Dario Tota: Svezia, il systemkollaps e il contagio xenofobo

| 28 Gennaio 2016 | Comments (0)

Diffondiamo da Cinaforum.net del 28 Gennaio 2016

Durante l’ultima campagna elettorale, l’ex primo ministro del centro-destra svedese – poco prima di uscire sconfitto dalle urne – esortava tutti ad “aprire i cuori” ai profughi. Adesso che al governo c’è la coalizione di centrosinistra, che aveva promesso di tenere aperte le frontiere a tutela del diritto d’asilo, quei confini sono stati chiusi. Le cose stanno cambiando molto rapidamente.

Fra tutti gli europei, gli svedesi sono i più positivi riguardo all’immigrazione e alla multicultura (fin dagli anni Novanta, mediamente solo il 30% manifesta un’opinione scettica o negativa). Contemporaneamente però la minoranza xenofoba si è radicalizzata: le opinioni sono divenute sempre più polarizzate, i toni sempre più aggressivi e, soprattutto, contagiosi.

Poi la valanga. Nel 2015, mentre la Svezia accoglieva la cifra record di 163.000 immigrati, in ottobre un politico coniava il termine “Systemkollaps”, il collasso del Sistema causato dall’immigrazione. Da allora questa espressione ha avuto un grande successo e viene usata da giornalisti e politici di diversi colori. La hanno adottata anche gli altri paesi scandinavi, per indicare il collasso della Svezia costretta a pagare il prezzo di tanta ingenua generosità. “Non vogliamo fare la fine della Svezia”, diceva un parlamentare danese poco prima dell’approvazione, pochi giorni fa, del decreto che prevede il sequestro dei beni dei profughi.

Eppure l’utilizzo della parola “Systemkollaps”, in Svezia come altrove, appare approssimativo, giacché non viene mai spiegato qual è il sistema che andrebbe verso il collasso, in un paese che può vantare una crescita del 3,9%.

Poi a capodanno arrivano i fatti di Colonia e i quotidiani locali si affannano a trovare un caso analogo in Svezia. Così una fonte anonima della polizia ha rivelato giorni fa che ad un festival nell’agosto scorso centinaia di ragazzine avrebbero denunciato molestie subite da profughi afghani. Le reazioni sono state immediate, fra l’altro con la proposta di fare come in Norvegia, informando i profughi delle norme e delle leggi vigenti su ruoli di genere e diritti delle donne.

Eppure, stando agli studi del BRÅ (l’ente svedese per la prevenzione del crimine), nelle carceri svedesi, la maggior parte dei criminali di origine straniera – per ogni genere di reato – proviene dagli altri paesi nordici, così come in Norvegia.

Nondimeno da settimane il Nordafrica e il Medio Oriente vengono ormai generalmente definiti come culla di incivili tradizioni nemiche delle donne e della parità di sessi. Diverse testimonianze oculari di chi al festival delle molestie c’è stato hanno poi smentito che i colpevoli potessero essere individuati in base a un’etnia particolare. La stessa polizia ha pubblicato un’analoga smentita

Mentre un articolo ha denunciato come le donne d’aspetto asiatico soffrano spesso molestie da parte di svedesi che sembrano credere che ogni donna orientale sia disponibile a qualsiasi cosa. Ma sono voci che faticano ad invertire il tono del discorso che si sta consolidando, un discorso dove si diffondono gli allarmi del partito di estrema destra, i Democratici Svedesi, si vanno affermando le loro teorie secondo le quali gli immigrati sono troppi, un pericolo, la polizia è inadeguata, i media nascondono la verità: in una parola “Systemkollaps”. Estremizzazioni che, per la Svezia, rappresentano una novità.

Tuttavia il vaso di Pandora è stato aperto e la storia corre. E quando una ragazza di 22 anni viene accoltellata pochi giorni fa in un centro di accoglienza per profughi minori non accompagnati, la tragedia viene rapidamente assorbita dal coro che invoca il collasso del sistema. Sarebbe stato rilevante considerare che la povera ragazza lavorava da sola di notte in quello che appare come una specie di carcere affollato di ragazzi, molti di quali vittime di trauma, costretti a vivere a lungo in un limbo. Ma anche qui, come nel caso del festival, non si è riusciti a prevenire quanto poteva essere previsto. Perché?

Alcuni parlano di incapacità di politici e istituzioni. Ma se volessimo chiederci a chi giova tutto questo, potremmo scorgere un’inerzia calcolata, visto che a diversi partiti l’emergenza regala un capitale politico da investire in proposte eclatanti, provvedimenti speciali o, per chi regna, un’aura di grande responsabilità. Per ora però ne escono vincenti solo i Democratici Svedesi.

Per gli europei oramai sempre più severi sul diritto d’asilo, la narrazione della Svezia che collassa sotto la propria generosità diventa un’ottima occasione: e a furia di ripeterle, si sa, anche le bugie diventano una verità. Il ministro degli interni dice di prevedere che 80.000 delle richieste d’asilo verranno respinte. In realtà se facciamo un rapido confronto con le statistiche degli ultimi decenni dell’Ente svedese per l’immigrazione, vediamo che normalmente in media più della metà delle richieste viene respinta, il che come in quasi tutti i paesi significa che il richiedente va rimpatriato.

Ma per i media italiani ed europei questo invece indicherebbe che la Svezia ormai non ce la fa più. Intanto in Svezia l’economia cresce, sebbene chi lavora con i profughi – e più in generale nei servizi – non se ne accorga affatto. Quasi tutti i profughi vengono accolti per lo più in strutture private, alberghi, ostelli e altri alloggi che lo Stato paga con un sovrapprezzo notevole. Quindi i profughi contribuiscono paradossalmente alla crescita economica nel settore turistico.

Insomma: se il “Systemkollaps” del welfare è avvenuto, questo ha avuto luogo molti anni prima della guerra in Siria e della Grande Migrazione a cui stiamo assistendo.

Diversi analisti, è noto, vedono il successo dell’opinione xenofoba e populista europea in un quadro più ampio. I partiti riuniti nel gruppo europeo EFDD (Democratici Svedesi, il britannico UKIP, Lega Nord, il francese Front National e altri) sono in diversi casi finanziati da Mosca, il che spiegherebbe le loro tendenze filo-russe, l’impostazione anti-Nato e il ruolo destabilizzante nei confronti dell’Unione Europea. L’ipotesi è inoltre che gli interessi russi agirebbero in Svezia e in altre aree di confine sabotando l’informazione con campagne mediatiche mirate che minerebbero la fiducia nei media tradizionali e nelle istituzioni. Così facendo sarebbe possibile influenzare in modo efficace l’opinione pubblica in un’area importante per gli interessi russi.

Chissà. Il cambio di paradigma in Svezia sembra avvenire sotto i nostri occhi. Resta da vedere in quanti seguiranno la corrente, e in quanti invece seguiranno l’esempio dei salmoni, quelli vivi.

 

 

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Category: Migrazioni, Osservatorio Europa

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About Dario Tota: Dario Tota insegna mandarino e latino in un liceo di Stoccolma e collabora alla rivista on line Cina forum

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