Gianni Rinaldini: perché firmare per i due referendum

| 26 Settembre 2012 | Comments (1)

 

 

 

Gianni Rinaldini, coordinatore nazionale de La CGIL che vogliamo e tra i promotori dei due referendum, spiega perché è importante l’abrogazione dell’articolo 8 approvato da Berlusconi e il ripristino dell’articolo 18 cancellato da Monti.


Con il mese di Ottobre 2012, si apre la campagna di raccolta delle firme su due quesiti referendari: abrogazione dell’art. 8, approvato dal Governo Berlusconi nel 2011 e ripristino dell’art. 18 cancellato dal Governo Monti.

Vogliamo in questo modo intervenire su due aspetti fondamentali che hanno segnato socialmente le scelte del Governo nella pervicace e sistematica distruzione dei diritti, delle tutele e della democrazia nel lavoro.

Con l’art. 8 del governo Berlusconi fatto proprio dal governo Monti, attraverso la clausola inserita impropriamente nei decreti sulla liberalizzazione, dove si afferma che nel settore ferroviario a fronte della apertura del mercato e con l’ingresso dell’azienda Italo di Montezemolo, non è prevista l’applicazione del Contratto Nazionale di Lavoro: si superano in questo modo e per legge, i Contratti Nazionali di Categoria.

I contratti aziendali possono intervenire su tutti gli aspetti della condizione lavorativa, dall’orario alle qualifiche, compreso alcuni diritti universali come l’art. 8, il rapporto committente appaltatore, l’uso degli audiovisivi cioè le telecamere per controllare le lavoratrici e i lavoratori.

In sostanza non esiste più un minimo retributivo e normativo come elemento di solidarietà e di vincolo sociale rispetto al mercato ed alla competitività delle imprese, ma tutto diventa variabile dipendente rispetto alle esigenze di ogni singola realtà lavorativa.

Nella storia repubblicana del nostro paese non c’è mai stato un quadro legislativo di questa natura.

La scelta antidemocratica della Fiat di sostituire il Contratto Nazionale con quello aziendale, con la distruzione delle libertà sindacali e dei diritti democratici, diventa legge dello Stato per l’insieme delle relazioni sociali.

Con la cancellazione dell’art. 18 il tutto viene completato perché il nuovo testo legislativo interviene sull’essenza, sul significato fondamentale di quella conquista di civiltà e di libertà. Il licenziamento individuale sancito dal giudice come ingiusto, senza giusta causa, comportava il reintegro nel posto di lavoro. Il nuovo testo, viceversa, sancisce un rapporto tra licenziamento ingiusto e indennità monetaria ed il reintegro diventa un caso del tutto eccezionale.

L’abolizione dei Contratti Nazionali sono parte della lettera della BCE (Banca Centrale Europea) dell’agosto 201, ovviamente illustrate con un linguaggio più forbito, dicasi “spostare il baricentro della contrattazione a livello aziendale” oppure “superare le rigidità del Mercato del Lavoro”.

Lo stesso Monti ha ritenuto opportuno chiarire, subito dopo la deposizione dei quesiti referendari, che “lo Statuto dei diritti della lavoratrici e dei lavoratori” rappresenta un ostacolo alla crescita dell’occupazione.

Il significato generale della scelta che abbiamo compiuto vuole parlare all’insieme del Paese e va ben oltre la composizione del Comitato Promotore che ha avviato questa campagna di mobilitazione referendaria.

La questione sociale, il lavoro e la democrazia devono tornare al centro dell’iniziativa sociale, del confronto politico e culturale per superare la cortina di silenzio che gran parte della politica ha determinato, mentre si sta ridisegnando un assetto del Paese fondato sull’ingiustizia sociale e sulla riduzione delle lavoratrici e dei lavoratori ad una dimensione di merce tra le merci.

In questo contesto i referendum sono anche uno strumento per aprire una nuova pagina di partecipazione attiva, con le Associazioni, i Movimenti, il mondo intellettuale per fare emergere un altro punto di vista rispetto a quello esistente.


Il comitato promotore dei due referendum è formato da Alleva Piergiovanni, Bonelli Angelo, Di Pietro Antonio, Diliberto Oliviero, Ferrero Paolo, Fotia Carmine Salvatore, Fulfaro Tommaso, Lucarelli Alberto, Mura Silvana, Parenti Benedetta, Patta Gianpaolo, Re David Francesca, Rinadini Gianni, Romagnoli Umberto, Vendola Nicola, Zipponi Maurizio

I due quesiti referendari sono:

Primo quesito: “Volete voi che sia abrogato I’articolo 8 (Sostegno alla contrattazione collettiva di prossimità) del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, titolato “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”, convertito, con modificazioni, in legge 14 settembre 2011, n. 148, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive?

Secondo quesito: “Volete voi l’abrogazione dell’articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, titolata “Norme sulla tutela della liberta e dignità del lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, limitatamente alle seguenti parti:

quarto comma, primo periodo, limitatamente alla parola: “soggettivo”;

quarto comma, primo periodo, limitatamente alle parole: “, per insussistenza del fatto contestato ovvero perché il fatto rientra tra le condotte punibili con una sanzione conservativa sulla base delle previsioni dei contratti collettivi ovvero dei codici disciplinari applicabili,”;

quarto comma, primo periodo, limitatamente alle parole: “, dedotto quanto il lavoratore ha percepito, nel periodo di estromissione, per lo svolgimento di altre attività lavorative, nonché quanto avrebbe potuto percepire dedicandosi con diligenza alla ricerca di una nuova occupazione.”;

quarto comma, l’intero secondo periodo che recita: “In ogni caso la misura dell’indennità risarcitoria non può essere superiore a dodici mensilità della retribuzione globale di fatto.”;

quarto comma, terzo periodo, limitatamente alle parole: “, per un importo pari al differenziale contributivo esistente tra la contribuzione che sarebbe stata maturata nel rapporto di lavoro risolto dall’illegittimo licenziamento e quella accreditata al lavoratore in conseguenza dello svolgimento di altre attività lavorative”;

quinto comma che recita: “II giudice, nelle altre ipotesi in cui accerta che non ricorrono gli estremi del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa addotti dal datore di lavoro, dichiara risolto il rapporto di lavoro con effetto dalla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di un’indennità risarcitoria onnicomprensiva determinata tra un minimo di dodici e un massimo di ventiquattro mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, in relazione all’anzianità del lavoratore c tenuto conto del numero dei dipendenti occupati, delle dimensioni dell’attività, economica, del comportamento e delle condizioni delle parti, con onere di specifica motivazione a tale riguardo.”;

sesto comma che recita: “Nell’ipotesi in cui il licenziamento sia dichiarato inefficace per violazione del requisito di motivazione di cui all’articolo 2, comma 2, della legge 15 luglio ig66, n. 604, e successive modificazioni, della procedura di cui all’articolo 7 della presente legge, 0 della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni, si applica il regime di cui al quinto comma, ma con attribuzione al lavoratore di un’indennità risarcitoria onnicomprensiva determinata, in relazione alla gravità della violazione formale o procedurale commessa dal datore di lavoro, tra un minimo di sei e un massimo di dodici mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, con onere di specifica motivazione a tale riguardo, a meno che il giudice, sulla base della domanda del lavoratore, accerti che vi è anche un difetto di giustificazione del licenziamento, nel qual caso applica, in luogo di quelle previste dal presente comma, le tutele di cui ai commi quarto, quinto o settimo.”;

settimo comma che recita: “II giudice applica la medesima disciplina di cui al quarto comma del presente articolo nell’ipotesi in cui accerti il difetto di giustificazione del licenziamento intimato, anche ai sensi degli articoli 4, comma 4, e 10, comma 3, della legge 12 marzo 1999, n. 68, per motivo oggettivo consistente nell’inidoneità fisica o psichica del lavoratore, ovvero che il licenziamento è stato intimato in violazione dell’articolo 2110, secondo comma, del codice civile. Può altresì applicare la predetta disciplina nell’ipotesi in cui accerti la manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo; nelle altre ipotesi in cui accerta che non ricorrono gli estremi del predetto giustificato motivo, il giudice applica la disciplina di cui al quinto comma. In tale ultimo caso il giudice, ai fini della determinazione dell’indennità tra il minimo e il massimo previsti, tiene conto, oltre ai criteri di cui al quinto comma, delle iniziative assunte dal lavoratore per la ricerca di una nuova occupazione e del comportamento delle parti nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni. Qualora, net corso del giudizio, sulla base della domanda formulata dal lavoratore, il licenziamento risulti determinato da ragioni discriminatorie o disciplinari, trovano applicazione le relative tutele previste dal presente articolo.”;

ottavo comma, limitatamente alle parole: “dei commi dal quarto at settimo”;

nono comma, primo periodo, limitatamente alle parole: “di cui all’ottavo comma”;

nono comma, terzo periodo, limitatamente alle parole: “di cui all’ottavo comma”;

nonché della legge 15 luglio 966, n. 604, titolata “Norme sui licenziamenti individuali”, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, limitatamente alle seguenti parti:

articolo 7, comma 1, limitatamente alla parola “soggettivo”; articolo 7, comma 1, limitatamente alla parola “oggettivo”;

articolo 7, comma 2, limitatamente alle parole “per motivo oggettivo”;

articolo 7, comma 8, che recita: “8. Il comportamento complessivo delle parti, desumibile anche dal verbale redatto in sede di commissione provinciale di conciliazione e dalla proposta conciliativa avanzata dalla stessa, è valutato dal giudice per la determinazione dell’indennità risarcitoria di cui all’articolo 18, settimo comma, della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni, e per l’applicazione degli articoli 91 e 92 del codice di procedura civile.”;

nonché della legge 23 luglio 1991, n. 223, titolata “Norme in materia di cassa integrazione, mobilita, trattamenti di disoccupazione, attuazione di direttive della Comunità europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro”, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, limitatamente alle seguenti parti:

articolo 5, comma 3, secondo periodo, limitatamente alle parole: “terzo periodo del settimo comma del”;

nonché della legge dicembre 2007, n. 244, titolata “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008)”, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, limitatamente alle seguenti parti:

articolo 2, comma 479, lettera a), limitatamente alla parola “soggettivo”;

nonché delta legge 29 dicembre 1990, n. 407, titolata “Disposizioni diverse per l’attuazione della manovra di finanza pubblica 1991-1993”, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, limitatamente alle seguenti parti:

articolo 8, comma 9, primo periodo, limitatamente alla parola “oggettivo”?.

 

 

 

 

 

 

 

Category: Lavoro e Sindacato

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