Il suicidio di Maria Baratto, operaia in cassa integrazione alla Fiat di Nola

| 29 Maggio 2014 | Comments (0)

 

 

 

L’operaia cassa integrata della Fiat di Nola Maria Baratto di 47 anni (nella foto) si è suicidata il 21 maggio dandosi una serie di coltellate all’addome ma  è stata trovata solo dopo quattro giorni suicida in casa. Maria Baratto aveva scritto due anni fa per il giornalino del Comitato mogli operai di Pomigliano del 2 agosto 2012 proprio su I suicidi in Fiat (vedi) scrivendo “Non si può continuare a vivere per anni sul ciglio del burrone dei licenziamenti”. Oltre al testo di Maria Baratto riportiamo la documentazione delle reazioni a questo suicidio nella stampa locale: la manifestazione dei colleghi che si sono finti cadaveri insanguinati per attirare l’attenzione, l’intervista a Michele de Palma della Fiom, la manifestazione sotto la Regione organizzata dai Cobas con la presenza del parroco Don Peppino Gambardella

 

 

1. Maria Baratto: Suicidi in Fiat

[da Comitato mogli operai di Pomigliano (www.comitatomoglioperai.it) 2 agosto 2012]

 

NON SI PUO’ CONTINUARE A VIVERE PER ANNI SUL CIGLIO DEL BURRONE DEI LICENZIAMENTI

L’INTERO QUADRO POLITICO-ISTITUZIONALE CHE, DA SINISTRA A DESTRA, HA COPERTO LE INSANE POLITICHE DELLA FIAT E’ CORRESPONSABILE DÌ QUESTI MORTI INSIEME ALLE CENTRALI CONFEDERALI

Dopo aver lucrato negli anni scorsi finanziamenti pubblici multimiliardari, lo speculatore Marchionne chiude e ridimensiona le fabbriche Italiane e delocalizza la produzione all’estero per fare profitti letteralmente sulla pelle dei lavoratori che sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine ed a un futuro di disoccupazione.

A Pomigliano l’unica certezza dei cinquemila lavoratori consiste nella lettera di altri due anni di cassa integrazione speciale e cessazione dell’attività di Fiat Group Automobiles nella consapevolezza che buona parte di loro non saranno assunti da fabbrica Italia.

Il tentato suicidio di oggi di Carmine P., cui auguriamo di tutto cuore di farcela, il suicidio di Agostino Bova dei giorni scorsi, che dopo aver avuto la lettera di licenziamento dalla fiat per futili motivi è impazzito dalla disperazione ammazzando la moglie e tentando di ammazzare la figlia prima di togliersi la vita, sono solo la punta iceberg della barbarie industriale e sociale in cui la fiat sta precipitando i lavoratori.

Anche per questo la lotta dei lavoratori fiat contro il piano Marchionne ed a tutela dei diritti e dell’ occupazione rappresenta un forte presidio di tenuta democratica per l’ intera società.

 

 

2. Fiat, suicidio Maria Baratto: colleghi operai finti cadaveri insanguinati in strada

[Redazione Blitz quotidiano (www. blitzquotidiano.it) , 27 maggio 2014]

 

Nola (Napoli) – Finti cadaveri insanguinati in strada per attirare l’attenzione sulla collega morta suicida [vedi foto scattata a Nola]. Succede a Nola in provincia di Napoli: a compiere il gesto è un gruppo di operai che protestano contro la Fiat per il suicidio di Maria Baratto, operaia cassintegrata, 47 anni. I militanti del Comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat hanno deciso di mettere a segno questa protesta clamorosa la mattina di oggi 27 maggio, pochi giorni dopo la morte della collega, il cui corpo è stato rinvenuto solo ieri, ossia 4 giorni dopo, nel suo appartamento di Acerra.

Gli operai si sono cosparsi di vernice rossa e si sono stesi davanti alla fabbrica di Maria fingendosi cadaveri: “Come morti ammazzati, gli stessi che sta provocando quest’azienda”. L’operaia si è suicidata mercoledi 21 maggio dandosi una serie di coltellate all’addome.

Il Mattino ricostruisce la vicenda della Baratto:

Era in cassa integrazione da sei anni di fila. Come in un tragico paradosso due anni fa la donna aveva scritto una lettera-denuncia sui suicidi e sui tentati suicidi degli operai della Fiat di Pomigliano e dell’indotto. Le proteste non si fermeranno. Mercoledì i militanti dello Slai Cobas e della Fiom manifesteranno davanti al palazzo della giunta regionale, a Santa Lucia. Vogliono sapere che ne sarà di loro, quali sono le prospettive del reparto logistico, un impianto creato dalla Fiat nel 2008 trasferendo dallo stabilimento automobilistico di Pomigliano 316 operai. Un reparto fantasma che non è mai entrato in funzione: tutti sono in cassa integrazione da sei anni”

 

 

 

3. Michele de Palma (Fiom): La Fiat e i  suicidi nell’area napoletana. Politica e istituzioni scandalose

[Il Mediano (www.ilmediano.it) del 28 maggio 2014]

 

E’ di qualche giorno fa l’ultimo suicidio, quello dell’operaia Maria Baratto, in cig al Wcl Fiat di Nola. Intanto il sindacalista Michele De Palma [nella foto], coordinatore nazionale del settore auto per i metalmeccanici della Cgil, mette all’indice i politici.

D. Segretario De Palma, ma che sta succedendo tra i lavoratori cassintegrati degli stabilimenti Fiat del Napoletano? Ha notizie di suicidi di operai dalle fabbriche Fiat dislocate nelle altre regioni?

No, non ho notizie di questo tipo dagli altri stabilimenti Fiat italiani.

D. Ma allora che cosa sta succedendo a Pomigliano e dintorni?

Una spiegazione c’è: a Pomigliano l’incidenza degli ammortizzatori è stata particolarmente importante. Alcuni operai sono tornati a varcare la soglia della fabbrica dopo anni. Lì si resta inattivi per troppo tempo.

D. Cosa si potrebbe fare per invertire questa rotta?

Innanzitutto devo premettere che la Fiom non ha voluto firmare il contratto di solidarietà per Pomigliano perché esclude il coinvolgimento dei 300 operai di Nola. Fare la solidarietà anche lì sarebbe stato semplice: bastava considerare il reparto di Nola, immaginato dalla Fiat come punto di eccellenza della logistica, nel perimetro di Pomigliano.

D. E poi ?

C’è un’altra considerazione da fare e riguarda i ritmi di produzione di Pomigliano: sono elevatissimi, disumani. Bisogna renderli umani utilizzando quanta più manodopera possibile. Inoltre trovo scandaloso l’atteggiamento della politica davanti alla disperazione di tante persone che si sentono sole.

D. Cioè ?

Dopo quest’ennesimo suicidio di un operaio Fiat la politica, le istituzioni, non si sono mosse. Per esempio trovo scandaloso il fatto che oggi dei lavoratori debbano andare loro sotto la Regione Campania a chiedere spiegazioni sulla loro condizione produttiva, occupazionale, umana. Non sono più tollerabili cose del genere: siamo davanti a situazioni drammatiche, di gente che si sente sola, che si sente disperata. Ma i deputati della Campania dove sono finiti ? Ci sono appena state le elezioni europee: ha per caso sentito parlare di questi problemi ? E’ assurdo che continuino a far finta di niente.

D. Secondo lei quali prospettive ci sono per la Fiat campana?

L’unica cosa emersa è che la Fiat prevede un nuovo modello di Panda soltanto nel 2018. Tra quattro anni ! E non c’è nessun modello aggiuntivo a Pomigliano. Ieri, nell’incontro al Lingotto, alla nostra domanda sullo sviluppo produttivo complessivo la Fiat ci ha risposto che si andrà avanti modello per modello, cioè di volta in volta, a seconda delle condizioni di mercato.

 

 



4. Suicidio dell’operaia Fiat : in piazza il grido dei lavoratori. Don Peppino con il picchetto Cobas protestano sotto il palazzo della Regione

[Il mediano (www.ilmediano.it) del 28 maggio 2014]

 

Mobilitazione tra Napoli e Pomigliano. Sotto la Regione hanno manifestato un centinaio di operai Slai Cobas e Fiom. E alla Fiat i Cobas hanno messo a segno un blocco simbolico. Nel picchetto anche don Peppino Gambardella [ nella foto]

Non possiamo stare a guardare mentre questi ci ammazzano: Maria è viva e vuole che combattiamo”. Vittorio Granillo, leader locale degli autorganizzati dello Slai Cobas vomita parole molto dure all’indirizzo della giunta regionale della Campania.

Alle undici del mattino un centinaio di operai, in gran parte militanti e simpatizzanti dello Slai, ma anche della Fiom, sono riuniti davanti all’ingresso del palazzo della presidenza della giunta campana, Santa Lucia, pieno centro turistico di Napoli. L’atmosfera è di quelle molto tese. Bandiere rosse al vento si manifesta per Maria Baratto, l’operaia 47enne del reparto logistico Fiat di Nola, cassintegrata da anni insieme ad altri 300 colleghi. La donna qualche giorno fa si è tolta la vita nel suo alloggio di Acerra. Terribili i particolari del tragico gesto. Per uccidersi Maria si è inferta una serie di coltellate all’addome.

Vogliamo sapere quanto la Regione ha speso per la Fiat, e vogliamo saperlo subito”, avverte Granillo. “Siamo con voi, siamo con tutti voi per sostenere questa lotta”, aggiunge Franco Percuoco, responsabile provinciale della Fiom per il settore automobilistico. Accanto a Granillo e a Percuoco c’è Arcangelo De Falco, operaio Fiat e militante dei metalmeccanici Cgil ma, soprattutto, fratello di Eddy De Falco, il piccolo commerciante di Casalnuovo che si è suicidato dopo aver subito una multa di 2000 euro dagli ispettori del lavoro. Da brivido il suo interrogativo: “Quanti suicidi ancora dobbiamo aspettarci prima che questi facciano qualcosa?”. La folla preme sotto la Regione. Granillo e Percuoco hanno chiesto un incontro con la giunta Caldoro.

Dopo due ore la tensione si stempera: l’assessore al Lavoro, Severino Nappi, convoca un tavolo per il prossimo 10 giugno nella sede del suo assessorato. Oggetto: gli interrogativi sullo sviluppo occupazionale e produttivo della Fiat di Nola e di Pomigliano. “Ma già nei prossimi giorni organizzeremo altri importanti appuntamenti: la rinascita del movimento operaio deve partire da qui”, chiude Granillo. Poco dopo l’una la tensione a Santa Lucia lascia lo spazio al sereno, almeno quello climatico. Rabbia che si stempera proprio quando comincia un altro momento di mobilitazione, quello che davanti al varco principale della Fiat di Pomigliano vede impegnati gli attivisti Cobas del comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat, alcuni giovani dei centri sociali e un gruppo di attivisti del Movimento Disoccupati Organizzati di Acerra.

Una dozzina di persone in tutto. Ma è un’iniziativa che si riempie di significato perché trova un sostenitore molto particolare, don Peppino Gambardella, parroco della chiesa madre di Pomigliano, meglio conosciuto come il prete degli operai. “Non potevo non essere qui – afferma, tono pacato ma deciso, il sacerdote – quello che è successo è terribile: come seguace di Gesù devo stare accanto a chi soffre”. E’ un attimo. Mimmo Mignano, licenziato Fiat, Rosario Monda e Marco Cusano, due cassintegrati del Wcl, stendono lungo il varco carrabile un lungo striscione. E Don Peppino li aiuta: si piazza sulla strada accanto a loro, nel picchetto, anche lui striscione nei pugni. Il blocco è immediato: si forma subito una lunga fila di auto zeppe di operai che si apprestano a raggiungere la catena di montaggio per il secondo turno di lavoro.

Poi però interviene la polizia e il picchetto si scioglie senza colpo ferire: nessun incidente. “ Mai più morti“, dice don Peppino dal megafono. “Per il momento è stato solo un picchetto simbolico”, precisa Mignano. Un quarto alle due: anche a Pomigliano torna la calma. Ma la sensazione è quella della tregua armata.

 

 

5. Operai di Pomigliano in lotta, Regione Campania in fuga

[Reset Italia (www.reset-italia.net), 28 maggio 2014]


In appena tre mesi hanno perso due compagni, Giuseppe e Maria, uccisi da quei ladri di speranza e futuro che siedono ai vertici della Fiat, dai manichini in giacca e cravatta che mangiano sulle spalle dei cittadini nelle Istituzioni.

Due urla nel vuoto di un sistema che ha reso il lavoro una schiavitù da mendicare, in quel vuoto di sensibilità e di partecipazione che rende il potere più forte, più arrogante, più assassino , nel nulla di una classe dirigente dedita solo a raccattare ulteriori aiuti dallo Stato, a elargire ulteriori aumenti di stipendio per i loro top manager, ad appropriarsi di vantaggiose commesse e lucrose collaborazioni, condite, spesso, da corruzioni e mazzette, fiori all’occhiello di un paese senza dignità e senza vergogna.

Slai cobas e Fiom sono davanti alla Regione Campania. Il pluri applaudito piano di Marchionne prevede già i primi abbandoni. Il polo logistico di Nola, creato ad hoc per contenere gli operai scomodi e quelli ammalati, va verso l’inevitabile chiusura, la cassa integrazione è sino a Luglio, poi c’è il licenziamento, quel baratro a cui Maria accennava nel suo articolo, quel baratro che sei costretto ad affrontare da solo…lo Stato c’è solo quando deve chiederti altre gabelle.

Una manifestazione preannunciata con una richiesta di chiarimenti, alla Regione Campania, sui continui esborsi di soldi pubblici verso un’azienda, la Fiat, che licenzia a giorni alterni e che non pagherà più le tasse in Italia, sulla totale assenza delle Istituzioni e dei sindacati confederali nel pretendere il rispetto delle promesse fatte, dei mille e più piani presentati, della destinazione dei soldi ricevuti, delle casse  integrazioni richieste a valanga, dei turni massacranti decisi per chi ci lavora.

Il piazzale davanti agli ingressi della Regione Campania è pieno di rabbia, di quella dignità che i ladri di Stato non conoscono, di quella determinazione che Maria e Giuseppe rappresentano, di quei valori e di quei cuori di cui avrebbe bisogno il nostro paese per uscire dal marciume e dal fetore.

Era stato promesso un incontro, anzi si sarebbe dovuto svolgere un incontro ai “vertici”, politici e “sindacali”, proprio sulla questione Fiat di Pomigliano, presenti il Presidente Caldoro, l’assessore al lavoro Nappi e le tre organizzazioni sindacali assenti in piazza, Cgil, Cisl e Uil.

Non c’era nessuno, le stanze vuote…quando gli operai sono riusciti ad avere il “permesso” di salire per avere un incontro con un rappresentante delle Istituzioni campane regionali…ebbene tutti fuggiti davanti alle loro responsabilità, alle falsità raccontate, alle bugie denunciate dagli operai anni fa, a quegli accordi, che hanno deciso per la Fiat di Pomigliano un futuro di casse integrazioni, di cancellazione dei diritti, di ricatto perenne, di schiavitù legalizzata…prototipo, esempio, da esportare in tutte le aziende italiane, nel nome di quel “rilancio” che deve pesare solo sulla vita e sulle speranze di chi lavora onestamente e rimpinguare i portafogli e le prebende di chi vive sullo sfruttamento delle vite e sulla negazione dei diritti.

Truffa Marchionne, truffa di Stato, sulla pelle di intere famiglie, di intere comunità, legate a filo doppio con l’unica realtà produttiva presente sul territorio.

Gli operai non mollano, nessun confinamento in reparti senza futuro…ritorno nella Fiat di Pomigliano, riconquista dei propri diritti e del proprio lavoro…sono gli operai, i lavoratori, la gente che produce gli unici veri pilastri di questo paese, la parte genuina, senza macchie e con la coscienza pulita”.

Per il 10 giugno la Regione ha promesso l’ennesimo incontro . Gli operai saranno anche lì, a difendere quel futuro di cui hanno diritto i nostri figli, quei figli sbandierati strumentalmente da chi gli ruba anche la speranza.In appena tre mesi hanno perso due compagni, Giuseppe e Maria, uccisi da quei ladri di speranza e futuro che siedono ai vertici della Fiat, dai manichini in giacca e cravatta che mangiano sulle spalle dei cittadini nelle Istituzioni.

Due urla nel vuoto di un sistema che ha reso il lavoro una schiavitù da mendicare, in quel vuoto di sensibilità e di partecipazione che rende il potere più forte, più arrogante, più assassino , nel nulla di una classe dirigente dedita solo a raccattare ulteriori aiuti dallo Stato, a elargire ulteriori aumenti di stipendio per i loro top manager, ad appropriarsi di vantaggiose commesse e lucrose collaborazioni, condite, spesso, da corruzioni e mazzette, fiori all’occhiello di un paese senza dignità e senza vergogna.

Slai cobas e Fiom sono davanti alla Regione Campania. Il pluri applaudito piano di Marchionne prevede già i primi abbandoni. Il polo logistico di Nola, creato ad hoc per contenere gli operai scomodi e quelli ammalati, va verso l’inevitabile chiusura, la cassa integrazione è sino a Luglio, poi c’è il licenziamento, quel baratro a cui Maria accennava nel suo articolo, quel baratro che sei costretto ad affrontare da solo…lo Stato c’è solo quando deve chiederti altre gabelle.

Una manifestazione preannunciata con una richiesta di chiarimenti, alla Regione Campania, sui continui esborsi di soldi pubblici verso un’azienda, la Fiat, che licenzia a giorni alterni e che non pagherà più le tasse in Italia, sulla totale assenza delle Istituzioni e dei sindacati confederali nel pretendere il rispetto delle promesse fatte, dei mille e più piani presentati, della destinazione dei soldi ricevuti, delle casse  integrazioni richieste a valanga, dei turni massacranti decisi per chi ci lavora.

Il piazzale davanti agli ingressi della Regione Campania è pieno di rabbia, di quella dignità che i ladri di Stato non conoscono, di quella determinazione che Maria e Giuseppe rappresentano, di quei valori e di quei cuori di cui avrebbe bisogno il nostro paese per uscire dal marciume e dal fetore.

Era stato promesso un incontro, anzi si sarebbe dovuto svolgere un incontro ai “vertici”, politici e “sindacali”, proprio sulla questione Fiat di Pomigliano, presenti il Presidente Caldoro, l’assessore al lavoro Nappi e le tre organizzazioni sindacali assenti in piazza, Cgil, Cisl e Uil.

Non c’era nessuno, le stanze vuote…quando gli operai sono riusciti ad avere il “permesso” di salire per avere un incontro con un rappresentante delle Istituzioni campane regionali…ebbene tutti fuggiti davanti alle loro responsabilità, alle falsità raccontate, alle bugie denunciate dagli operai anni fa, a quegli accordi, che hanno deciso per la Fiat di Pomigliano un futuro di casse integrazioni, di cancellazione dei diritti, di ricatto perenne, di schiavitù legalizzata…prototipo, esempio, da esportare in tutte le aziende italiane, nel nome di quel “rilancio” che deve pesare solo sulla vita e sulle speranze di chi lavora onestamente e rimpinguare i portafogli e le prebende di chi vive sullo sfruttamento delle vite e sulla negazione dei diritti.

Truffa Marchionne, truffa di Stato, sulla pelle di intere famiglie, di intere comunità, legate a filo doppio con l’unica realtà produttiva presente sul territorio.

Gli operai non mollano, nessun confinamento in reparti senza futuro…ritorno nella Fiat di Pomigliano, riconquista dei propri diritti e del proprio lavoro…sono gli operai, i lavoratori, la gente che produce gli unici veri pilastri di questo paese, la parte genuina, senza macchie e con la coscienza pulita”.

Per il 10 giugno la Regione ha promesso l’ennesimo incontro . Gli operai saranno anche lì, a difendere quel futuro di cui hanno diritto i nostri figli, quei figli sbandierati strumentalmente da chi gli ruba anche la speranza.

 

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Category: Donne, lavoro, femminismi, Lavoro e Sindacato, Osservatorio Sud Italia

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