Aldo Ridolfi: Il misterioso scorrere del tempo nella cattedrale di San Zeno (Bologna)

| 20 Ottobre 2019 | Comments (0)

 

Per una lettura dell’”Annuario storico zenoniano”, vol. XXVI-2019

Ognuno di noi, nei libri che sceglie o che gli capita di leggere, cerca cose diverse. Non necessariamente le stesse per cui quei libri sono stati scritti. Non so se quest’ultimo possa essere considerato un peccato, ma, se lo è, è un peccato veniale.

È con questo spirito che mi inoltro nelle 484 pagine del XXVI numero, anno 2019, dell’ “Annuario storico zenoniano”, curato dal professor Giancarlo Volpato e uscito nel mese di maggio per i tipi de La Grafica editrice di Vago di Lavagno.

Allora, su questa strada – accanto all’estrema nitidezza dei diciassette contributi sulla cui levatura nemmeno voglio esprimermi vista la distanza che mi separa – mi piace cercare, nel volume che mi accingo a presentare, alcuni denominatori comuni che soggiacciono a tutti quei testi e che costituiscono l’ossatura del lavoro a più mani, ma ancor più consentono di sganciare, per qualche istante, il livello scientifico e documentaristico per consegnare il volume al piano dell’humanitas intesa come partecipazione alle espressioni umane nella loro totalità e quindi consentendo una fruibilità diffusa del volume. Ciò non a scapito – quasi fosse un tradimento – del dato tecnico volume, ma per svelarne l’anima più intima e più antropologicamente autentica.

Il misterioso scorrere del tempo, ad esempio, il suo procedere irreversibile, il suo carattere di contenitore e ordinatore degli umani accadimenti, è topos ineliminabile, ovunque e sempre, ed esso compare puntuale, puntualissimo. Infatti ecco che, appena aperto il volume, in alcune pagine a mo’ di presentazione, il curatore mi fornisce un qualificato incoraggiamento a proseguire. Egli infatti parla di «un mondo di memorie», della possibilità, per il visitatore, di rivivere «secoli di storia» e di risentire «le voci del tempo», e immagina che quel visitatore abbia «palpitato, forse anche pregato». E allora, subito dopo, Lorenzo Saraceno, introducendoci in sottili e affascinanti questioni linguistiche attorno a “cripta” e “catacomba”, ci assicura che il tempo interviene sulla semantica, sommuovendo così visioni diverse del mondo, e costringendoci ad andare a ritroso, e su questa strada rintracciare il senso degli eventi. Egli parla di «ruolo evocativo» delle parole delle quali sono sempre «possibili implicazioni simboliche». Si appropria della macchina del tempo anche Dario Cervato. Impegnato a descrivere la traslazione delle reliquie zenoniane, prende il 21 maggio dell’807 e lo proietta nel 2005 costruendo così un solido ponte tra secoli lontanissimi. La forza e la costanza con cui i parametri temporali vengono ribaditi è forse una delle carte che abbiamo ancora in mano per non spezzare la comunicazione tra generazioni. La dinamica raccontata da Cervato ha la sua valenza universalistica proprio lì. E vedo confermata questa idea della comunicazione intergenerazionale anche in conclusione dell’articolo di Giuliano Sala che si occupa dei protagonisti della traslazione zenoniana. Egli, in sede di conclusione, annota, con la semplicità con cui si parla a tavola, che «il culto dei santi Benigno e Caro è ben vivo… come poté osservarsi nei festeggiamenti accorsi in onore dei due nel corso del 2007 a 1200 anni dalla traslazione del corpo di San Zeno». A 1200 anni! Ogni commento è superfluo. E Maristella Vecchiato non avrebbe potuto raccontare “La sistemazione dell’abside della cripta” senza far ricorso a quelle date che, poste all’inizio del testo, ne costituiscono una specie di perimetro, la cornice entro la quale avvengono tutti i movimenti raccontati: 1451, 1838, 1889, 1937.

Pensare di poter prescindere dal tempo non è possibile. Mai.

Anche Silvia Musetti, per descrivere le decorazioni delle arcate della cripta, si confronta con il tempo. E corre ben indietro: da Bernardo di Chiaravalle e da Ugo da San Vittore (sec. XII) giù a cercare Isidoro di Siviglia (sec. VI-VII), Plinio il Vecchio (sec. I) e la Genesi. Questo spingersi lontano, questo cercare supporti nei secoli passati, contribuisce a fare della storia non solo un fatto gnoseologico ma ontologizza ciò che non c’è più. E basta la prima pagina del saggio di Fabrizio Pietropoli – impegnato a raccontare la decorazione pittorica della cripta di san Zeno – per riflettere sulla centralità della basilica come «ruolo privilegiato a raccogliere testimonianze della memoria locale.» Il costante richiamo al tempo, leitmotiv di tutto il volume, ci libera felicemente, grazie a Dio, dalla piatta dimensione di un invadente presente cui mi pare di essere troppo spesso condannato. Ma l’invadente presente cui mi riferisco non è certo quello raccontato da Giovanni Villani. Se egli inizia il suo racconto nel 1957 – praticamente ieri, al cospetto dei tempi basilicali – ha l’accortezza di far precedere un rapido ma illuminante collegamento con gli albori della musica sacra. E così mette le tessere del mosaico al posto giusto.

Category: Arte e Poesia, Guardare indietro per guardare avanti, Libri e librerie, Osservatorio sulle città

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About Aldo Ridolfi: Aldo Ridolfi è nato e vive a Tregnago. Laureatosi in pedagogia ha esercitato la professione di insegnante effettuando con i suoi alunni numerose ricerche di carattere ambientale relative al proprio territorio. Ha prodotto diversi studi storico-geografici, tutti pubblicati su riviste locali; ha collaborato alla realizzazione di film e documentari, sempre di carattere locale; dal 2003 al 2008 è stato responsabile della Redazione della rivista Cimbri/Tzimbar. Ha collaborato a vario titolo alla realizzazione di libri e suoi racconti sono presenti su diverse antologie di premi letterari. Fa parte del GISM: Gruppo Italiano Scrittori di Montagna.

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