Paolo Prodi: Pensioni e false soluzioni

| 20 Maggio 2016 | Comments (0)

 

 

Diffondiamo da Il Mulino on line del 20 maggio 2016

Lo dico subito: la mia è una tesi provocatoria. Da storico, non da specialista. Ma credo valga la pena di discuterla, dato che gli esperti economisti e i giuslavoristi non si limitano a elaborare teorie ma assumono compiti operativi, dirigono con grande sicumera le istituzioni preposte alla previdenza, assumendosi il rischio di portare tutto il sistema sul ciglio del baratro. Anche ricorrendo alle ormai famose «lettere arancioni». Ma tutte le proiezioni contenute in queste lettere si basano su una visione della società del tutto superata, oltre che sulla totale imprevedibilità dei dati di base dei decenni a venire.

Tutti i tentativi di rammendare la struttura del Welfare pensionistico ideato e costruito nella Germania bismarkiana di fine Ottocento sulla base della fabbrica e dell’impresa e diffuso in diverse varianti in tutto l’Occidente sono falliti come palliativi inutili o dannosi: ritardo dell’età del pensionamento, ricorso a polizze private soggette agli alti e bassi dei mercati nonché alla logica del profitto dei grandi fondi finanziari ecc. L’esplosione della disoccupazione giovanile e il restringimento del periodo di vita attiva nonostante il ritardo del pensionamento sono sotto gli occhi di tutti. Per non parlare delle ultime trovate di «tecnici» che, dopo aver ricevuto in gestione scatole enormi di potere, annunciano grandi provvedimenti di risanamento, di ricalcolo, o altre trovate geniali, quali il taglio «compassionevole» delle pensioni più alte per distribuire i centesimi ricavati sui milioni di pensioni al minimo. Con i politici, di destra e di sinistra, che nella maggior parte dei casi stanno al gioco e, anzi, lo alimentano alla ricerca del consenso.

Il problema è che tutto il sistema pensionistico, costruito come un vestito sulla prima e sulla seconda rivoluzione industriale e che ha protetto la vecchiaia dei dipendenti privati e pubblici, va superato prima che le folle dei giovani, che ora appaiono come precari perpetui e tolleranti, lo distruggano con un atto di disperazione.

Prendiamo ad esempio un presente che è già un nostro futuro: a Shangai una fabbrica di componenti elettronici diminuisce il personale dipendente da 10.000 a 500 persone, mantenendo integra, anzi aumentando, la propria capacità produttiva. Secondo le regole del nostro contributivo, di quanto si dovrebbero aumentare i contribuiti pensionistici dei 500 rimasti? Cosa succederebbe ai 9.500 che devono abbandonare il lavoro e che rimangono consumatori? Non conosco abbastanza la Cina, ma penso che le risposte possibili consisterebbero soltanto in un esodo di massa dal Welfare modello europeo verso una stratificazione di tipo tradizionale nell’immenso Paese, oppure in una militarizzazione totale del Celeste Impero. Questa seconda soluzione mi appare come la più probabile e, in ogni caso, costituisce il mio incubo.

Ma in questo presente/futuro ci siamo già anche noi. Non abbiamo soluzioni, ma il problema non può non porsi nei termini politici più radicali. Almeno non sul piano tecnocratico.

 

 

 

 

 

 

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Category: Lavoro e Sindacato, Paolo Prodi e la rivista "Inchiesta"

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About Paolo Prodi: Paolo Prodi è nato a Scandiano nel 1932. Si è laureato in Scienze Politiche presso l'Università Cattolica di Milano, dopo aver vinto una borsa di studio presso il Collegio Augustinianum, per poi perfezionare gli studi presso l'Università di Bonn. Ha insegnato Storia moderna presso l'Università di Trento (di cui è stato rettore dal 1972 al 1977, nonché preside della Facoltà di Lettere dal 1985 al 1988), l'Università di Roma e l'Università di Bologna (della cui Facoltà di Magistero è stato preside dal 1969 al 1972). È Presidente della Giunta Storica Nazionale (già Giunta Centrale per gli Studi Storici), membro dell'Accademia Austriaca delle Scienze e dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Nel 1965 è stato tra i fondatori dell'Associazione di cultura e politica "Il Mulino" . Nel 1973 ha fondato, insieme a Hubert Jedin (di cui è stato allievo), l'Istituto storico italo-germanico di Trento, istituto che ha diretto per oltre un ventennio. Nel 2007 è stato insignito del Premio Alexander von Humboldt . Tra i suoi libri: Disciplina dell'anima, disciplina del corpo e disciplina della società fra Medioevo ed Età moderna, a cura di P. Prodi, Il Mulino, Bologna 1994; Il concilio di Trento e il moderno, a cura di P. Prodi e W. Reinhard, Il Mulino, Bologna 1996; Storia della Chiesa di Bologna, a cura di P.Prodi e L.Paolini, Edizioni Bolis, Bergamo 1997, 2 voll.; Introduzione allo studio della storia moderna (con G.C. Angelozzi e C. Penuti), Il Mulino, Bologna, 1999; Una storia della giustizia. Dal pluralismo dei fori al moderno dualismo tra coscienza e diritto,Il Mulino, Bologna, 2000; Lessico per un'Italia civile (a cura di P. Venturelli), Diabasis, Reggio Emilia 2008; Settimo Non rubare. Furto e mercato nella storia dell'Occidente, Il Mulino, Bologna 2009; Il paradigma tridentino. Un'epoca nella storia della Chiesa, Morcelliana, Brescia 2010; Profezia vs utopia, Il Mulino, Bologna 2013;Il tramonto della rivoluzione, Il Mulino, Bologna 2015; Homo Europaeus, Il Mulino, Bologna 2015; Giuseppe Dossetti e le officine bolognesi, Il Mulino, Bologna 2016

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