Bernd Beck e Vittorio Capecchi: Le politiche dello sviluppo regionale in Europa

| 11 Ottobre 2013 | Comments (0)

 

 

Questo è stato pubblicato su Alternative per il socialismo n. 28 ottobre-novembre 2013

Ci sono due lati per valutare le politiche europee: il Lato A, che analizza le decisioni prese dal vertice del potere economico e finanziario europeo, e il Lato B che considera il punto di vista delle politiche di sviluppo regionale. Se si leggono le analisi del Lato A l’Europa si presenta “lungo la linea della catastrofe” e vengono richiesti cambiamenti strutturali perché il lato A può inghiottire, come è avvenuto in Grecia, tutto il lato B. In questo intervento viene proposta una attenzione al Lato B dovuta anche al fatto che i due autori di questo articolo si occupano da tempo di politiche regionali in Europa. Per chiarire questo Lato B viene proposto un confronto tra Germania e Italia considerando le politiche attuate e in via di attuazione nel Baden-Württemberg e nella Emilia Romagna. Di fronte alle diagnosi e previsioni del Lato A, chi opera al livello regionale, nelle nazioni in cui è ancora possibile, ha di fronte gli obiettivi e i programmi di Europa 2020 che partono dalla Svolta di Lisbona del 2000. L’ utopia di una “Europa della conoscenza” è l’ultimo giro di valzer prima dell’affondamento del Titanic o in questo Lato B ci sono frammenti di una “utopia del possibile”?

 

1. L’Europa lungo la linea della catastrofe del Lato A

Le diagnosi e proposte del Lato A partono dalla valutazione del crescente impoverimento e perdita di lavoro tra i ceti medi e quelli operai (con collegata caduta di potere dei sindacati e crescente riduzione dei diritti di chi lavora), e ne individuano le radici nelle politiche neoliberiste, che hanno avuto il loro epicentro negli Stati Uniti e che hanno favorito la crescita economica e il potere politico di un nuovo capitalismo aggressivo e “senza frontiere”.

Si può iniziare con il leggere gli interventi presentati nel Dossier, pubblicato nel 2012 su Inchiesta1 , dal titolo L’Europa lungo la linea della catastrofe in cui economisti diversi (Klaus Busch, Christian Marazzi, Richard Hayman, Francesco Raparelli, Francesco Garibaldo, Riccardo Bellofiore) hanno concordato sull’urgenza di un “cambiamento strutturale”, di un “cambiamento di paradigma” come è stato definito, delle politiche economiche e finanziarie europee prima che si arrivi alla catastrofe che, dopo la Grecia, potrebbe inghiottire Spagna e Italia. I sei economisti hanno anche concordato su i cinque punti indicati dall’economista tedesco Klaus Busch che ha scritto: “ritengo che dobbiamo operare un cambiamento di paradigma per quanto riguarda l’euro che passa per cinque punti fondamentali. Il primo è quello di pensare ad una iniziativa europea per la crescita, quindi un New Deal per l’Europa (..) Il secondo punto, per quanto riguarda il sud dell’Europa, l’abbandono della logica del dogma dell’austerità. Il terzo punto, un meccanismo europeo per il finanziamento di debito pubblico e quindi di eurobonds. (..) Quarto punto un governo comune dell’Economia in Europa (..) eletto e controllato dal parlamento europeo che abbia il mandato di governare l’economia. Tutto questo accompagnato da una nuova regolamentazione dei mercati finanziari”2 L’euro dovrebbe, come scrive l’economista svizzero Christian Marazzi3 non essere più una moneta unica ma una moneta comune.

Su questi cinque punti concordano anche altri autorevoli economisti. Ad esempio Loretta Napoleoni invita a superare il tabù dell’uscita dall’euro: “Uscire dall’euro non significherebbe condannarsi all’isolamento, perseguire una politica autarchica o abbandonare l’Unione Europea come cercano di farci credere. Si tratterebbe di abbandonare l’euro restando nell’Unione, come la Gran Bretagna.(..) Per esempio l’ipotesi di un euro a due velocità non deve essere scartata. Ai tedeschi, agli olandesi e all’elettorato dei paesi che hanno guadagnato dall’euro bisogna spiegare che il mantenimento degli squilibri attuali, anche se regala loro maggior competitività, erode attraverso l’inevitabile indebitamento della periferia il benessere di tutta l’Unione con effetti disastrosi sulla economia mondiale. Meglio margini più bassi in un’economia stabile e duratura che una ricchezza fittizia basata su distorsioni monetarie”4

Ugualmente significative sono le posizioni di Luciano Gallino che dopo aver scritto Finanzcapitalismo 5, punto di riferimento per le analisi del Lato A, ha ribadito, in una serie di interventi, tutti disponibili in www.inchiestaonline.it., tre punti: la necessità di regolare i mercati finanziari, l’importanza di creare nuova occupazione, l’importanza di aumentare la spesa pubblica. I suoi interventi hanno titoli che non lasciano dubbi: “La macchina cieca dei mercati finanziari”, “Basta con il keynesismo a favore delle banche” , “Quale lavoro per l’Italia” e “La disoccupazione crea disoccupazione”. Nel suo più recente intervento dal titolo “I debiti della Germania e l’austerità della Merkel”6 Gallino precisa che “la recessione avrebbe dovuto essere combattuta in modo rapido e deciso con un aumento mirato della spesa pubblica, e i governi europei avevano il sacrosanto dovere di farlo dopo che avevano salvato le banche private a colpi di trilioni di denaro pubblico. Tuttavia sotto la sferza del governo tedesco essi adottarono la più dissennata delle politiche concepibili dinanzi a una recessione: la contrazione della spesa”

Un punto interessante è emerso dal confronto tra Alberto Bagnai7 e Bellofiore/Garibaldo che così hanno scritto: “La nostra tesi, a differenza di quella di Bagnai, è che l’elemento scatenante non sia affatto riconducibile alla bizzarra costruzione dell’euro, per le sue contraddizioni (che ci sono). Non sono stati gli squilibri commerciali, e neanche quelli della finanza pubblica. E’ stata una crisi importata dall’esterno, un rimbalzo violento della crisi globale nata negli Stati Uniti. Una grande crisi del capitalismo. Questo segna una novità enorme. Noi parliamo di una crisi dell’Europa e dell’euro dentro una crisi finale del neoliberismo, cioè dentro una crisi lunga, di quelle che segnano uno spartiacque tra una fase e l’altra del capitalismo: e noi siamo nel bel mezzo della transizione, senza poter intravedere lo sbocco”8. Nelle analisi del Lato A si ripropone quindi la differenza tra chi vede la crisi europea come crisi interna e chi la vede come conseguenza della più generale crisi del capitalismo.

Bruno Amoroso concorda con Bellofiore/Garibaldo e, dopo aver scritto con Jesper Jespersen un libro sulla crisi dell’euro9 e analizzati i meccanismi della finanza10 , ha affrontato il tema della concentrazione del potere economico e politico in Europa11 “ seguito dall’erosione dei livelli di sovranità popolare, sia degli Stati sia delle strutture intermedie e locali”12 La Troika a cui si riferisce Amoroso è formata dai vertici del Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale europea, e alcuni vertici politici nazionali e “il veicolo è tuttora quello del pensiero neoliberista (liberalizzazioni e privatizzazioni), con il quale si mettono in moto processi di destabilizzazione dei mercati degli Stati, per poi imporre il salvataggio con misure che danno il colpo finale a tali economie. La Troika è apparsa di recente al pubblico come inviato speciale della finanza che, dopo aver spinto la Grecia a indebitarsi su false promesse di sviluppo e facile accesso ai captali creati dai suoi consulenti della Goldman Sachs coadiuvati dalle banche tedesche e francesi, le ha posto al collo il cappio del debito che la sta strangolando. L’esito è noto: la rapina dei risparmi dei cittadini greci trasferiti nelle banche tedesche e francesi, per poter così riprendere le attività speculative e di rapina verso altri Paesi”13, Ciò che Amoroso documenta è che una decina di persone è stata in grado di portare avanti operazioni come quella che hanno messo in ginocchio la Grecia o hanno portato a distruggere i risparmi nelle banche di Cipro.

Le sue conclusioni sono che “l’uscita dagli effetti della crisi può avvenire solo con l’uscita dal capitalismo che oggi è quello della speculazione finanziaria e della rapina di Stato”14 e le sue previsioni, anche a breve, non sono ottimiste: “la situazione in Grecia anticipa ciò che accadrà in autunno in Spagna e Italia”. La sua difficile utopia del possibile è “una ricostruzione dell’Europa a partire dai popoli e dagli Stati che deve assumere una forma confederale tra le quattro grandi meso-regioni europee (Paesi nordici, Europa centrale, Europa mediterranea, e Europa occidentale)”15 . Amoroso si muove “verso sud”, verso le nazioni intorno al Mediterraneo16 e, nonostante che il contesto politico non sia certo oggi favorevole, è in quella direzione che si muove anche l’utopia di Loretta Napoleoni che scrive: “la collaborazione fra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo potrebbe divenire il laboratorio di una nuova economia, basata sulla cooperazione e non la sopraffazione magari attraverso l’adozione di una piattaforma comune o di unità di conto come quella adottata in America Latina, il Sucre”17 .

Parlare di meso-regioni e regioni oppure di territori unificati dallo stare intorno ad un mare come il Mediterraneo vuol dire porsi dal Lato B e, esaminare questo Lato, può essere importante per individuare un primo insieme di segnali verso quella “difficile utopia del possibile”, di cui parlava in un suo scritto Adele Pesce, più di trenta anni fa, dopo la sconfitta della vertenza Fiat del 198018.

 

 

2. L’utopia di una “Europa della conoscenza” dalla svolta di Lisbona a Europa 2020

La svolta di Lisbona inizia con un documento ufficiale del 2000 che fissa “un nuovo obiettivo strategico per il nuovo decennio: diventare l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale”.19

Gli obiettivi indicati nel 2000 non sono stati realizzati nel 2010 e i documenti ufficiali del “decennio difficile” 2000-2010 sono disponibili in dettaglio nel libro curato da Melina Decaro20 . Sono soprattutto le politiche di integrazione che non sono state realizzate21 e, come scrive Bruno Amoroso, ”l’obiettivo raggiunto in Europa è stato quello di abbandonare il modello sociale europeo che costituiva il vantaggio competitivo dell’Europa per la cultura, il settore dei servizi pubblici e privati, l’habitat, l’ambiente e la sanità, mercati e sistemi produttivi di comunità territorialmente radicati, con il risultato della decadenza complessiva del sistema”22.

Nel 2010 sono stati aggiornati gli obiettivi per il 2020 considerando “la crisi mondiale” unica responsabile dell’insuccesso del decennio precedente. Come è scritto nel documento ufficiale della Comunità Europea del 201023 sono ribadite le “tre priorità: (a) crescita intelligente: sviluppare un’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione; (b) crescita sostenibile: promuovere un’economia più efficiente sotto il profilo delle risorse, più verde e più competitiva; (c) crescita inclusiva: promuovere un’economia con un alto tasso di occupazione che favorisca la coesione sociale e territoriale”. E gli obiettivi sono stati quantificati : “il 75% delle persone di età compresa tra 20 e 64 anni deve avere un lavoro; il 3% del PIL dell’UE deve essere investito in R&S; ridurre le emissioni di gas a effetto serra almeno del 20% rispetto ai livelli del 1990 o del 30% se sussistono le condizioni, portare al 20% le quote delle energie rinnovabili nel consumo di energia e migliorare del 20% l’efficienza energetica; il tasso di abbandono scolastico deve essere inferiore al 10% e almeno il 40% dei giovani deve essere laureato; 20 milioni di persone in meno devono essere a rischio di povertà”.

Questi obiettivi sono condivisibili come le linee che orientano i programmi regionali per realizzarli 24 o i programmi che presentano un modello di Smart region25. Per chi si occupa di politiche regionali, gli obiettivi e i programmi possono diventare lo scenario di una “utopia possibile” perché, pur essendo consapevoli di tracciare piccoli percorsi di fronte alla forza del potere economico finanziario denunciato dal Lato A, è possibile realizzare delle azioni che escono dalle logiche neoliberiste e hanno le caratteristiche delle “buone pratiche”. Si tratta di concorrere ai bandi che usciranno nel 2014, farvi partecipare le regioni interessate, cercare delle alleanze tra attori diversi ecc….

 

3. Le differenze nazionali: un confronto tra Germania ed Italia

Il punto di vista delle politiche regionali comporta una maggiore attenzione alle differenze nazionali26 che possono maggiormente ostacolare il raggiungimento gli obiettivi di Europa 2020. Si possono considerare cinque aree: evasione fiscale, corruzione negli affari, economia sommersa; partecipazione sindacale ed occupazione; ricerca e formazione; politiche sanitarie e assistenziali; politiche ambientali.

Prima di analizzare queste aree occorre ricordare che la Germania è uno Stato federale con un potere attribuito a chi è responsabile dei Länder molto più forte ed esteso del potere che può avere il presidente e la giunta di una regione italiana. La struttura politica delle due nazioni è profondamente diversa. Il sistema elettorale tedesco è un sistema proporzionale con sbarramento al 5% per non avere piccoli partiti in parlamento e non c’è come in Italia una camera e un senato ma un parlamento con 619 membri e un Bundesrat con 69 membri che rappresentano i diversi Länder. Attualmente il governo tedesco della Merkel è basato sull’alleanza tra CDU/CSU (Unione Cristiano Democratica) e FDP (Partito Liberale democratico) mentre la SPD (Partito Socialdemocratico) e Verdi sono all’opposizione ma se la Merkel ha la maggioranza al parlamento non ce l’ha nel Bundesrat dove 36 membri sono contro di lei, 15 favorevoli e 18 incerti. La Merkel quindi non solo non ha potere legislativo su i Länder ma per varare una qualsiasi legge al livello nazionale deve trovare il consenso del Bundesrat. In questo scenario di rapporti tra poteri è evidente il maggior potere che ha in Germania la Deutsche Bundesbank rispetto alla Banca d’Italia (come mostra il suo scontro recente con la BCE27 e l’appello del gruppo parlamentare del Bündnis90/Verdi alla Corte costituzionale tedesca perché si pronunci contro la BCE28).

La prima area vede in Germania una percentuale elevata (il 40,8%) di tasse e contributi sul PIL (dati della Commissione europea riferiti al 2012) di poco inferiore a quella rilevata in Italia (il 44,3%) ma una minore evasione fiscale. Secondo lo studio del Tax Research di Londra pubblicato nel 2012 l’evasione fiscale in Italia nel 2009 era stata del 27% rispetto al PIL mentre in Germania solo del 16%. In quanto alla corruzione nel modo di fare affari il Corruption Perception Index calcolato da Transparency International considera l’Italia tra le nazioni meno affidabili (nel 2012 è al 72esimo posto su 174 e in Europa è in fondo alla classifica insieme a Bulgaria e Grecia). La trasparenza negli affari è infatti considerata del 42% mentre le nazioni più virtuose (come Danimarca, Finlandia e Nuova Zelanda) hanno una trasparenza del 90%. Più virtuosa è invece è la Germania che in questa classifica è al 14 posto insieme al Giappone. Friedrich Schneider29 ha poi stimato che nel 2011 l’economia sommersa è stata in Italia il 21,2% sul PIL mentre in Germania la percentuale scende al 13,7%

L’analisi della seconda area può partire dai dati forniti nel sito Worker-partecipation.eu30 che mostrano che nel 2010 in Italia la sindacalizzazione è più elevata rispetto alla Germania sia come copertura di chi lavora con il contratto collettivo (80% contro il 64%) sia come percentuale di iscritti al sindacato dei lavoratori dipendenti (34% contro il 22%). Le differenze tra le due strutture sindacali sono elevate. In Germania non c’è una dialettica come in Italia tra sindacati confederali e sindacati di categoria essendovi solo sindacati di categoria. In Germania le imprese con almeno 5 dipendenti si può istituire un Betriebsrat (consiglio di impresa) e anche se non è obbligatorio i lavoratori possono chiederlo. Fino a 20 addetti viene eletto un membro del consiglio; da 20 a 50 i membri sono 3; da 50 a 100 sono 5; da 100 a 200 sono 9 e così via e questi componenti del consiglio hanno molti diritti31. Inoltre nelle imprese da 500 a 2000 addetti i lavoratori hanno diritto ad entrare per un terzo nel Consiglio di Amministrazione e sopra i 2000 addetti la presenza di lavoratori nel CdA arrivano al 50% . In caso di parità il voto del presidente del Cda (espressione del capitale/della proprietà) conta il doppio. Il sindacato tedesco (DGB) ha inoltre una sua struttura di ricerca, sulle tecnologie e il loro impatto, che offre consulenze ai rappresentanti dei lavoratori.32

Guardando il mondo del lavoro i tassi di disoccupazione33 maschile e femminile sono molto più elevati in Italia che in Germania (rilevazione Eurostat luglio 2013): in Italia sono l’11,4% e12,8%; in Germania il 5,6% e il 4,9% . Da questa rilevazione risulta che in Italia la disoccupazione giovanile arriva al 39,5% e se si considerano le tre caratteristiche: giovani, donne e sud si arriva ad un tasso di disoccupazione del 51%. Come scrive pero Luciano Gallino 34 “neanche i lavoratori tedeschi se la passano bene. I minijobbers, coloro che debbono accontentarsi dei contratti da 450 euro al mese sgravati da tasse e contributi sociali, sono in forte aumento e si aggirano oramai su 8 milioni, circa un quinto delle forze di lavoro”. Dai dati 2012 risulta che la presenza di stranieri extracomunitari è in Italia del 6,2% (con cittadini UE 7,2%) e in Germania del 5,4% (con cittadini UE 8,6%).

Nella terza area, quella relativa alla ricerca e ai livelli di istruzione, sono individuabili i maggiori ritardi da parte del governo italiano. Patrizio Bianchi, che ha recentemente pubblicato un libro sulle politiche industriali in Italia dall’unità alla crisi globale35, sottolinea che l’istruzione in Italia “diventa il caso esemplare delle occasioni perdute”36 e le statistiche dell’Ocse indicano in Italia, rispetto alla Germania, percentuali più basse nella spesa per l’istruzione, nella frequenza della formazione secondaria, nella formazione professionale e in quella permanente con voti meno elevati nelle capacità linguistiche, matematiche e scientifiche e con maggiori percentuali tra chi di età 15-24 non è occupato, né studia, né lavora37. Sulla organizzazione della ricerca lo squilibrio è ugualmente evidente. Basta ricordare che nel 2011 la % di spesa in ricerca e sviluppo sul PIL è in Germania del 2,8% e in Italia del 1,2% e dai dati del 2012 risulta che i brevetti richiesti dall’Italia sono stati 9.218 mentre dalla Germania 46.586.

In quanto all’area sanità e assistenza, dal sito Healthcare in Europe risulta che nel 2009, secondo la World Health Organization, l’Italia, nel ranking delle strutture sanitarie più affidabili, si trova in una fascia alta (è al secondo posto dopo la Francia) mentre la Germania è al 22esimo posto. La situazione cambia se si considera le possibilità di “consumare sanità” da parte delle persone. Secondo l’Health Consumer Index nel 2012 la Germania è al 14esimo posto (dopo i paesi scandinavi) e l’Italia è invece in Europa al 21esimo. Infine sull’ambiente, dai dati della European Environment Agency38 risulta che nel 2010 dal punto di vista delle emissioni di CO2 sia Germania che Italia hanno valori elevati (la Germania è al primo e l’Italia al quarto posto come emissioni) ma il tasso di riduzione delle emissioni negli ultimi dieci anni è stato molto più elevato in Germania che in Italia.

I risultati dell’analisi delle cinque aree concordano con quelli emersi nella pubblicazione Innovation Union Scoreboard  201339. La Germania (insieme a Finlandia, Svezia e Danimarca) fa parte degli Innovation Leaders. Ci sono poi gli Innovation Followers (tra cui Francia, Regno Unito e Olanda) mentre l’Italia è solo nella terza fascia dei Moderate Innovators (insieme a Grecia, Spagna e Portogallo).

 

 

4. Baden-Württemberg ed Emilia Romagna: politiche regionali e buone pratiche

Una prima valutazione importante delle regioni europee è stata presentata nel recente Rapporto 2013 dell’UE che ha utilizzato il Regional Competitiveness Index 40. Da questo rapporto risulta che mentre l’Emilia Romagna è in recessione tra il 2010 e il 2013 passando dalla posizione 124esima a quella inferiore 152esima (-28 posizioni) le quattro regioni in cui è stato scomposto il Baden Württemberg sono tra il 27 e il 52simo posto e sono in prevalenza in crescita41

Il Baden Württemberg (10,7 milioni abitanti) è tra le regioni più competitive dell’Europa e il suo tasso di disoccupazione (3,7%) è il più basso in Germania con una produzione di PIL per abitante nel 2010 di 33.700 euro al terzo posto in Germania (il BW contribuisce al 14,6% del Pil nazionale). Il BW ha tassi di immigrazione più elevati della media nazionale (nel 2012 11,6% extracomunitari con forti flussi da nazioni europee come l’Italia). Il suo governo è formato da Verdi e SPD e i suoi punti di forza sono nella organizzazione della ricerca scientifica e trasferimento tecnologico alle imprese: il 4,8% del PIL regionale è destinato alla Ricerca e sviluppo, vi risiede 1/5 di tutti i ricercatori della Germania, c’è il rapporto brevetti/popolazione più elevato in Germania e la massima concentrazione degli Istituti di ricerca con strette sinergie tra Istituti nazionali di ricerca e università (è stato ad esempio costituito nel 2009 il Karlsruher Institut für Technologie, il KIT, basato dalla fusione fra l’Università e più centri di ricerca con l’obiettivo di creare un nuovo MIT europeo capace di attrarre i ricercatori e gli studenti PhD più innovativi). Il 99,4% delle imprese del BW hanno meno di 250 addetti e i settori più importanti sono tre: automotive, macchine/impianti, industria meccanica ed elettrotecnica/elettronica (insieme rappresentano il 52% delle persone occupate) essendovi poi i settori della chimica, farmaceutica e ottica con apertura verso i settori della mobilità sostenibile, tecnologie ambientali, salute e cura, sistemi integrati e servizi.42

L’Emilia Romagna (4,4 milioni di abitanti) è tra le regioni italiane più competitive anche se il suo tasso di disoccupazione è in aumento (7,7% rispetto a una percentuale media italiana del 12%), nel 2010 ha prodotto un PIL pro capite di 32.000 euro (8,9% del PIL nazionale). La presenza di persone immigrate43 extracomunitari è stata nel 2012 del 12,2% superiore alla media nazionale. Il suo governo è di centrosinistra con maggioranza PD e anche in questa regione i suoi punti di forza sono la rete politecnica, l’Istruzione e la formazione professionale, le iniziative di alta formazione, ricerca e mobilità internazionale, nuove competenze e nuovi lavori, la rete Alta Tecnologia44 anche se rispetto al BW c’è una minore integrazione sistemica nel trasferire queste risorse alle imprese e una minore presenza strategica nell’attrarre imprese e ricercatori da fuori regione e nazione45. I settori industriali forti sono il sistema agroindustriale, la filiera edilizia e costruzioni, la meccatronica e motoristica (oltre un milione di persone occupate) con spostamento di attenzione alle industrie della salute, industrie culturali e creative, green economy46 come mostrano le caratteristiche delle nuove imprese innovative47.

Le differenze tra le regioni si attenuano se si analizzano le buone pratiche realizzate nelle due regioni. Alle strategie di meccatronica e mobilità elettrica realizzate nel Baden-Württemberg48 risponde, ad esempio, la creazione dell’area di specializzazione produttiva e ricerca nel settore della Formula 1 realizzata a Varano de Melegari in provincia di Parma dalla Dallara (il suo titolare l’ingegnere Andrea Pontremoli è anche responsabile del Master universitario in Gestione delle tecnologie e della innovazione dell’Università di Bologna). Nell’area della creatività le strategie realizzate nel BW per la diffusione della scienza e lo sviluppo della creatività tra le nuove generazioni possono dialogare, ad esempio, con le iniziative dei festival organizzati da Ravenna per concorrere a Ravenna città della cultura europea e lo stesso si può dire per le buone pratiche realizzate nelle due regioni nell’area della sanità e del sociale49.

In conclusione, se si analizzano le politiche europee dal Lato A si arriva facilmente alla concentrazione del potere neoliberista esercitato da un numero limitato di persone. Se si porta avanti invece una analisi dal Lato B si individuano linee accettabili come quelle di Europa 2020 rispetto alle quali vi sono differenze tra nazioni e tra regioni. Solo tra le buone pratiche c’è convergenza di obiettivi e di risultati anche se si tratta di esperienze diverse. E’ tra le buone pratiche che possono trovarsi frammenti di utopia (come quelli relativi agli obiettivi di una Learning region e di una Smart region50) lontani dall’Europa che emerge dal Lato A. Questa utopia può diventare una “utopia del possibile”?

 

 

Note

1L. Berselli, T. Rinaldini (a cura di) Dossier “L’Europa lungo la linea della catastrofe”. Inchiesta, aprile-giugno , 2012, pp.64-96. Il Dossier presenta gli atti di un convegno avente lo stesso titolo tenuto a Roma il 21-22 aprile 2012 promosso dal Centro Studi per l’alternativa comune

2K. Busch, “L’euro sotto assedio”, Inchiesta, aprile giugno 2012, pp. 66-67

3C. Marazzi, “L’euro non come moneta unica ma come moneta comune”, Inchiesta, aprile-giugno 2012, pp. 67-71

4L. Napoleoni, Democrazia vendesi. Dalla crisi economica alla politica delle schede bianche, Rizzoli, Milano 213, p.187

5L. Gallino, Finanzcapitalismo, Einaudi, Torino 2011

6L. Gallino “I debiti della Germania e l’austerità della Merkel”, Repubblica, 29 agosto 2013, diffusa anche in www.inchiestaonline.it dove si possono leggere anche gli altri articoli di Gallino nelle tre direzioni ricordate

7A. Bagnai, Il tramonto dell’euro, Imprimatur editore, 2013

8R. Bellofiore, F. Garibaldo, “Euro al copolinea”, Inchiesta , luglio-settembre, 2013

9B. Amoroso, J. Jespersen, L’Europa oltre l’euro, Castelvecchi RX, Roma, 2012

10B. Amoroso, “Economia e finanza: i predoni della economia globale”, Inchiesta, aprile-giugno 2013, pp. 16-18

11B. Amoroso, Figli di Troika. Gli artefici della crisi economica, Castelvecchi RX, Roma, 2013

12B. Amoroso, op. cit., p.13

13B. Amoroso, op. cit., pp. 30-31

14B. Amoroso, “Per uscire da questa crisi bisogna uscire dal capitalismo”, www.inchiestaonline.it, 11 luglio 2013

15B. Amoroso, “Per uscire da questa crisi bisogna uscire dal capitalismo”, www.inchiestaonline.it, 11 luglio 2013

16Si rinvia ai due numeri speciali sul “Mediterraneo” a cura di Bruno Amoroso, Andrea Gallina, Sergio Gomez y Paloma, Inchiesta, luglio-settembre e ottobre dicembre 2003

17L. Napoleoni, op. cit., p.190

18Il termine “utopia del possibile” è stato utilizzato da Musil ne L’uomo senza qualità e si riferisce a chi di fronte al reale non si arrende mostrando “un fuoco, uno slancio, una volontà di costruire, un consapevole utopismo che non si sgomenta della realtà bensì la tratta come un compito e un invenzione” . Il testo di A. Pesce “La difficile utopia del possibile” si trova in A. Pesce, Fare cose con le parole. Lavoro, sindacato, politica, femminismo, a cura di V. Capecchi e D. Meneghelli, Dedalo Editore , Bari 2012, pp. 37-79

19Consiglio europeo Lisbona 23 e 24 marzo 2000, Conclusioni della presidenza, in Documenti del Parlamento europeo (www.europarl.europa.eu)

20M. Decaro (a cura di), Dalla svolta di Lisbona a Europa 2020, Edizioni Comunità, Ivrea/Roma 2011

21Su questo punto si rinvia al libro di V. Capecchi e A. Gallina, For a polycentric Europe. How to save innovation from neoliberism, Ed It, Catania 2007

22B. Amoroso, Figli di Troika, op. cit. , pp. 51-52

23Commissione europea, Europa 2020, Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, Bruxelles 3 marzo 2010

24Commissione europea: Politica di coesione 2014-2020. Investire nella crescita e nella occupazione, Luxemburgo 2011. La struttura legislativa per una politica di coesione comprende: il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo Sociale Europeo (FSE), il Fondo di coesione e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP). E’ anche regolamentato il Gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT)

25Si vedano i documenti ufficiali (nel sito www.smart-cities.eu) che individuano sei direzioni in questo concetto: “smart economy”, “smart people”, “smart governance”, “smart mobility”, “smart environment” e “smart living”

26Le differenze nazionali oltre che dai dati Eurostat emergono dai documenti del 2012 della Commissione europea : Valutazione del programma nazionale di riforma e del programma di stabilità 2012 inviati alle diverse nazioni (sia alla Germania che all’Italia il documento è stato inviato da Bruxelles in data 30 maggio 2013 ) e dal sito della Commissione europea Europe 2020 (http://ec.europa.eu/europe-2020-inyourcountry) in cui in relazione agli obiettivi di Europa 2020 vengono dati indicatori per nazione europea.

27La Bundesbank ha contestato, perché ritenuto fuori dai propri vincoli istituzionali, a Mario Draghi presidente della BCE il “fare tutto il necessario” per salvare l’euro e acquistare i debiti dei paesi dell’eurozona in difficoltà. La corte costituzionale tedesca emetterà presumibilmente la sua sentenza dopo le elezioni tedesche del 22 settembre.

29F. Schneider, “Size and development of the Shadow economy of 31 European and 5 other OECD countries from 2003 to 2012. Some new facts”, Department of Economics, Johannes Kepler University, Linz, december 2011

30 Nel sito è riportato il paper di Sigurt Vitols “The European Partecipation Index . A Tool for cross-national quantitative comparison”, Ottobre 2010

31I componenti del Betriebsrat hanno diritto ad intervenire nella distribuzione orario di lavoro, ferie, sicurezza sul lavoro, prestazioni sociali di impresa, questionari rivolti a dipendenti, valutazione del personale e su queste tematiche l’imprenditore non può decidere senza l’accordo del Betriebsrat. Il consiglio di impresa ha diritto di veto riguardante le assunzioni, spostamenti, licenziamenti. Ha il diritto di iniziativa nella pianificazione e nell’assicurazione della occupazione. In caso di cambiamenti aziendali (fusioni, spostamenti ecc..) il datore di lavoro deve consultarsi con il Betriebsrat..

33 Il tasso di disoccupazione Eurostat è calcolato nella fascia di età 15-74 anni ed il rapporto tra persone disoccupate e popolazione attiva (persone occupate + persone disoccupate).I tassi di occupazione maschile e femminile nella fascia di età 20-64 anni nel 2012: in Germania 81,8% e 71,5%; in Italia 71,6% e 50,5%. I tassi di disoccupazione sul totale popolazione attiva (occupati/disoccupati) sia maschile che femminile nel mese di luglio 2013: in Germania 5,6 e 4,9%, in Italia 11,4% e 12,6%.

34 L. Gallino, “I debiti della Germania e l’austerità della Merkel”, op. cit

35 P. Bianchi, La rincorsa frenata. L’industria italiana dall’unità alla crisi globale. Il Mulino, Bologna 2013

36P. Bianchi, op. cit. p. 280

37 Alcuni esempi di queste statistiche: Giovani uomini e donne che anno lasciato nel 2012 prematuramente la scuola e la formazione tra i 18 e 24 anni: in Germania 11,1% e 9,8% ; Italia 20,5% e14,5%. Giovani uomini e donne che nel 2012 nella fascia di età 30-34 anni che hanno raggiunto un diploma di studi universitari: in Germania 31,0% e 32,9%; in Italia 17,2% e 26 ,3%), Percentuale nel 2011 giovani tra i 15 e i 24 anni che sono NEEET (NEither in Education, Employment or Training): Italia 20%, Germania 10%.

38European Environment Agency, Greenhouse gas emission trends and projectiuons in Europe 2012, ottobre 2011

39European Commission: Innovation Union Scoreboard 2013, UE , 2013

40Paola Annoni e Lewis Dijkstra, EU Regional Competitiveness Index RCI 2013, Brussels 2013

41 Le quattro regioni in cui è stato scomposto il BW sono: Stoccarda: da 27sima a 27sima; Kalrsruhe: da 28sima a 24 esima (+4); Tübingen: da 52sima a 36esima (+16); Friburgo: da 51sima a 38sima (+13)

42 Il sindacato IG Metall Baden Württemberg hapubblicato un paper Strategie per il futuro per una crescita sostenibile, maggiore giustizia nella distribuzione del reddito, una maggiore industrializzazione, più prospettive per i giovani, rafforzare lo stato sociale (http://www.bw.igm.de/static/extra/igmetall/strategie.zukunft.arbeitspapier.pdf).

43 Osservatorio regionale sul fenomeno migratorio, L’immigrazione straniera in Emilia Romagna . Edizione 2013

44 Su queste realizzazioni si rinvia ai documenti: Regione Emilia Romagna: Il sistema di Istruzione e formazione professionale in Emilia Romagna. Imparare è crescere, Quaderno 03, stampa novembre 2011; Aster: La Rete Alta Tecnologia, presentazione di Francesco Paolo Ausiello ai ricercatori, il 21 dicembre 2011; Lepida: I servizi a banda larga in Emilia Romagna, aprile 2013; Regione Emilia Romagna Piano Telematico dell’Emilia Romagna , Linee Guida 2007/2009

45In questa direzione è il libro di V. Capecchi, A.Tavanti, A. Sintini , R. La Rotonda, Fondi di investimento, Marketing territoriale e creazione di imprese in Emilia Romagna, Guaraldi , Rimini 2013

46S. Bertini, Smart Specialisation Strategy Emilia Romagna, Intervento fatto il 24 giugno 2013 all’interno delle iniziative di Costruiamo insieme il Programma 2014-2020

47 Come esemplificazione di imprese innovative nuove si possono ricordare le dieci idee imprenditoriali segnalate per la fase finale Start Cup-Spinner 2013 Emilia Romagna, edizione 2012

48 All’interno di un piano nazionale di mobilità elettrica iniziato nel 2009 e di un cluster di imprese regionali che sono all’avanguardia del settore, il sindacato IG Metall Baden-Württemberg si è fatto promotore della innovazione ed è lead partner di un progetto per realizzare officine di riparazione e manutenzione di mezzi elettrici (“Schauwerkstatt emob” – http://www.schauwerkstatt-bw.de/).

49 Nel Baden -Württemberg in città come Friburgo sono state integrati di diversi componenti della smart city e della green city. Tra le buone pratiche quella di realizzate case multi-generazioni con ambienti comuni che prevedono scambi tra le generazioni (ruolo di nonni che svolgono servizi di baby sitter, ruolo di nipoti che insegnano il PC alle persone anziane e così via) oppure, nella sanità, il sistema di prevenzione AOK su base regionale che si articola in programmi diversi (perdere peso, alimentazione equilibrata, jogging ecc..). In Emilia Romagna si possono ricordare le strategie del Comune di Ferrara a favore delle persone disabili e le buone pratiche di “last minute” a Bologna per evitare gli sprechi di cibo ( dei supermarket) a favore delle persone in condizioni disagiate. In entrambe le regioni si possono documentare iniziative molto valide a favore delle persone anziane.

50 Sulle tematiche Learning Region e Smart Region si rinvia a : B. Beck, Mobilog: persone e merci in movimento, Bressanone, 2004; B. Beck, “ In aula o in azienda un solo prodotto: il sapere. Con la learning organization l’apprendimento comune diviene fattore comune”, Il sole-24 ore 10 aprile 1993; J. Scheff, Lernende Regionen. Regionale Antworten auf globale Herausforderungen. Wien: Linde, 1999

 

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About Vittorio Capecchi: Vittorio Capecchi (1938) è professore emerito dell’Università di Bologna. Laureatosi in Economia nel 1961 all’Università Bocconi di Milano con una tesi sperimentale dedicata a “I processi stocastici markoviani per studiare la mobilità sociale”, fu segnalato e ammesso al seminario coordinato da Lazarsfeld (sociologo ebreo viennese, direttore del Bureau of Applied Social Research all'interno del Dipartimento di Sociologia della Columbia University di New York) tenuto a Gosing dal 3 al 27 luglio 1962. Nel 1975 è diventato professore ordinario di Sociologia nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bologna. Negli ultimi anni ha diretto il Master “Tecnologie per la qualità della vita” dell’Università di Bologna, facendo ricerche comparate in Cina e Vietnam. Gli anni '60 a New York hanno significato per Capecchi non solo i rapporti con Lazarsfeld e la sociologia matematica, ma anche i rapporti con la radical sociology e la Montly Review, che si concretizzarono, nel 1970, in una presa di posizione radicale sulla metodologia sociologica [si veda a questo proposito Il ruolo del sociologo (a cura di P. Rossi), Il Mulino, 1972], e con la decisione di diventare direttore responsabile dell'Ufficio studi della Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM), carica che manterrà fino allo scioglimento della FLM. La sua lunga e poliedrica storia intellettuale è comunque segnata da due costanti e fondamentali interessi, quello per le discipline economiche e sociali e quello per la matematica, passioni queste che si sono tradotte nella fondazione e direzione di due riviste tuttora attive: «Quality and Quantity» (rivista di modelli matematici fondata nel 1966) e «Inchiesta» (fondata nel 1971, alla quale si è aggiunta più di recente la sua versione online). Tra i suoi ultimi libri: La responsabilità sociale dell'impresa (Carocci, 2005), Valori e competizione (curato insieme a D. Bellotti, Il Mulino, 2007), Applications of Mathematics in Models, Artificial Neural Networks and Arts (con M. Buscema, P.Contucci, B. D'Amore, Springer, 2010).

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