Davide Bubbico (a cura di): La democrazia e il sistema politico in Brasile

| 24 Giugno 2016 | Comments (0)

 

 

 

Quello che segue è la trascrizione a cura di Davide Bubbico dell’iniziativa pubblica “La democrazia e il sistema politico in Brasile”, che si è svolta l’11 aprile 2016 presso la FESPSP (Fundação Escola de Sociologia e Política de São Paulo) nell’ambito di un ciclo di dibattiti ospitati e organizzati dalla Fondazione dal titolo “Che Brasile è questo”.

L’iniziativa dell’11 aprile, che precede di pochi giorni (17 aprile) la votazione del congresso brasiliano che ha autorizzato l’avvio del processo di impeachment della presidente Dilma Rousseff è stato organizzato dal Centro de Estudos da Mídia Alternativa Barão de Itararé di San Paolo in collaborazione con la FESPSP. All’iniziativa hanno preso parte Fabio Konder Comparato (avvocato, scrittore e tra i più noti giuristi del paese, nonché docente della Facoltà di Diritto dell’Università Statale di San Paolo), Gilberto Carvalho (ex-capo di gabinetto delle presidenze Lula ed ex-Ministro nel primo mandato presidenziale di Dilma Rousseff e attuale presidente do Consiglio Nazionale del SESI[1]), Hildegard Angel (giornalista e blogger[2]) e Magda Blavaschi (ex magistrato del Tribunale Statale del Lavoro e attualmente ricercatrice del CESIT[3] dell’Università di Campinas).

La trascrizione degli interventi che sono seguiti pensiamo sia utile perché ricostruisce le origini dell’attuale crisi economica e politica brasiliana e le responsabilità politiche che si sono accumulate nel corso del tempo, nonché il peso persistente delle forze conservatrici e reazionarie che da sempre occupano un ruolo importante nelle vicende economiche, politiche e sociali del paese.

 

Fabio Comparato: Vorrei partire dal tema del debito. Come si sostiene quello brasiliano per le sue spese correnti, ovvero per le spese dei suoi dipendenti, dei suoi programmi, ecc.? Normalmente di dovrebbe sostentare con tributi, imposte, tasse, contribuzione di miglioria, ecc.. Queste imposte riguardano quelli che hanno una ricchezza, ma qui abbiamo classi che storicamente hanno contrastato l’idea di pagare tasse sul proprio reddito per le spese dello Stato, al di sopra di un determinato montante, come negli Stati Uniti dove si è arrivati al massimo al 30% di tassazione dei redditi alti, adesso sceso al 20%. Chi presta questo denaro? Anticamente erano gli usurai, adesso sono le istituzioni finanziarie. L’82% del deficit fiscale brasiliano è composto dal pagamento degli interessi sul debito pubblico. Quelli che sono favorevoli alla riduzione del debito pubblico pensano che bisogna finirla con questa storia dell’educazione e della salute per tutti. Adesso le famiglie della classe media stanno però trasferendo i figli dalla scuola privata a quella pubblica, perché non hanno abbastanza soldi, e allora mi verrebbe da dire che se lo Stato non ha soldi che questi tornino a portare i loro figli alla scuola privata. La riduzione della spesa pubblica e una politica di austerità a svantaggio delle classi più povere è esattamente uno dei punti del programma “Un ponte per il futuro”[4] del PMDB, ossia riduzione delle imposte e la revisione della spesa per la sicurezza sociale senza però mostrare nessuna intenzione di abbassare i tassi di interesse che sono tra i più alti al mondo e che sono la fonte di rendita dei ceti ricchi del paese e che hanno gli effetti sul resto dell’economia che si possono immaginare.

Uno dei problemi principali del Brasile è la deindustrializzazione che il paese sta conoscendo e che ha conosciuto una accelerazione dal 2005. Rispetto a un anno fa il volume della produzione brasiliana è sceso del 21%. Uno degli effetti disastrosi della deindustrializzazione è che per la prima volta in 24 anni nel 2015, la disuguaglianza sociale nel paese è ripresa ad aumentare. L’ultima rilevazione dell’PNAD[5], mostra che per la prima volta dal 1992 il reddito dei lavoratori brasiliani è diminuito e la disuguaglianza tra i redditi e ritornata a crescere. Per avere un’idea di quello di cui stiamo parlando nell’ultimo trimestre del 2015 si è verificato che l’indice di benessere, ovvero combinazione di reddito ed equità, è sceso di 5,7 punti in 12 mesi. Se noi lo compariamo con il 2014, osserviamo che invece qui si ebbe un aumento del 6,45% rispetto a un anno prima. Altro effetto disastroso è la disoccupazione. Oggi il 10% della forza lavoro è disoccupata. E le banche? I numeri delle due principali banche del paese nel 2015 (Bradesco e ITAU) dicono che il guadagno liquido è cresciuto rispettivamente del 13 e del 14% rispetto al 2014[6].

Combinata con la crisi economica esiste una causa politica. Voglio ricordare che le persone che in Brasile appartengono alla classe A (quella più ricca) della distribuzione del reddito rappresentano il 13,4% della popolazione brasiliana che detiene il 35% del reddito nazionale, mentre le ultime due classi D e E, che rappresentano il 51% della popolazione, detengono solo il 13,4% del reddito nazionale. Questo non può e non poteva avere ripercussioni in ambito politico. Ma l’elemento scatenante della crisi politica nel nostro paese, che è una crisi antica, è stato l’ingresso in un quadro tradizionale sul piano politico-istituzionale come quello brasiliano, di un “intruso”, che non è un militare, fatto che per la classe ricca è cosa peggiore, ovvero dell’unico capo di stato della storia brasiliana oriundo del proletariato, ovvero di Lula da Silva.

Lula ha avuto un successo sbalorditivo che è stato anche un successo economico non dovuto certo alle buone qualità di questo. Fu un’epoca in cui si ebbe il boom delle commodities e che per alcuni anni ha compensato la crisi del 2007-2008, ma Lula ha favorito anche l’emersione delle classi povere, consentendole di salire un poco, ma comunque di salire. In fondo egli si è considerato più o meno come Getúlio Vargas. Lula ha sempre detto “io non sono un rivoluzionario, io vorrei essere il padre dei poveri”, e le male lingue completavano dicendo “e la madre dei ricchi” e questo perché? Perché il secondo fattore che ha irritato la nostra classe dominante è stato l’aiuto di Lula ai grandi impresari del settore delle opere pubbliche, delle infrastrutture, delle costruzioni. Si tratta di imprenditori che alla fine dei conti avevano l’abito secolare di servirsi del denaro pubblico come patrimonio privato, come nel caso della Petrobras[7].

L’elezione di Lula ha rappresento una rottura per la classe dominante e più ancora di questo la sua popolarità, molto maggiore di quella di Getulio. Un presidente come Lula che dopo 8 anni lascia il potere con l’80% dell’appoggio popolare è un pericolo per la classe dominante. Ecco perché si è pensato sempre ad un modo per tirare via dal potere il successore di Lula, Dilma Rousseff, priva della stessa astuzia politica e dello stesso carisma. Quale è stato il modo? Non poteva essere più quello del colpo di stato militare, ma un altro: a partire dal 1985 non ci sono più stati golpe militari in America latina, ma dal 1985 al 2005 ci sono state 13 destituzioni di presidenti eletti democraticamente attraverso l’avviamento di un processo di impeachment. Nel 2012 una specie di Lula, l’ex vescovo Fernando Lugo[8], è stato dimesso dalla carica di presidente del Paraguay nel giro di 48 ore con una procedura simile a quella che oggi interessa Dilma Rousseff.

 

Magda Blavaschi: Il progetto “Ponte per il futuro” porta con sé elementi devastanti per le relazioni di lavoro, per la giustizia del lavoro e per il diritto del lavoro in generale[9]. Fabio Comparato ha già illustrato cosa c’è dietro questo documento, il peso del capitalismo finanziario, il movimento insaziabile di accumulazione della ricchezza da parte delle classi borghesi brasiliane. Questo movimento incontra però ancora dei limiti nel paese grazie alle norme di protezione sociale e del lavoro presenti nella CLT[10]. Oggi nel parlamento sono presenti 55 progetti di modifica di singole norme della CLT che hanno come obiettivo proprio quello di eliminare questi limiti. Se fosse approvato il documento proposto dal PMDB avremmo un completa deregolamentazione del mercato del lavoro brasiliano. Questo progetto dice chiaramente che perché il Brasile possa ritornare a essere competitivo è eliminare la fonte del diritto come fonte legale, ovvero sostituire la legge con la negoziazione diretta, con il libero incontro di volontà uguali e autonome, come  se queste volontà, quella dei sindacati dei lavoratori e delle imprese fossero davvero uguali. Questa idea del “negoziato sopra il legislativo”, ossia non fare più della CLT e dei principi costituzionali la fonte prevalente come è oggi, era stato in realtà già inserita nel progetto di Marina Silva Presidente[11]. Per fortuna diverse forze stanno combattendo queste proposte, a partire dai movimenti sociali, che sono poi le stesse forze che si stanno battendo in questi giorni contro l’impeachment.

Tutti sanno che abbiamo delle critiche da fare al governo Dilma, ma quello che ci unisce in questo momento è qualcosa di più profondo e fondamentale che è quello che abbiamo conquistato nel 1988 con la nuova costituzione con la fine della dittatura e con la lotta sociale che produsse un patto tra i vari interessi della società. Ma oggi le forze che sostegno il progetto un Ponte per il futuro sono le stesse forze, o perlomeno le sono figlie, di quelle che negarono qualsiasi possibilità perché Getulio Vargas proseguisse con il suo progetto di industrializzazione e di nazionalizzazione delle imprese negli anni ‘50. Sono le stesse forze che dicevano che c’era grande una corruzione nella Petrobras e che per questo andava privatizzata. Sono le stesse forze che lavorarono per deporre Joan Goulart[12] usando come partito dell’ordine i militari nel 1964. Ora queste stesse forze stanno promovendo la rottura dell’ordine legale democratico, solo che adesso i militari non sono il partito dell’ordine, adesso questo partito risiede nella categoria cui appartenevo che è quella delle forze che sono collocate dentro il potere giudiziario brasiliano.

La politica in questo momento è qualcosa di fondamentale e la politica nel significato nobile della parola è nella strada ed è questa la fonte materiale del diritto. Durante i miei 30 anni di lavoro in magistratura sono andata alla ricerca del “diritto del lavoro concreto”, ma sapendo che il diritto è una relazione, una interpretazione e che il caso concreto si osserva a partire da una visione del mondo del magistrato che è un amalgama di una tela fondamentale che risiede nella Costituzione. Questo partito dell’ordine che sta nel potere giudiziario sta agendo oggi con discrezionalità e noi nel campo della politica possiamo e dobbiamo creare le condizioni materiali con la nostra lotta perché si ripeta quello che è accaduto in passato, nel corso del XX secolo, con le grande conquiste sociali che si sono date contro il movimento naturale del capitalismo.

Non ho qui il tempo di discutere dei 55 progetti di leggi di riforma del diritto del lavoro che stanno transitando per il congresso, ma se il processo di impeachment andasse avanti io temo che non avremo la stessa forza per contrastare le forze che sono favorevoli a queste revisioni e che sono maggioranza nel parlamento, ma si tratta di temi importanti che vanno dalla riduzione dell’età minima per l’avviamento al lavoro, da 16 a 14 anni; l’estensione senza vincoli delle terziarizzazioni, la ri-concettualizzazione del lavoro schiavo (ad esempio eliminando il riferimento al lavoro degradante) e molti altri ancora. Sono tutti progetti sostenuti dalla finanza e dal grande capitale e sostenuti dalle grande associazioni come la da FIESP e dalla CNA[13] che esercitano grandi pressioni perché questi progetti siano approvati. La perdita della legalità democratica ci porrebbe di fronte, nel caso non desiderato, ad uno sforzo di resistenza e di grande lotta per evitare che tali proposte non siano approvate.

 

Hildegard Angel: Oggi il paese vive un momento molto difficile, ma come altre volte il tentativo di sovvertire lo stato democratico è sempre all’ordine del giorno. Anche con il mensalão[14] alla fine del primo mandato di Lula fu l’inizio di un progetto cospiratorio, per destabilizzare il governo, un progetto di cui fecero parte parlamentari come Roberto Jefferson, illustri Ministri e giuristi. Così oggi un’investigazione indebolisce la nostra economia, la nostra costituzione civile, che impiega un milione e mezzo di brasiliani e non pare che non sia un caso, così come la nostra Petrobras le cui attività rappresentano il 10% del nostro Pil. Un’impresa sistematicamente denigrata dai media che omettono tutti i suoi meriti e le conquiste per concentrarsi, invece, sulle somme insignificanti della corruzione, lasciando da parte il tema della sovranità brasiliana sulle risorse petrolifere nazionali, l’occupazione, la perdita di professionalità dei tecnici, che si sono formati per decenni nel settore petrolifero, nel nucleare, nelle tecnologie nel settore delle opere pubbliche.

Oggi quanto conseguito sul piano economico, le conquiste sociali ottenute nell’ultimo decennio sono in gioco. Oggi si ripropongono con forza gli interessi della classe dominante interessata solo a restare nel completo dominio del potere per conseguire un profitto personale anche a costo di fare del Brasile nuovamente una colonia.

 

Gilberto Carvalho: Ho molta fiducia che nella votazione di domenica (17 aprile) l’opposizione non consegua il numero di voti necessari per autorizzare l’apertura del processo di impeachment[15]. Detto questo, anche se sembrerà paradossale, voglio dire che benedetta sia questa crisi che oggi ci consente di stare nuovamente uniti. Questa crisi con tutti i rischi che comporta permette una nuova alternativa, perché sul piano politico le cose non andranno più nello stesso modo e perché questa energia che viene dalle lotte di questi giorni – chi è stato in strada tra i manifestanti sa di cosa sto parlando –, anche se non è favorevole al governo, al PT o ai agli altri partiti che lo sostengono, è il risultato della difesa dei diritti delle persone, soprattutto di quelle più povere, della democrazia e della legalità. Chi sta in strada sa che cosa sta a rischio, e questa energia esige oggi da noi un’enorme capacità di intendimento e di comprensione.

Se la nostra Presidente e lo stesso Lula non comprendono questo fenomeno e una volta superato l’assedio delle opposizioni non tenessero conto del contributo che è venuto dalle mobilitazioni, il governo rischierebbe l’isolamento e in futuro la sconfitta. Queste parole sono dure, ma sono di chi sta vivendo da vicino la situazione e che vive una grande speranza. A partire da domenica, superata una prima tappa di una crisi che sarà lunga, dobbiamo avere la capacità di comprendere questo momento e mutare quello che è necessario per ritornare al progetto originario che ci ha condotto al governo.

La storia della democrazia brasiliana è una storia di una democrazia selettiva e formale, in cui le classi degli esclusi hanno sempre lottato per conquistare nuovi diritti. Io conobbi Fabio Comparato nella precostituente del 1985-86 quando il nostro obiettivo era quello di tradurre nella legge quello che stavamo conquistando nelle strade. Siamo usciti dalla lotta alla dittatura avendo compreso una dinamica molto chiara, per utilizzare un’espressione del PT dell’epoca, come dei movimenti sociali, ovvero il “par dentro par fora”, ovvero occupare in maniera intelligente lo spazio nelle istituzioni per mutare le istituzioni da dentro, da dove nasce tra l’altro l’esperienza del bilancio partecipativo, ma allo stesso tempo non perdere di vista quello che stava fuori, le lotti sociali, le lotte per nuovi diritti, quelle per il cambiamento.

Questo processo si ebbe perché avemmo la preoccupazione di avere un forte vincolo con le lotte sociali. A questo proposito preparammo i nostri quadri molto intensamente nelle nostre scuole, nei nostri seminari e costruimmo una solida relazione con i movimenti sociali, cosa che ci permise di arrivare alla conquista del governo federale nel 2002. La conquista dell’apparato di Stato, delle Prefetture di grandi città, dei governi statali e del governo federale ci hanno consentito di realizzare delle conquiste significative di cui siamo orgogliosi.

Noi abbiamo da riconoscere che l’illusione della conquista dell’apparato di Stato e la maniera in cui abbiamo integrato le masse lavoratrici, quelle dei lavoratori rurali e tanti altri soggetti, non ci ha lasciato immuni dal forte condizionamento della vecchia cultura politica, che si è riprodotta dentro di noi a volte con spavento, a volte con sorpresa. Le pratiche che noi condannavamo si sono a volte impadronite del nostro agire politico. Abbiamo gestito con una certa arroganza e pensato che la gestione l’apparato di Stato permetteva di risolvere tutti i problemi e tutte le contraddizioni. Siamo stati illusi da tutto un processo di burocratizzazione che ci ha sopraffatto e abbiamo cominciato a vedere gli attori del movimento sociale come quelli che rallentavano il nostro lavoro. Quante volte in Brasilia è stato difficile che ministri, non di altri partiti, ma del PT ricevessero gli esponenti dei movimenti sociali e dialogassero con essi?

Insieme a questo è arrivato anche il processo inevitabile della corruzione, frutto anche questo dell’interiorizzazione dentro di noi del vecchio procedimento che la vecchia élite assai diffuso nell’apparato di Stato. Abbiamo lasciato che in parte la nostra vita, il nostro stile di vita mutasse, essere amico dei grandi impresari di questo paese è diventato un fatto naturale. Avemmo la chiarezza di tutto quello che stava accadendo nel nostro partito soprattutto nel 2007 – faccio qui un autocritica –, avemmo già dei compagni presi per problemi di corruzione, sapevamo come questo contagio avanzava nella nostre fila, senza avere la chiarezza di fare la riforma politica per rompere una volta per tutte con la dipendenza finanziaria delle nostre compagne elettorali, per vincere, questo processo individualista della campagna e non realizzammo la riforma politica in uno scenario di forze molto favorevole in quella fase, senza lavorare poi alla questione della partecipazione sociale dentro il governo. Tutto questo ci ha portato ad un processo di fragilizzazione.

Ora il punto è che e quando l’economa è andata bene e le élite beneficiavano di questa crescita queste ci tolleravano, ma è bastato il primo problema che gli “amici” e gli “alleati” in genere, che molte volte ci hanno illuso di questo tipo di alleanza, hanno cominciato ad aizzarci contro la stampa e questa a sua volta quelle stesse classi popolari beneficiarie delle nostre politiche sociali.

Quando cominciai ad osservare le proteste contro la Presidente Dilma in occasione della coppa del mondo nel 2013 cominciai ad evidenziare i rischi che c’erano in quelle mobilitazioni e gli interessi diversi che si muovevano. Infelicemente non riconoscemmo l’importanza della comunicazione con le classi popolari. L’altro problema è stato, infatti, quello di non aver avviato un processo di democratizzazione dei mezzi di comunicazione e in questo tempo tutti i nostri alleati hanno utilizzato le risorse pubblicitarie a loro disposizione per fomentare la protesta contro il governo, a partire dalle popolazioni beneficiarie dei nostri provvedimenti, per montare un odio verso di noi. Dal canto nostro abbiamo avuto l’incapacità di pubblicizzare quanto stavamo facendo. Per esempio se io non spiego alle persone che con il programma Minha casa Minha Vida[16] con 55 mila R$, per i settori da 0 a 3, il governo federale entra con 40 mila reais, il beneficiario paga solo 7 mila in 10-15 anni con 70-80 reais per mese, e il governo statale entra con 12-13 mila reais, se non comunico che questo è un suo diritto come cittadino e soprattutto che il governo ha deciso di destinare alla spesa sociale i soldi prima destinati a pagare gli interessi sul debito, che quello è un progetto per cambiare e sviluppare il paese, se non faccio questo è molto probabile che in pochi mesi, queste persone sentendo uno dei tanti programmi come quello della CBN o della rete Globo e pensino che il merito è dei governi statali guidati dalle opposizioni e non del governo federale.

Tutto questo ci ha posto in una situazione di isolamento progressivo che ha facilitato il lavoro di quelli che hanno costruito le basi dell’attuale tentativo di golpe. E oggi per nostra sorpresa quello che accade, al contrario di quello che sarebbe logico, è che quegli stessi settori che furono maltrattati e ignorati dal nostro governo sono i settori che sono per strada a difendere il nostro progetto. Il movimento sociale brasiliano, e la più ampia società civile, stanno dando una dimostrazione di incredibile maturità e di saper separare quella che è la critica interna, necessaria, la sfiducia, con la necessità di difendere la democrazia, i valori, perché sanno esattamente cosa sta in gioco, ovvero l’interesse delle persone più povere e delle classi popolari che sono il nostro riferimento principale. Anche per questo vedo molto bene l’ingresso di Lula nel governo[17], perché questo ci darà molta forza, molta speranza, in una maniera molto concreta.

 

Fabio Comparato: Bisogna vedere due dimensioni nella realtà politica brasiliana: una dimensione superiore e l’altra di base, ossia l‘interno della casa e l’esterno. La dimensione più evidente è quella del tentativo di rivedere o disattendere la nostra carta costituzionale, la legge, gli organi del potere pubblico. Ma cosa sta alla base di questo tentativo? Sta un potere di dominazione e una mentalità collettiva strettamente collegati. Oggi il potere di dominazione, quello che influenza la mentalità popolare, considerato che viviamo in una società di massa, chiusa, in cui la conversazione non è più l’elemento tipico del confronto, sono i mezzi di comunicazione. Le stesse manifestazioni per strada non hanno quel peso che hanno senza il risvolto che gli è dato dai mezzi di comunicazione. Ora in Brasile il 90% delle rete di radio e televisioni sono nelle mani di 6 famiglie. Questa dominazione del potentato economico privato, sempre alleato dei grandi agenti statali, dell’esecutivo, del legislativo e del giudiziario, si è riprodotto costantemente anche in presenza di cambiamenti sul piano politico, perché in fondo sono questi gli attori che guidano e condizionano l’interpretazione del diritto.

I grandi magistrati non giudicano astrattamente, ovvero la legge dice una cosa e la gente immagina che la conclusione più ovvia sia quella che deriva da una corretta interpretazione della legge. Come tutte le persone anche i magistrati hanno la loro visione del mondo ed essi hanno la loro preferenze valoriali e quando si tratta di argomenti fondamentali in tema di valori, cosa accade? Accade che grazie alla tecnica giuridica e al ricorso a modelli interpretativi che apparentemente non violano la Costituzione e la legge, questi finiscono per applicare il diritto in accordo con la loro preferenze. Quello che voglio dire è che nel lungo periodo quello che abbiamo da riaffermare è la sovranità popolare.

In Brasile il popolo non è stato mai effettivamente sovrano. Quando noi parliamo di redemocratizzazione, significa ritornare a votare, ma non per questo gli eletti obbediscono alla volontà popolare. Anzi alle volte questi modificano la volontà popolare agli interessi particolari grazie ai mezzi di comunicazione di massa. E questa mentalità collettiva è che determina l’ambiente dentro il quale avviene il dibattito politico.

Per mutare questa coscienza occorrono generazioni, occorre di un lavoro sistematico, di educazione del popolo, come diceva Mandela, “l’educazione è l’arma più poderosa per mutare il mondo”. Oggi in una società di massa come si educa il popolo? Non nella scuola e nella chiesa ma soprattutto attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Ebbene cosa dice la costituzione brasiliana, all’articolo 220, paragrafo 5? “È proibito il monopolio o l’oligopolio diretto o indiretto dei mezzi di comunicazione di massa”. La Costituzione è del 1988, intanto da poco più di un quarto di secolo, ancora non è stata votata la legge di regolamentazione Il sottoscritto 5 anni fa contattò l’OAB[18] perché fosse promossa un’azione giudiziaria di incostituzionalità per omissione, il quanto il congresso non provvedeva ad emanare una legge di regolamentazione  dell’articolo in questione. L’OAB mi rispose che di entrare in conflitto con i mezzi di comunicazione di massa non aveva proprio l’intenzione. Così trovai la disponibilità di un partito politico che non era il PT al potere, perché quest’azione fosse portata in esame al Congresso. La procura generale della repubblica diede parere favorevole e io considero questo come un fatto eccezionale. Fu così che quest’azione venne finalmente portata all’attenzione di una Ministra prescelta del Supremo Tribunale Federale (STF)[19] per portarla in votazione, ma questa Ministra deve aver trovato questo processo molto pesante e dopo vari passaggi di mano questa azione giace dimenticata in qualche cassetto. Il punto è che non c’è nessuno che possa obbligare un Ministro del Supremo Tribunale Federale a porre in votazione un processo quando egli non lo esige, dico nessuno. Io non so quale è l’opinione della Ministra a questo proposito, ma suppongo che essa non abbia voluto instaurare un conflitto con i mezzi di comunicazione di massa.

Allora cosa possiamo fare noi nel campo delle istituzioni? Noi possiamo pensare ad alcuni mutamenti che rappresentano un piccolo cammino per arrivare a questa sostituzione della sovranità oligarchica di un piccolo gruppo che ha denaro e comanda, per la vera sovranità democratica che non si realizza con le elezioni, in quanto la vera sovranità democratica è quella che si realizza quando il popolo vota direttamente le grandi questioni di interesse nazionale. Adesso se il popolo non è educato a questo tipo di votazione si possono fare due cose: nel campo dello stato di diritto, tutti i poteri devono essere sottoposti ad un controllo permanete perché non ci siano abusi. Prima questione, il STF non ha controllo alcuno, intanto non è proprio il guardiano della Costituzione in questo senso, e allora occorrerebbe una modifica costituzionale che faccia previsione del fatto che il STF deve rispondere davanti al Consiglio Nazionale di Giustizia, che a sua volta necessità di una riorganizzazione poiché anziché avere una maggioranza di magistrati, deve avere una ripartizione tripartita, un terzo di magistrati, un terzo di avvocati e un terzo di ministero pubblico. Seconda questione, le elezioni. Nessuno discute del fatto che non abbiamo un solo elettorato, ma due. Perché se per la Presidenza della Repubblica c’è il voto a suffragio a diretto, per la camera dei deputati accade che un elettore in Rondonia possa eleggere un deputato federale con un numero di voti 14 volte inferiori a quelli necessari per eleggere un deputato dello Stato di San Paolo e ancora per il senato federale ogni Stato elegge 3 senatori, indipendentemente dalla popolazione. Insomma si tratta di aspetti che bisogna modificare.

 

 

Magda Blavaschi: Sulla questione dell’impeachment, ad esempio, non ho dubbi come molti sul fatto che l’obiettivo sia quello di bloccare in definitiva la candidatura di Lula alle prossime presidenziali e questo avviene perché l’obiettivo è quello di mettere fine alle politiche che in questi anni hanno contribuito a ridurre la disuguaglianza nel nostro paese. Si tratta di politiche diverse che vanno dall’aumento del salario minimo, al programma “Minha casa Minha vida”, al sistema di indennità della disoccupazione ad altre politiche sociali[20] che seppur in parte hanno consentito di favorire per una quota crescente della popolazione il conseguimento di una maggiore porzione di reddito e di accedere a più alti consumi, pur non riducendo la concentrazione di reddito, tanto che i più ricchi hanno continuato a guadagnare e in alcuni casi anche molto di più, ma ciò è avvenuto, tuttavia, nel contesto di una riduzione della disuguaglianza.

Ora è chiaro che l’apertura di un processo di impeachment contro Dilma Rousseff riguarda anche altre questioni, come la difesa della sovranità nazionale dell’area del Pré-Sal[21], piuttosto che la posizione contraria alla privatizzazione delle banche pubbliche. Il tentativo di impeachment non riguarda, dunque, errori nella politica economica, che pure sono stati commessi dalla Rousseff come da Lula. Quest’ultimo, tuttavia, al contrario della Rousseff ha però ha beneficiato del ciclo espansivo delle commodities, anche se poi è stato anche in grado per mezzo di politiche pubbliche importanti di superare i primi anni della crisi del 2008 prima di altri paesi. Quando il modello di crescita basato sull’export è venuto meno la Rousseff non è stata in grado di superare le crisi che sono sopraggiunte anche e nonostante le notevoli agevolazioni fiscali e gli esoneri contributivi concessi dal suo governo alle imprese per uscire dalla crisi.

C’è un ultimo tema a cui voglio rispondere e che riguarda i fondi pensione – l’istituzione di questi fondi venne con il governo di Fernando Henrique Cardoso – per dire semplicemente che quando gli interessi economici entrano nelle istituzioni pubbliche e questi fondi generano ricchezza per tramite dei tassi di interesse si comprende bene che c’è un rischio rispetto a quali “interessi” effettivamente tutelare, tra gestori dei fondi e beneficiari, così come tra gli obiettivi di politica economia (ridurre i tassi di interesse) e quelli dei gestori dei fondi. Vedere molti compagni discutere con i grandi banchieri di finanza non è stato certo una buona cosa.

 

Hildegard Angel: In Rio de Janeiro abbiamo un solo un gruppo editoriale e dei media, Globo, che domina orami tutti i settori della vita culturale, i musei, il patrimonio pubblico fino al chiosco della spiaggia. Nessuno può esercitare nessun tipo di professione che esiga un qualche tipo di visibilità se non si stabilisce un livello di collaborazione e connivenza con la Globo. Oggi stavo ascoltando la radio CBN, e stavo ascoltando una giornalista economica molto importante che faceva un chiaro discorso di odio e a favore del golpe, ma mi sono chiesta come non si vergognasse del fatto che lei stessa che ha vissuto situazioni drammatiche nella dittatura non si rendesse conto della sua posizione e delle conseguenza di quello che lei stava dicendo, dello stato di pericolo, di costringimento che il suo stesso comportamento può determinare.

 

Gilberto Carvalho: Voglio ritornare su una questione importante che è quella del modello di governo. Quando il PT dibatteva circa le modalità di costruzione della sua presenza nelle istituzioni c’erano compagni che dicevano che prima di arrivare al governo occorreva costruire il potere popolare e poi dentro una correlazione di forze assolutamente favorevoli, attraverso le elezioni, occupare una parte dell’apparato di Stato secondo la concezione che il governo non è il potere. Noi non seguimmo questo cammino, ma quello dialettico che penso corretto, ovvero di fare dell’occupazione dello spazio statale l’occasione per democratizzare le politiche da dentro avendo comunque sempre come riferimento la nostra forza sociale.

Oggi il nostro modello di governo si è basato sulle relazioni necessarie da stabilire con il resto del congresso, un luogo viziato dalla cultura di interessi privati, da interessi di ricchezza assicurati dagli incarichi politici e da altri. Si tratta di un congresso, tra l’altro, dove la quota di rappresentanti religiosi è andata crescendo in questi anni, un fenomeno importante che in Brasile dobbiamo guardare con attenzione. Le chiese delle varie dottrine di fede sono state, ad esempio, molto intelligenti nel costruire delle reti di comunicazione, molte delle volte con licenze concesse per il nostro governo, penso soprattutto alle chiese evangeliche che hanno inteso da tempo l’importanza della competizione nel consenso tra le masse attraverso questi mezzi. Non c’è città del Brasile oggi dove non ci sia un pastore con una radio o una televisione. Ma oggi quel modello di governo basato sulla relazione con il congresso necessità di una contrappunto, che la è quello della governo sociale e di un rapporto più stretto con i mezzi di comunicazione.

Il nostro problema è che il successo di alcune politiche ci inebriò, soprattutto devo dire anche per l’assenza di qualsiasi iniziativa da parte dei governi anteriori. Si consideri solo l’immensa spesa che stava ferma, non utilizzata. Io penso, a questo proposito, che una parte del successo di Lula si deve oltre che a questioni macroeconomiche, come la crescita dell’export e delle commodities in particolare, anche  a una grande capacità di impegno di quella quota del reddito nazionale che stava praticamente inutilizzata. Lula lavorò 3 volte di più rispetto a FHC che in quanto a lavoro non era un campione perché notoriamente lavorava poche ore al giorno. Gli uffici della presidenza quando arrivammo al governo nel 2003 erano totalmente disorganizzati e dovemmo lavorare in primo luogo alla loro informatizzare. Molti fondi erano fermi nella Caixa Econômica Federal, nel Banco do Brasil, nel BNDES[22], nel FGTS[23], fondi che ci hanno permesso di fare politiche intelligenti voltate per il mercato interno, per le politiche sociali e di generare così un circolo virtuoso in particolare negli stati più poveri del paese del Nord e del Nord Est, e di superare la crisi del 2008 e del 2009, almeno fino al 2011

Il nostro successo, la nostra capacità, ci accomodarci hanno fatto in qualche modo che il governo si sentisse soddisfatto si sé stesso. Abbiamo così lasciato da parte il governo sociale e siamo diventati sempre più dipendenti dalla negoziazione con il parlamento. Quando il governo era forte era semplice resistere agli attacchi, quando il governo tornò debole questi attacchi sono tornati insopportabili.

La peggiore cosa che esiste è un governo debole nella relazione con il congresso, il prezzo degli emendamenti, dei favori, della distribuzione di incarichi è alto soprattutto quando il parlamentare non chiede di occupare un incarico per quell’incarico, ma per poter finanziare la sua compagna elettorale. A partire da questa fragilizzazione abbiamo cominciato a perdere terreno, ad aver difficoltà a fare quei cambiamenti che necessitavano. Sono triste quando penso a quello che è accaduto nel nostro governo con la riforma agraria, perché è vero che facemmo molto di più rispetto ai governi del passato, ma sempre lontani d quello che potevamo fare e senza l’azione dinamica del MST[24], del movimento via campesina, e di altri movimenti non avremmo avuto quell’avanzo che abbiamo avuto. Abbiamo conseguito un avanzamento nell’economia della piccola agricoltura familiare e questo è stato un risultato straordinario, ma sulla questione agraria non abbiamo fatto passi forti in avanti come conferma anche la provenienza dal settore latifondiario e dell’agro-esportazione degli ultimi ministri dell’agricoltura.

La stessa cosa dicasi circa la riforma tributaria e fiscale considerato il sistema regressivo che vige in Brasile. Non conseguimmo di discutere di questo nel congresso per l’opposizione di gruppi potenti che hanno i propri rappresentanti in parlamento, ora del settore privato della salute, ora dell’educazione, ora delle banche, tutti gruppi finanziati elettoralmente ora dalla Confederazione del commercio, ora delle banche. Ed è nostra la responsabilità di non aver dato corso a quella mobilitazione sociale che sarebbe stata necessaria per fare fronte a queste resistenze. Sulla riforma politica, in quanto i movimenti sociali vi lavorarono, noi fummo presenti timidamente tanto che paradossalmente chi pose fine al finanziamento elettorale da parte delle imprese fu il STF e non una nostra iniziativa.

Sulla riforma dei mezzi di comunicazione è stato già detto. È stato un chiaro errore non dare priorità a questo tema anche perché quando Lula era la governo per correggere alcune informazioni distorsive bastava che questo alzasse il telefono per evidenziare questo problema chiamando due o tre proprietari di grandi giornali e riequilibrare l’informazione in forma più giusta e veritiera, ma questo è stato possibile finché siamo stati forti perché poi quando sono cominciati i problemi questo non è stato più possibile. La cosa che mi pesa in qualche modo di dover ammettere è il fatto di non aver fatto la riforma dei mezzi di comunicazione con un governo che ha finanziato molte radio e televisioni attraverso i contributi pubblicitari e spesso non sostenendo in modo adeguato gli organi di informazione, ad esempio tra la carta stampata, più vicini al governo.

Io mi auguro che questa grande energia che si è prodotta nelle manifestazioni degli ultimi tempi sia il motore per la continuità del nostro progetto e perché Dilma e Lula comprendano l’importanza di un nuovo modello di governo, che prenda in conto il tema del governo sociale, una opportunità che si è offerta spontaneamente e che sarebbe un grande errore non tenere in considerazione per riprende il progetto originario dell’esperienza politica di questi anni e del governo nel paese.

 

 


[1] Serviço Social da Indústria (SESI) è un organismo governativo fondato nel 1946 che ha come scopo di sviluppare attività formative per il mondo del lavoro.

[2] Si tratta della figlia di Zuzela Angel Jones, meglio conosciuta come Zuzu Angel, nota stilista brasiliana, uccisa dalla dittatura militare nel 1976, con la copertura di un finto incidente d’auto, per le sue prese di posizioni contro la dittatura responsabile della scomparsa del figlio, giovane militante politico arrestato e torturato fino alla morte nell’aprile del 1971, il cui corpo non è stato mai ritrovato. Sul canale YouTube è disponibile la visione del film Zuzu Angel realizzato nel 2006 dal regista brasiliano Sérgio Rezende.

[3] Il CESIT è un centro studi sulle relazioni sindacali e l’economia del lavoro dell’Università statale di Campinas nello Stato di San Paolo (www.cesit.net.br) che ospita periodicamente interventi sull’economia e il lavoro in Brasile, sia di tipo accademico, sia di tipo informativo.

[4] Ribattezzato subito dalla sinistra brasiliana un “Un ponte per l’inferno”, questo documento del novembre dello scorso anno è stato prodotto dall’ex partito alleato del PT, che esprime l’attuale presidente pro-tempore del Brasile, Michel Temer, dopo che anche il Senato ha dato via libera all’apertura del processo di impeachment contro la Presidente eletta Dilma Rousseff. Si tratta di un documento che oltre a prevedere una riduzione della spesa all’insegna di una politica di forte austerità contempla una forte revisione dell’attuale legislazione del lavoro nell’ottica di flessibilizzarla ulteriormente, oltre ad altre misure come la privatizzazione delle imprese di Stato e la modifica della negoziazione collettiva con la possibilità di far prevalere questa sulla legge, oggi in molti casi più favorevole ai lavoratori in termini di diritti minimi acquisiti. Il PMDB storico partito centrista della scena politica brasiliana del periodo post-dittatura, rappresenta oggi piuttosto un contenitore di interessi particolaristici in cui la componente più progressista rappresenta sempre di più un’eccezione. Il documento Uma ponte para o futuro è scaricabile al seguente indirizzo: http://pmdb.org.br/wp-content/uploads/2015/10/RELEASE-TEMER_A4-28.10.15-Online.pdf

[5] Si tratta dell’indagine a domicilio sulle caratteristiche occupazionali e socio-anagrafiche della popolazione realizzato dall’IBGE, l’istituto centrale di statistica del Brasile. L’indagine in questione è molto prossima a quella dell’ISTAT Forze Lavoro, da cui derivano gli indicatori ufficiali dello stato del mercato del lavoro (disoccupazione, tasso di attività, ecc.).

[6] I tassi di interesse sul credito bancario, come sui titoli di stato brasiliani, sono tra i più alti al mondo se non i più alti. In un paese in cui la prevalenza degli acquisti sono rateizzati tramite la concessione di credito, gli interessi rivestano una parte importante della spesa privata e un gigantesco guadagno per le banche.

[7] Corrisponde all’impresa petrolifera di Stato che opera, di fatto, in regime di monopolio sulla gran parte delle risorse petrolifere e di gas presente nel paese e che di recente è venuta all’attenzione della cronaca giudiziaria nell’ambito della c.d. operazione Lava Jato, che contempla uno schema di corruzione tra la Petrobras e le imprese fornitrici che finora ha visto coinvolto esponenti dei principali partiti brasiliani del governo e dell’opposizione, se si escludono i partiti di estrema sinistra e quelli più piccoli. Alcuni in Brasile vi hanno visto la somiglianza con l’indagine Mani Pulite.

[8] Eletto Presidente il 20 aprile del 2008 sconfiggendo lo storico e da sempre partito dominante del paese, Colorado, Lugo viene destituito in modo illegittimo il 22 giugno 2012.

[9] Tra le varie proposte c’è anche quella di estendere la possibilità di autorizzare  esternalizzazioni senza alcun limite sia nel settore privato che in quello pubblico. Nel 2015 su 48 milioni di persone occupate in Brasile con regolare contratto di lavoro (altrettanti nel lavoro informale), 12 erano impiegati in un’attività terziarizzate, erano in altri termini dipendenti di imprese che operavano in regime di appalto o di cessione di ramo d’azienda.

[10] Consolidação das Leis do Trabalho risale al 1943 durante la presidenza di Vargas e secondo molti è fortemente ispirata alla Carta del Lavoro fascista del 1930.

[11] La proposta in realtà fa parte anche dell’ultima fase del governo di Fernando Henrique Cardoso (FHC) ma viene bloccata e ritirata con l’avvento di Lula alla Presidenza del Brasile nel 2003. Non abbiamo qui lo spazio per illustrare meglio questo tema, ma l’apparente assenza di autonomia contrattuale deve essere compresa all’interno dello specifico quadro delle relazioni sindacali brasiliane e all’assenza di contratti collettivi nazionali di lavoro.

[12] Presidente progressista del Brasile dal 1961 al 1964, ovvero fino alla sua deposizione per opera dei militari il primo aprile del 1964.

[13] FIESP è la potente associazione degli industriali di San Paolo, una specie di Confindustria, anche se associa solo le imprese di questo Stato. CNA è invece l’organizzazione di rappresentanza delle potenti imprese agricole.

[14] Si tratta dell’accusa di compravendita di voti all’interno del congresso brasiliano per l’approvazione di misure del governo. Tuttavia la questione appare complessa in riferimento alle persone effettivamente coinvolte e al ruolo giocato già allora dai media per discreditare il governo Lula.

[15] La votazione del 17 aprile è invece andata oltre le previsioni più negative con 367 voti favorevoli e 137 contrari, tutti quelli dei partiti di sinistra (PT, PSOL, PCdB) e pochi altri tra cui anche alcuni deputati del PMDB, della Rede di Marina Silva. La costituzione prevede che per l’autorizzazione non valga la maggioranza semplice dei Deputati, ma quella qualificata composta dai due terzi dell’assemblea, ovvero da 342 deputati. Questo voto è stato poi confermato poche settimane dopo dal Senato con 55 voti a favore e 22 contrari, nuovamente del PT e dl PCdB (Partito Comunista del Brasile) e con alcune altre poche eccezioni di senatori dei partiti favorevoli.

[16] Si tratta di un programma inaugurato da Lula per sostenere le spese di costruzione di case per la popolazione meno abbiente del paese e che costituisce uno dei maggiori successi dei governi a guida PT.

[17] Si tratta delle nomina, poi sospesa, di Lula come ministro della casa civile il 1 7 marzo 2016, un ministero per l’attuazione del programma che sarebbe servito nelle intenzioni a rafforzare la compagine governativa ma che è stato bloccato dal STF perché ne ha ravvisato la non congruità considerato che di lì a poco sarebbe stato posto in votazione l’autorizzazione al processo di impeachment.

[18] L’OAB è l’associazione degli avvocati brasiliani.

[19] Si tratta in termini corrispondenti della nostra Corte Costituzionale.

[20] Il riferimento è sicuramente al programma Bolsa Família, anche questo introdotto nella prima presidenza Lula, di cui oggi usufruiscono circa 50 milioni di persone, pari a circa 14 milioni di famiglie (dato dell’agosto 2015), misura che il nuovo governo Temer vorrebbe ridurre al 10% più povero della popolazione il che comporterebbe una riduzione drastica del numero di beneficiari complessivi, praticamente un numero pari a 10 milioni di persone. Il programma si basa sulla concessione di un reddito minimo che ha come una delle contropartite l’obbligo di frequenza della scuola dei figli.

[22] Si tratta della banca pubblica a supporto degli investimenti.

[23] Si tratta in altri termini di quello che in Italia è il TFR che in Brasile corrisponde all’8% della retribuzione mensile. Questo fondo è tra l’altro importante perché in caso di licenziamento l’indennità è equiparata al 40% del valore del FGTS nel frattempo accumulato dal lavoratore.

[24] Movimento sem terra, storico movimento brasiliano in lotta da anni per la riforma agraria, una delle componenti principali della scena democratica brasiliana.

 

Category: Osservatorio America Latina

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About Davide Bubbico: Davide Bubbico è ricercatore nel Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche (DISES) dell'Università degli Studi di Salerno. Nel 2016 è uscito il suo libro L'economia del petrolio e il lavoro (L'estrazione di idrocarburi in Basilicata tra fabbisogno energetico nazionale e impatto sull'economia locale) pubblicato dalla editrice sindacale Ediesse, Roma 2016

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