Bruno Giorgini: Bruciare tutto. Un bel libro assai

Bruno Giorgini | 27 luglio 2017 | Comments (0)

 

 

 

L’ho appena finito e ho voglia di ricominciarmelo. Bruciare tutto, il libro di Walter Siti.

L’ho letto su consiglio verbale di Franco Berardi Bifo, e a mezzo stampa di Goffredo Fofi, due persone del cui naso come lettori mi fido. In precedenza era comparsa una recensione di Michela Marzano che lo additava come libro “scandaloso”, che fa una implacabile rima con “noioso”. Marzano si concentrava essenzialmente sulla pedofilia in potenza e in atto del protagonista con discorsi sulla responsabilità dello scrittore, e altre consimili cose, quando va da sè che un autore è sempre responsabile di tutte le parole che scrive, dalla parola “cazzo” alla parola “Dio”nella sua piena libertà di modellare il mondo come meglio crede.

E’ certamente un libro esplosivo che scarnifica l’Italia di oggi, le sue diseguaglianze, le sue miserie, le sue malvagità e molto altro. Il filo, in realtà i fili sono più d’uno, che tesse la tela è il dialogo continuo, incalzante tra Leo giovane sacerdote e Dio. La fede brucia l’anima e fa sussultare il cuore, in un corpo a corpo continuo col peccato mentre il male sembra permeare tutta la società, ogni persona. Ma cosa serve parlare a tu per tu con Dio, se poi Dio non scende in strada non lotta insieme a noi, vien da dire, per la giustizia, perchè il bene si affermi sconfiggendo Satana, nemico astuto, intelligente, determinato.

Già Wojtyla parlò del “silenzio di Dio” al tempo di Auschwitz, drammatico e problema teologica di prima grandezza,  Dio che si ritira torvo nell’alto dei cieli non è proprio congruente col cristianesimo così come lo si legge nei Vangeli. Leo cerca una strada dopo l’altra, dalla confessione all’omelia, dall’ecclesia – l’assemblea dei fedeli – ai colloqui individuali con l’anziano parroco, dalle attività di volontariato per i migranti e gli altri poveri, emarginati, disadattati all’educazione dei bambini. Nel mentre si agita il suo peccato mortale di relazione sessuale con un ragazzino al tempo del seminario o giù di lì, episodio che non si ripete, pur essendo la tentazione sempre presente muovendosi come un coccodrillo sotto il pelo dell’acqua, pronto a azzannare.

Cerca Leo una strada dopo l’altra ma Dio sembra sordo, o meglio, se ne rimane in silenzio, la battaglia per il bene diciamo: collettivo, sembra non importargli più di tanto. Ma sarà Dio che non scende in campo oppure la Chiesa adagiata in un tranquillo conformismo del meno peggio. Leo non lo sa e s’aggira come un leone in gabbia, in modo compulsivo esplora lo spaziotempo sacro e profano, dall’altare ai marciapiedi cercando la soluzione coi parrocchiani, gli amici vecchi e nuovi, leggendo i testi, tentando la via delle buone opere. In queste peregrinazioni teologico politiche Leo disegna anche la mappa di una parrocchia milanese al limitare tra il cuore della città e le vene periferiche, delle sue pulsioni, delle sue fatiche, delle sue incomprensioni, delle fedi demenziali, e di quelle ipocrite, dei sensi di colpa più o meno fantasiosi e dei peccati reali, gli slanci di generosità così come le indifferenze più atroci facendosi il segno della croce. Vive un’odissea vera e propria Leo, ma senza alcuna scaltrezza o astuzia, egli è come scorticato vivo, écorché vif come amava dire di sè Serge Gainsbourg, a fronte delle cattiverie del mondo.

E questo mondo cattolico che pullula nei dintorni, che stende e tira le sue fila tra la vita individuale privata e l’ansia religiosa, di impegno a volte, a credere, già a credere in cosa…la giustizia divina, ma se non se ne vede l’ombra…la misericordia, anche di questa ce ne è ben poca in giro….questo mondo cattolico è però molto vitale, sanguigno a volte, pieno di contraddizioni ma non supino. Leo in fine pare trovare il luogo dove esercitare il suo magistero raggiungendo una sua personale resurrezione là dove il disastro è totale e inarrivabile, in Siria, tra i cristiani più perseguitati. Si avvia dalla sua parrocchia verso, ma il destino e la sua coscienza non  è questo che gli hanno riservato. Adesso sarebbe il momento di raccontare un poco più in fino vicende e personaggi, ma veramente non vorrei togliere il piacere di una lettura vergine, pronta a lasciarsi stupire dai molti “colpi di scena”, giravolte improvvise, angoli sconosciuti e inattesi, personaggi disegnati con pochi tratti che lasciano un segno indelebile. Per cui mi limiterò a alcune citazioni.

La prima. Evangelica. Chi non odia il padre e la madre, la moglie e i figli e i fratelli e le sorelle, e anche la propria vita, non può essere mio discepolo.

La seconda. Pure la Creazione, come ogni passaggio all’atto, è una violenza che nasce dalla debolezza…è la prima rivoluzione fallita, contro l’entropia del non – essere.

La terza. I sentimenti non sono indiscutibili (e puzzano senza il deodorante della metafisica)

La quarta. L’episodio dell’Eden  è stato un epifenomeno tardivo; una guittata un po’ grottesca (un serpente, figurarsi!), degna di quelle anime ritardate che erano gli uomini – tant’è vero poi Dio si è fatto uomo per salvare gli uomini ma non ha osato farsi diavolo per salvare i diavoli.

La quinta e ultima. Ai pazzi e agli squilibrati si apre la possibilità di una copertura rivoluzionaria perchè abbiamo trasformato l’idea della rivoluzione in una follia.

Buona lettura.

 

Category: Culture e Religioni, Libri e librerie

Bruno Giorgini

About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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