Katia Brentani: Il figlio del boia

| 6 Dicembre 2014 | Comments (0)

 

 

 

Invitiamo a leggere il giallo di Katia Brentani, Il figlio del boia (Damster edizioni 2014) pubblicando la recensione scritta da Enzo Cavariccci diffusa su Facebook del 6 dicembre 2014

 

La bolognese Katia Brentani non è nuova a opere così ben riuscite. La scrittura è essenziale e gradevole, culturalmente pregna, priva di contraddizioni e banalità. La trama è accattivante con pennellate di giallo. La storia è ambientata in Francia, in un periodo non datato ma, sicuramente, posteriore di molto alla rivoluzione e antecedente all’abolizione della pena capitale. “Vivo in un piccolo paesino della Francia, ammesso che si possa chiamare paese un gruppetto di case spruzzate su una collina … “.

Il soggetto riferente e protagonista è Bastian. Un ragazzo cresciuto con una scomoda eredità appiccicata addosso, quella del boia. ““Nella nostra famiglia nessuno è mai morto per vecchiaia o malattia” continua mio padre e c’è una nota quasi compiaciuta nella sua voce”. Per il mestiere paterno, sin da bambino, si ritrova emarginato e deriso nel suo ambiente. In modo particolare dai compagni di scuola. Unico affetto la madre, originaria dell’Italia e già vittima di un’omissione che la segnerà per sempre. Carente il dialogo con il burbero padre che tiene a lui soltanto nell’iniziazione, accompagnandolo in un bordello. Qui trova Lavinie, una giovane prostituta, emarginata come lui, che diventa sua amica. Problemi anche con il lavoro perché, per esempio, come ragazzo di bottega la gente non gradisce essere servito dal figlio del boia.

Sembra non avere scelte a quel mestiere esercitato dal padre, già dal nonno e dai suoi antenati: i Vailant. Soltanto occasionali e rari lavori saltuari. In uno di essi, conosce una ragazza nomade e accade il colpo di fulmine. Genevie resterà indelebile nel suo cuore, ancor più quando la carovana la porterà via per altre destinazioni a lui ignote. Tematiche che emergono dal romanzo e che continuano a perpetrare anche nella vita reale del nostro tempo: – bullismo: “”Bastian scappa, tanto non ci sfuggi”, le risate di scherno mi inseguono, mentre inizio a correre. Non vorrei ma l’istinto di sopravvivenza è più forte”; – rapporti umani: “I sentimenti non hanno padroni. Come il vento”; – razzismo: “La diversità spaventa pur essendo una componente intrinseca alla natura dell’uomo”; – problemi di lavoro, prostituzione, emarginazione, aborto, eutanasia, pena di morte, vendetta, Amore (…).

Sorprese clamorose ed emotive attendono il lettore, con un finale che oltrepassa ogni immaginazione. Un brivido scorrerà lungo la schiena e gli occhi tenderanno a inumidirsi, con dignità, dalle vibrazioni dell’anima.

Enzo Cavaricci

Category: Gialli e noir

Avatar

About Katia Brentani: Katia Brentani. E’ nata e vive a Bologna. Per una decina di anni ha pubblicato novelle e romanzi brevi sulla rivista “Confidenze” e alcuni racconti gialli sulla rivista “Donna Moderna”. Ha scritto libri di fiabe e romanzi. “Volevo solo chiuderle gli occhi” e “Messaggio in bottiglia”, romanzi gialli, hanno come protagonista il commissario Giorgio Volpi. Dalla collaborazione a quattro mani con Stefano Borghi è uscita una raccolta di racconti noir “Piccole storie di periferia” e con Silvia Aquilini il romanzo “Ti lascio una storia da raccontare”. Nel mese di novembre 2014 ha pubblicato “Il figlio del boia”, un romanzo che affronta il tema della diversità. E’ responsabile editoriale della collana enogastronomica “I Quaderni del Loggione” (www.loggione.it) per la Damster Edizioni. Per la Collana del Loggione ha realizzato diversi quaderni. Accanita lettrice ha creato insieme a Lorena Lusetti il gruppo di lettura “Voltapagina” (gruppo di lettura della Biblioteca Tassinari Clò Bologna). Collabora con il giornale “Reno News” (www.renonews.it) e la rivista “Nelle Valli Bolognesi” (www. appenninoslow.it) Per ulteriori informazioni: Blog: http://katiabrentani.wordpress.com Facebook: katia.brentani@facebook.com

Leave a Reply




If you want a picture to show with your comment, go get a Gravatar.