Aulo Crisma: Verso la libertà

| 10 Febbraio 2015 | Comments (1)

 

 

In occasione del Giorno del  Ricordo  pubblichiamo le pagine iniziali del libro autobiografico di Aulo Crisma, Parenzo Gente, luoghi, memoria, Itinerari educativi, Comune di Venezia, 2012. In questo racconto Aulo Crisma lascia per sempre la sua città natale di Parenzo in Istria nel maggio del 1946.

 

Una leggera bava di garbin increspava l’acqua facendola scintillare al chiaro sole di maggio. Il pisspaiss filava finalmente fuori dal porto. Comincio a respirare più tranquillo. Riempio i polmoni con grande piacere, come se l’aria fosse diventata improvvisamente diversa, inebriante. E anche l’umile peschereccio, che da solo è rimasto al posto  dei vaporetti Nesazio e Salvore e della motonave San Giusto per collegare Parenzo a Trieste, sembra fiero del suo nuovo ruolo avanzando lesto sui flutti.

Pochi minuti prima era ancora attraccato alla banchina in vicinanza del molo. Un gendarme della milizia titina non dava il benestare alla partenza. Con in mano il mio lasciapassare che mi concedeva di trasferirmi temporaneamente a Trieste per ragioni di studio, voleva appurare se questo viaggio era dovuto esclusivamente al motivo indicato sul documento. Ispezionando con molta flemma le  valigie, aveva preso in mano i  libri, tutti di scuola, uno per uno, sfogliandone le pagine. Chi sa cosa stesse cercando. Messaggi clandestini agli esuli che già avevano tagliato la corda? Non si dava per vinto e continuava il suo puntiglioso esame.

“Che cos’è questo?“ mi domanda con piglio severo. Aveva puntato il dito sulla prima pagina di un testo di Orazio dove apparivano due minuscoli rettangolini, uno di colore rosso e uno di colore verde, staccati di mezzo centimetro.

“Che cosa significa questa bandiera?

“Che bandiera?” faccio io mostrando meraviglia.

“Questa xe bandiera tagliana…”

“Macché bandiera italiana. Non vede che non c’è il bianco in mezzo?”

“Xe bianco de pagina.”

“Le pare bianca la pagina? A me non sembra proprio bianca. Il libro è vecchio. Pensi che lo adoperavano i miei fratelli che hanno quindici anni più di me.”

“Par mi xe bandiera tagliana. Cossa vol dir? Chi ga fato bandiera? Ti?”

“Sono stato io, sì”.

“Parché?”

La discussione diventava un interrogatorio. Il miliziano era intenzionato a smascherare un pericoloso nemico del popolo. Il capobarca dava ogni tanto un’accelerata al motore, che era acceso da più di trenta minuti, per far capire che l’ora della partenza era passata da un pezzo. Gli altri passeggeri erano anche loro impazienti.

“Vede? Mia zia mi ha regalato una penna a colori e ho voluto provarla.”

“Dove xe pena?”

“E’ qui, in questo astuccio” gli rispondo estraendo l’oggetto incriminato. E gli faccio vedere come funziona: muovendo delle levette laterali si fanno uscire le mine colorate. Ora l’attenzione va tutta sulla lucente  penna metallica.

“Xe de argento?”

“No. E’ d’oro” arrischio scherzando “ma de cluca.”

Il poliziotto resiste alla tentazione di sequestrarmela. Mi permette di riporre nella valigia i libri sparsi sul coperchio del boccaporto e soggiunge:

“Altra volta pitura tua bandiera con blu in posto di verde.”

‘Stai fresco, quella non è la mia bandiera’, dico tra di me. E ad alta voce:

“Magari con una bella stella rossa sul bianco.”

“Via. Barca può partire.”

La barca finalmente, sciolti gli ormeggi,  si stacca dalla banchina. Penso al regalo di gnagna Olimpia, al piccolo tricolore dipinto sulla pagina del libro delle Satire e delle Epistole, ad Orazio, al vecchio professor Cumin che ce lo declamava a memoria e commentava con patetico entusiasmo. “Ibam forte via sacra…”  Anch’io andavo via  f o r t e , per caso, per un caso fortuito, legato ad un “sì” pronunciato fuori dai denti da una guardia titina.

Va’, pisspaiss , corri veloce, portami a Trieste. Volgo lo sguardo indietro. Osservo il  campanile della basilica eufrasiana rimpicciolirsi sempre di più. Addio Parenzo. Un ragazzo di neanche vent’anni ti abbandona senza rimpianto. Ha tutta una vita davanti a sé. Ha la libertà che si schiude piena di promesse in un chiaro mattino del maggio 1946.

 

 

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Category: Fumetti, racconti ecc.., Libri e librerie, Migrazioni, Politica

About Aulo Crisma: Aulo Crisma è nato a Parenzo nel 1927. Nel 1945 ha conseguito il diploma magistrale.Nel 1946 ha lasciato l'Istria come esule. Ha fatto il maestro elementare prima a Giazza, dove si è sposato con la collega Maria Dal Bosco, e poi a Selva di Progno. E' stato un attivo animatore culturale dirigendo il locale Centro di lettura, divenuto poi Centro sociale di educazione permanente. E' stato per molti anni corrispondente del quotidiano L'Arena di Verona. Ha condotto numerosi lavori di ricerca e documentazione sulla storia dei Cimbri, una popolazione di origine tedesca che si era insediata sui Monti Lessini verso la fine del XIII secolo, che ancora manteneva vivo nell'enclave di Giazza ,l'antico idioma alto tedesco.Ha fatto parte del Direttivo provinciale del Sinascel, sindacato nazionale della scuola elementare. Ha pubblicato "Guardie e contrabbandieri sui Monti Lessini" (con Remo Pozzerle), Ed. Taucias Gareida, Giazza-Verona, 1990; "Lessinia, una montagna espropriata" (con Remo Pozzerle), HIT Edizioni, San Martino Buonalbergo, 1999; "Bar lirnan tauc': Noi impariamo il cimbro, Ed. Curatorium Cimbricum Veronense,, Verona, 2001; "Parenzo, gente, luoghi, memoria" Ed. Itinerari educativi, Comune di Venezia, 2012. Attualmente vive con la moglie a Tencarola, in provincia di Padova, e collabora alla rivista Inchiesta.

Comments (1)

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  1. Elisabetta ha detto:

    Avrei bisogno di contattare il sig.Aulo Crisma perché sto scrivendo di un fatto che riguarda Parenzo e mi interessano i suoi scritti.Grazie

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