Aulo Crisma: Soldati al fronte. I caduti della Lessinia

| 9 ottobre 2018 | Comments (0)

 

 

 

SOLDATI AL FRONTE – I CADUTI DELLA LESSINIA

Il Curatorium Cimbricum Veronense, la benemerita associazione veronese che si occupa della cultura e dell’idioma dei Cimbri dei Monti Lessini, con un numero speciale della sua rivista CIMBRI/TZIMBAR ha voluto contribuire alla commemorazione della Grande Guerra pubblicando una ricerca di Angelo Andreis sui Caduti della Lessinia a cento anni dalla fine del primo conflitto mondiale.

Il territorio che si estende come un ventaglio a nord di Verona tra la Val Lagarina e quella del Chiampo è stato colonizzato, a partire dalla fine del Milleduecento, da una popolazione tedesca proveniente in gran parte dalla Baviera che nel corso dei secoli ha perduto il suo antico idioma, rimasto impigliato nei toponomi. La lingua è rimasta viva soltanto nell’enclave di Giazza. Ma tutti i Cimbri, compresi quelli di Giazza, si sentivano italiani e hanno risposto, sicuramente senza entusiasmo, alla chiamata alle armi. E molti avranno fatto fatica a capire perché diventavano nemici quelli che abitavano oltre il confine, parlavano la loro stessa lingua e fino al giorno prima erano stati compagni di affari nel contrabbando.

Tra i richiamati di Giazza, i più cimbri dei cimbri, non si è verificato nessun caso di diserzione. I sindaci dei Comuni erano prodighi nel rilasciare dichiarazioni al fine di far ottenere una licenza per la mietitura ai soldati al fronte. Ma più del sindaco era il maresciallo dei Carabinieri ad avere voce in capitolo. Una voce quasi sempre ostile.

Dopo le presentazioni di Vito Massalongo, presidente del Curatorium e di Luciano Bertagnoli, presidente dell’Associazione Alpini di Verona, l’ Autore nell’introduzione sottolinea l’aspetto negativo della prima guerra mondiale, “nefasto per le enormi perdite di vite umane soprattutto giovani ma anche confortante per il compimento del progetto risorgimentale di unire territorialmente l’Italia”.

Poi, nei cenni storici, ricorda la vita di sofferenze in trincea, gli assalti, le undici battaglie dell’Isonzo, la disfatta di Caporetto e la resistenza sul Piave. Un capitolo elenca i sacrari militari. Un altro parla della Lessinia e la Grande Guerra. La Lessinia era considerata zona di guerra. Ma non si ebbero mai azioni militari. Gli abitanti di Giazza ricordavano la visita del re Vittorio Emanuele III nella conca di Campobrun. I soldati che hanno avuto la fortuna di ritornare in seno alle famiglie hanno voluto ricordare i compagni morti incidendone nel marmo i nomi a perenne memoria del loro sacrificio. Le amministrazioni comunali e la popolazione contribuivano all’erezione del manufatto commemorativo. Così anche nella Lessinia ogni Comune, ogni paese, anche il più piccolo, ha il suo monumento ai Caduti. Ma Angelo Andreis non si è limitato a trasferire i nomi dei soldati dalla pietra alla carta stampata. Ad ogni nome ha aggiunto note biografiche desunte dai ruoli matricolari giacenti presso gli archivi di Stato di Verona e di Vicenza e dagli atti di morte degli uffici di stato civile dei vari Comuni.

Ecco allora che di ogni Caduto è rivelata la fisionomia: quanto è alto, il colore degli occhi e dei capelli, il colorito. Vengono indicati il Comune e la data di nascita, i genitori, la professione e il grado di cultura, il percorso militare dall’arruolamento alla morte. Dietro ogni nome c’è una persona costretta a staccarsi dalla famiglia, dagli affetti, dalla casa per andare a immolarsi sul fronte di guerra.

Dai dodici Comuni della Lessinia, che nel 1911 contavano 33.661 abitanti, non fecero ritorno 1.122 soldati, oltre due terzi dei quali erano sotto i trent’anni di età. Nel sacrario di Redipuglia tra i Caduti noti riposa la salma di Cappelletti Andrea di Giazza, “di Giorgio e Santa Perlati nacque a Selva di Progno il 9 maggio 1895. Mugnaio di professione, alto un metro e 65, di colorito roseo con capelli biondi ondati e occhi grigi, venne arruolato il 3 febbraio 1915 nel 13° Reggimento Fanteria. Giunto il 24 maggio 1915 in territorio dichiarato in stato di guerra, trovò la morte un anno dopo, il 22 maggio 1916, in combattimento (scoppio di granata) alle Cave di Selz”. In molti paesi sono stati i parroci a far erigere il monumento ai Caduti.

Nei primi anni Cinquanta il parroco di Giazza si fece fare dei progetti da architetti e geometri di sua conoscenza. Scelse quello abbozzato da uno che non era né geometra né architetto. Sulla pianta di un esagono inscritto in un’ellisse si alzavano su tre lati blocchi squadrati e bocciardati di giallo reale proveniente dalle cave di Campofontana. Sul blocco centrale, munito anche di un trogolo, fu posato un masso roccioso sormontato da un’aquila in ferro battuto, opera dello scultore Berto da Cogollo. Dal masso sporgeva un tubo dal quale sgorgava un getto continuo d’acqua che voleva significare il ricordo sempre vivo dei Caduti e nello stesso tempo sostituiva il tubo precedente che si alzava da terra della fontana cui attingevano gli abitanti della piazza. Gli altri tre lati dell’esagono erano costituiti dai profili in marmo a livello del terreno. Il pavimento era di scaglie di grigioperla della cava locale. La costruzione del museo etnografico di Giazza, che venne ad occupare l’area del monumento, portò allo spostamento dello stesso a ridosso del muro della cappellina di fianco alla chiesa, modificandone però l’architettura.

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Category: Guerre, torture, attentati, Libri e librerie, Osservatorio comunità montane

About Aulo Crisma: Aulo Crisma è nato a Parenzo nel 1927. Nel 1945 ha conseguito il diploma magistrale.Nel 1946 ha lasciato l'Istria come esule. Ha fatto il maestro elementare prima a Giazza, dove si è sposato con la collega Maria Dal Bosco, e poi a Selva di Progno. E' stato un attivo animatore culturale dirigendo il locale Centro di lettura, divenuto poi Centro sociale di educazione permanente. E' stato per molti anni corrispondente del quotidiano L'Arena di Verona. Ha condotto numerosi lavori di ricerca e documentazione sulla storia dei Cimbri, una popolazione di origine tedesca che si era insediata sui Monti Lessini verso la fine del XIII secolo, che ancora manteneva vivo nell'enclave di Giazza ,l'antico idioma alto tedesco.Ha fatto parte del Direttivo provinciale del Sinascel, sindacato nazionale della scuola elementare. Ha pubblicato "Guardie e contrabbandieri sui Monti Lessini" (con Remo Pozzerle), Ed. Taucias Gareida, Giazza-Verona, 1990; "Lessinia, una montagna espropriata" (con Remo Pozzerle), HIT Edizioni, San Martino Buonalbergo, 1999; "Bar lirnan tauc': Noi impariamo il cimbro, Ed. Curatorium Cimbricum Veronense,, Verona, 2001; "Parenzo, gente, luoghi, memoria" Ed. Itinerari educativi, Comune di Venezia, 2012. Attualmente vive con la moglie a Tencarola, in provincia di Padova, e collabora alla rivista Inchiesta.

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