbastanza ovvio pensare che sia rappresentata dalla bomba atomica, che può accorciare parecchie prospettive, così come le accorcia precipitare dal decimo piano di un grattacielo (basterebbe un quarto, ma il decimo è più sicuro).

I cinque sensi sono la nostra dotazione standard, i successivi sono un optional e si possono aggiungere a piacere. Per restare al sesto, c’è chi lo definisce come la capacità di vedere il mondo invisibile degli angeli (vi sarebbe quindi una relazione con il coraggio, che spedisce l’eroe per la strada più breve all’altro mondo, popolato da serafini e cherubini).

La paura invece fa novanta, che è l’ultimo numero del lotto, dopo non ce ne sono altri, e non c’è nemmeno lo striscione della vittoria, come alla fine del gioco dell’oca (alcune tavole arrivano a 90, altre si fermano a 63, numero che nella smorfia napoletana indica “la sposa”, forse destinata a restar vedova di un uomo coraggioso).

 

IL MESTIERE DELLE ARMI

Fare il soldato è sempre stato un mestiere, a tanti è piaciuto, a tanti è stato fatale, ma in linea di massima non ha mai posto in conflitto gli eserciti con le Entità Superiori a meno che le truppe non si lasciassero andare ad eccessi, uccidendo donne e bambini, stuprando e tagliando gli alberi da frut-to. Se la guerra fosse legittima (justum bellum) o meno non è mai stato un problema dei soldati: re, imperatori e principi dovevano assumersi tutti gli oneri e gli onori delle decisioni irrevocabili e nel caso che avessero provocato un justum bellum avrebbero potuto aggiungere alla loro corona l’aureola dei santi. Nel caso di decisioni sbagliate, i potenti avrebbero pagato il conto per tutti, il che fa supporre che le potenze infere avessero a disposizione qualche sostanza ad azione opposta a quella dei farmaci analgesici, in modo che le sofferenze dei pochi colpevoli potessero rendere giustizia a migliaia o milioni di morti.

Chi si presenta sul campo di battaglia con corazze e armature assomiglia più a un coccodrillo che a un contadino e la sua coscienza, quella che potrebbe impedirgli quegli eccessi che gli restituirebbero una responsabilità sulle violenze compiute, si trova imprigionata in gusci così stretti da essere nell’impossibilità di esternare alcun sano proposito. Il buon senso, ammesso e non concesso che esista o sia mai esistito un justum bellum, suggerisce di evidenziare una differenza tra i percorsi esistenziali del contadino e quelli del soldato: un passo falso del primo lo porta a lasciare la retta via per trovarsi impantanato in un campo fangoso, un errore del secondo lo fa precipitare dalle vette dell’eroismo al più nefando abominio. È difficile trovare per lui delle attenuanti: se, scelta la via della scalata alla gloria, perde l’appiglio e fa un volo di duecento metri non trova ad attenderlo nulla che possa attenuare l’impatto con la granitica sensibilità etica delle Entità Superiori.

 

COSPIRAZIONE

In un mondo dove la pluralità di opinioni e il conflitto sono la regola, gli unici ad andare d’accordo sono i cospiratori: solo il complotto permette una misteriosa unità d’intenti. Tanta unione produce non il conflitto, ma la tensione, che viene sfruttata in vista dello scopo: aumenta la concentrazione sino al parossismo, c’è un momento in cui l’energia si trasforma in azione e scoppia, riversandosi sulla materia, che finisce in briciole e brandelli. Quando è successo il Peggio a inaugurare il nostro secolo, quando tutti lo abbiamo visto accadere, ci ha colto uno sbigottimento, un’incredulità: tanta unità d’intenti non può essere stata racchiusa in una sola cellula terroristica, impossibile credere nell’esplosione atomica di un nucleo di cospiratori; per quanto non verificabili, le ipotesi affiorate al momento non potevano che essere due: o è intervenuta una potenza extraterrestre evoluta e ostile o è entrato in azione un esercito.

 

COMPLOTTISMO

È la tendenza a interpretare ogni evento come un complotto o parte di un complotto. Le interpretazioni possono essere sensate, attribuendo un valore di probabilità (o d’improbabilità che è la stessa cosa) a un evento dai contorni non conosciuti, o possono essere francamente deliranti.

I politici tendono a non raccontarcela tutta, quindi non è del tutto patologico pensare che qualcuno complotti nell’ombra (la nostra ignoranza ci tiene nell’ombra in maniera direttamente proporzionale al nostro buon senso, alla percezione dei nostri limiti; spesso pretendere di capirci qualcosa è guardare il mondo alla luce della nostra presunzione).

C’è un complottismo fai da te e un complottismo di stato, il primo è fantasioso e paranoico, il se-condo ha tutto l’aspetto di un lavoro d’intelligence, di un sapere occulto delegato a dissipare quelle ombre che sono impenetrabili per i comuni mortali.

Dopo i fatti dell’11 settembre si sono scatenate le ipotesi più strampalate, il complottismo fai da te era convocato a esprimere tutta la propria incredulità di fronte a una tragedia inconcepibile e inim-maginabile.

Quello che non è facile ammettere è che anche la spiegazione ufficiale dei fatti si basa sul complottismo, supportato da fonti investigative che non è dato a nessuno di verificare. Infatti, ragionando nel modo più semplice, verrebbe da chiedersi: dal momento che dei diciannove dirottatori quindici provenivano dall’Arabia Saudita, due dagli Emirati, uno dall’Egitto e uno dal Libano, perché gli americani sono andati a fare la guerra in Afghanistan, invece di invadere la Penisola Arabica? La gente ha la pur minima idea di dove cominci e dove finisca il mondo arabo?

Certo, le etnie afghane hanno poco a che fare con gli arabi, sono più vicine ai turchi; sono in qualche modo imparentate con gli ottomani che aspiravano a conquistare Vienna, identificata con “la mela d’oro” della leggenda, e a giungere sino a Roma, la “mela rossa”. Non ci sono riusciti, quindi è possibile che il sogno del sultano prefigurasse l’attacco alla Grande Mela e certe profezie difficilmente si realizzano senza dolore e spargimento di sangue.

 

COMPLOTTISMO MITICO: TUTTO TIENE

Lasciando perdere le coincidenza tra la leggenda della mela rossa e la grande mela, il complottismo mitico innalza un solo protagonista a un ruolo grandioso, e fornisce spiegazioni che, oltre a essere totalmente folli, fanno quadrare il cerchio meglio di qualsiasi ipotesi ragionevole.

Bisogna immaginare che al centro di tutto ci sia un uomo eccezionale: spariscono FBI, CIA, Al Qaeda, Fratelli Musulmani e quant’altro (e Dio solo sa quanto d’altro c’è stato e continua a esserci nelle vicende internazionali).

Dopo l’11 settembre gli americani hanno invaso l’Afghanistan, ma dal momento che l’offensiva era stata organizzata ben da prima di quella data, quanto prima in America l’Eminenza Grigia, il grande Burattinaio sapeva dell’attentato alle torri? Cosa non avrebbe fatto pur di creare venti di guerra? Chi ha studiato i miti antichi, chi conosce la storia di Agamennone, ha una risposta bella e pronta.

Volendo essere un tantino più vicini ai nostri tempi, ci vorrebbe Shakespeare, che potrebbe riscrivere l’Amleto in chiave moderna. Ipotizziamo che al centro di tutto ci sia stato il famigerato e ricchissimo Osama Bin Laden. E se l’11 settembre fosse prima di tutto una vendetta privata?

L’equazione sarebbe questa: il padre di Osama, che era un costruttore, muore in un incidente aereo (il pilota era americano), per vendicarlo un aereo di linea centra in pieno la prima torre, una bellissima costruzione. Il fratello maggiore di Osama muore in un incidente aereo negli Stati Uniti, questo provoca a distanza la caduta della seconda torre. Dente per dente: aereo per aereo, benzina per petrolio, poco importa se il nostro protagonista non è un principe, di principi in questa storia che ne sono comunque tanti.

Avrei anche una terza visione complottistica, ma per ora non ve la voglio raccontare.

 

COMPLOTTISMO INFORMATO

Se siete molto curiosi, finirete per scoprire che le vostre teorie complottistiche sono cose da dilettanti, da ingenui che amerebbero riassumere gli eventi in modo sintetico, in stile “veni, vidi, vici”. Invece è tutto complicato e globalizzato, illogico e contraddittorio, stupido e crudele.

Passate dall’Afghanistan alla Bosnia, dalla Bosnia all’Algeria e vi si chiarisce una sola cosa: le in-telligence, i servizi segreti, gli agenti infiltrati, i fanatici, i pazzi hanno straordinarie capacità di ac-cordarsi, di scontrarsi, di tradirsi, di imbrogliarsi, di comprarsi e di vendersi.

Il tutto è percorso da una tragica evidenza: gli uomini d’armi, dai soldati ai generali, dai volontari ai mercenari ritengono le perdite di donne e bambini irrilevanti, come irrilevanti sono le perdite tra i commilitoni. Anche le persone più serie, incardinate in società che si ritengono civili, quando giocano ai soldatini non schierano più solo truppe armate, con le loro belle divise colorate o le loro tute mimetiche, ma anche personaggi inermi, che starebbero bene nel presepe. Se loro cadono, se loro cadono, se vengono trucidati, ai militari non importa nulla e ai droni importa ancora meno.

Category: Guerre, torture, attentati, Libri e librerie

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