Aulo Crisma: La Bicicletta rossa di Manuela Balanzin Sayegh

| 24 Ottobre 2016 | Comments (0)

 

 

 

Recensione di LA BICICLETTA ROSSA Una storia istriana dal 1939 al 1945, di Manuela Balanzin Sayegh, pubblicata dalle Edizioni Ulivo di Balerna (Svizzera) nella Collana I pedigreed  2014

Sono venuto a conoscenza del libro sopra citato grazie al mio amico e corrispondente da Parenzo Milivoj Debelich. Gli italiani rimasti in Istria sono molto attenti e interessati agli avvenimenti storici del passato che riguardano la loro terra. Il libro è uscito nella Svizzera Italiana due anni orsono con il contributo finanziario del Cantone Ticino, derivante dal Sussidio federale per la promozione della cultura italiana.

L’Autrice ad ogni capitolo assegna un numero, da Uno a Diciannove. Il primo capitolo inizia con la parola “Parenzo”. E dà una affettuosa descrizione della cittadina  che conserva l’antica planimetria romana, con la via Decumana tagliata dal Cardine Massimo. “Un lembo di terra con la forma di una lingua sospinta verso il mare”. Poi entra in scena il piccolo Silvano. Con la pesante bicicletta del papà va verso Sbandati a trovare il vecchio zio che abita nella campagna. Suo padre, ancora prima di sposarsi, si era trasferito da Visinada a Parenzo, a fare l’impiegato alle poste. La vita della famiglia Balanzin, con quattro figli, scorre serena. Il secondogenito, Davide, frequenta le magistrali. E’ molto critico nei confronti dei fascisti che hanno voluto obbligare sloveni e croati a parlare soltanto in italiano. Quando l’Italia entra in guerra Davide e Silvano, per  la loro età, non saranno chiamati alle armi. Dopo l’armistizio i partigiani di Tito portano il terrore facendo sparire le persone più in vista. Come si saprà più tardi, le hanno scaraventate nelle foibe, quei profondi baratri presenti nel terreno carsico. Una divisione corazzata tedesca invade l’Istria. I partigiani ritornano nei boschi. I tedeschi sono padroni di tutta la regione. Il porto di Parenzo diventa base di carico della bauxite, materiale strategico per l’industria bellica, per essere trasportato a Marghera. I bimotori angloamericani quotidianamente scaricano bombe e spezzoni sul porto e sulle case.

Nel 1944 dei ragazzi si radunano di nascosto in luoghi appartati. Davide e Silvano una sera si avviano  in direzioni differenti. Il gruppo di Silvano decide di non tornare a casa per unirsi ai partigiani. Ma i tedeschi li trovano e li catturano. Alle domande dei soldati Silvano ingenuamente risponde di essere “Silvano Balanzin, studente e … partigiano politico italiano”. Va a finire prima alla Risiera di San Sabba e poi, nel gennaio del 1945, a Flossenbürg, in un campo di concentramento vicino a Dachau, dove trova la morte. La nipote Manuela voleva conoscere la storia. Ha svolto ricerche presso la sede di Milano dell’Associazione Nazionale Ex Deportati politici e in Baviera al memoriale del Lager di Flossenbürg, nonché in Istria e a Trieste sulla Risiera di San Sabba. S’è recata pure nel Quarnero sull’Isola Calva, Goli Otok, “luogo di prigionia e di tortura della ex Jugoslavia”, dove nell’immediato dopoguerra  erano detenuti molti italiani istriani, tra i quali, per molti mesi, il padre dell’autrice, con l’accusa “di non aderire alla visione politica imposta da Tito”.

La storia raccontata da Manuela Balanzin non riguarda soltanto la sua famiglia. Rientra in una dimensione più ampia e coinvolge emotivamente chi la legge, in modo particolare gli istriani e ancora più quelli che, come me, hanno calpestato le stesse lastre periodicamente bocciardate (perché la gente “no sbrissasse” quand’erano bagnate dalla pioggia) della via Decumana, la Strada Granda; hanno fatto i “sapusi” buttandosi giù a capofitto dalle stesse dighe nell’acqua limpida del nostro mare; hanno lanciato le scaglie di pietra a filo dell’acqua per farle saltare più volte prima che esaurissero la loro corsa.

Nell’ultimo capitolo è descritto il ritorno di Davide, quasi irriconoscibile per la sua magrezza, dopo il suo internamento in Austria. Ma non c’è gioia in famiglia: Silvano non ritornerà.


 

Il libro può essere richiesto a Manuela Balanzin Sayegh mbalanzin@ticino.com Residenza al Pico  Via Pedemonte 2       6962  LUGANO VIGANELLO Svizzera

 

 

 

 

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About Aulo Crisma: Aulo Crisma è nato a Parenzo nel 1927. Nel 1945 ha conseguito il diploma magistrale.Nel 1946 ha lasciato l'Istria come esule. Ha fatto il maestro elementare prima a Giazza, dove si è sposato con la collega Maria Dal Bosco, e poi a Selva di Progno. E' stato un attivo animatore culturale dirigendo il locale Centro di lettura, divenuto poi Centro sociale di educazione permanente. E' stato per molti anni corrispondente del quotidiano L'Arena di Verona. Ha condotto numerosi lavori di ricerca e documentazione sulla storia dei Cimbri, una popolazione di origine tedesca che si era insediata sui Monti Lessini verso la fine del XIII secolo, che ancora manteneva vivo nell'enclave di Giazza ,l'antico idioma alto tedesco.Ha fatto parte del Direttivo provinciale del Sinascel, sindacato nazionale della scuola elementare. Ha pubblicato "Guardie e contrabbandieri sui Monti Lessini" (con Remo Pozzerle), Ed. Taucias Gareida, Giazza-Verona, 1990; "Lessinia, una montagna espropriata" (con Remo Pozzerle), HIT Edizioni, San Martino Buonalbergo, 1999; "Bar lirnan tauc': Noi impariamo il cimbro, Ed. Curatorium Cimbricum Veronense,, Verona, 2001; "Parenzo, gente, luoghi, memoria" Ed. Itinerari educativi, Comune di Venezia, 2012. Attualmente vive con la moglie a Tencarola, in provincia di Padova, e collabora alla rivista Inchiesta.

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