Amina Crisma: “Al posto della morte c’era la luce”. Pier Cesare Bori interpreta Tolstoj

| 5 Novembre 2017 | Comments (0)

 

A cinque anni dalla morte di Pier Cesare Bori (4 novembre 2012) si ripubblica, a cura di Francesca Biagini, un suo saggio del 2009 che propone temi e aspetti cruciali della sua riflessione e della sua concezione della lettura come esercizio spirituale.

“Al posto della morte c’era la luce” è il titolo suggestivo del saggio breve e intenso che Pier Cesare Bori aveva dedicato nel 2009 ad alcuni finali della narrativa di Tolstoj, e che era allora apparso su Lo Straniero; molto opportunamente esso ora ci viene riproposto in volume da Castelvecchi (Roma 2017)a cura di Francesca Biagini, slavista docente all’Università di Bologna.

Queste dense pagine che riappaiono a cinque anni dalla morte dell’autore, maestro e amico della cui straordinaria figura mi risulta davvero difficile offrire un ritratto anche solo parziale (“Il silenzio e le parole: in memoria di PierCesare Bori”, Cosmopolis, VII, 2012, www.cosmopolisonline.it ), inducono a un rinnovato confronto con la sua peculiare concezione della lettura come esercizio spirituale, ossia intesa non come mera erudizione, ma come pratica sapienziale intimamente connessa a un’esperienza di vita: una concezione che trovava fra l’altro attuazione nel gruppo di lettura da lui promosso e guidato per quarant’anni “Una via”, dove testi di varie tradizioni religiose e filosofiche d’Occidente e d’Oriente erano oggetto di meditazione condivisa da parte di un composito ensemble che includeva detenuti del carcere della Dozza di Bologna (ne parla, ad esempio, la rubrica che vi è dedicata su Inchiesta www.inchiestaonline.it ).

A sottendere tale originale concezione, così distante nel suo rigore dal facile consumo pop di vaghi misticismi, così lontana nella sua apertura dalle angustie settoriali di certe consuetudini accademiche, e invece così intimamente affine alle modalità commentariali di pensiero caratteristiche di sapienze antiche, c’era un’eccezionale profondità, varietà e molteplicità di studi e ricerche, che spaziavano dalla Bibbia al Corano, da Simone Weil a Freud, da Pico della Mirandola ai classici confuciani e taoisti (ne offre un significativo specimen il volume di Bori Incipit, Cinquant’anni cinquanta libri, Marietti 2005).

Come ci ricorda Francesca Biagini nella sua bella e ampia introduzione, il rapporto con l’opera di Tolstoj ha avuto un ruolo speciale in questa multiforme e articolata costellazione. Bori, che vi si è dedicato ampiamente sin dagli anni Settanta, e che negli anni Ottanta si è fra l’altro occupato del suo carteggio con Gandhi, sentiva acutamente il bisogno di riproporne e di ripensarne alcune idee fondamentali, di “far rientrare nel circolo della riflessione comune (…) la quantità enorme di intelligenza, di generosità, di coraggio, di verità” che vi è contenuta. Ciò che soprattutto gli interessava della sua riflessione era “il richiamo ai valori universali delle antiche tradizioni etiche”, “la difesa di un cristianesimo naturale che tuttavia non smarrisce l’idea che l’anima si acquista solo perdendola”, e la serietà e sincerità del suo sforzo di praticare ciò che predicava; ma quest’orientamento si sottraeva a ogni astratto schematismo, poiché si alimentava della consapevolezza che le teorizzazioni di Tolstoj non esauriscono la profondità del suo pensiero religioso, la sua capacità di cogliere – a partire da sé e dalla propria intrinseca contraddittorietà – l’irriducibile complessità della condizione umana.

Così più che nei saggi è nei romanzi e racconti tolstojani – da Anna Karenina a Cholstomer, da La sonata a Kreutzer a Padre Sergio, da La morte di Ivan Il’ic a Resurrezione – che Bori cerca e trova gli elementi di una meditazione sulla morte e sulla vita, sulle fini e sui nuovi inizi, che si rifrange nella fisica concretezza di singoli destini, e che interroga il lettore con inesausta tensione: quella tensione che, come egli osservava in Incipit a proposito di Guerra e pace, “della realtà non dà nulla per scontato”, e che ne sa evocare gli aspetti più diversi, dalle pallottole che fischiano nel fervore della battaglia al seducente splendore di un ballo, dai lupi affamati che divorano il cavallo morto alle foglie fruscianti del bosco che si muovono sopra l’albero abbattuto. E tuttavia, forse una segreta e misteriosa unità sottende e accomuna questa dissonante molteplicità, e si fa forse percepibile nella luce abbagliante che per un istante appare nei momenti estremi agli occhi di Anna e di Ivan. Ma è questa una dimensione che può essere solo oggetto di una folgorante intuizione, e che, come si dice nel Laozi, testo particolarmente caro a Tolstoj come a Bori, di per sé eccede ogni parola, sta al di là – o al di qua – di ogni discorso.

Category: Arte e Poesia, Libri e librerie, Pier Cesare Bori e la rivista "Inchiesta"

About Amina Crisma: Amina Crisma ha studiato all’Università di Venezia conseguendovi le lauree in Filosofia, in Lingua e Letteratura Cinese, e il PhD in Studi sull’Asia Orientale. Insegna Filosofie dell’Asia Orientale all’Università di Bologna; ha insegnato Sinologia e Storia delle religioni della Cina alle Università di Padova e di Urbino. Fa parte dell’Associazione Italiana Studi Cinesi (AISC) e, come socia aggregata, del Coordinamento Teologhe Italiane (CTI). Ha conseguito l’abilitazione scientifica nazionale a professore di seconda fascia per l’insegnamento di Culture dell’Asia. Tra le sue pubblicazioni: Il Cielo, gli uomini (Venezia 2000); Conflitto e armonia nel pensiero cinese (Padova 2004); Neiye, Il Tao dell'armonia interiore (Garzanti, Milano 2015). Ha contribuito a varie opere collettanee quali La Cina (Torino 2009), Per una filosofia interculturale (Milano 2008), Réformes (Berlin 2007), In the Image of God (Berlin 2010), Dizionario del sapere storico-religioso del Novecento (Bologna 2010), Confucio re senza corona (Milano 2011), Le graphie della cicogna: la scrittura delle donne come ri-velazione (Padova 2012), Pensare il Sé a Oriente e a Occidente (Milano 2012). Fra le riviste a cui collabora, oltre a Inchiesta, vi sono Asiatica Venetiana, Cosmopolis, Giornale Critico di Storia delle Idee, Ėtudes interculturelles, Mediterranean Journal of Human Rights, Prometeo. Fra le sue traduzioni e curatele, la Storia del pensiero cinese di A. Cheng (Torino 2000), La via della bellezza di Li Zehou (Torino 2004), Grecia e Cina di G.E.R. Lloyd (Milano 2008). Tra i suoi saggi più recenti: Il confucianesimo: essenza della sinità o costruzione interculturale?(Prometeo 119, 2012), Attualità di Mencio (Inchiesta online 2013), Passato e presente nella Cina d’oggi (Inchiesta 181, 2013), Taoismo, confucianesimo e questione di genere nelle ricerche e nei dibattiti contemporanei (in stampa). I suoi ambiti di ricerca sono: il confucianesimo classico e contemporaneo, le fonti taoiste, il dialogo interculturale Cina/Occidente, il rapporto passato/presente, tradizione/modernità nella Cina d’oggi, i diritti umani e le minoranze in Cina, le culture della diaspora cinese, le questioni di genere nelle tradizioni del pensiero cinese. Ha partecipato a vari convegni internazionali sul dialogo interculturale e interreligioso promossi dalle Chaires UNESCO for Religious Pluralism and Peace di Bologna, di Tunisi, di Lione, dalla Konrad Adenauer Stiftung di Amman, da Religions for Peace, dalla Fondazione Scienze Religiose di Bologna. Coordina l’Osservatorio Cina di valorelavoro ( www.valorelavoro.com ). Cv dettagliato con elenco completo delle pubblicazioni: al sito web docente www.unibo.it

Leave a Reply




If you want a picture to show with your comment, go get a Gravatar.