Bruno Giorgini: Città sommersa. Un bel libro, un gran bel libro

| 3 Settembre 2020 | Comments (0)

Ho appena finito il libro di Marta Barone “Città Sommersa”, e già sto ricominciandolo. Dopo una prima lettura famelica e ininterrotta lungo un giorno e un pugno d’ore, ho bisogno di sfogliare le 296 pagine dense di scrittura in modo più quieto e lento. Sfumature, rimandi, odori e suoni, dettagli del mondo, interazioni e percezioni vibranti che avevo letteralmente ingoiato, ora assaporo e gusto sotto il palato, e nella testa neurone per neurone.

Ho incontrato Città Sommersa quasi per caso. Forse ascoltando una conversazione alla radio, forse invece leggendo un trafiletto su un giornale. Marta Barone si lamentava per la sua esclusione dalla cinquina dei finalisti a un qualche premio letterario, forse lo Strega chissà, e sua madre la ammoniva più o meno così. “ ma quando mai un libro comunista ( o: scritto da una comunista. Oppure: dove si racconta la storia di un comunista, non ricordo con precisione la sequenza delle parole, salvo che il termine “comunista” emergeva in modo nitido, e inatteso – da quanto tempo nessuno parlava più di un libro “comunista”- inatteso, ma alle mie orecchie benvenuto) ha vinto premi? di che ti stupisci concluse la mamma saggia assai. Così lo comperai, incoraggiato anche dal fatto che ricordavo dalla mia giovinezza di stravizi rivoluzionari il nome Barone come quello di un compagno, un medico dai piedi scalzi come dicevano i maoisti nostrani. O eravamo noi, io stavo in LC, a chiamarli così per prenderli un poco in giro, mah…

L’ho incontrato, e non più abbandonato fino all’ultima pagina. Al galoppo.

Una volta discutendo con una amica degli anni ruggenti, ella ebbe a dire: noi siamo stati degli ottimi figli ribelli, però non generativi. Su questo piano siamo stati nullaggini. Detto in altro modo: come padri e genitori, siamo stati inutili o incapaci o inabili alla bisogna. Da cui il vuoto reazionario che ha riempito il tempo seguente la rivoluzione. Non so quanto sia vero, ma nonostante Marta Barone parte alla ricerca del padre perduto, L.B. come lo designa tramite iniziali per buona parte del testo.

L. B. Leonardo Barone.

Ma cominciando dal mancato accesso della Città Sommersa al sistema della letteratura tramite finalista al famoso premio, credo sia stato giusto perchè il romanzo (definizione limitativa ma tant’è) non ha un grammo di grasso letterario, e neppure un filo di narcisismo. E’ invece un libro pieno di generosità.

Oggetti, cose, eventi, sentimenti, persone, ricordi e tutto quanto si riversa nelle pagine attraverso una praxis linguistica rivoluzionaria avrebbe detto Gramsci in modo un po’ reboante, ovvero una pratica della lingua che conferisce loro una esistenza corporea e materiale sulla pagina, per cui tu nel libro affondi le mani ben prima dell’astrazione simbolica. Viene qui in mente l’affermazione di Abelardo quando scrivendo all’amata Eloisa, dice (all’incirca, cito a memoria) che mentre gli uomini hanno a che fare con la rappresentazione della verità e delle cose, le donne tengono la verità e le cose direttamente in mano.

Marta Barone si avvicina al padre con molta e guardinga lentezza, tenera e dolce nonostante a volte insorgano improvvise durezze nei confronti di quest’uomo tanto amato, eppure che spesso pare inafferrabile. Come fosse altrove e non camminando al fianco di questa figlia così amorosa che ne scrive in modo magistrale. E tu lettore, o piuttosto io, ti fai portare a spasso nei sentimenti di questa giovane donna che non rinuncia a essere figlia. Anzi scrivendo questo libro ha deciso di essere figlia integralmente, a pieno titolo per così dire. Il che in quei tempi di rivoluzione, tra una riunione, un corteo, la fondazione di un partito, lo scioglimento di un altro, e la scrittura di un volantino, era tutt’altro che scontato.

Ma c’è qualcosa che ancor più colpisce. In questa ricerca del padre L.B., l’autrice racconta la storia di quegli anni ’70 di cui ancor oggi si parla, meglio di qualunque altro libro o cronaca io , che li ho vissuti, abbia mai letto. Cosicchè mi sono trovato a dialogare col tale o tal’altro personaggio, oppure ricostruire nel mio ricordo alcuni eventi cui avevo preso parte usando il libro come fonte o supporto costituente la mia memoria. E mi ha stupito che una persona così giovane fosse riuscita a scriverne con tanta passione, delicatezza e realtà, cogliendone l’essenza. In sostanza certamente per me il più bel libro sulla rivoluzione che fu, e fallì.

In fine. Questo libro che mi ha entusiasmato assai, e molto coinvolto, come è stato preso e letto da persone che allora non parteciparono, o nemmeno erano nate. Perchè mi pare sarebbe utile alla coscienza civile italica rileggere quegli anni sulla scorta di un libro siffatto. Che inoltre non evità le asperità della lotta armata. o terrorismo che dir si voglia, nel nome della rivoluzione. E degli omicidi che ne conseguirono. Marta Barone fa i conti in specie con Prima Linea a Torino perchè L.B. fu arrestato con l’accusa di essere il medico di PL, e è una delle parti più dolorose del libro. La figlia e il padre medico, accusato di terrorismo e collusione con le bande armate, per così dire faccia a faccia.

In ultimo. Una citazione da Città Sommersa. “Che aspetto avrà avuto il ragazzo che non era ancora mio padre, quel giorno? Io e te non lo sappiamo, lettore. Ma possiamo sognarlo. L’unico indizio di lui è un maglioncino azzurro, che si staglia sulla caligine della memoria come una chiazza di luce impressa sulla retina dopo che si sono abbassate le palpebre. Avrà avuto i capelli tagliati corti, le basette, forse i baffi. Avrà avuto addosso come al solito pantaloni troppo grandi e spiegazzati, scarpe grossolane. Ma ci sarà stata anche quella specie di grazia sul viso sorridente, nel suo muoversi quasi danzante da un interlocutore all’altro.”

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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