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	<description>Dedalo Edizioni</description>
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		<title>Bruno Giorgini: I Bulldozer da Puntamarina alla Valsusa</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 07:28:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Giorgini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[No Tav]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; A volte i piccoli eventi sono un modo per avere la percezione dei grandi. Venerdì sera, le previsioni dicendo che il mattino dopo, sabato 18 maggio,  ci sarà uno squarcio di sole in questa primavera col tornado a due passi da Bologna e la più piovosa da decenni,  si va sul mare, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a rel="attachment wp-att-8867" href="http://www.inchiestaonline.it/ambiente/bruno-giorgini-i-bulldozer-da-puntamarina-alla-valsusa/attachment/bulldozer-del-bull-sulla-sabbia-9198891/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8867" title="bulldozer-del-bull-sulla-sabbia-9198891" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/bulldozer-del-bull-sulla-sabbia-9198891-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p><span style="color: #0e0e0e; font-family: Arial, sans-serif; font-size: medium;"><br /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">A volte i piccoli eventi sono un modo per avere la percezione dei grandi. Venerdì sera, le previsioni dicendo che il mattino dopo, sabato 18 maggio,  ci sarà uno squarcio di sole in questa primavera col tornado a due passi da Bologna e la più piovosa da decenni,  si va sul mare, a <strong>Puntamarina nei pressi di Ravenna</strong>.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> Sulla spiaggia libera giace un bel tronco d’albero, un qualche intrico di rami, altri vari detriti portati dal mare, conchiglie vuote in quantità incastonate nella sabbia, qua e là un tappo di plastica, una pallina di vetro, qualche altro residuo di provenienza umana, insomma una spiaggia con le tracce della vita animale, vegetale, umana. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Quindi mentre il sole splende, alcuni bimbi giocano e le mamme prendono il sole in bikini,  <strong>compaiono due bulldozer</strong> seguiti da un camion che cominciano a compiere evoluzioni scavando per rimuovere gli oggetti di cui sopra, e spianando la spiaggia acciocchè somigli a  una lastra di cemento, e ogni traccia delle attività proprie alla natura venga cancellata, onde, suppongo, le sdraio possano essere ben stabili e allineate in bell’ordine. I bulldozer sono rumorosi, sbuffano gas  di certo inquinamento, consumano energia alla grande, disturbano le persone per una ragione sragionevole, rendere la spiaggia “pulita” cioè asettica e artificiale, privata di ogni fascino e morbidezza, in nome del profitto da turismo. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Questo mentre al largo sono ancorate alcune grandi navi mercantili che inquinano il mare, non a caso la spessa schiuma delle onde è coloror giallo cacca, nel porto di Marina di Ravenna  sono ormeggiate due navi grattacielo per turisti più danarosi di quelli sulla spiaggia, a filo dell’orizzonte si profilano le torri terminali del gasdotto. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">In questo contesto quei bulldozer che caracollano per una trentina di minuti sulla sabbia, quando finalmente se ne vanno lasciando soltanto le grosse tracce dei loro pneumatici, sono talmente incongrui e prepotenti, invadenti da diventare odiosi. Essi incarnano una civiltà che considera la natura soltanto una fonte di profitto, e per questo non si fa scrupolo di deturparla, inquinarla, violentarla con i potenti mezzi della tecnologia, in questo caso i bulldozer, anche nel piccolo di una spiaggia che sub specie di essere “ripulita” viene inquinata dalla stessa presenza dei “ripulitori”, quando per togliere i pochi piccoli residui di plastica basterebbero due persone e pochi minuti, lasciando il bel tronco tranquillo, e le conchiglie ai bambini per giocarci.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> E allora capisco, meglio percepisco quasi sulla pelle <strong>cosa devono provare i cittadini della Valsusa di faccia a un cantiere</strong>, addirittura oggi dichiarato “zona militare” senza che ci sia alcuna guerra in corso, di fronte al massacro della loro terra perpetrato tramite bulldozer ben più potenti di quelli sulla spiaggia di Puntamarina. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Un massacro che da anni sventra montagne, espropria terre, distrugge culture, emette inquinanti a non finire, limita la libertà di movimento nonchè altre libertà democratiche,  in nome di un progetto che non ha alcun senso, neppure in relazione a un preteso sviluppo economico futuro, tantomeno in funzione europea. E gli studi assai seri che certificano l’assoluta inutilità dell’opera, nonchè la sua forte nocività ethica, ormai si contano a decine. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Per citarne soltanto uno, si può leggere <strong>“Il Libro Nero dell’Alta Velocità” di Ivan Cicconi,</strong> che inquadra la Torino- Lione nel più generale processo della scelta dell’alta velocità, nonchè delle sue conseguenze in termini di corruzione e di costi sempre crescenti.  Infine la vista dei bulldozer in azione sulla spiaggia di Puntamarina mi ha detto che la lotta, l’ostinata resistenza, dei NoTav in Valsusa ha sul serio una valenza generale, ben oltre la solidarietà. Senza retorica siamo veramente tutti coinvolti, è in gioco l’abbandono del paradigma del dominio dell’uomo sulla natura per tentare di costruire un contratto di equità tra gli esseri umani e la natura. <strong>Un contratto di equità sempre più necessario, almeno se vogliamo continuare a abitare questa nostra terra</strong>.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-8868" title="No Tav" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/No-Tav-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-8869" href="http://www.inchiestaonline.it/ambiente/bruno-giorgini-i-bulldozer-da-puntamarina-alla-valsusa/attachment/no-tav-2-2/"><a rel="attachment wp-att-8870" href="http://www.inchiestaonline.it/ambiente/bruno-giorgini-i-bulldozer-da-puntamarina-alla-valsusa/attachment/tav_fondo-magazine/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8870" title="tav_fondo-magazine" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/tav_fondo-magazine-300x286.gif" alt="" width="300" height="286" /></a><img class="aligncenter size-medium wp-image-8869" title="No tav 2" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/No-tav-2-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a></p>
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		<title>Paolo Pini: Flessibilità del lavoro, &#8220;riforma delle riformne&#8221; o cambio di rotta verso l&#8217;innovazione?</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 21:43:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Pini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro e Sindacato]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro flessibile]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Il Governo Letta-Alfano intende riformare la riforma Fornero, per accrescere le flessibilità in entrata e favorire l’occupazione. Questi interventi non solo favoriscono la sostituzione di lavoro permanente con lavoro temporaneo, in presenza di crisi di domanda, ma rischiano anche di contribuire ulteriormente al declino della produttività del lavoro. Piuttosto che flessibilizzare il mercato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a rel="attachment wp-att-8860" href="http://www.inchiestaonline.it/economia/paolo-pini-flessibilita-del-lavoro-riforma-delle-riformne-o-cambio-di-rotta-verso-linnovazione/attachment/precari-2/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8860" title="precari" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/precari-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><strong>Il Governo Letta-Alfano intende riformare la riforma Fornero, per accrescere le flessibilità in entrata e favorire l’occupazione. Questi interventi non solo favoriscono la sostituzione di lavoro permanente con lavoro temporaneo, in presenza di crisi di domanda, ma rischiano anche di contribuire ulteriormente al declino della produttività del lavoro. Piuttosto che flessibilizzare il mercato del lavoro sarebbe opportuno accrescere il tasso di innovazione nei luoghi di lavoro, e ripristinare le condizioni di domanda aggregata, condizione <em>sine qua non</em> per una ripresa della domanda di lavoro e della produttività.</strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><strong>Introduzione</strong></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Non vi è dubbio che dagli anni ’90 scorsi molti paesi abbiano intrapreso la strada della flessibilità del lavoro esterna, di mercato, per trarre vantaggi di costo ed accrescere la competitività sui mercati, cercando di innescare tramite questa via non solo un aumento dell’occupazione, e riduzione della disoccupazione, ma anche una ripresa della produttività del lavoro. In Italia questo percorso è iniziato almeno dal 1997 con la legge Treu, passando per la legge Biagi del 2003, sino a giungere alla legge Fornero del 2012.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Alla costituzione del nuovo governo di grande coalizione Letta-Alfano, anche su pressione della Confindustria che da tempo critica la riforma Fornero per avere irrigidito le procedure di assunzione per lavoratori con contratti diversi dal tempo indeterminato, ed averli resi più costosi per l’impresa, è stata riproposta la via classica alla creazione di occupazione, quella di rendere più flessibili gli ingressi e far crescere l’occupazione via contratti atipici.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">La tesi della flessibilità del mercato del lavoro e di riduzione delle protezioni all’impiego, per facilitare le entrate e le uscite per l’impresa (flessibilità numerica) come leva per far crescere l’occupazione, è stata criticata da vari commenti pubblicati di recente, ad iniziare da </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><strong>Brancaccio</strong></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"> ripreso da </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>Keynesblog.com</strong></em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"> (<a href="http://keynesblog.com/2013/05/02/sul-mercato-del-lavoro-letta-dichiara-il-falso/">http://keynesblog.com/2013/05/02/sul-mercato-del-lavoro-letta-dichiara-il-falso/</a>) e da </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><strong>Gallino</strong></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"> su </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>La</strong></em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"> </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>Repubblica</strong></em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"> (<a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/ecco-dove-si-puo-creare-lavoro/">http://temi.repubblica.it/micromega-online/ecco-dove-si-puo-creare-lavoro/</a>). In tempi di carenza di domanda (di beni e di lavoro), interventi sul mercato del lavoro per accrescerne la flessibilità, più che stimolare la creazione di occupazione aggiuntiva rendono possibile nel breve periodo la sostituzione di lavoro permanente con lavoro temporaneo, con effetti strutturali negativi anche di medio e lungo periodo sulla qualità della domanda di lavoro. Ciò è quello che ci hanno insegnato le varie riforme “al margine” del mercato del lavoro dagli anni novanta, in Italia, ma anche in Germania, dove sono aumentati i lavori intermittenti, poco retribuiti, ed anche poco produttivi, frequenti nei servizi più che nella manifattura, ricoperti spesso da una offerta di lavoro giovane e qualificata, non di rado femminile,  con competenze superiori alle competenze domandate dalle imprese, oppure pescando dai flussi della nuova immigrazione anche intra-europea.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Il legame tra flessibilità del mercato, riduzioni delle protezioni all’impiego, da un lato, e creazione di posti di lavoro, e quindi riduzione della disoccupazione, dall’altro non è provato dalla ricerca scientifica, come i commenti critici han ben ricordato. Ciò nonostante si continua a riproporre la solita ricetta come </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>panacea</em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"> di ogni male che affligge il mercato del lavoro. Ora è la volta della riforma della “riforma Fornero”, per ripristinare la facilità ed economicità alla assunzioni temporanee in tempo di crisi, ristabilendo le procedure ed i costi precedenti e garantire l’accesso al </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>supermarket</strong></em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"> dei contratti di lavoro. Ma il rischio è che si potrebbe andare anche oltre il semplice ripristino delle condizioni preesistenti, eliminando del tutto l’obbligo di specificazioni delle “causali” dei contratti temporanei, peraltro previsti dalle direttive europee, e liberalizzando così totalmente i contratti a termine, come ha evidenziato di recente </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><strong>Alleva</strong></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"> su </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>il</strong></em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"> </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>manifesto</strong></em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"> “La liberalizzazione dei contratti a termine in concreto comporta che i lavoratori nuovi assunti (e tutti sarebbero assunti con tale tipo di contratto) vivrebbero sotto un perenne ricatto occupazionale di mancato rinnovo, perdendo ogni dignità e possibilità di far valere i propri diritti, a cominciare da quelli sindacali. Lo Statuto dei Lavoratori diventerebbe semplicemente inutile” (<a href="http://www.ilmanifesto.it">http://www.ilmanifesto.it</a>).</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><strong>1. Protezioni del lavoro e produttività del lavoro</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Minore attenzione invece è stata posta alle implicazioni di tali proposte di ripristino della normativa precedente sulla produttività del lavoro, e sul <em>trade</em> <em>off</em> tra riduzione delle protezioni all’impiego e l’efficienza del sistema, misurata dalla produttività del lavoro. La falsa credenza che minori protezioni implichino maggiore produttività è “dura a morire” nel discorso politico ed economico. Ed in Italia ancora meno fa breccia l’idea che è invece l’<em><strong>innovazione</strong></em><strong> </strong><em><strong>nei</strong></em><strong> </strong><em><strong>luoghi</strong></em><strong> </strong><em><strong>di</strong></em> <em><strong>lavoro</strong></em> a costituire la leva per riprenderci dal lato dell’offerta dal declino della produttività, a condizione <em>sine qua non</em> che vi sia una domanda keynesiana che sostenga la domanda di lavoro delle imprese. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Abbiamo mostrato su </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>Keynesblog.com</strong></em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"> (<a href="http://keynesblog.com/2013/03/20/produttivita-e-regimi-di-protezione-del-lavoro/">http://keynesblog.com/2013/03/20</a>) e su </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>Sbilanciamoci</strong></em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">.</span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>info</strong></em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"> (<a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Togliere-tutele-al-lavoro-non-aiuta-la-produttivita-17530">http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Togliere-tutele-al-lavoro-non-aiuta-la-produttivita</a>) che i fatti stilizzati non sembrano fornire evidenza circa il successo di queste politiche di flessibilità numerica. Senza avventurarci in rigorose argomentazioni di causa-effetto, il cui scopo non è di queste note, abbiamo più semplicemente segnalato come non vi sia riscontro della più semplice “associazione” tra minori tutele e maggiore produttività; semmai abbiamo trovato evidenza opposta, ovvero maggiori tutele dell’impiego vanno di pari passo a maggiore produttività. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Il graf.1 evidenzia il legame tra variazioni (diminuzioni) delle tutele del lavoro e crescita della produttività del lavoro per ora lavorata per un insieme di paesi europei. La relazione, che per i fautori della flessibilità di mercato dovrebbe essere negativa, meno protezioni all’impiego più produttività, non è confermata. Anzi, in gran parte dei casi per i paesi Oecd essa risulta positiva, e come nel grafico anche significativa: i paesi che hanno ridotto più di altri le tutele del lavoro evidenziano tassi di crescita della produttività del lavoro più modesti (l’Italia nella nuvoletta!).</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>Graf. 1 – Tasso di crescita della produttività del lavoro (π) e variazione indice di protezione all’impiego (ver.1) (Δepl), 1990-2008 (18 paesi europei) (nostre elaborazioni su dati Oecd)</em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img src="webkit-fake-url://F1AC67C1-4EC0-4A7E-BBBD-6EDB02B8B1CE/application.pdf" alt="" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Varie analisi empiriche (Damiani, Pompei, Ricci, 2011; Lucidi, Kleinknecht, 2010), hanno evidenziato come il legame possa essere letto secondo il seguente schema: la riduzione delle protezioni dell’impiego e la facilità di gestire la flessibilità numerica da parte delle imprese nella gestione del fattore lavoro, in entrata ed in uscita dal mercato del lavoro, costituisce un freno nella ricerca di una più sostenuta dinamica della produttività realizzabile via innovazione tecnologica ed organizzativa nell’impresa stessa, e favorisce la sopravvivenza di imprese poco innovative che riescono a rimanere sul mercato traendo vantaggio dal contenimento dei costi e/o da posizioni di rendita sul mercato dei beni e servizi. In altri termini, al <em>trade off</em> tra protezione dell’impiego e crescita della produttività viene sostituito il <em>trade in</em> tra attività innovativa e crescita della produttività.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">È interessante chiederci se qualche nuova evidenza emerga in questo ambito, sempre fondata su fatti stilizzati piuttosto che su sofisticate, per quanto essenziali, indagini econometriche. In particolare potremmo chiederci se e con che intensità una strada diversa dalla flessibilità esterna all’impresa, ovvero la flessibilità interna all’impresa centrata sull’innovazione organizzativa piuttosto della flessibilità numerica nel mercato del lavoro, sia stata adottata dalle imprese e se questa sia associata ad incrementi della produttività del lavoro.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><strong>2. Innovazioni nei luoghi di lavoro e produttività</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Come abbiamo sostenuto in un recente lavoro (Antonioli, Pini, 2013b), “spesso si trascura che il rendimento degli investimenti in capitale [….] dipende significativamente da altri investimenti che le imprese fanno, o dovrebbero fare, sull’organizzazione dell’impresa e del lavoro, con pratiche innovative fondate sul coinvolgimento del lavoro nei cambiamenti dell’organizzazione, di lavoratori e sindacato per una migliore qualità di prestazioni e condizioni di lavoro. Nella letteratura vengono definite </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>best</em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"> </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>work</em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"> </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>organization  practices </em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">(Leoni, 2013)”. Questi sono fattori di </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>flessibilità</em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"> innovativa </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>interna</em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"> all’impresa nella gestione delle risorse umane che, assieme all’innovazione delle tecnologie e dei prodotti, consentono di realizzare gli incrementi di produttività che sostengono la competitività sui mercati (Antonioni </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>et al.</em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">, 2013; Gritti, Leoni, 2013; Pini, Santangelo, 2010; Pini, 2013a) (<a href="http://www.lavoce.info/quellorganizzazione-del-lavoro-che-litalia-non-innova/">http://www.lavoce.info/quellorganizzazione-del-lavoro-che-litalia-non-innova/</a>).</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Quindi ci chiediamo che relazione sussista tra forme di flessibilità innovativa, in particolare con l’adozione delle <em>best</em> <em>work</em> <em>organization</em> <em>practices</em> e la dinamica della produttività del lavoro, ed anche come si colloca il nostro paese quanto ad adozione di <em>best</em> <em>work</em> <em>organization</em> <em>practices.</em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>2.1 Diffusione dell’innovazione nei luoghi di lavoro</strong></em></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">A tal fine ci viene in aiuto una recente indagine (Eurofound, 2011) effettuata nel 2009 in circa 30.000 stabilimenti di 30 paesi europei, volta ad indagare appunto l’innovazione nei luoghi di lavoro, innovazione organizzativa nell’impresa, in particolare nella organizzazione del lavoro e nella gestione delle risorse umane. Sono analizzate 5 gruppi di pratiche di lavoro: (A) flessibilità degli orari di lavoro, (B) retribuzioni legate alle performance, (C) formazione, (D) lavoro a squadre di lavoro con autonomia decisionale, (E) coinvolgimento dei lavoratori e delle rappresentanze nel definire l’organizzazione del lavoro.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">La tab.1 mostra il grado di diffusione di alcune misure innovative adottate negli stabilimenti in Europa, distinte nei 5 gruppi di pratiche. La flessibilità dell’orario di lavoro e la formazione sono quelle più diffuse; ma anche quelle meno diffuse, gli incentivi finanziari ed economici, pratiche di lavoro di gruppo, e il coinvolgimento dei lavoratori, sono comunque significative. Inoltre, l’indagine evidenzia che in circa un terzo degli stabilimenti si utilizzano almeno due gruppi di pratiche innovative: il fenomeno della adozione multipla è da rimarcare in quanto si ha il noto effetto di <em>complementarietà</em> secondo il quale i benefici totali dell’adozione in <em>cluster</em> sono maggiori della semplice somma dei benefici derivanti dalle singole pratiche.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Tab.1 – Diffusione di pratiche innovative (in % degli stabilimenti intervistati).</span></span></p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="2" width="487">
<colgroup>
<col width="27"></col>
<col width="394"></col>
<col width="52"></col>
</colgroup>
<tbody>
<tr>
<td width="27">
<p>&nbsp;</p>
</td>
<td width="394">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Pratiche innovative</span></span></p>
</td>
<td width="52">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">%</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="27">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>A.</em></span></span></p>
</td>
<td width="394">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>Orari di lavoro flessibili</em></span></span></p>
</td>
<td width="52">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>30,5</em></span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="27">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">A.1</span></span></p>
</td>
<td width="394">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Possibilità per i lavoratori di 				utilizzare ore accumulate di lavoro per riposi giornalieri</span></span></p>
</td>
<td width="52">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">27,9</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="27">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">A.2</span></span></p>
</td>
<td width="394">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Il sistema di orari di lavoro 				flessibile consente ai dipendenti di accumulare ore per periodi 				superiori ad un anno con schemi di gestione degli orari di lavoro 				di lungo periodo</span></span></p>
</td>
<td width="52">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">5,6</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="27">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">A.3</span></span></p>
</td>
<td width="394">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Gestione dell’orario di lavoro 				con il part-time per posizioni lavorative qualificate o che 				prevedono attività di supervisione </span></span></p>
</td>
<td width="52">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">4,7</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="27">
<p>&nbsp;</p>
</td>
<td width="394">
<p>&nbsp;</p>
</td>
<td width="52">
<p>&nbsp;</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="27">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>B.</em></span></span></p>
</td>
<td width="394">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>Incentivi economici</em></span></span></p>
</td>
<td width="52">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>17,0</em></span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="27">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">B.1</span></span></p>
</td>
<td width="394">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Metà dei lavoratori riceve 				specifici istituti retributivi basati sulle performance dei team 				di lavoro, gruppi di lavoro o dipartimenti</span></span></p>
</td>
<td width="52">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">10%</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="27">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">B.2</span></span></p>
</td>
<td width="394">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Schemi retributivi di 				<em>profit</em>-<em>sharing</em> previsti per tutti i dipendenti 				dello stabilimento</span></span></p>
</td>
<td width="52">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">7,7</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="27">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">B.3</span></span></p>
</td>
<td width="394">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Schemi di azionariato previsti 				per tutti i dipendenti dello stabilimento</span></span></p>
</td>
<td width="52">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">2,3</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="27">
<p>&nbsp;</p>
</td>
<td width="394">
<p>&nbsp;</p>
</td>
<td width="52">
<p>&nbsp;</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="27">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>C.</em></span></span></p>
</td>
<td width="394">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>Formazione</em></span></span></p>
</td>
<td width="52">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>26,1</em></span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="27">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">C.1</span></span></p>
</td>
<td width="394">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Esigenze di ulteriore formazione 				verificate sistematicamente ad intervalli regolari per i 				dipendenti con contratti di lavoro temporanei</span></span></p>
</td>
<td width="52">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">33,7</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="27">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">C.2</span></span></p>
</td>
<td width="394">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Esigenze di ulteriore formazione 				verificate sistematicamente ad intervalli regolari per i 				dipendenti a bassa qualifica, con contratti di lavoro permanenti</span></span></p>
</td>
<td width="52">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">52,2</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="27">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>D.</em></span></span></p>
</td>
<td width="394">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>Gruppi di lavoro autonomi</em></span></span></p>
</td>
<td width="52">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">22,1</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="27">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">D.1</span></span></p>
</td>
<td width="394">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">I membri dei gruppi di lavoro 				decidono in autonomia le modalità di lavoro e con chi svolgerlo</span></span></p>
</td>
<td width="52">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">22,1</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="27">
<p>&nbsp;</p>
</td>
<td width="394">
<p>&nbsp;</p>
</td>
<td width="52">
<p>&nbsp;</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="27">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>E.</em></span></span></p>
</td>
<td width="394">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>Voce dei dipendenti</em></span></span></p>
</td>
<td width="52">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>18,3</em></span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="27">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">E.1</span></span></p>
</td>
<td width="394">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Rappresentati dei lavoratori 				contribuiscono attivamente al miglioramento delle performance dei 				luoghi di lavoro</span></span></p>
</td>
<td width="52">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">2,28</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="27">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">E.2</span></span></p>
</td>
<td width="394">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Il coinvolgimento dei 				rappresentanti dei lavoratori spesso ritarda in modo 				considerevole importanti decisioni che devono essere assunte 				dalle direzioni dell’impresa</span></span></p>
</td>
<td width="52">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">3,50</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="27">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">E.3</span></span></p>
</td>
<td width="394">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">E’ preferibile consultare 				direttamente i lavoratori</span></span></p>
</td>
<td width="52">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">2,47</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="27">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">E.4</span></span></p>
</td>
<td width="394">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">La consultazione dei 				rappresentanti dei lavoratori in cambiamenti importanti conduce 				ad un maggior impegno dello staff nella realizzazione dei 				cambiamenti medesimi</span></span></p>
</td>
<td width="52">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">2,24</span></span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>Fonte</em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">: Eurofound (2011), </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions.</em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Dall’indagine emergono però grandi differenze nel tasso di adozione delle pratiche innovative tra paesi, ed emerge anche la collocazione particolarmente sfavorevole dell’Italia. La tab.2 mostra inequivocabilmente come l’Italia sia indietro quanto ad adozione rispetto a gran parte dei paesi: 25esima posizione nell’ordinamento due o più pratiche. Inoltre, l’Italia primeggia in negativo per la quota di luoghi di lavoro che <em>non adotta nessuna</em> delle pratiche di lavoro considerate: ben il 51% contro una media del 32,5%; sotto l’Italia troviamo, su 30 paesi, solo Malta, Turchia, e Grecia, paesi certamente a debole vocazione industriale.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Il deficit di innovazione del nostro paese si evince anche dall’esame della quota di luoghi di lavori in cui si adottano pratiche appartenenti ad almeno 2 dei 5 gruppi considerati, con eventuali significativi effetti di <em>complementarietà</em>. Ciò che conta non è solo l’adozione di una singola pratica o singolo gruppo di pratiche, ma di un insieme di pratiche differenti che sviluppano sinergie quando usate assieme (ovvero danno luogo a benefici superiori alla semplice somma dei benefici derivanti dalle singole pratiche). L’Italia presenta solo il 17% dei luoghi di lavoro in cui si adottano almeno 2 gruppi di pratiche; peggio dell’Italia fanno solo i paesi sopra richiamati, a cui si aggiungono Ungheria e Cipro. La Germania fa 2 volte meglio dell’Italia (38%), mentre paesi del nord Europa fanno 3 volte meglio (55% e più, per Finlandia, Svezia, Danimarca, Olanda).</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>Tab.2 – Diffusione di pratiche innovative e frequenza, per paese </em></span></span></p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="2" width="452">
<colgroup>
<col width="157"></col>
<col width="106"></col>
<col width="78"></col>
<col width="93"></col>
</colgroup>
<tbody>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>Paesi</em></span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>Nessuna </em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>pratica</em></span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>Una </em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>pratica</em></span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>Due o più pratiche</em></span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">1. Finlandia</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">7</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">23</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">70</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">2. Svezia</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">10</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">27</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">64</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">3. Danimarca</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">9</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">27</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">64</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">4. Paesi bassi</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">17</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">29</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">54</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">5. Slovenia</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">27</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">32</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">41</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">6. Repubblica Ceca</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">24</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">38</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">38</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">7. Germania</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">24</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">38</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">38</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">8. Belgio</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">30</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">33</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">37</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">9. Regno Unito</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">27</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">37</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">37</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">10. Francia</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">28</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">37</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">35</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">11. Portogallo</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">31</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">36</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">33</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">12. Irlanda</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">31</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">37</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">32</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">13. Lussemburgo</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">34</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">34</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">32</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">14. Polonia</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">33</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">39</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">31</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">15. Macedonia</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">27</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">43</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">30</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">16. Spagna</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">35</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">36</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">30</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">17. Slovacchia</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">31</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">39</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">29</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">18. Austria</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">33</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">39</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">28</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">19. Bulgaria</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">38</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">36</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">26</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">20. Romania</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">38</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">37</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">25</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">21. Lettonia</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">36</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">40</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">24</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">22. Estonia</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">39</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">38</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">23</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">23. Croazia</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">40</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">37</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">23</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">24. Lituania</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">46</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">36</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">18</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>25. Italia</em></span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>51</em></span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>32</em></span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>17</em></span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">26. Ungheria</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">45</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">38</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">17</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">27. Cipro</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">49</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">35</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">16</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">28. Malta</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">56</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">32</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">12</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">29. Turchia</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">53</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">35</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">12</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">30. Grecia</span></span></p>
</td>
<td width="106">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">71</span></span></p>
</td>
<td width="78">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">23</span></span></p>
</td>
<td width="93">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">5</span></span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>Fonte: </em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Eurofound (2011).</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>2.2 Innovazioni nei luoghi di lavoro, produttività e tutele del lavoro: un esercizio</strong></em></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial; font-size: large;">La rilevanza che presenta l’adozione di <em>best</em> <em>work</em> <em>organization practices</em> sulle performance delle imprese è confermata dallo stesso Eurofound (2011): gli effetti marginali indotti dalla adozione (distinta) dei 5 gruppi di pratiche di lavoro su quattro indicatori di performance (clima lavorativo, assenza di problemi nella gestione risorse umane, performance economica, produttività) sono significativi. In particolare formazione, coinvolgimento dei lavoratori e delle rappresentanze, gruppi di lavoro, hanno effetti fortemente positivi sia su condizioni lavorative e gestione delle risorse umane, che su performance economiche e produttività; anche gli incentivi economici e finanziari per i lavoratori evidenziano effetti positivi su performance economiche e di produttività, pur presentando problemi nella gestione delle risorse umane (Eurofound, 2011, p.15). Quindi, in Europa vengono tratti evidenti vantaggi dall’adozione di <em>best</em> <em>work</em> <em>organization</em> <em>practices</em>. Ma l’Italia è, come visto in precedenza, quasi fanalino di coda nella loro adozione.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Con riferimento specifico alla produttività, abbiamo effettuato un semplice esercizio di associazione tra diffusione di pratiche e crescita della produttività del lavoro, incrociando a livello di paesi i dati Eurofound del 2009 con quelli Oecd sulla produttività per ora lavorata degli anni 2010-2011, che sebbene relativi ad un periodo non certo congiunturalmente favorevole, è successivo a quello dell’indagine effettuata negli stabilimenti europei. I graff.2.1-2.2 seguenti evidenziano la relazione individuata. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>Graf.2.1 – Tassi di crescita annuali della produttività del lavoro 2010-2011 (π) e quota di stabilimenti che adottano almeno una pratica innovativa nei luoghi di lavoro nel 2009 (bwop)  (analisi per 22 paesi europei)</em></span></span> <span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>(nostre elaborazioni su dati Oecd e Eurofound)</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><br /></em></span></span></p>
<p><span style="font-size: 11px; line-height: normal;"><strong><em><img src="webkit-fake-url://589553D0-144B-469D-844B-591C7AE5260E/application.pdf" alt="" /><br /></em></strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>Graf.2.2 – Tassi di crescita annuali della produttività del lavoro 2010-2011 (π) e quota di stabilimenti che adottano almeno due pratiche innovative nei luoghi di lavoro nel 2009 (bwop)  (analisi per 22 paesi europei)</em></span></span> <span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>(nostre elaborazioni su dati Oecd e Eurofound)</em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img src="webkit-fake-url://3DB1F4E8-FF4F-4B35-BBD1-2BB0941BF86B/application.pdf" alt="" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial; font-size: large;">L’evidenza, pur se limitata a 22 paesi europei per disponibilità dei dati, supporta la tesi della rilevanza dell’innovazione nei luoghi di lavoro. I paesi in cui prevalgono stabilimenti che adottano almeno una pratica hanno performance di produttività più robuste rispetto a quelli ove gli stabilimenti poco adottano <em>best work organization practices</em>. La differenza emerge anche nel caso di adozione di almeno due pratiche innovative, e anche se debolmente trova conferma la tesi della complementarietà tra pratiche. Dall’analisi descrittiva (ancora fatti stilizzati) emerge che la flessibilità innovativa interna all’impresa, declinata dall’innovazione nelle pratiche di organizzazione di lavoro, è associata a guadagni di produttività anche in un periodo certo non favorevole alle imprese.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Per completare l’esame circa <em>trade</em> <em>off</em> e <em>trade</em> <em>in</em>, esaminiamo anche l’eventuale <em>trade</em> <em>off</em> tra protezione dell’impiego e innovazioni nei luoghi di lavoro. Considerando le riforme nella legislazione delle protezioni dell’impiego dal 1998 al 2008, da un lato, e diffusione delle pratiche di organizzazione del lavoro, dall’altro, è possibile incrociare i dati delle fonti Eurofound ed Oecd per 19 paesi europei. L’analisi pone in evidenza che mentre la relazione tra la variabile quota di stabilimenti con almeno una pratica innovativa, oppure quota di stabilimenti con presenza di almeno due pratiche innovative, con le variazioni dell’indice di protezione dell’impiego non risulta significativa, quella con la quota degli stabilimenti con una pratica adottata e l’indice di protezione da luogo al seguente graf.3. Questo mostra che i paesi in cui le riforme di deregolamentazione del mercato del lavoro hanno maggiormente proceduto sono quelli in cui più bassa è la quota di stabilimenti che hanno adottato una pratica innovativa, mentre nei paesi ove le riforme hanno accresciuto le protezioni all’impiego la quota di stabilimenti con una pratica innovativa non scende sotto la soglia del 30% (dove le protezioni sono state ridotte, tale quota scende anche sotto il 25%). Non è possibile trovare però evidenza circa la presenza di complementarietà tra pratiche (con più pratiche adottate), da un lato, e tutele del lavoro, dall’altro. La relazione tra mantenimento delle protezioni all’impiego e adozione di pratiche innovative appare positiva e statisticamente significativa nel caso di una pratica adottata (che sia del tipo A piuttosto che B come in precedenza indicato), evidenziando un possibile <em>trade</em> <em>in</em> tra tutele del lavoro e adozione di una specifica tipologia di innovazione nei luoghi di lavoro. In altri termini flessibilità esterna all’impresa appare sostituta della flessibilità interna. Questo semplice ma significativo “fatto stilizzato” invia di per sé un segnale alla ricerca scientifica, che crediamo abbia anche implicazioni per le opzioni di <em>policy</em>. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>Graf.3 – Variazione indice di protezione all’impiego (ver.2) (Δepl), 1998-2008  e quota di stabilimenti che adottano una pratica innovativa nei luoghi di lavoro nel 2009 (bwop)  (analisi per 19 paesi europei) (nostre elaborazioni su dati Oecd e Eurofound)</em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img src="webkit-fake-url://2BE0C486-18D2-49B8-AE19-18141EFFD970/application.pdf" alt="" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><br /></span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><strong>Conclusioni</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial; font-size: large;">Dagli anni novanta, in procinto di entrare nell’eurozona, l’Italia ha proseguito ininterrottamente la strada della flessibilità del mercato del lavoro con l’obiettivo di far crescere l’occupazione, ridurre la disoccupazione e contrastare il declino della produttività del lavoro. Le riforme “al margine” hanno però mancato gli obiettivi annunciati. Nel decennio dell’euro è cresciuta l’occupazione grazie alla sua componente temporanea, in parte a scapito di quella permanente, le retribuzioni non hanno tenuto il passo della crescita dei prezzi, i salari nominali netti sono tra i più bassi in Europa, il declino della produttività è accelerato, ed è aumentata la distanza dagli altri paesi europei, non solo dell’eurozona, come attesta l’Unione Europea nel suo rapporto sull’occupazione del marzo 2013 (EC, 2013). Dopo 15 anni di politiche di riforme strutturali mal riuscite e sotto i colpi delle politiche “suicide” di austerità espansiva ci ritroviamo con una disoccupazione ufficiale attorno al 12%, che sale al 18%, più di 5 milioni di persone, se teniamo conto della cassa integrazione, dei lavoratori scoraggiati, dei <em>NEETs</em>, e con un tasso del 40% circa di disoccupazione giovanile (Marcon, Pianta, 2013).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Il nuovo governo di “pacificazione”, o governissimo politico del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha prospettato di intervenire sulla riforma Fornero, che certo non difendiamo (<a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-non-riforma-pagata-dai-precari-13271">http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-non-riforma-pagata-dai-precari-13271</a>), per ripristinare le condizioni di maggiore flessibilità in entrata, come misura per contrastare la disoccupazione in periodo di crisi, e forse accrescere le convenienze delle imprese per i contratti temporanei. Interventi di questo tipo non solo rischiano di essere poco efficaci, se non per una sostituzione di occupazione permanente con occupazione temporanea, ma sono associati ad una riduzione della produttività del lavoro, come l’esperienza insegna. Invece di accrescere la flessibilità nel mercato del lavoro, peraltro senza accrescere le tutele e le garanzie di reddito, sarebbero opportune politiche di innovazione nei luoghi di lavoro, campo in cui il nostro paese è fanalino di coda in Europa, e ripristinare le condizioni di domanda aggregata, condizione </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>sine qua non</em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"> per una ripresa della domanda di lavoro e della produttività.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><strong>Riferimenti bibliografici</strong></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Alleva P. (2013), La trappola di Letta, </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>il manifesto</strong></em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">, 5 maggio: <a href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/ricerca/nocache/1/manip2n1/20130507/manip2pg/09/manip2pz/339884/manip2r1/alleva/">http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/ricerca/nocache/1/manip2n1/20130507/manip2pg/09/manip2pz/339884/manip2r1/alleva/</a>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Antonioli D., Bianchi A., Mazzanti M., Montresor S., Pini P. (2013), Innovation Strategies and  Economic Crisis: Evidence from Firm-level Italian Data, <em><strong>Economia Politica</strong></em>, vol.30, n.1, pp.15-49. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Antonioli D., Pini P. (2013a), Contrattazione, dinamica salariale e produttività: ripensare gli obiettivi ed i metodi, </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>Quaderni di Rassegna Sindacale. </strong></em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>Lavori</strong></em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">, vol.14, n.2, in corso di pubblicazione.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Antonioli D., Pini P. (2013b), Retribuzioni e contrattazione decentrata. L’accordo sbagliato tra le parti sociali, <em><strong>Argomenti</strong></em>, n.37, pp.45-70, in corso di pubblicazione.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Brancaccio E. (2013), Sul mercato del lavoro Letta dichiara – tecnicamente – il falso, </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>Keynesblok.com</strong></em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">, 2 maggio: <a href="http://keynesblog.com/2013/05/02/sul-mercato-del-lavoro-letta-dichiara-il-falso/">http://keynesblog.com/2013/05/02/sul-mercato-del-lavoro-letta-dichiara-il-falso/</a>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Damiani M., Pompei F., Ricci A. (2011), </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>Temporary job protection and productivity growth in EU economies</em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">, MPRA Paper N.29698, Munich Personal RePEc Archive: <a href="http://mpra.ub.uni-muenchen.de/29698/">http://mpra.ub.uni-muenchen.de/29698/</a>.</span></span></p>
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">EC (2013), EU Employment and Social Situation, <em><strong>Social Europe Quarterly Review</strong></em><em>, </em>marzo, Luxembourg, Publications Office of the European Union.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Eurofound (2011), </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>HRM Practices and Establishment Performance</em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">, Eurofound, Dublino:  <a href="http://www.eurofound.europa.eu/pubdocs/2011/69/en/1/EF1169EN.pdf">http://www.eurofound.europa.eu/pubdocs/2011/69/en/1/EF1169EN.pdf</a>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Gallino L. (2013), Ecco dove si può creare lavoro, </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>La Repubblica</strong></em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">, 10 maggio: <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/ecco-dove-si-puo-creare-lavoro/">http://temi.repubblica.it/micromega-online/ecco-dove-si-puo-creare-lavoro/</a>. </span></span></p>
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Gritti P., Leoni R. (2012), High Performance Work Practices, Industrial Relations and Firm Propensity for Innovation, in Bryson A. (ed.), <em>Advances in the Economic Analysis of Participatory and Labor-Managed Firms</em>, Emerald Group Publishing Limited, Bingley (UK), vol.13, pp.267-309. </span></span></p>
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Leoni R. (2013). Organization of Work Practices and Productivity, in Grandori A. (ed.). <em>Handbook of Economic Organization,</em> Edward Elgar. Cheltenham, cap.17, pp.312-334.</span></span></p>
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Lucidi F., Kleinknecht A. (2010), Little Innovation, Many Jobs: An Econometric Analysis of the Italian Labour Productivity Crisis, <em><strong>Cambridge Journal of Economics</strong></em>, vol.34, n.3, pp.525-546.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Marcon G., Pianta M. (2013), <em>Sbilanciamo l’economia</em>, Bari, Laterza.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Oecd (2013), </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>Statistical database</em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">:  <a href="http://stats.oecd.org/Index.aspx?DatasetCode=EPL_OV">http://stats.oecd.org/Index.aspx?DatasetCode=EPL_OV#</a></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Pini P. (2012), La non-riforma pagata dai precari, </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>Sbilanciamoci</strong></em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">.</span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>info</strong></em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">, 16 aprile: <a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-non-riforma-pagata-dai-precari-13271">http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-non-riforma-pagata-dai-precari-13271</a>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Pini P. (2013a), Quell’organizzazione del lavoro che non cambia, </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>Lavoce</strong></em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em>.</em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>info</strong></em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">, 15 febbraio: <a href="http://www.lavoce.info/quellorganizzazione-del-lavoro-che-litalia-non-innova/">http://www.lavoce.info/quellorganizzazione-del-lavoro-che-litalia-non-innova/</a>. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Pini P. (2013b), Produttività e regimi di protezione del lavoro, </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>Keynesblok.com</strong></em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">, 20 marzo: <a href="http://keynesblog.com/2013/03/20/produttivita-e-regimi-di-protezione-del-lavoro/">http://keynesblog.com/2013/03/20/produttivita-e-regimi-di-protezione-del-lavoro/</a>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Pini P. (2013c), Togliere tutele al lavoro non aiuta la produttività, </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>Sbilanciamoci</strong></em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">.</span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;"><em><strong>info</strong></em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">, 29 marzo: <a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Togliere-tutele-al-lavoro-non-aiuta-la-produttivita-17530">http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Togliere-tutele-al-lavoro-non-aiuta-la-produttivita-17530</a>.</span></span></p>
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: large;">Pini P., Santangelo D. (2010), The Underlying Internal Learning Process of Incremental and Radical Innovations, <em><strong>Economia</strong></em><strong> </strong><em><strong>Politica</strong></em>, vol.27, n.1, pp.55-81.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a rel="attachment wp-att-8861" href="http://www.inchiestaonline.it/economia/paolo-pini-flessibilita-del-lavoro-riforma-delle-riformne-o-cambio-di-rotta-verso-linnovazione/attachment/scuola-precari/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8861" title="scuola-precari" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/scuola-precari-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Simona Zanella: Sono non vedente e trovo tanti ostacoli nella mia vita quotidiana quando basterebbe così poco&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 22:05:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Vettoretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Welfare e Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Non vedenti]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Sono non vedente, cieca se vogliamo&#8230; Lo sono da trent&#8217;anni, ormai, lo accettato. Non nego di avere ancora qualche attacco di nostalgia quando mi rendo conto che vorrei rivedere il mare o il cielo. Cose queste che non si possono spiegare né toccare, ma solamente vedere. Escludendo questi momenti di debolezza, mi pare di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8845" href="http://www.inchiestaonline.it/welfare-e-salute/simona-zanella-sono-non-vedente-e-trovo-tanti-ostacoli-nella-mia-vita-quotidiana-quando-basterebbe-cosi-poco/attachment/museo-tattile1/"><br /></a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-8843" href="http://www.inchiestaonline.it/welfare-e-salute/simona-zanella-sono-non-vedente-e-trovo-tanti-ostacoli-nella-mia-vita-quotidiana-quando-basterebbe-cosi-poco/attachment/museo-tattile-cavazza/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8843" title="Museo tattile Cavazza" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/Museo-tattile-Cavazza--300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: LucidaGrande;"><span style="font-size: large;">Sono non vedente, cieca se vogliamo&#8230; Lo sono da trent&#8217;anni, ormai, lo accettato. Non nego di avere ancora qualche attacco di nostalgia quando mi rendo conto che vorrei rivedere il mare o il cielo.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: LucidaGrande;"><span style="font-size: large;"> Cose queste che non si possono spiegare né toccare, ma solamente vedere. Escludendo questi momenti di debolezza, mi pare di cavarmela abbastanza bene. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: LucidaGrande;"><span style="font-size: large;">Quando, però, vedo il mondo che mi circonda respingermi e sembrarmi ostile, allora ho dei momenti di stanchezza. Il problema non è la cecità in sé, è ciò che mi impedisce di fare. E non lo posso fare perché la realtà che mi circonda non è predisposta ad accogliermi.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: LucidaGrande;"><span style="font-size: large;"> <strong>A volte basterebbe davvero così poco per rendere la vita più semplice a tutti</strong> che, rendermi conto di questo, mi demoralizza. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: LucidaGrande;"><span style="font-size: large;"><strong>Non posso guardarmi un programma registrato con il decoder di SKY</strong> perché hanno pensato bene di non inserirci una sintesi che mi permetta di usarlo autonomamente. <strong>Non so che tipo di contorno mangerò a pranzo</strong> perché a nessuno pare essere venuto in mente di mettere una scritta in braille sulle buste dei surgelati come quella che già esiste sulle medicine. <strong>Vorrei ascoltare un CD del mio cantante preferito</strong>, ma mi sono dimenticata di preparare le etichette, e siccome le case discografiche non fanno etichette in braille sui CD, ora non trovo più quello giusto. <strong>Vorrei guardare l&#8217;orario delle corriere della mia città</strong>, ma il sito è inaccessibile e qui non ho nessuno che mi possa leggere lo schermo del computer. <strong>Vorrei anche capire quanti soldi ho sul mio conto corrente,</strong> ma, inutile dirlo, non sono previsti sistemi accessibili nella mia banca per i disabili della vista. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: LucidaGrande;"><span style="font-size: large;">Potrei andare avanti ancora per molto, ma annoiare chi legge non è la mia intenzione. <strong>Per fare tutte queste azioni che, ora, a me sono proibite, servirebbe davvero un minimo sforzo</strong>. Provate a immedesimarvi e a vivere una mezza giornata accanto a chi queste cose non le può fare. Sia ben chiaro, <strong>non voglio pietà, voglio rispetto</strong>. È con queste piccole cose della vita quotidiana che chi ha problemi di vista deve combattere tutti i giorni. Sono queste cose che ci fanno sentire stanchi e abbattuti. <strong>Oggi sono stanca e abbattuta</strong>.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-8844" href="http://www.inchiestaonline.it/welfare-e-salute/simona-zanella-sono-non-vedente-e-trovo-tanti-ostacoli-nella-mia-vita-quotidiana-quando-basterebbe-cosi-poco/attachment/museo-anteros/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8844" title="Museo Anteros" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/Museo-Anteros-148x300.jpg" alt="" width="148" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: LucidaGrande; font-size: large;"><em>Questa testimonianza è apparsa nel blog su face book di Massimo Vettoretti, collaboratore di &#8220;Inchiesta &#8221; Le immagini sono riferite al Museo tattile per non vedenti  dell&#8217;Istituto Cavazza di Bologna diretto da Loretta Secchi. I disegni di questo Museo sono stati fatti da Simonetta Capecchi nel suo sito <a href="http://www.inviaggiocoltaccuino.it">www.inviaggiocoltaccuino.it</a> </em>&#8220;.</span></p>
</p>
<p><a rel="attachment wp-att-8845" href="http://www.inchiestaonline.it/welfare-e-salute/simona-zanella-sono-non-vedente-e-trovo-tanti-ostacoli-nella-mia-vita-quotidiana-quando-basterebbe-cosi-poco/attachment/museo-tattile1/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8845" title="museo-tattile1" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/museo-tattile1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-8847" href="http://www.inchiestaonline.it/welfare-e-salute/simona-zanella-sono-non-vedente-e-trovo-tanti-ostacoli-nella-mia-vita-quotidiana-quando-basterebbe-cosi-poco/attachment/museotattile2-2/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8847" title="museoTattile2" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/museoTattile21-300x229.jpg" alt="" width="300" height="229" /></a></p>
</p>
</p>
</p>
</p>
</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Rudi Putra (Avaaz): Salvare gli oranghi e le foreste di Sumatra dai progetti killer delle multinazionali</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 07:12:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Sumatra]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; FOTOGA Cari amici, Sumatra è l’ultimo posto rimasto sulla Terra dove ci sono oranghi, tigri, elefanti e altre specie in via d’estinzione che convivono in piena libertà. Ma società minerarie e grandi industrie agrarie vogliono radere al suolo questa preziosissima foresta. Se nei prossimi tre giorni un milione di persone sosterrà un appello al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ffffff;"><span style="font-family: ArialMT, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>FOTOGA</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: large;"><br /><a rel="attachment wp-att-8831" href="http://www.inchiestaonline.it/ambiente/rudi-putra-avaaz-salvare-gli-oranghi-e-le-foreste-di-sumatra-dai-progetti-killer-delle-multinazionali/attachment/orango-di-sumatra-300x225/"><img class="aligncenter size-full wp-image-8831" title="orango-di-Sumatra-300x225" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/orango-di-Sumatra-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Cari amici,</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Sumatra è l’ultimo posto rimasto sulla Terra dove ci sono oranghi, tigri, elefanti e altre specie in via d’estinzione che convivono in piena libertà. Ma società minerarie e grandi industrie agrarie vogliono radere al suolo questa preziosissima foresta. Se nei prossimi tre giorni un milione di persone sosterrà un appello al presidente indonesiano, chiedendogli far tacere le motoseghe, potremo salvarquesto prezioso habitat. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: large;">Vivo e lavoro nell&#8217;ultimo posto rimasto sulla Terra dove oranghi, tigri, elefanti e altre specie a rischio, convivono in piena libertà. Ma il rischio è che tutto questo venga distrutto se non riusciremo a farci sentire dal nostro presidente con un appello che lo convinca a intervenire per salvare questo habitat unico al mondo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">In questo momento in una delle foreste più incontaminate dell&#8217;Indonesia, un governatore locale vuole permettere ad aziende minerarie e a imprese legate alla produzione di olio di palma di disboscare aree della dimensione di un campo di calcio! E il Ministro per la Protezione delle Foreste sembra volerlo permettere a meno che il presidente non intervenga per fermare una volta per tutte questo piano ammazza oranghi.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Sappiamo che il presidente sta cercando di costruirsi una reputazione di grande difensore della natura, ma dobbiamo fargli sapere che il suo credito come ambientalista e la possibilità stessa di una sua carriera all&#8217;interno dell ONU sono a rischio. Questo potrà convincerlo a fare la cosa giusta ma dobbiamo agire velocemente. Firma questa petizione urgente e fai sapere a tutti di questa terribile minaccia che incombe sulla nostra maestosa foresta. Se in tre giorni un milione di persone firmerà la petizione, farò in modo che il nostro presidente ci ascolti:</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Conosco bene queste foreste: ci lavoro in quanto direttore della tutela ambientale dal 2007 e ho ricevuto il Premio Future for Nature (Futuro per la Natura) 2013 per il lavoro che ho fatto per la salvaguardia dei grandi mammiferi a Sumatra, in particolare dei rinoceronti. Si tratta del posto con il più alto tasso di biodiversità di tutta la zona asiatica che si affaccia sul Pacifico; parte di essa è stata anche classificata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. I progetti di disboscamento voluti dall’industria mineraria ne devasterebbero una parte enorme e metterebbero le comunità locali addirittura a rischio di frane e inondazioni! Inoltre, se il loro habitat fosse distrutto, i pochi oranghi, tigri, elefanti e rinoceronti rimasti sarebbero decimati.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Due anni fa il nostro presidente ha organizzato un’unità di crisi nazionale sulla deforestazione e firmato una moratoria di due anni sul disboscamento, dopo che abbattimenti e incendi fuori controllo avevano portato l’Indonesia sui notiziari di tutto il mondo come uno tra i maggiori responsabili delle emissioni di gas serra del pianeta. Fortunatamente, pare che il nostro presidente abbia accettato questa settimana di rinnovare la moratoria che è stata una polizza vita per così tante specie in pericolo di estinzione. Ma perfino con questo rinnovo, il Governatore di Aceh potrebbe ancora decidere di sacrificare ampie parti della foresta pluviale per farne legname, a meno di un intervento da parte del presidente. Manca solo un anno e mezzo alla scadenza del suo mandato, e molti dicono che mira a ottenere un importante ruolo di potere all&#8217;interno delle ONU. Noi vogliamo solo che mantenga la sua parola. Durante una recente conferenza, infatti ha dichiarato agli altri leader mondiali: “Le foreste mi sono molto care … perdere le nostre foreste tropicali equivarrebbe a un disastro di livello nazionale e planetario”.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Le mega industrie di olio di palma non vorrebbero altro che sradicare questi alberi; la<strong> East Asia Minerals Corporation, con sede in Canada</strong>, è già stata scoperta a lavorare dietro le quinte per portare avanti il progetto! Paesi come il mio hanno diritto di svilupparsi, ma non a discapito del nostro insostituibile patrimonio ambientale; lo sviluppo dovrebbe portare beneficio, non un danno, agli Indonesiani.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Diciamo al presidente che esiste una soluzione semplice: abbandonare il progetto-killer sulla foresta di Sumatra ed estendere la moratoria sul disboscamento. Firma ora e dillo a tutti: non rimane molto tempo prima della scadenza della moratoria. E dopo aver firmato, poiché il nostro presidente ama molto Twitter, mandagli anche lì un messaggio.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Come membro di Avaaz ho visto questa comunità unire le forze per proteggere foreste e specie in via d’estinzione: dall’Amazzonia in Ecuador e Brasile agli elefanti e rinoceronti minacciati dal bracconaggio. Ora è il turno dell’Indonesia: unisciti a noi per salvare questa foresta magica. </span></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: large;">Con speranza,</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Rudi Putra dall’Indonesia e tutto il team di Avaaz</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Per firmare la petizione andare sul sito di</span></span></span><span style="color: #0000f1;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://mail.unibo.it/owa/redir.aspx?C=SVJ97338KUmioZk2qi56KvwSBmXEJNAIa7hKPodNI9KMA4zrpHd5gmFk6_FlIKIDpf5pKf2TJro.&amp;URL=http%3A%2F%2Fwww.avaaz.org%2Fen%2Fpetition%2Fstart_a_petition%2F%3FbgMYedb%26v%3D24821">www.avaaz.org</a></span></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a rel="attachment wp-att-8832" href="http://www.inchiestaonline.it/ambiente/rudi-putra-avaaz-salvare-gli-oranghi-e-le-foreste-di-sumatra-dai-progetti-killer-delle-multinazionali/attachment/oranghi-2/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8832" title="oranghi 2" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/oranghi-2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #343434;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>La distruzione degli oranghi a Sumatra</strong> è una lunga storia. Come esempio si riporta dalla rete  queste notizie relative al 18 marzo 2010:</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #343434;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Vi piacciono gli oranghi? Non se la passano bene perché le foreste pluviali vengono tagliate e bruciate per far posto alle coltivazioni: gli oranghi rimangono senza casa e noi con troppi gas serra sulla testa. Adesso, secondo la denuncia di Greenpeace che ha messo in rete un video</span></span></span><span style="color: #343434;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> dall’impatto forte, ci si mette anche <strong>la Nestlé che in prodotti come Kit Kat utilizza olio di palm</strong>a proveniente dalla distruzione delle foreste torbiere indonesiane. Oggi più di un centinaio di ambientalisti, alcuni travestiti da oranghi, hanno invaso per protesta gli uffici e gli stabilimenti della Nestlé in Inghilterra, Germania e Olanda chiedendo alla multinazionale di non utilizzare olio di palma che viene dalla distruzione della foresta indonesiana. «Ogni volta che dai un morso al tuo Kit Kat – avverte Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia – potresti, senza saperlo, prendere a morsi un pezzo di foresta e contribuire all’estinzione degli ultimi oranghi. E’ ora che Nestlé conceda un break alle foreste in Indonesia. Di fronte alle prove fornite da Greenpeace diverse grandi multinazionali come Unilever e Kraft hanno cancellato i propri contratti con <strong>Sinar Mas</strong>, l’azienda che usa l’olio di palma che distrugge le foreste. Cosa aspetta Nestlè a seguire il loro esempio?» A qualche ora di distanza è arrivata la replica dell’azienda: «Nestlè ha deciso di sostituire la Sinar Mas con un altro fornitore di olio di palma».</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0e0e0e;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Nestlé ha fatto solo scaricabarile, dichiarando di non acquistare olio di palma da Sinar Mas, ma da <strong>Cargill, che a sua volta lo acquista da Sinar Mas</strong>.  Cargill ha sua volta ha soltanto intimato a Sinar Mas di chiarire la provenienza del suo olio di palma, minacciando di escluderla dai propri fornitori se non risponderà entro la fine di Aprile alle accuse di Greenpeace. Vedremo. L’unico impegno preso finora da Nestlé è quello di utilizzare solo olio di palma certificato proveniente da piantagioni sostenibili entro il 2015, a patto che per quella data ve ne sia in commercio a sufficienza (quindi niente di vincolante).  L’ipotesi di usare fino ad allora altri oli meno dannosi per l’ambiente (anche se più costosi), come hanno fatto altri produttori, non li sfiora neppure. Il profitto prima di tutto, gli orang-utan possono attendere</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #343434; font-family: Arial, sans-serif; font-size: medium;"> <a rel="attachment wp-att-8833" href="http://www.inchiestaonline.it/ambiente/rudi-putra-avaaz-salvare-gli-oranghi-e-le-foreste-di-sumatra-dai-progetti-killer-delle-multinazionali/attachment/oranghi-3/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8833" title="Oranghi 3" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/Oranghi-3-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sergio Caserta: Hegel, Macchiavelli e il Pd</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 17:53:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Caserta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elezioni 2013]]></category>
		<category><![CDATA[Hegel]]></category>
		<category><![CDATA[Pd]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; Intervento pubblicato su Il fatto quotidiano il 14 maggio 2013 . L’incipit di uno scritto di W. F. Hegel sul Principe di Macchiavelli, tratto dal nono capitolo della Costituzione della Germania: “L’Italia ha avuto in comune con la Germania lo stesso corso del destino; con la sola differenza che essa, avendo già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a rel="attachment wp-att-8821" href="http://www.inchiestaonline.it/dossier/elezioni-2013-dossier/sergio-caserta-hegel-macchiavelli-e-il-pd/attachment/hegel-am-katheder-litho-v-kugler/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8821" title="Hegel am Katheder / Litho v.Kugler" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/HEGEL3-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #2c4389;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>Intervento pubblicato su Il fatto quotidiano il 14 maggio 2013 </strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #6d6d6d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #000000;">L’incipit di uno scritto di </span><span style="color: #000000;"><strong>W. F. Hegel</strong></span><span style="color: #000000;"> sul </span><span style="color: #000000;"><strong>Principe di Macchiavelli</strong></span><span style="color: #000000;">, tratto dal nono capitolo della </span><span style="color: #000000;"><em>Costituzione della Germania</em></span><span style="color: #000000;">: “</span><span style="color: #000000;"><em>L’Italia ha avuto in comune con la Germania lo stesso corso del destino; con la sola differenza che essa, avendo già in precedenza un più elevato grado di cultura, fu condotta prima dal suo destino a quella linea di svolgimento che la Germania sta percorrendo ora fino in fondo. Gli imperatori romano-germanici rivendicarono per lungo tempo sull’Italia una sovranità che, come in Germania, era effettiva nella misura e fin quando era affermata dalla personale potenza dell’Imperatore. La brama degli imperatori di conservare entrambi i paesi sotto il loro dominio, ha distrutto il loro potere in entrambi. I’Italia ogni punto di essa acquistò sovranità; essa cessò di essere un solo stato, e divenne un groviglio di stati indipendenti, monarchie, aristocrazie, democrazie, come il caso voleva; e per un breve periodo si videro anche le forme degenerative di queste costituzioni, la tirannide, l’oligarchia e l’oclocrazia…….”</em></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #000000;">Le parole di Hegel suonano come un minaccioso avvertimento per la </span><span style="color: #000000;"><strong>Germania</strong></span><span style="color: #000000;"> dei primi del XIX secolo e si riferiscono al destino di dissoluzione dell’identità politica nazionale verificatasi nel nostro paese.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #000000;">Sappiamo com’è andata la storia, la Germania restò unita nonostante la disgregazione dell’Impero, la sconfitta della prima guerra mondiale, la crisi della repubblica di </span><span style="color: #000000;"><strong>Weimar</strong></span><span style="color: #000000;"> con l’avvento del nazismo, fino alla sconfitta della seconda guerra mondiale e alla divisione susseguente, durata dal ”45 all’89, per poi tornare la nazione unita e forte, di fatto, imperatrice economica d’Europa.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #000000;">Nonostante alla fine l’unità sia stata conquistata con il </span><span style="color: #000000;"><strong>Risorgimento</strong></span><span style="color: #000000;">, l’Italia resta ancora per molti versi divisa: in primo luogo dal punto di vista economico tra nord e sud (anche se questa crisi sta minando perfino le zone più ricche) e dal punto di vista culturale tra modernità e arretratezza.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #000000;">Il Paese, dopo la fase di progresso economico e  civile iniziata con la ricostruzione dalle macerie della guerra, nel trentennio in cui si sono state gettate le  fondamenta della repubblica democratica, è rientrato in una lunga fase di stasi e di regressione. Da vent’anni, dopo la fine della “prima repubblica”, </span><span style="color: #000000;"><strong>Berlusconi</strong></span><span style="color: #000000;"> è al potere conquistando di fatto l’egemonia politica attraverso un misto di populismo  innovativo e reazionario che ha liberato le forme più invasive d’illegalità.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #000000;">Ha introdotto e affermato, attraverso lo strapotere nei media, il linguaggio volgare della banalità oscena, la fiction è diventata una metafora della politica, dove gli inganni e le ipocrisie sono la base dei rapporti sociali. Quest’Italia orribile che aveva subito alle scorse elezioni una sconfitta di notevoli proporzioni – 6 milioni di voti, oggi è riportata al governo e al potere attraverso un accordo di “larghe intese ”che mescola forze democratiche e rappresentanti della destra”; </span><span style="color: #000000;"><strong>Giorgio Napolitano</strong></span><span style="color: #000000;"> è garante e certificatore di quest’accordo imposto per l’impossibilità, non provata da un voto in Parlamento, di soluzioni alternative.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #000000;">La Manifestazione di </span><span style="color: #000000;"><strong>Brescia </strong></span><span style="color: #000000;">del PDL contro la sentenza del tribunale di Milano che conferma la condanna a Berlusconi per il processo dei “</span><span style="color: #000000;"><strong>diritti Mediaset</strong></span><span style="color: #000000;">”,  la reazione isterica e violenta contro la requisitoria di condanna del pubblico </span><span style="color: #000000;"><strong>ministero Bocassini</strong></span><span style="color: #000000;"> nel processo Ruby,  sono la conferma che esiste nel nostro paese una questione politica e morale irresolubile con Berlusconi.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">In questo un panorama cupo e ambiguo, appare sempre più evidente, l’influenza negativa di poteri forti e trasversali che condizionano qualsiasi scelta nel falso nome di una stabilità che equivale alla conservazione in tutti settori della vita pubblica, è drammaticamente evidente la mancanza di una  forte sinistra riformatrice, espressione piena del mondo del lavoro, in grado di affrontare adeguatamente la situazione e rappresentare un’effettiva alternativa allo stato di cose esistente.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #000000;">Ritorna il pensiero al Machiavelli di </span><span style="color: #000000;"><strong>Gramsci</strong></span><span style="color: #000000;"> che intravedeva nel “moderno principe” <strong>il partito politico come </strong></span><span style="color: #000000;"><strong>l’intellettuale collettivo</strong></span><span style="color: #000000;"> che fosse in grado di conquistare la propria “egemonia” in un’Italia disastrata dal fascismo.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #000000;">La sinistra ha ( meglio avrebbe) le basi culturali, derivanti dalla sua storia e della sua tradizione, per riconquistare la propria funzione nazionale di governo per il cambiamento, per riuscirci occorre però liberarsi dagli inganni e dalle mistificazioni che hanno creato in quest’ultimo quarto di secolo processi di cambiamento nel segno di un</span><span style="color: #000000;"><strong> trasformismo</strong></span><span style="color: #000000;"> senza prospettive.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #000000;">Mossa </span><span style="color: #000000;"><strong>dall’intuizione occhettiana</strong></span><span style="color: #000000;"> della necessità di mettersi rapidamente alle spalle l’ingombrante struttura storico-ideologica comunista  la svolta del PCI verso l’itinerario </span><span style="color: #000000;"><strong>DS-PDS-PD</strong></span><span style="color: #000000;">, approda alla fine di un percorso ventennale a una formazione neocentrista dall’incerta identità politica e programmatica, in cui le componenti del moderatismo cattolico e liberale, assumono un ruolo sempre più pregnante, a scapito della matrice di sinistra che sbiadisce fino a svanire.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #000000;">Un partito alla ricerca quasi disperata di un successo elettorale che ne legittimi la fondazione e l’esistenza, che rinuncia a difendere con coerenza, perfino alcuni dei principi fondamentali della </span><span style="color: #000000;"><strong>Costituzione</strong></span><span style="color: #000000;">: laicità dello stato, equilibrio tra i poteri, difesa del sistema pubblico.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #000000;">La difficoltà di trovare un nuovo equilibrio, dopo l’affermazione delle liste di </span><span style="color: #000000;"><strong>Grillo</strong></span><span style="color: #000000;">, la sconfitta dei due poli di centrosinistra e del centrodestra ( e con essa del incongruo sistema maggioritario), le tensioni dirompenti all’interno del partito democratico, paralizzato da eterne lotte intestine, i ricatti espliciti e impliciti di Berlusconi, evidenziano un percorso tutt’altro che unitario nel sistema istituzionale, politico e sociale.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #000000;">La frammentazione politica italiana, si riafferma nella difficoltà di trovare, attraverso scorciatoie e forzature, una soluzione alla debolezza dello spirito nazionale, mentre ci sarebbe bisogno di costruire attraverso una forte azione riformatrice, “</span><span style="color: #000000;"><strong>un’etica della responsabilità</strong></span><span style="color: #000000;">” di cui la nostra classe dirigente è storicamente priva.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Il dilemma ripropone il confronto con le altre democrazie europee, anch’esse provate dalla crisi ma certamente in grado di affrontarla con una struttura politico-istituzionale ben più coesa, è ormai venuto il momento di scelte coerenti e di una nuova classe dirigente all’altezza, pena l’avvitarsi della crisi in una torsione autoritaria di inquietante gravità.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-8823" href="http://www.inchiestaonline.it/dossier/elezioni-2013-dossier/sergio-caserta-hegel-macchiavelli-e-il-pd/attachment/il-principe-niccolo-machiavelli/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8823" title="il-principe-niccolò-machiavelli" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/il-principe-niccolò-machiavelli-300x218.jpg" alt="" width="300" height="218" /></a></p>
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		<title>Due interviste per ricordare Albert Camus</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 13:22:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture e Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Libri Musica Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Camus]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Ricordiamo con due interviste il centenario della nascita di Albert Camus (1913-1960) premio Nobel per la letteratura nel 1957 e morto a 46 anni  in un incidente d&#8217;auto sospetto (si pensa a una condanna a morte del Kgb) &#160; &#160; I. Intervista a Jan Sperna Weiland : Albert Camus tra filosofia e letteratura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a rel="attachment wp-att-8809" href="http://www.inchiestaonline.it/musica-cinema-libri/due-interviste-per-ricordare-albert-camus/attachment/camus/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8809" title="Camus" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/Camus-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Ricordiamo con due interviste il centenario della nascita di Albert Camus (1913-1960) premio Nobel per la letteratura nel 1957 e morto a 46 anni  in un incidente d&#8217;auto sospetto (si pensa a una condanna a morte del Kgb) </strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>I. Intervista a Jan Sperna Weiland : Albert Camus tra filosofia e letteratura </strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>1. Professor Sperna Weiland, Camus è noto soprattutto come scrittore, e la sua opera non appartiene, in senso stretto, al dominio della filosofia. Eppure Camus è considerato anche uno dei maggiori esponenti dell&#8217;esistenzialismo francese? Attraverso quali opere si mostra la sua rilevanza filosofica?</strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A prima vista può sembrare forse strano che venga riservato ad Albert Camus un posto nell&#8217;Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche, perchè egli è stato sì un grande scrittore, ma, in fondo, non si può dire che la sua opera appartenga alla filosofia nel senso tecnico della parola. E&#8217; stato lo stesso Camus a sostenere con grande enfasi: «La mia opera non è filosofia». Camus ha scritto una serie di romanzi: L&#8217;ètranger (Lo straniero), pubblicato nel 1942; La peste, pubblicato nel 1947 &#8211; il famoso libro che gli ha reso, infine, il premio Nobel per la letteratura &#8211; e poi, negli anni Cinquanta, ha scritto un libro enigmatico, molto difficile da interpretare, La chute (La caduta). Inoltre ha scritto una serie di opere teatrali. La più conosciuta è Les justes (I giusti), nella quale si tratta della violenza nella politica. Camus ha elaborato per il teatro grandi libri del passato, per esempio I demoni di Dostoevskij. E infine ha scritto un gran numero di articoli come giornalista, prima a L&#8217;Algeir rèpublicain, e più tardi a France Soir.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tutti questi libri non giustificano l&#8217;attribuzione a Camus di un posto in un&#8217;Enciclopedia, nella quale si tratta di filosofia. Ci sono invece due libri che la giustificano &#8211; due libri i quali, come sostiene anche lui, non sono filosofici, ma sono livres d&#8217;idèes, libri nei quali vengono sviluppate determinate idee. In primo luogo si tratta del libro Le mythe de Sisyphe (Il mito di Sisifo), pubblicato nell&#8217;anno 1943, lo stesso in cui Sartre pubblicò il suo grande libro L&#8217;étre et le nèant (L&#8217;essere e il nulla). Il secondo libro è L&#8217;homme rèvoltè (L&#8217;uomo in rivolta), dell&#8217;anno 1951.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In un appunto del suo diario, nell&#8217;anno 1950, Camus dice di aver costruito la sua opera intorno a tre figure della mitologia greca: prima di tutte la figura di Sisifo, in secondo luogo quella di Prometeo, e come terza la Dea Nemesi, che figura in questo caso non come la dea della vendetta ma come la dea della misura. Questo vale &#8211; sostiene Camus- per l&#8217;opera che ho scritto finora, per i libri su cui mi impegno adesso, e vale per i libri che intendo ancora scrivere nel futuro. Non è tanto difficile classificare i Livres d&#8217;idèes, Le mythe de Sisyphe e L&#8217;homme rèvoltè: in questo schema. <em>Le mythe de Sisyphe</em> appartiene evidentemente alla figura di Sisifo, L&#8217;homme rèvoltè si confà, e ciò sarà più chiaro in seguito, alla figura di Prometeo. Ma nello stesso momento devo aggiungere che non è possibile distinguere le tre figure chiaramente l&#8217;una dall&#8217;altra. Queste figure si intersecano, per così dire. L&#8217;uomo assurdo di Le mythe de Sisyphe è già l&#8217;uomo della rivolta di L&#8217;homme rèvoltè, come viceversa L&#8217;homme rèvoltè resta sempre l&#8217;uomo assurdo di Le mythe de Sisyphe.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>2. Camus è stato influenzato, tra gli altri, da Nietzsche. In che senso?</strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ci sono due motivi che Camus ha tratto da Nietzsche e che attraversano tutta la sua opera. Il primo motivo è la «morte di Dio», il secondo è quello della volontà di potenza. La «morte di Dio», come da Nietzsche di regola fra virgolette, significa che il Dio cristiano è diventato inattendibile. Che il racconto del Dio, che governa come l&#8217;onnipotente con i suoi eterni decreti il mondo, che delibera sul destino degli uomini, sulla loro vita e la loro morte, perfino sulla morte eterna degli uomini, è diventato inattendibile. Il mondo di Albert Camus è un mondo che si potrebbe chiamare di un ateismo deciso. Perciò la «morte di Dio». Il secondo motivo è quello della volontà di potenza. La volontà di potenza sta, secondo Nietzsche, alla base di tutto. «Vuoi sapere &#8211; dice in un brano famoso -vuoi sapere che cosa è il mondo? Allora, io ho la risposta, il mondo è la volontà di potenza e nient&#8217;altro. Vuoi sapere che cosa è l&#8217;uomo? Allora la risposta è la medesima: «l&#8217;uomo è volontà di potenza e nient&#8217;altro». E con ciò Nietzsche costruisce tutta una metafisica. Camus prende da Nietzsche il motivo della volontà di potenza, ma ci aggiunge espressamente: «Io non scrivo metafisica, provo solamente a capire che cosa sta accadendo nella storia, e ciò che allora vedo è la volontà di potenza, che supera tutte le misure, tutti i limiti, e che finisce, e deve finire, con la distruzione dell&#8217;umanità». Queste due motivi ricorrono attraverso tutto il testo L&#8217;ètè, nel quale Camus costruisce ciò che segue.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>3. Torniamo al testo in questione. Come svolge Camus il motivo della contrapposizione tra grecità e modernità, tra la misura e la compostezza della natura e lo smisurato e tragico divenire della storia?</strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Camus comincia con una descrizione dell&#8217;armonia del cosmo greco. Poi afferma che il cristianesimo ha causato la fine del mondo antico e con ciò anche la fine dell&#8217;armonia antica. In seguito mette a confronto l&#8217;una con l&#8217;altra l&#8217;antichità greca e la filosofia moderna. L&#8217;antichità greca conosceva e riconosceva i valori dai quali l&#8217;agire umano viene guidato e per i quali viene tenuto entro i limiti propri di quei valori. La filosofia moderna, al contrario, ha spostato i valori alla fine dell&#8217;agire. La filosofia moderna ha accolto la volontà, la passione della volontà, nella ragione, nel cuore della ragione stessa, per cui la ragione ha assunto infine un carattere omicida. I Greci capivano che l&#8217;uomo deve rispettare la misura e che gli uomini che ne oltrepassano i limiti vengono per questo colpiti dalle Erinni. La filosofia moderna oltrepassa tutti i limiti senza badare alla misura che era insita nei valori stessi. I valori non sono più di per se stessi, essi diventano, essi nascono nella storia. E alla fine sfociamo in una situazione in cui le opinioni sui valori divergono, in cui la lotta può prolungarsi fino all&#8217;infinito, proprio per questa divergenza delle opinioni sui valori. Il luogo in cui sfociamo è un mondo nel quale i messianismi si urtano l&#8217;uno contro l&#8217;altro, e nel quale il tumulto si mescola con i conflitti fra gli imperi che noi abbiamo fondato nella storia.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Siamo in balia della smisuratezza, e adesso cito letteralmente, «La smisuratezza è un fuoco», dice Eraclito. Nietzsche è superato. L&#8217;Europa non filosofa più a colpi di clava ma a colpi di cannone. Ciononostante, e questo è molto caratteristico per il pensiero di Camus, ciononostante il cielo, la natura c&#8217;è sempre. La natura c&#8217;è sempre, e essa pone il cielo azzurro e la sua propria ragionevolezza di fronte alla follia degli uomini e della storia. Fino al momento, e così finisce il brano da L&#8217;ètè, fino al momento che l&#8217;atomo s&#8217;infiamma. Qui si pensa ovviamente alla catastrofe di Hiroshima. E la storia finisce con il trionfo della ragione e il tramonto dell&#8217;umanità. I Greci &#8211; ancora una volta Camus ritorna sui Greci &#8211; i Greci non hanno mai sostenuto che l&#8217;uomo non potrebbe superare la misura. Quel che hanno detto i Greci è una cosa del tutto diversa: quando gli uomini hanno l&#8217;audacia di superare la misura posta agli uomini stessi, allora vengono conseguentemente colpiti senza pietà. «E &#8211; così finisce &#8211; non c&#8217;è niente nella storia dei nostri tempi che ci dia motivo di contraddire i Greci».</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">4</span></span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>. Il rapporto con Sartre, in tutta la sua contraddittorietà, è decisivo per Camus. Può parlarcene?</strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 1944 ha luogo il primo incontro con Sartre. Siamo dopo la Liberazione, e Camus si esprime su quell&#8217;incontro molto chiaramente: «La prima volta che Sartre e io ci siamo incontrati abbiamo concluso che esistono divergenze molto grandi fra le nostre idee. Ambedue abbiamo scritto i nostri libri prima di incontrarci, e l&#8217;unico livres d&#8217;idèes che ho scritto prima del 1944, Le mythe de Sisyphe, è un libro in cui mi oppongo all&#8217;esistenzialismo. «Fra noi due corre una grande diversità ed è molto ingiusto che veniamo citati sempre insieme». Quando, nel 1945, viene costituita da parte di Sartre la redazione della rivista Les temps modernes, Camus non viene invitato a farne parte. E, se Sartre lo avesse invitato, penso che Camus avrebbe rifiutato di prendere parte alle attività della redazione di Les temps modernes. Camus è nel frattempo redattore di Combat, che non è più il giornale della Resistenza ma è diventato, dopo la Liberazione, uno dei vari giornali parigini. Ed egli segue, accanto a Sartre, la sua propria strada. La rottura &#8211; perchè in fin dei conti hanno rotto i legami &#8211; la rottura fra Camus e Sartre è avvenuta immediatamente dopo la pubblicazione del libro L&#8217;homme rèvoltè nel 1951. Nella rivista Les temps modernes appare allora una critica su questo libro, non di Sartre ma di Francis Chanson, in cui si ritiene che la conclusione del libro L&#8217;homme rèvoltè sia in fondo una specie di quietismo che fa il gioco della borghesia violenta e che per questo motivo, visto obiettivamente e malgrado tutte le buone intenzioni che Camus possa aver avuto, il libro è reazionario. A ciò Camus, offeso, reagisce con una lettera aperta alla redazione di Les temps modernes, e cioè a Sartre. Sartre risponde con un articolo su Les temps modernes nel quale prende pienamente parte per Francis Chanson. Per Camus è questo il momento in cui non vuole più avere a che fare con Sartre. E dimostrerò più oltre ancora, a proposito di L&#8217;homme rèvoltè, che, quando si tratta della relazione fra Camus e Sartre, si ha in realtà a che fare con due mondi diversi.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>5. Il mito di Sisifo è una delle opere più note di Camus. Può riassumercene il senso ?</strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Le mythe de Sisyphe</em> è un libro con delle limitazioni molto chiare. «A proposito di queste limitazioni -scrive Camus stesso- non ho inventato io che è un libro limitato». E&#8217; Camus che lo dice: «Si tratta di un certo senso della vita, di una certa atmosfera che è ampiamente presente nell&#8217;aria: quello dell&#8217;assurdità dell&#8217;esistenza». Ma egli aggiunge espressamente: «Ciò che scrivo non è filosofia assurda, io non faccio altro che una descrizione di quel senso della vita di cui Sisifo è il grande simbolo. Sisifo che rotola il suo macigno verso l&#8217;alto sulla china della collina, per vederlo ricadere, appena ha raggiunto finalmente la cima, sul fondo; dopodichè riscende e ricomincia a spingere in alto quella massa rocciosa sempre lungo la stessa china». Inoltre, l&#8217;assurdo sta sia nel soggetto del libro che nel punto di partenza dal quale Camus vuole avanzare verso la domanda: «In che modo vivere, come vivere umanamente in un mondo assurdo?». Il libro comincia con la seguente frase &#8211; e la cito quasi letteralmente: «Esiste per la filosofia un solo vero problema, ed è il problema del suicidio. C&#8217;è per la filosofia una sola vera domanda alla quale la filosofia stessa deve cercare di dare una risposta. La domanda è: &#8220;La vita vale la pena di essere vissuta oppure è il caso di non viverla?&#8221;». Perchè viviamo? Perchè continuiamo a vivere? Perchè non decidiamo, vista l&#8217;assurdità dell&#8217;esistenza, di smettere di vivere? La conclusione logica dell&#8217;assurdità dell&#8217;esistenza è il suicidio. A ciò va aggiunto che l&#8217;assurdità non sta nel mondo in sè. L&#8217;assurdità non sta nell&#8217;uomo preso a sè. L&#8217;assurdità sta nell&#8217;incontro dell&#8217;uomo con la sua esigenza di riconoscere un&#8217;unità, un rapporto, un senso e uno scopo nella sua vita e un mondo che non dà risposte alle sue domande. Nel mondo non c&#8217;è da riconoscere un senso, non c&#8217;è da riconoscere uno scopo. La conclusione del confronto dell&#8217;uomo con un mondo silenzioso, non trasparente, è che dobbiamo rinunciare a tutte le illusioni che noi ci possiamo fare della vita. E&#8217; chiaro che si nasconde nell&#8217;uomo una certa nostalgia. C&#8217;è un desiderio di unità, c&#8217;è un desiderio di un nesso. C&#8217;è dentro un desiderio che la vita sia più di un susseguirsi inutilmente di avvenimenti inutili. C&#8217;è nell&#8217;uomo una speranza che la vita renderà di più. E Camus a un certo momento dice con una certa pietà: «Anche se ci sono nel cuore delle persone molte cose più perseveranti, però la speranza si deve abbandonare. Infatti, non si tratta altro che di una concatenazione inutile di eventi inutili».</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>6. L&#8217;obiettivo polemico di Camus è l&#8217;esistenzialismo. Quali sono i suoi interlocutori effettivi o ideali? E inoltre di fronte all&#8217;assurdità dell&#8217;esistenza, per Camus, quale soluzione appare la migliore ?</strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Su questo tema vorrei ricordare un testo splendido, <em>L&#8217;esilio di Elena , </em>dove Camus contrappone il mondo greco alla filosofia moderna, e intende con filosofia moderna soprattutto l&#8217;esistenzialismo, contro il quale s&#8217;indirizza la sua critica. Nell&#8217;anno 1943 la sua critica riguarda Kierkegaard, Chestov &#8211; un uomo di grande nome all&#8217;epoca sua, e oggi più o meno dimenticato -, Heidegger, e soprattutto Jaspers. A quell&#8217;epoca Sartre non ne fa parte, poichè nel 1943 il suo grande libro L&#8217;ètre et le nèant non è ancora stato pubblicato. L&#8217;unica cosa che Camus ha letto di Sartre fino a quel momento è il romanzo La nausèe e la raccolta di saggi Le mur. E Sartre viene semplicemente incluso nel gruppo di coloro che danno seguito a quel sentimento di assurdità che c&#8217;è nell&#8217;aria. La nausèe, dice Sartre a un certo punto, è l&#8217;assurdità che descrivo. Questo vuol dire quindi che Sartre appartiene ancora completamente al mondo di Camus. Ma gli altri, Kierkegaard, Shestles e Jaspers, hanno visto l&#8217;assurdità della vita e nello stesso tempo hanno trovato uno sbocco a quello che Jaspers definisce come la trascendenza verso il Dio della tradizione cristiana. Loro hanno trovato uno sbocco inesistente, per cui hanno conservato delle illusioni alle quali noi dobbiamo rinunciare.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A questo punto abbiamo, per così dire, un triangolo: a un lato l&#8217;impegno nell&#8217;assurdità dell&#8217;esistenza, a un secondo lato la conclusione logica dall&#8217;assurdità dell&#8217;esistenza, il suicidio, e al terzo lato la speranza. Dopo che Camus ha cancellato la speranza, per cui dobbiamo rinunciare a tutte le illusioni, ci restano ancora due possibilità: la prima è di resistere nell&#8217;assurdità dell&#8217;esistenza, la seconda è di trarne la logica consequenza: il suicidio. Il suicidio viene infine respinto da Camus tanto risolutamente così come respinge la speranza, e quel che resta è il persistere nell&#8217;assurdità dell&#8217;esistenza. Questa è la rivolta contro la conclusione logica che si dovrebbe trarre dall&#8217;intuizione dell&#8217;assurdità dell&#8217;esistenza; questo è la rivolta. E qui si spiega come le tre figure dalla mitologia greca, Sisifo, Prometeo e Nemesi, non si lasciano separare in modo netto. Qui Prometeo, l&#8217;uomo della rivolta, compare già nel mondo di Sisifo: persistere in una vita della quale il senso non può essere riconosciuto, della quale si deve stabilire la mancanza di uno scopo, e che deve essere vissuta senza illusioni. Si direbbe che questa debba essere un&#8217;esistenza molto triste, e che l&#8217;ambiente in cui la gente passa la sua vita sia abbastanza misero, e che si finisca alla fine nella disperazione. Camus nega questo. E di nuovo incontriamo sullo sfondo del suo pensiero Nietzsche. Nietzsche ha parlato dell&#8217;amor fati, ed è l&#8217;amor fati che in qualche modo ritorna nel pensiero di Camus. Ma c&#8217;è anche, dopo aver percepito l&#8217;inutilità dell&#8217;esistenza, la gioia elementare della vita con il sole e il mare e le stelle e le farfalle, e tutto. C&#8217;è ancora un&#8217;altra cosa, c&#8217;è la gioia del lavoro creativo, lo scrivere un libro come L&#8217;etranger, come anche la scrittura del libro nichilista Le mythe de Sisyphe, che è un&#8217;opera che l&#8217;uomo esegue con gioia. Ed è questa gioia che permette a Camus di continuare a vivere. Ed egli finisce a un certo punto dicendo &#8211; è l&#8217;ultima frase del suo libro ed è una bellissima frase -: «Dobbiamo immaginarci Sisifo felice». Tutta la storia di Sisifo finisce in una maniera che non ci si aspetterebbe dopo aver seguito nel pensiero lo svolgimento del racconto. Finisce con: «L&#8217;esistenza è buona, malgrado tutta la sua assurdità». Edipo, nella splendida tragedia di Eschilo, finisce col sapere che tutto è buono. Raskolnikov, dallo splendido libro di Dostoesvkij, arriva alla stessa conclusione e anche Sisifo sa che, malgrado l&#8217;assurdità dell&#8217;esistenza, tutto è buono.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>7. L&#8217;altra grande opera di Camus è L&#8217;uomo in rivolta. Quali novità introduce?</strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Adesso, dopo Le mythe de Sisyphe, e siamo molto più avanti nel tempo, arriviamo a<em> L&#8217;homme rèvoltè</em>. <em>L&#8217;homme rèvoltè</em>, commenta Camus, è il proseguimento del libro sul Mito di Sisifo. Non sono due libri separati: l&#8217;uno è la conclusione logica dell&#8217;altro. In Le mythe de Sisyphe si trattava della domanda: per quale motivo, in fondo, viviamo? E perchè continuiamo a vivere? Perchè non traiamo dalla vita la logica conclusione di farla finita? In L&#8217;homme rèvoltè la domanda, alla quale ha dato adesso una risposta, si sposta all&#8217;altra domanda: quella dell&#8217;omicidio. E con ciò entrano gli altri nel campo visivo. Rivedendo Le Mythe de Sisyphe, si nota che Sisifo è solo, e forse si è sentito ogni tanto solo con le sue spalle contro quel masso di roccia verso l&#8217;alto sulla china della collina. Colui che decide di dare fine alla vita, o colui che termina la sua vita senza essersi deciso a ciò &#8211; perchè anche questo accade &#8211; è sicuramente solo. E per quel tanto che si pensa agli altri, si può dire solamente che la vita di quell&#8217;altro sia tanto assurda quanto la vita di Sisifo. Qui gli altri entrano in un modo nuovo dentro il campo visivo. «Ogni mattina &#8211; dice Camus in quel libro &#8211; entrano uomini in uniforme in una cella». Il problema è l&#8217;omicidio. E nel libro L&#8217;homme rèvoltè si sottolinea ancor più che nel libro Le mythe de Sisyphe il fatto che viviamo in un&#8217;era di nichilismo. E la caratteristica del nichilismo è l&#8217;indifferenza per la vita, l&#8217;indifferenza per la vita degli altri e in fin dei conti anche l&#8217;indifferenza per la propria vita. L&#8217;homme rèvoltè è un tentativo di vincere quell&#8217;indifferenza per la vita, di cui l&#8217;omicidio, che si compie dappertutto, ne è la conseguenza. Come nel mito di Sisifo, Camus si è posto come scopo di tralasciare la conclusione logica dell&#8217;assurdità della vita. Il ragionamento è in fondo molto semplice: quando ho deciso di vivere la vita, quantunque sia una vita assurda, non posso negare agli altri intorno a me, il diritto di vivere. Anche loro possono quindi vivere e devo abbandonare l&#8217;indifferenza per la vita degli altri. E così giunge &#8211; e questo è molto sorprendente per coloro che partono dell&#8217;idea che il mondo di Camus deve essere stato più o meno quello di Sartre e viceversa &#8211; al punto che era per Albert Schweitzer il punto di partenza per tutta la morale: giunge al rispetto per la vita. Ho accennato a Descartes, e voglio riprenderlo un attimo. Descartes comincia la sua filosofia con il dubbio. Dubbio metodico con lo scopo di trovare la sicurezza, nella quale non è più possibile dubitare. E giunge al Cogito ergo sum, Je pense donc je suis. oppure, in una forma più breve, perchè una consequenza logica non c&#8217;è, Cogito sum, je pense, je suis (penso, sono). Camus ha apportato a ciò un variante, che considero un variante indimenticabile, proprio perchè in essa viene trasgredita la solitudine, la solitudine finale del cogito di Descartes, del soggetto del mondo: «Je me rèvolte, donc nous sommes (Sono in rivolta, quindi siamo)»</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Con quanto scrive ne L&#8217;homme rèvoltè, Camus esprime il concetto che l&#8217;uomo non è solo nel mondo e che il punto di partenza per ogni pensiero ulteriore deve essere la solidarietà incondizionata con gli altri, con tutte le persone. Questo è detto in modo molto bello. Ma viviamo nella storia, viviamo nell&#8217;anno 1951, viviamo nell&#8217;epoca dei sistemi totalitari, dello stalinismo e con le conseguenze del nazionalsocialismo. Viviamo nel periodo del nichilismo, di un mondo solo in apparenza cristiano. Viviamo nell&#8217;epoca in cui si lotta per l&#8217;indipendenza dell&#8217;Algeria e dove si parte da ambedue i lati dal concetto che il fine giustifica tutto. Colui che ha scelto per la solidarietà con tutti gli uomini non può restare da parte, deve invece opporsi a quel nichilsmo, a quella indifferenza, in favore del destino degli uomini.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>8. Rivolta e rivoluzione sono le parole d&#8217;ordine di Camus e Sartre di fronte alla crudeltà del potere. Qual è la differenza tra questi due atteggiamenti?</strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Camus si è trovato così nella Resistenza francese nel 1942, ma non solo nella Francia occupata. Anche nella Francia del dopo 1944-45 Camus si trova nel mondo della resistenza contro l&#8217;indifferenza cinica con la quale il potere s&#8217;impone. E con ciò si crea una situazione insolita rispetto alla relazione fra Camus e Sartre, una situazione che si potrebbe forse riportare a due lemmi: da una parte la parola rivolta, dall&#8217;altra parte la parola rivoluzione. La rivolta non è una rivoluzione, ma è una rivolta contro la violenza rivoluzionaria. Rivolta contro l&#8217;assassinio, rivolta contro le grande rivoluzioni che vorrebbero creare un mondo nuovo, che vorrebbero stabilire il regno della libertà sulla terra con processi, con scomuniche, con tutte le forme di violenza che è possibile immaginare. E così Camus e Sartre si trovano infine, dopo il 1951 &#8211; quando Camus ha scritto L&#8217;homme rèvoltè e ha rotto definitivamente con Sartre -, l&#8217;uno di fronte all&#8217;altro: da una parte la rivolta, Camus; dall&#8217;altra parte la rivoluzione, Sartre, lo stalinismo, Castro e Mao, perchè in fin dei conti Sartre è arrivato fin lì, al Maoismo. E probabilmente non si è mai ucciso tanto nella storia dell&#8217;umanità quanto nel periodo della rivoluzione culturale. Sartre giustifica la violenza. Sartre parte dal concetto che il regno della libertà va pagato con la vita degli uomini che si oppongono al futuro e che vogliono conservare il mondo vecchio. Camus contrappone a ciò semplicemente il fatto che la rivolta contro la rivoluzione è una lotta per umanità, è la lotta per un mondo nel quale gli uomini non vengano più ammazzati. E per quel che concerne il contributo di Camus alla filosofia, possiamo affermare che tale contributo sta nel fatto che, nel periodo dei sistemi totalitari e della violenza totalitaria, Camus ha difeso l&#8217;umanità. L&#8217;ateo convinto, che Camus è stato, si è trovato d&#8217;accordo infine con convinzione con i Dieci comandamenti del Vecchio Testamento, e soprattutto con quel comandamento che in seguito è diventato il nucleo de <em>L&#8217;homme rèvoltè</em>: «Non ammazzare».</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;intervista è stata fatta da Rai Educational il 7 maggio 1992. Jan Sperna Weiland (1925-2011) è un filosofo e teologo olandese che è stato ordinario di antropologia filosofica e fenomenologia all&#8217;Università di Rotterdam. </span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: medium;">In italiano sono usciti i suoi libri: La fine della religione: Studio di Bonhoeffer (Queriniana, Brescia 1974) e La nuova teologia (Queriniana, Brescia 1969)</span></span></em></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-8810" href="http://www.inchiestaonline.it/musica-cinema-libri/due-interviste-per-ricordare-albert-camus/attachment/albert-camus-2/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8810" title="albert-camus 2" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/albert-camus-2-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: medium;">II. Intervista a Olivier Todd: Albert Camus, l&#8217;Algeria e la madre&#8230;</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: TrebuchetMS, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">1. Ne <em>Il primo Uomo</em>, il romanzo rimasto incompiuto (il cui manoscritto Camus aveva con sè al momento dell&#8217;incidente mortale) l&#8217;Algeria, fino a quel momento assente o quasi nei suoi romanzi, diventa protagonista assoluta&#8230;</span></span></strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151; font-family: Arial, sans-serif; font-size: large;">In effetti, per parlare di Camus e dell&#8217;Algeria dobbiamo cominciare dalla fine, da <em>Il Primo Uomo</em>, che esprime al contempo la sua speranza e la sua disperazione per la guerra in corso in Algeria. Tema del libro è la vita dei petits blancs, i francesi poveri d&#8217;Algeria, che nessun intellettuale, a differenza di Camus, conosceva realmente o prendeva in considerazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Lui era uno di loro, essendo nato in una famiglia povera: la madre, vedova di guerra, arrotondava la magra pensione facendo la domestica. Quando scrive che in casa il burro e lo zucchero si compravano a etti, questa povertà mi pare del tutto evidente. Quindi, sapeva chi erano i petits blancs. In un editoriale dell&#8217;&#8221;Express&#8221;, scritto per spiegare i petits blancs d&#8217;Algeria ai petits blancs, ai grands blancs, ai moyens blancs di Francia, sostenne: &#8220;I francesi d&#8217;Algeria non sono tutti ricchi, col sigaro in bocca, sempre a bordo di una Cadillac&#8221;.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Una scena del libro mi pare molto eloquente perché evidenzia il punto di vista di Camus sugli eventi d&#8217;Algeria. A un certo punto, il protagonista, cioè Camus stesso, va a trovare un vecchio colono, che gli dice: &#8220;Lei sa com&#8217;è in Algeria: un giorno ci si sbrana e il giorno dopo ci si riconcilia&#8221;. Mentre scrive Il Primo Uomo a Lourmarin, in Provenza, Camus ritiene che tutto sia ormai finito, che sua madre sarà costretta a rientrare in Francia perché sarà l&#8217;opzione indipendentista a prevalere.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Non sarà quindi possibile quell&#8217;unione tra l&#8217;Algeria e la Francia all&#8217;interno di un organismo più vasto che lui, utopisticamente, auspicava.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Cosa avrebbe voluto Camus? Che si trovasse un modus vivendi che permettesse ai pieds-noirs di restare in Algeria. Sognava un sistema egualitario, fraterno, che si sarebbe forse potuto realizzare prima della guerra.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Probabilmente, la sua era una chimera, ma, a pensarci bene, è la stessa cosa che tutti noi oggi auspichiamo per il Sudafrica: la nascita di uno stato multirazziale e multietnico, in cui persone di origine europea e africana possano vivere gli uni accanto agli altri.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Comunque, la storia dei rapporti fra Camus e l&#8217;Algeria è più complicata.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che fu iscritto al partito comunista algerino dal &#8217;35 al &#8217;37, e ne venne espulso per anticolonialismo. Seguendo gli ordini di Parigi, che obbediva a Mosca, il partito algerino aveva messo la sordina alla lotta anticoloniale, che invece Camus rilanciava dalle colonne di &#8220;Alger Republicain&#8221; e di &#8220;Soir Republicain&#8221;, i due giornali in cui esordì come reporter. Camus aveva preso coscienza della disuguaglianza prodotta dal sistema coloniale. In un reportage dalla Cabilia, molto bello, scriveva che i berberi vivevano in condizioni di semischiavitù. Questa è una cosa molto importante. Si dimentica che aveva difeso i militanti nazionalisti algerini, fra cui alcuni sceicchi un pò corrotti. Si dimentica che aveva appoggiato il progetto Blum-Viollette nel &#8217;36, con cui il governo del Fronte popolare voleva estendere i diritti politici all&#8217;elite musulmana.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Si dimentica tutto il passato di Camus militante anticolonialista prima della guerra &#8211; per cui fin dal &#8217;54 viene bollato come anticomunista, per via del saggio L&#8217;uomo in rivolta, ma anche come colonialista &#8211; e si passa alla frase da lui pronunciata a Stoccolma in occasione della consegna del premio Nobel, quando, durante un incontro con i giovani, venne aggredito verbalmente da uno studente algerino. Innervosito, si lasciò sfuggire una frase molto infelice: &#8220;Amo mia madre e la giustizia, ma fra mia madre e la giustizia scelgo mia madre&#8221;, che fece scorrere fiumi di veleno. La frase era inopportuna, lui era arrabbiato, non si rendeva conto fino a qual punto sarebbero giunte le reazioni in Francia.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">&#8220;Le Monde&#8221; la trasformò in una notizia mondiale. Commise un errore, certo.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Richiesto, rifiutò di spiegarsi, rinviando ogni chiarimento alla prefazione alle sue Chroniques Algeriennes che, però, uscirono proprio quando De Gaulle tornò al potere, passando così del tutto inosservate. Nessuno dei suoi libri fu così poco letto come Actuelles III. Nel &#8217;54, allo scoppio della rivolta nazionalista, la maggioranza degli algerini non pensava all&#8217;indipendenza.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Anche in Francia, pochi, a sinistra, agitavano l&#8217;idea di un&#8217;Algeria indipendente. Ciò che fece prendere coscienza agli arabi e ai cabili non furono tanto i discorsi di Ferhat Abbas (uno dei primi leader nazionalisti, prima favorevole all&#8217;integrazione con la Francia, poi entrato a far parte dell&#8217;Fln, ndr), nè quelli dell&#8217;Fln, ma il comportamento abominevole tenuto dall&#8217;esercito francese durante la guerra. All&#8217;inizio, quindi, la posizione di Camus non era isolata. Ma, una volta in Francia, perse il contatto con l&#8217;Algeria delle campagne, con il bled, e non vide più quel che accadeva nel suo paese.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Per questo, ancora nel &#8217;58, credeva illusoriamente che, malgrado il napalm, i rastrellamenti e i campi di concentramento, fosse possibile &#8220;riconciliarsi&#8221;. Quando si recò ad Algeri a proporre la &#8220;tregua civile&#8221;, nel &#8217;56, aveva l&#8217;intenzione di creare un modus vivendi fra i militari di una parte e dell&#8217;altra. Ma chi erano i civili, chi i militari in una situazione come quella algerina? Alcuni erano civili di giorno e militari di notte.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">All&#8217;uscita della riunione, tutti lo attendevano, i comunisti, i cattolici che lavoravano con i nazionalisti algerini, quelli che più tardi sarebbero diventati membri dell&#8217;Oas. Gli uni volevano che gridasse Vive l&#8217;Algerie indipendante, gli altri Vive l&#8217;Algerie francaise. Siccome non disse nè una cosa nè l&#8217;altra, venne messo nel dimenticatoio. Camus, contrariamente a quanto si pensa, non era un uomo che ragionasse enormemente come Raymond Aron. Lui, le cose le sentiva profondamente. Mentre la maggior parte degli intellettuali francesi non conosceva l&#8217;Algeria, Camus la conosceva e per questo reagiva con tutto se stesso, visceralmente. Politicamente, si sentiva inferiore a tutti, ma non riguardo all&#8217;Algeria. Soffrì molto quando sentì di essere rimasto solo. Era controcorrente, odiato dalla sinistra e dalla destra. A salvarlo fu la sua capacità creativa. Credo fosse profondamente disperato e infelice alla fine della sua vita. E molto solo. Lui, che voleva essere solidale, era solo, lontano anche dai suoi amici liberali che gli scrivevano: &#8220;Bisogna che l&#8217;Algeria sia indipendente&#8221;. </span></span></span><span style="color: #515151; font-family: Arial, sans-serif; font-size: large;">Stupisce che tutta questa sofferenza abbia prodotto <em>Il Primo Uomo</em>, nel quale cercò di recuperare tutta la sua Algeria.</span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #515151; font-family: Arial, sans-serif; font-size: large;">2. Quindi, per Camus l&#8217;indipendenza dell&#8217;Algeria costituiva un taglio netto con la Francia?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Sì, un taglio netto. Una volta, andò persino a trovare De Gaulle, che gli spiegò come non fosse il caso di tenere delle elezioni in Algeria, aggiungendo una frase dura e militare: &#8220;Lei si rende conto, un centinaio di deputati bougnoules&#8230;&#8221; (spregiativo per nordafricani, ndr).</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Camus aveva sperato che De Gaulle potesse risolvere il conflitto. Questo è un sentimento molto francese in Camus, perché gran parte dei francesi, nel &#8217;58, nutrì la medesima speranza. Metà di loro sarebbe stata tradita.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Adesso, finalmente, le cose si sono calmate: non si sente più sbraitare su Camus reazionario, Camus conservatore, Camus colonialista. Ciò non significa che siamo tutti d&#8217;accordo, ma ho la sensazione che anche chi lo dipingeva come un moralizzatore, riconosca adesso che era in buona fede. Che era un giusto. Non bisogna però dire che aveva previsto tutto quello che poi sarebbe successo in Algeria. Non aveva previsto niente. Prima della guerra, è vero, aveva conosciuto molti messalistes, i seguaci di Messali Hadj, capo del movimento nazionalista algerino che nel &#8217;54 si oppose all&#8217;Fln. Chissà, forse si rendeva conto che l&#8217;Fln non era solo un movimento autoritario, ma totalitario. Allo stesso modo, non bisogna credere che avesse ragione a proposito dell&#8217;Algeria, al contrario aveva storicamente torto.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151; font-family: Arial, sans-serif; font-size: medium;"><br /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">3. L&#8217;onestà politica è una delle virtù di Camus&#8230;</span></span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151; font-family: Arial, sans-serif; font-size: large;">Spesso, quando ci si immerge nella vita di qualcuno, si scoprono un sacco di difetti. Non così in Camus. Sul piano politico è di una rettitudine straordinaria. Possiede una caratteristica che pochi francesi hanno: quando sbaglia, lo dice e se lo dice. Nel 1939 è pacifista, ma decide di arruolarsi nell&#8217;esercito per solidarietà con gli altri francesi. In alcuni articoli apparsi su &#8220;Alger Republicain&#8221; dà l&#8217;impressione, anche dopo la dichiarazione di guerra, di ritenere che si potesse ancora trovare un accordo con Hitler &#8211; un&#8217;idiozia secondo me &#8211; ma si ricrede subito, perché ha la capacità di vedere lontano molto rapidamente.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Nota subito quanto di sordido vi sia nel regime di Vichy. Subito, nel giugno del &#8217;40. In alcune lettere, infatti, scrive nettamente: &#8220;Attenzione ai sentimenti antibritannici&#8221;, mentre la maggioranza dei francesi era antibritannica, e molti erano antisemiti. Quanto a De Gaulle, pochissimi sapevano chi fosse.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Mi sembra utile confrontare l&#8217;atteggiamento di Mitterrand nel &#8217;41-&#8217;42 con quello di Camus nel &#8217;40. Mitterrand ha voluto farci credere che non aveva capito quello che stava accadendo in Francia. I casi sono due: o era un imbecille o era un ipocrita. Camus invece esprime con molta chiarezza quello che pensa dopo la sconfitta. Passando per Lione, Clermont-Ferrand, Bordeaux nota subito la vera natura del regime di Petain. Per questo, senza diventare un eroe come Jean Moulin, entra nella Resistenza, insieme a Pascal Pia.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Per molti aspetti, Camus ci appare come un resistente per tutta la sua vita: resiste all&#8217;atteggiamento colonialista della maggior parte dei pieds-noirs durante la guerra; resiste al bellicismo dopo la dichiarazione di guerra, anche a costo di sbagliarsi sul miglior modo di resistere ai nazisti; resiste all&#8217;ondata collaborazionista; resiste all&#8217;ondata ultragollista dopo la Liberazione; resiste all&#8217;ondata di illusioni a proposito dell&#8217;Fln, quando tutti gli intellettuali francesi lo consideravano un misto di Giovanna d&#8217;Arco, Baden-Powell e Marx. Il prezzo fu la solitudine.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #515151; font-family: Arial, sans-serif; font-size: large;">4. Camus non frequentava molto gli arabi, vero?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Non credo fosse in contatto con gli algerini. Ma non per colpa sua, era la sorte di tutti i francesi d&#8217;Algeria: non parlavano algerino, non andavano a letto con le algerine. Un suo amico mi ha detto: &#8220;Le algerine, alcuni di noi le hanno viste al bordello, e basta&#8221;. Non ci fu alcun incrocio fra le due comunità, che rimasero separate. Da quando si trasferì in Francia, non ebbe più alcun contatto con gli arabi. Aveva conosciuto dei cabili prima della guerra, quando faceva il reporter per i quotidiani di Algeri. Frequentava alcuni arabi francesizzati ad Algeri, ma non aveva amici fra di loro. A Belcourt, il suo quartiere, nei luoghi in cui arabi, cabili, italiani, spagnoli, maltesi, potevano mescolarsi, come al liceo o all&#8217;università, c&#8217;erano pochissimi arabi, figli dei notabili musulmani. È vero che non parlava arabo nè cabilo, che non viveva nella casbah, che la famiglia della sua seconda moglie, Francine Faure, era favorevole all&#8217;Algeria francese. Ma da qui a sostenere che era un colonialista, ce ne corre. Ci sono i suoi articoli e reportage di gioventù, in cui denuncia l&#8217;ingiustizia e l&#8217;oppressione economica prodotte dal regime coloniale. Ci sono gli articoli contro il sindaco di Algeri di estrema destra, virulenti e un pò buffi, in cui lo accusa di essere responsabile di tutto quel che non va in città, financo delle perdite di gas.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Camus, inoltre, non ha complessi. Non è come Sartre, che ha una gran voglia di non essere più un borghese. Viene da un ambiente molto popolare. Sa cosa vuol dire essere poveri, non avere il bagno in casa, centellinare il burro e lo zucchero, non avere libri. Non si fa illusioni sui pieds-noirs, sa che possono essere molto razzisti, pigri intellettualmente, che si arrabbiano subito, ma ritiene che abbiano lo stesso diritto all&#8217;Algeria dei cabili&#8230;</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Si può fare un parallelismo, senza forzare troppo, fra l&#8217;Algeria e Israele.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">In Israele, tutti hanno diritto alla terra, gli ebrei come i palestinesi, ma come conciliarli? Forse, anche i pieds-noirs avevano diritto a una terra che avevano coltivato e fatto fruttare. Anche se non l&#8217;ha mai detto, da un certo punto di vista Camus era marxista. Parlando dell&#8217;India, infatti, Marx sostiene che il colonialismo non ha solo aspetti negativi: senza gli inglesi, l&#8217;India non sarebbe mai esistita come paese unificato dalla lingua e dalla ferrovia. D&#8217;altronde, sempre su questo punto, credo che fino alla fine nutrisse illusioni di tipo socialista.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151; font-family: Arial, sans-serif; font-size: medium;"><br /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">5. Durante la guerra d&#8217;indipendenza Camus viaggiò per l&#8217;Algeria? </span></span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Non molto. Solo una volta si recò nel deserto. Riceveva informazioni dagli amici. Ad un certo punto, con un misto di tracotanza e scoraggiamento, Camus si disse: &#8220;Nessuno mi può capire, qualsiasi cosa faccia non sono capito, allora è meglio tacere&#8221;. Ciò non gli impedì di intervenire presso le autorità francesi per salvare la vita a decine di condannati a morte. Lo provano i dossier custoditi al Ministero di Grazia e Giustizia, i nomi.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Ho visto una lettera proveniente dalla Presidenza della Repubblica: &#8220;Signore, il Presidente della Repubblica è stato informato del Suo intervento. Naturalmente abbiamo esaminato questo caso&#8221;. Ma chi aveva scritto quella lettera non si era reso conto che la persona per la quale Camus era intervenuto era già stata ghigliottinata. Penso sia intervenuto in 150 casi, in favore di militanti nazionalisti algerini, e anche di comunisti algerini, malgrado il partito l&#8217;avesse espulso accusandolo di trotzkismo. Ma Camus era un giusto, sapeva dimenticare, tener conto delle situazioni. Aveva una rotta, che seppe mantenere contro venti e maree, pur soffrendo molto.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Bisogna, infatti, ricordare che era molto malato: tubercolotico dall&#8217;età di 17 anni, lo restò per tutta la vita. A quel tempo, non c&#8217;erano ancora gli antibiotici. Era ammalato, stanco, ma lavoratore, coraggioso, con momenti di depressione, mai meschino. Ho trovato una sola meschineria politica in lui.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Stupida, perché non mentiva mai. Un giorno, ho chiesto a Maurice Nadaud, oggi direttore della &#8220;Quinzaine&#8221;, all&#8217;epoca critico letterario a &#8220;Combat&#8221;, se qualcosa lo avesse sorpreso in Camus. Mi rispose: &#8220;Sì, una cosa mi ha stupito molto. Un giorno, l&#8217;ho incontrato al bar di &#8216;Combat&#8217; e gli ho detto: &#8216;lei, che è stato comunista&#8230;&#8217;, e Camus rispose bruscamente: &#8216;non sono mai stato comunistà, e se ne andò&#8221;. Ho riflettuto molto su questo episodio.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Secondo me, Camus rispose così perché stava per andare in America. Gli avevano appena fatto compilare un foglio dove era chiesto se fosse mai stato comunista, se avesse l&#8217;intenzione di assassinare il presidente, ecc.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Evidentemente, non aveva voglia di parlarne proprio in quel momento. Salvo questo episodio, non ci sono porcherie politiche in lui nè calcoli cinici, mentre Sartre (&#8230;). Per Sartre bisognava stare con il mondo comunista qualsiasi cosa accadesse, mentre Camus pensava che gli Stati Uniti, pur con tutti i loro errori e crimini, erano comunque più democratici dell&#8217;Unione Sovietica. Non amava l&#8217;attività politica. Non gli piaceva neanche la letteratura engagee, che paragonava al servizio militare obbligatorio. Nella sua opera, infatti, troviamo più libri degages che libri engages. Nella Caduta il personaggio di Clamence serve a Camus proprio per criticare i sartriani, le anime belle dell&#8217;impegno. Erano i compiti delle vacanze, la politica. La faceva suo malgrado, si scocciava. Anche Sartre si scocciava, ma si vedeva di meno, c&#8217;era sempre Simone de Beauvoir che lo spingeva: &#8220;Vada al tribunale Russell, vada in Portogallo&#8221;. Camus non aveva nessuno che lo spingesse a fare cose che non voleva fare. Non era un militante nell&#8217;animo.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Era stato abbastanza scottato dalla sua appartenenza al partito comunista.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Provò prima quel che molti hanno provato più tardi, cioè l&#8217;esperienza del partito, ma non recitò mai la parte del reduce. È vero che si fissa una linea, ma non dice mai che è notte in pieno giorno, come invece faceva Sartre. Non sempre vede il colore del tempo, ma quando lo vede lo dice.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Ancora sul rapporto con Sartre. Nel dopoguerra, entrambi vanno in America.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Sartre, immediatamente, fa delle costruzioni intellettuali, neppure tanto chiare, a proposito dell&#8217;America e del capitalismo. Così Simone de Beauvoir. Camus, invece, va laggiù, ci sta diversi mesi, ma non scrive nulla. Solo nelle lettere a Gallimard fa qualche osservazione. Non crede sia sufficiente essere francese e intellettuale per diventare di punto in bianco un nuovo Tocqueville&#8230;</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Camus era un honnete homme. Penso che questa sia una delle ragioni del suo successo attraverso le generazioni. Se uno studente russo o americano ha letto dieci libri, almeno uno è di Camus. E non solo perché in apparenza è facile da leggere come<em> Lo Straniero</em>, molto didattico come <em>La Peste</em> o molto ironico come <em>La Caduta</em>. Ma perché avverte che c&#8217;è grande onestà in lui. Sartre è il genio tumultuoso, dialettico, complicato, ma non siamo mai sicuri che sia veramente onesto. Camus forse non è dotato come Sartre, ma è legato ai fatti e davanti ai fatti è onesto. Di fronte a Sartre, invece, ci si chiede sempre cosa pensi veramente. E poi per Sartre non bisognava scoraggiare Billancourt, ossia la classe operaia, per cui era meglio non dire certe cose in certi momenti. Mentre Camus sa dire: &#8220;Questo è bianco, questo è nero&#8221;. Insomma, è al di sopra della politique politicienne, non è un chierichetto, è sempre lucido. E questa è la sua fortuna, perché non è facile rimanere lucidi in solitudine. Ma è anche un uomo del dubbio.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Dubita di sè quando ha 17 anni, dubita di sè quando riceve il Nobel.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Dubita continuamente delle sue capacità creative. Dalla sua corrispondenza e da quanto diceva ai suoi amici al momento dell&#8217;uscita de <em>La Caduta</em>, emerge che aveva deciso di scrivere dei racconti perché non riusciva più a scrivere. Aveva dimostrato di saper eseguire le scale al pianoforte, ma ormai era esausto. Poi uno di quei racconti iniziò a lievitare, diventando <em>La Caduta</em>. Non si era neppure reso conto di quel che aveva fatto. Poi, subito dopo, ha capito. Robert Gallimard gli scrisse: &#8220;Se questa è la tua impotenza a scrivere&#8230;&#8221;.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151; font-family: Arial, sans-serif; font-size: medium;"><br /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">6. Quanta Algeria c&#8217;è nell&#8217;opera letteraria di Camus? </span></span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Secondo alcuni critici, nei suoi libri non si vede l&#8217;Algeria nè si vedono gli algerini. Secondo Pierre Nora, l&#8217;omicidio dell&#8217;arabo da parte di Meursault ne Lo Straniero raffigurava il desiderio inconscio dei petits blancs di sbarazzarsi degli indigeni. Un&#8217;interpretazione fra le tante, ma una scuola algerina ne ha fatto il centro di una dura critica a Camus. È però falso che non ci siano arabi nei suoi libri. Vi è un racconto, in cui un maestro vede arrivare un prigioniero arabo accompagnato da un gendarme. Il problema su cui il maestro si arrovella per tutta la notte è se permettere al prigioniero di andar via. Camus non parla di ciò che non conosce: non crea personaggi di arabi per il semplice motivo che non conosce arabi. Ma lo si può veramente accusare di colonialismo solo perché non descrive gli arabi che non conosce? Il racconto del maestro posto di fronte al prigioniero è molto interessante perché rivela la psicologia di Camus. Mostra la sua indecisione: non vuole essere il guardiano della prigione degli indigeni, ma non è così che arriva a recuperare un rapporto con loro. Camus fu vittima della sua condizione di petit blanc, da cui non poteva fuggire. (&#8230;). Camus conosce il prezzo del sangue, non prova ammirazione per i grandi carnefici della storia, non ammira Hitler, Mussolini, Franco, Stalin. E, per la sua epoca, questo non è da poco. (&#8230;) Aragon (&#8230;) diceva che bisogna guardare a quei tempi con gli occhi di allora. Ecco, dobbiamo situare Camus nel suo contesto.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><br /></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">7. Si sentiva più algerino o più francese? </span></span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Credo si sentisse molto algerino in Francia e un pò francese in Algeria. Camus era algerino, mediterraneo, per il suo amore per le spiagge, il sole, le ragazze al mare. Non era certo svedese. Era uno scrittore algerino di lingua francese, come adesso ce ne sono tanti. Gli fu dedicata una via nella sua provincia natale, ma il nome venne cambiato con quello di un eroe dell&#8217;Fln dopo l&#8217;indipendenza. Spero che fra venti o cinquant&#8217;anni, ci sarà un boulevard Albert Camus a Algeri o a Orano. Ci sono paesi infelici e tragici, ma l&#8217;Algeria è terrificante. Era una nazione, o no, prima dell&#8217;arrivo dei francesi? Gli storici ne discuteranno forse per secoli: c&#8217;è stata la colonizzazione, una guerra spaventosa fra il &#8217;54 e il &#8217;62. Se 58.000 sono gli americani morti in Vietnam, più di 30.000 francesi morirono in Algeria. Facendo le proporzioni, sono più i francesi morti in Algeria degli americani uccisi in Vietnam, ma siccome non vi erano tante cineprese e la stampa non ne parlava troppo, di questo non si sa nulla. Ci voleva uno come Camus, che sapeva quello che avveniva anche senza vederlo direttamente, per far capire. C&#8217;è una frase che mi sembra riassumere bene l&#8217;atteggiamento di Camus: &#8220;Mi fa male l&#8217;Algeria come mi fanno male i polmoni&#8221;. Detto da un tubercolotico, non è da poco. Ha il suo peso, la sofferenza.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151; font-family: Arial, sans-serif; font-size: medium;"><br /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">8. Del Camus giornalista cosa può dire? </span></span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Si parla sempre del Camus editorialista a &#8220;Combat&#8221;, ma ci sono tre diversi giornalisti in Camus: quello di &#8220;Alger Republicain&#8221; e di &#8220;Soir Republicain&#8221; prima della guerra, quello di &#8220;Combat&#8221; subito dopo la guerra, quello dell&#8217;&#8221;Express&#8221; alla fine della sua vita. Penso che il periodo a &#8220;Soir Republicain&#8221; sia il più interessante perché Camus era un reporter molto bravo. E poi lì faceva tutto, articoli firmati e non, recensioni, reportage&#8230; Amo molto il Camus giovane critico letterario, perché amava veramente i libri, e questo è raro nei critici; poi non apparteneva all&#8217;ambiente parigino, per cui non era costretto a parlare di un libro piuttosto che di un altro. Dice quel che pensa e lo scrive. Si leggano le sue recensioni al Muro e alla Nausea: capisce molto in fretta chi sia Sartre. È vero, troviamo frasi altezzose, del tipo: &#8220;Ci si può aspettare molto da questo signor Sartre&#8221;, e non ha ancora 27 anni! All&#8217;epoca, Sartre non è molto conosciuto, ma Camus vede lontano. Il buffo è che sin dall&#8217;inizio si notano i dissidi che li divideranno: ammira Sartre, ma è pieno di riserve sul piano morale e filosofico. Il Camus giornalista di prima della guerra è più spontaneo, mentre quello di &#8220;Combat&#8221; è più rigido. C&#8217;è troppa solennità nei suoi editoriali su &#8220;Combat&#8221;, andavano bene subito dopo la guerra, ma ora suonano enfatici. È vero, però, che alla Liberazione lo trovavamo straordinario. &#8220;Combat&#8221; era un giornale onesto, Pascal Pia diceva: &#8220;Faremo un giornale onesto, ci romperemo il muso&#8221;.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">In effetti, è proprio quello che accadde. Nel &#8217;45, quando i francesi massacrano gli algerini a Setif, è uno dei pochi a dire: &#8220;Attenzione!&#8221;.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Anche questo non bisogna dimenticare, c&#8217;è l&#8217;Algeria di prima della guerra, c&#8217;è l&#8217;Algeria del &#8217;45 e l&#8217;Algeria del &#8217;54. In Camus, un filo unisce tutte queste Algerie.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151; font-family: Arial, sans-serif; font-size: medium;"><br /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">9. Il fatto che venisse da una famiglia povera lo condizionò nella vita? </span></span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">- Olivier Todd: Un uomo, soprattutto uno scrittore, si definisce in relazione al suo lavoro, ai suoi figli, alla politica, ai soldi. Camus sapeva cos&#8217;erano i soldi. Non aveva gusti stravaganti, di lusso. Non ha comprato mulini come Aragon, lasciava la macchina aperta, la potevano anche rubare. Non ci teneva a viaggiare sempre in prima classe. Prendeva in giro il suo amico Gallimard che comprava sempre automobili. Aveva simpatia per le persone di origine modesta: Guilloux, l&#8217;autore di Sang noir, Guenon. Per essere accolti bene da Camus era meglio avere origini modeste e per essere accolti molto bene bisognava avere radici pieds-noirs. La sua era una sorta di massoneria dei petits blancs. Non passeggiava con le tasche piene di banconote come Sartre. Sartre, è vero, non possedeva niente, e lo si ammirava molto perché non aveva un appartamento nè una macchina. Ma quando si hanno molti soldi non si è obbligati a possedere. A Sartre la proprietà non interessava, ma lui non aveva famiglia. Camus, nonostante la sua ricca vita sentimentale, aveva dei figli, doveva affittare un appartamento, pagare la donna delle pulizie. Sartre dava l&#8217;impressione di non essere sulla terra, tanto che sua madre una volta mi ha detto: &#8220;Si rende conto? Ho dovuto pagare le tasse di Poulou. Gli ho dovuto prestare dei soldi perché pagasse le tasse!&#8221;. C&#8217;è questo lato adolescente in Sartre, non in Camus. Camus è adulto. D&#8217;altronde, quando si comincia a lavorare molto presto si diventa adulti in fretta e lui lavorava già durante le vacanze scolastiche presso un armatore del porto di Algeri. Ha conosciuto i proletari da vicino: suo zio era un bottaio. Conosceva la povertà materiale, ma anche la miseria intellettuale: sua madre non sapeva nè leggere nè scrivere, la nonna pochissimo, suo zio non molto. La diversità fra Sartre e Camus ci porta molto lontano.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Il fatto di essere povero invece che un erede borghese determina l&#8217;atteggiamento che si ha nei confronti della lingua. Per Camus la lingua è una conquista. Non avendo libri in casa, incontrò la lingua francese, anche in ciò che può avere di enfatico e roboante, solo al liceo. Il congiuntivo l&#8217;ha imparato forse con più difficoltà di Sartre. Lo sapeva perché si prendeva in giro da solo: Clamence-Camus ne La Caduta dice che maneggia molto bene il congiuntivo. È un modo di fare dell&#8217;ironia su se stesso. La lingua è come i soldi: bisogna stare attenti, non bisogna manipolarla brutalmente nè farne sfoggio, ma neppure maltrattarla. Forse, quel che di classico è presente nel Camus scrittore nasce dal modo in cui si impadronì della lingua francese: poco per volta.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">C&#8217;è il francese orale e quello scritto, e Camus scriveva in modo molto diverso da come parlava. Come si dice, montava di guardia intorno al suo francese, e lo faceva bene. Un&#8217;altra cosa, poi, è la varietà di stili in Camus. C&#8217;è un clima in Dickens, in Primo Levi, ma non c&#8217;è un clima in Camus. Forse, c&#8217;è una morale, un embrione di filosofia, uno sguardo sul mondo, ma romanzi come <em>Lo Straniero</em>, <em>La Peste, La Caduta</em>, <em>Il Primo Uomo</em> hanno stili molto diversi. È per questo che non si può fare un pastiche di Camus, bisognerebbe farne quattro o cinque, perché la lingua dello Straniero, della Peste, della Caduta, non è la stessa. Ne<em> Lo Straniero</em> tutto è veloce: il colpo di pistola, ecc.; <em>La Peste</em> invece è molto più lenta, per questo mi annoia: non c&#8217;è solo la divisione tra buoni e cattivi, ma una lingua simile a grandi ondate sulla spiaggia;<em> La Caduta</em> è molto nervosa, piena di aforismi, anche oscura a tratti; il lirismo di Noces è promettente, ma è incompiuto; infine, nel Primo Uomo si ritrovano le cose presenti in tutti gli altri libri. Credo che i lettori amino molto Camus anche perché vi trovano stili diversi: il lirismo, la riflessione, la meditazione. Il Primo Uomo dev&#8217;essere considerato come la brutta copia di una saga algerina in due o tre volumi. A volte pensava a un&#8217;opera in tre volumi, altre in due. Nei suoi appunti scrive: &#8220;Voglio parlare della famiglia di mia moglie, degli amici&#8221;. Tutto ciò è molto commovente. È un uomo che parla di se stesso e dei suoi, parla dell&#8217;Algeria, di un paradiso perduto che spera ancora di rivedere.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Le lettere da Lourmarin, nel periodo in cui scrive &#8220;questo libro mostruoso&#8221;, come dice, ci rivelano che la stesura del romanzo avviene in un periodo di acuta sofferenza per lui. Alla fine della vita, avrebbe dovuto dirigere un teatro e per Il Primo Uomo rinunciò a una carriera di attore nel cinema.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #515151;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Doveva infatti partecipare a un film di Peter Brook, tratto da un racconto di Marguerite Duras, che si era messa in testa di farlo recitare. Alla fine, il film lo interpretò Belmondo. Voleva fare l&#8217;attore o vedere da vicino Jeanne Moreau? Non lo sapremo mai, Camus amava molto le attrici.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #255076; font-family: Arial, sans-serif; font-size: medium;"><em>L&#8217;intervista è stata fatta da Marco Bellini per Una città n.78, giugno 1999. Olivier Todd, nato a Neuilly-sur-Seine nel 1929, giornalista e scrittore è stato redattore al Nouvel Observateur  e poi all&#8217;Express. E&#8217; autore della biografia Albert Camus, una vita, uscita in Italia per Bompiani. Vive e lavora a Parigi</em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a rel="attachment wp-att-8811" href="http://www.inchiestaonline.it/musica-cinema-libri/due-interviste-per-ricordare-albert-camus/attachment/albert_camus/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8811" title="albert_camus" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/albert_camus-300x236.jpg" alt="" width="300" height="236" /></a></p>
</p>
</p>
<p><span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"><strong><br /></strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Bruno Giorgini: Quando il Corsera della reazione manipola il mondo dei fatti</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 17:28:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Giorgini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; Che  il Corsera abbia un penchant reazionario non è una notizia, bensì una consuetudine. Ma a volte il troppo storpia. Come è noto il giornale domenicale è corredato di un inserto culturale, La lettura, con nomi di spicco, e spesso pregevoli testi. Poi a volte scivola, rovinando precipitosamente nella mistificazione che sfiora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a rel="attachment wp-att-8794" href="http://www.inchiestaonline.it/politica/bruno-giorgini-quando-il-corsera-della-reazione-manipola-il-mondo-dei-fatti/attachment/mistificare/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8794" title="Mistificare" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/Mistificare-300x141.png" alt="" width="300" height="141" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Che  il Corsera abbia un penchant reazionario non è una notizia, bensì una consuetudine. Ma a volte il troppo storpia. Come è noto il giornale domenicale è corredato di un inserto culturale, <strong>La lettura</strong>, con nomi di spicco, e spesso pregevoli testi. Poi a volte scivola, rovinando precipitosamente nella mistificazione che sfiora l’imbroglio.  Una pagina interessante per esempio va sotto il titolo <strong>Orizzonti Mappe</strong>, dove si cerca di organizzare un argomento sotto forma di network, o di cronogramma, insomma un grafico dove mettere in ordine il mondo.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> Nel numero del <strong>12 maggio 2013</strong> gli arditi del Corrierone si cimentano con <strong>Stabilità e alternanaza</strong> mappando i governi d’Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna dal 1945 a oggi. A colpo d’occhio ci s’accorge che qualcosa non va. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>Per l’Italia</strong> sono rappresentati con la fotina soltanto De Gasperi e, udite udite, D’Alema “il primo excomunista a diventare capo del governo in un Paese della Nato”, il che è vero dimenticando per strada che il governo D’Alema fu sostenuto da Cossiga, già capo di gladio, la struttura clandestina di civili e militari organizzata  per conto della Nato in funzione anticomunista, e forse molto peggio. Mentre invece non meritano menzione nè il primo governo Moro di centrosinistra, oppure il governo Prodi che portò l’Italia nell’eurogruppo. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Ma il vero e proprio scandalo avviene quando <strong>per la Francia</strong> compaiono solo De Gaulle, e passi, con Pompidou. Scancellato Mitterand, ohibò. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>In  Germania va ancor peggio</strong>, fanno la loro apparizione Adenauer, Kohl  la signora Merkel, tutti e tre di destra, e nemmeno un cancelliere della SPD. Nella spazzatura della storia viene buttato persino Willy Brandt che inventò  la ostpolitik, e scusate se è poco signori del Corriere. Si tratta di una scancellazione da far invidia all’URSS dei tempi staliniani, quando appunto si cancellavano dalle foto pubbliche di gruppo le facce e le figure dei dirigenti non graditi al capo. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Forse pensando di recuperare, <strong>per il Regno Unito</strong> compare Blair, il laburista meno laburista di tutti, e <strong>per la Spagna</strong> Gonzalez che fu invece un dignitoso primo ministro socialista. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>Se alla fine facciamo i conti</strong>, includendo anche D’Alema che proprio qualcosa di sinistra non l’ha mai detta, <strong>gli esponenti della sinistra sono tre, quelli di destra sono sette</strong>. E, ripeto, scompaiono leader che hanno fatto l’Europa come Mitterand e Brandt. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Devo dire che se l’autore del cronogramma<strong>, Alavaro Valino</strong>, information designer spagnolo che vive a Washington, li ha espunti dalla storia dei governi europei, e ci vuole una bella improntitudine ma dubito sia tutta farina del suo sacco, nell’articoletto didascalia  a piè di pagina firmato da <strong>Antonio Carioti</strong>, i loro nomi vengono raccattati dal sacco della spazzatura per un citazione, sia pure en passant. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">L’unico commento che si può aggiungere all’<strong>evidente mistificazione della storia</strong>, è che questa avviene in un mezzo che si vorrebbe “culturale”, e non esiste cultura che non sia libera e volta alla ricerca e rappresentazione della verità, qui palesemente violata. Ovvero l’ideologia che come si sa deve essere obsoleta per le persone e i partiti di sinistra, funziona invece a pieno regime per la destra proprio nel senso definito da Marx di falsa coscienza. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">PS. Non essendo la prima volta che <strong>La lettura</strong>, inserto domenicale del Corriere, diventa vettore di ideologia reazionaria mascherandola sotto il cerone di una pretesa cultura, il che trovo segno di particolare e intenzionale disonestà intellettuale,<strong> credo proprio che smetterò di leggerlo.</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong><br /></strong></span></span></p>
<p><a rel="attachment wp-att-8795" href="http://www.inchiestaonline.it/politica/bruno-giorgini-quando-il-corsera-della-reazione-manipola-il-mondo-dei-fatti/attachment/mistificazione/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8795" title="mistificazione" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/mistificazione-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a></p>
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		<title>Mario Agostinelli: Governo, lobby energetiche e negazionismo sul clima</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 20:09:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Agostinelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Nel mondo civilizzato si segnala ovunque la necessità di prevenire eventi meteorologici estremi e di breve durata, sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico già in corso. Allerta e prevenzione riguardano atteggiamenti razionali, assumibili responsabilmente dalla collettività senza cedere all’angoscia o alla paura. Da un atteggiamento responsabile discendono priorità, posti di lavoro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a rel="attachment wp-att-8772" href="http://www.inchiestaonline.it/ambiente/mario-agostinelli-governo-lobby-energetiche-e-negazionismo-sul-clima/attachment/clima/"></a><a rel="attachment wp-att-8773" href="http://www.inchiestaonline.it/ambiente/mario-agostinelli-governo-lobby-energetiche-e-negazionismo-sul-clima/attachment/clima-3/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8773" title="Clima 3" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/Clima-3-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Nel mondo civilizzato si segnala ovunque la necessità di  prevenire eventi meteorologici estremi e di breve durata, sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico già in corso. Allerta e prevenzione riguardano atteggiamenti razionali, assumibili responsabilmente dalla collettività<strong> </strong>senza cedere all’angoscia o alla paura. Da un atteggiamento responsabile discendono priorità, posti di lavoro, indirizzi di utilizzo della spesa, financo la lotta alla corruzione e le linee di una innovativa politica industriale. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Continuo a pensare a quanto sia irreale il dibattito sulla crisi politica in corso e a quante balle scorrano nei programmi del Governo, nella <strong>Strategia Energetica Nazionale (SEN) uscita dal cappello di ministri già con le valige in mano, nelle assicurazioni che Enel ed ENI danno sulla riduzione delle emissioni climalteranti</strong>. Secondo l&#8217;Associazione Americana per l&#8217;Avanzamento della Scienza, nel 2012, il riscaldamento globale ha spinto significativa erosione e inondazioni nell’ 86 per cento dei 226 villaggi Inuit in Alaska. Diverse isole del Sud Pacifico sono già scomparse a causa del livello del mare attribuiti al riscaldamento globale. Altre nazioni insulari minacciate, come le Maldive nell&#8217;Oceano Indiano e Tuvalu nel Pacifico, stanno facendo piani per trasferire le loro popolazioni. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Tutto questo ci appare lontano: ma ne siamo sicuri? Oltre 11 eventi critici solo dal 2009 fino ad oggi hanno colpito l’Italia, ad iniziare dal nubifragio di </span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alluvione_di_Messina_del_2009" target="_blank"><span style="color: #0070c0;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Giampilieri</span></span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">, dalla distruzione delle Cinque Terre nell’Ottobre 2011, di quartieri interi di Genova nel Novembre 2011;  fino agli ultimi nubifragi del 2012 che hanno devastato la Toscana e Catania (21 febbraio 2013) e alla tromba d’aria di inizio Maggio in Emilia . Il bilancio è pesantissimo: oltre 70 morti. La verità è che senza prevenzione non si va da nessuna parte. </span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Eppure, ci sono meteorologi, idrologi, geologi, i “protettori civili”, i comunicatori del rischio, gli amministratori (prefetti, sindaci…). Si fa un gran parlare della rete, quasi sostitutiva di ogni nostra relazione, ma dove è la connessione strutturata tra i livelli di ricerca, di progettazione, di previsione, di allerta, di esecuzione, di riparazione in caso di alluvione o tromba d’aria, dato che ormai </span></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">500 mm di pioggia in 3 ore ed un vortice squassante sono realtà possibili alle nostre latitudini? Avete mai sentito parlare di piani di emergenza noti e gestibili dai cittadini nelle zone più esposte? Eppure esiste una norma europea, la </span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2007:288:0027:0034:IT:PDF" target="_blank"><span style="color: #003399;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Direttiva 2007/60 sulle alluvioni</span></span></span></a></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> che obbliga i vari Paesi a definire le aree a rischio di inondazione e a proporre soluzioni e strategie di mitigazione dei rischi ed i Paesi che non rispondono nei tempi stabiliti a queste norme potrebbero essere sanzionati dalla Commissione europea. E’ il caso di pensare a forme di comunicazione all’altezza dei problemi che invece si vogliono nascondere, a rubriche obiettive sui quotidiani e i media e, ancora, ad un rafforzamento dei </span></span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.comune.torino.it/infogio/socialnetwork/" target="_blank"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">social network</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> tematici, che avvicinano le persone alle istituzioni. Parliamone con serenità e con pacatezza, ma un mondo in cambiamento non si affronta con le ricette, le convinzioni, le informazioni del passato con un po’ di moralismo a buon mercato. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">E’ irritante pensare che sia stata varata la nuova <strong>Strategia Energetica Nazionale con una insensata rincorsa al petrolio e al gas, ed un ammiccamento al passato, in combutta con le grandi corporation che si concentrano ancor di più su ardite perforazioni marine e imprevisti oleodott</strong>i. Ma tanto, nella crisi, perché intestardirsi sul futuro del pianeta, sulla giustizia sociale e non lasciare all’1% rapace di cui discute Paul Krugman in ogni suo articolo la possibilità di arricchirsi vivendo sui jet, sugli yacht, nelle ville blindate, lontano dagli abitanti del mondo?</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Quest’anno la Giornata della Terra (22 Aprile) ha coinciso, almeno nel nord dell’Italia, con <strong>le fioriture in grave ritardo degli alberi, richiamando l’attenzione della gente comune sul fatto che, <span style="color: #000000;">per stare meglio e godere della vita, </span>occorre tener conto del rapporto tra l’evoluzione del clima e i nostri comportamenti </strong><span style="color: #000000;"><strong>in difesa o disprezzo di terra, aria ed acqua</strong>. E’ la stessa </span><span style="color: #000000;">Agenzia Internazionale per l&#8217;Energia (AIE) ad affermare che </span><span style="color: #000000;"><em>&#8220;</em></span><span style="color: #000000;"><em>nel 2012, pur con una debole economia mondiale ed il prezzo del petrolio alle stelle, le emissioni di anidride carbonica hanno raggiunto livelli record. Il modo in cui produciamo ed utilizziamo l&#8217;energia minacciano la nostra sicurezza, la salute, la prosperità economica e l&#8217;ambiente</em></span><span style="color: #000000;"><em>&#8220;</em></span><span style="color: #0000ff;"><em><span style="text-decoration: underline;"> </span></em></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;">[Tracking Clean Energy Progress 2013]</span></span><span style="color: #0000ff;">. </span><span style="color: #000000;">Nonostante i fiumi di parole su tutto, tranne che su questo aspetto rilevante, l’attuale governo, così improbabile nei suoi propositi, si è dimenticato che g</span>li investimenti in energie pulite  sono ormai economicamente convenienti (“<em>da oggi al 2050, ogni dollaro investito in più nelle rinnovabili può generare un risparmio di combustibile pari a tre dollari</em>&#8221; [Energy Technology Perspectives 2012]), che la crescita delle vendite di vetture ibride ed elettriche ha raggiunto quota 1,2 milioni (+43% nel 2012 – ditelo a Marchionne) o che nelle smart grid, sono stati investiti all’estero13,9 miliardi dollari nel 2012, con un ritorno in efficienza valutato in 17 miliardi in 4 anni.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #000000;">Enel, ENI e le multi utilities come A2A insistono su un futuro di gas e “carbone pulito” </span><span style="color: #000000;">perché contano su una discesa del prezzo dei fossili, ma non si accorgono che la spinta allo sviluppo delle rinnovabili, che loro si sforzano di ostacolare, mette nell&#8217;angolo questi impianti, lasciando, al massimo, spazio solo alla flessibilità fornita da pochi (non tutti quelli in costruzione!) cicli combinati a gas.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #000000;">E’ proprio l’influente lobby d&#8217;affari del carbone che ha convinto una settimana fa (il 16 Aprile) il Parlamento Europeo a votare per rifiutare la proposta della Commissione di rilanciare il sistema di scambio di emissioni (ETS), in modo da far pagare chi inquina, bloccando sul mercato i certificati a bassissimo prezzo disponibili nei prossimi anni. </span>I certificati di emissione di anidride carbonica possono essere scambiati, con un pagamento da parte degli inquinatori in eccesso e, al contrario, un risarcimento monetario di chi riduce le emissioni. Dal lancio del sistema nel 2005, il prezzo per tonnellata è passato da 30 euro a meno di 5, e chiaramente questo ribasso non spinge gli industriali a investire per ridurre le emissioni. Congelando una parte dei “permessi per inquinare”, la Commissione sperava di far risalire il prezzo delle quote fino a 10-12 euro. Ma dopo il rifiuto del Parlamento e <span style="color: #000000;">la riapertura dell’asta per ulteriori quote di emissione di CO2, </span>il prezzo per tonnellata di gas serra è crollato. <span style="color: #000000;">Si è così attenuata l&#8217;arma principale dell’UE nella lotta contro il riscaldamento globale, costituita dall’obiettivo di una effettiva riduzione almeno del 20%</span><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span><span style="color: #000000;">delle emissioni di gas serra da conseguirsi anche con forme marcate di incentivo-disincentivo. Obiettivo oggi vergognosamente monetizzabile con due soldi, in base alla decisione dell’europarlamento, approvata di stretta misura </span>(334 contro, 315 favorevoli e 63 astenuti)<span style="color: #000000;">, ma con il plauso di Confindustria.  Gli europarlamentari italiani hanno anche a Strasburgo formato una “larga intesa”  &#8211; questa volta a favore degli inquinatori &#8211; costituita da PdL, Lega, Montiani e parte del PD.  Analizzando l’episodio e rimarcandone le valenze, è’ triste dover osservare come l’abitudine a declinare la rappresentanza e le aspettative dei propri elettori non sia malcostume rilevabile solo in dimensione nazionale: se la democrazia progressivamente si eclissa e gli interessi si rendono visibili solo agli eletti e rimangono invisibili agli elettori  e all’opinione pubblica, destra e sinistra perdono la loro indispensabile identità &#8211; differenza. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Talvolta, temo di esagerare nell’utilizzare l’energia come lente prevalente nell’analizzare i comportamenti politici e sociali: devo però dire che la sua rilevanza e la trasversalità con cui si manifesta in ogni punto del governo dei comportamenti individuali e collettivi mi offre un punto di vista perlomeno originale e fortemente interdisciplinare. Ricevo in queste settimane segnalazioni allarmate di comitati locali che si costituiscono sui territori in ogni parte d’Italia contro il proliferare di richieste di trivellazioni per giacimenti di petrolio e gas. Ma, ci siamo chiesti da quali interessi venga questa frenesia di ritorno ai fossili, inaspettata e un po’ “vintage”, che ha preso i nostri governanti?</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">In pratica, con la nuova SEN  viene tolto il sostegno pubblico (dei consumatori) alle rinnovabili per darlo alla costruzione dei rigassificatori e concedere licenze facili alle trivelle su mare e su terra, togliendo l’ultima parola alle autonomie locali. Sussidi inaspettati e pagati dai cittadini, che si andrebbero ad aggiungere – senza scandalo questa volta dei censori del fotovoltaico incentivato &#8211; alle centinaia di milioni che vengono reperite in bolletta e distribuite ogni anno alle cosiddette “fonti energetiche assimilate” CIP 6, alle centrali a olio combustibile dell’Enel e per la dismissione ormai trentennale del nucleare. Insomma, un’ulteriore regalia alle lobby fossili, per cui  viene mantenuta stabile la quota di carbone. Una strategia, in definitiva, non certo di de-carbonizzazione, bensì per contrastare l&#8217;impetuosa crescita delle fonti di energia pulita in un sistema che punterà, secondo gli estensori della SEN, ad essere caratterizzato da uno &#8220;sviluppo sostenibile della produzione nazionale di idrocarburi&#8221; e a far diventare l’Italia &#8220;il principale hub sud-europeo del gas&#8221;.<strong> </strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">E, allora, via con le trivelle:  off shore nel Canale di Sicilia (pur contrastate dalla Giunta Crocetta) e in Adriatico ad Ombrina Mare, dove si è svolta una manifestazione Sabato 13 Aprile, e un proliferare di richieste su terraferma, a partire dalla Lombardia, in un silenzio che è necessario far deflagrare.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Ma, oltre a queste <strong>palesi infrazioni della salvaguardia dell’ambiente e del clima,</strong> questo Governo non ci rassicura affatto per quanto riguarda la copertura alle lobby che hanno regnato incontrastate negli ultimi decenni.<strong> Oltre alla coppia di vertice – Letta Alfano – da sempre  sensibile alle strategie dei potentati   raccolti attorno ad ENI, ENEL, Federelettrica, alle velleità delle “multi utilities” che inseguono in borsa una loro nuova missione e al rilancio improbabile di quel che resta del settore elettronucleare,  molti sono i ministri che hanno un passato negazionista riguardo al clima e che al referendum avevano scelto l’atomo</strong>. Né ci tranquillizza la disattenzione alla messa in sicurezza delle scorie nucleari. A riprova di questo pericolo, negli ultimi giorni sono usciti una serie di articoli sulla stampa (Repubblica e il Sole 24 ore del 17 Aprile) che incensano l&#8217;opera della Sogin, </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">la società di Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle centrali nucleari dismesse, </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">impegnata in quella che viene definita la “più grande opera di bonifica della storia italiana”, cioè quella dei siti nucleari.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Innanzi tutto sono stati presentati senza nessun commento i dati della Sogin sull&#8217;incremento delle attività di smantellamento che negli ultimi 2 anni ha raggiunto, secondo i due quotidiani  un tasso del 23%. Nessuno però fa notare che nel corso di 10 anni la Sogin ha accumulato ritardi nei lavori che sono arrivati fino al 170%, che i costi preventivati sono più che  raddoppiati e che l&#8217;incremento di attività degli ultimi anni è un dato &#8220;drogato&#8221; perché è dovuto all&#8217;impegno sullo smantellamento delle strutture civili, mentre la parte nucleare è ancora al palo.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Ma la cosa interessante sono le cifre date in pasto alla pubblica opinione: un costo complessivo della bonifica (smantellamento impianti + costruzione deposito nazionale) di 6,5 miliardi di Euro<strong> </strong>con la creazione di 12.000 posti di lavoro! La cifra prevista dei lavoratori è, più o meno, dello stesso ordine di grandezza di tutti gli addetti dell&#8217;industria nucleare italiana nel periodo di massima attività in questo settore nel nostro Paese. Delle due l&#8217;una: o c&#8217;è una voluta sovrastima dei posti di lavori preventivati oppure ci si prepara a rendere ancora più ipertrofica la struttura Sogin e collegati. Facciamo un po&#8217; di conti: il piano complessivo di bonifica a vita intera del 2008 prevedeva una spesa totale – riportata alla moneta 2010– pari a 5.442 milioni di euro: rispetto a essa le previsioni più recenti mostrano, dunque, un aumento del 23 per cento. A loro volta le previsioni del piano 2008 presentavano un incremento del 15 per cento rispetto a quelle del piano 2006, che, sempre rivalutate alla moneta 2010, erano pari a 4.727 milioni di euro. Complessivamente, l’aumento delle stime dei costi dal 2006, a moneta costante, è stato del 42 per cento. Le analoghe previsioni dei programmi SOGIN 2001 e 2004, anche queste riportate alla moneta 2010, erano rispettivamente pari a 3.796 milioni di euro e 4.483 milioni di euro (fonte Commissione parlamentare sui rifiuti, 19 dicembre 2012). Il dato di 12.000 addetti è quindi coerente solo se ci si prepara a un’ulteriore dilazione dei tempi e a un’ulteriore incremento dei costi (raddoppio? Forse di più!).</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Una “spending review” in una fase di crisi così profonda non dovrebbe riguardare -come è stato chiesto in conferenza stampa l’11 Aprile dal Comitato Nazionale Si alle rinnovabili No al nucleare &#8211; anche le situazioni come questa, dove il potere politico si è alternato spesso a discapito della competenza e il benessere dei cittadini non è proprio stato sempre in cima alle intenzioni? </span></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-8774" href="http://www.inchiestaonline.it/ambiente/mario-agostinelli-governo-lobby-energetiche-e-negazionismo-sul-clima/attachment/clima-2/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8774" title="clima 2" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/clima-2-300x241.jpg" alt="" width="300" height="241" /></a></p>
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		<title>Walter Tocci: Sinistra senza popolo</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 07:57:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dichiariamo illegale la povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni 2013]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Diffondiamo questo testo del senatore del PD Walter Tocci  che ha scritto in forma di relazione all&#8217;assemblea del CRS (Centro per la Riforma dello Stato) di cui è direttore. Il testo è stato pubblicato nel sito del suo blog. Ho vissuto in diretta il collasso della classe dirigente del Pd. Una delle esperienze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a rel="attachment wp-att-8749" href="http://www.inchiestaonline.it/politica/walter-tocci-sinistra-senza-popolo/attachment/arnald-qualcosa_di_sinistra_bassa/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8749" title="arnald-qualcosa_di_sinistra_bassa" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/arnald-qualcosa_di_sinistra_bassa-300x290.jpg" alt="" width="300" height="290" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="more"></a><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: x-small;"><br /></span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>Diffondiamo questo testo del senatore del PD Walter Tocci  che ha scritto in forma di relazione all&#8217;assemblea del CRS (Centro per la Riforma dello Stato) di cui è direttore. Il testo è stato pubblicato nel sito del suo blog. </em></span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><br /></span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em><br /></em></span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ho vissuto in diretta il collasso della classe dirigente del Pd. Una delle esperienze più amare della mia vita da militante. Se ne può discutere su quattro piani diversi:</p>
<p style="text-align: justify;">1. Sul piano personale è una sofferenza parlare e agire contro la propria parte a causa di un grave dissenso. Non si fa a cuor leggero. Nel mondo antico da cui provengo la disciplina non era un vincolo regolamentare ma un atto spirituale: il senso nobile di sacrificare il proprio punto di vista a favore di un pensiero collettivo che si fa azione; anzi di più, una terapia antinarcisistica che regala la forza di trovarsi spalla a spalla coi compagni di lotta. Tutto ciò è irripetibile nel mondo banale di oggi. Ed è patetico ridurre l’accaduto all’indisciplina dei parlamentari, che nel caso delle elezioni al Quirinale è costituzionalmente protetta dal voto segreto e storicamente manifestatasi in tutti i casi, con l’unica eccezione di Cossiga non a caso il peggior presidente.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Sul piano più distaccato dell’analisi forse l’evento diventerà un case-study della teoria politica su come si suicida lo stato maggiore di un partito. Jared Diamond<span style="color: #444444;"><sup><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">1</span></span></sup></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> ha classificato le forme di Collasso dei popoli nei diversi continenti ed epoche, soffermandosi in particolare sull’analisi della civiltà dell’isola di Pasqua, caratterizzata dallo splendore delle sue grandi sculture, che scomparve improvvisamente dalla storia. Si trattava di una comunità chiusa e divisa dall’inimicizia tra diversi clan. La tensione tra la forza divisiva interna e la forza centripeta che veniva dalla chiusura con l’esterno sprigionò un’energia autodistruttiva. La somiglianza col PD è inquietante, speriamo che l’esito sia diverso. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">3. Sul piano politico si è intaccato il legame di rappresentanza del parlamentare con gli elettori. Fare il governissimo avendolo escluso prima e dopo il voto è una frattura che richiederà tempo per essere sanata. Vorrei andare per strada e fermare le persone per chiedere “Ma lei mi ha votato? Ne possiamo parlare per ritrovare la fiducia?”. Mi fa cadere le braccia il neoluddismo, perfino da parte di nostri giovani dirigenti, che attribuisce il dissenso alla frenesia virtuale della rete, scambiando il dito col cielo. Non diciamo sciocchezze, erano i nostri elettori in carne ed ossa che ci chiedevano di non farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">4. Sul piano storico, infine, l’evento avrà conseguenze di lungo periodo ancora imprevedibili e si colloca nell’intersezione tra diversi cicli politici in via di esaurimento: il fallimento della Seconda Repubblica, lo sfinimento della generazione postcomunista e cattolico-democratica, la crisi dell’Europa di Maastricht, l’indebolimento del trentennio liberista. Siamo ancora dentro i fatti, ma quando ne avremo conquistata la consapevolezza ci accorgeremo che è stato un evento storico poiché intreccia i fili del passato e proietta interrogativi sul futuro.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #444444;"><br />Nel presente mette in luce una verità più amara. La sinistra italiana si trova oggi al minimo storico nella capacità di influenza sulla vita nazionale, sulla politica, sugli assetti sociali e sugli orientamenti culturali. Mai nella storia repubblicana la sua rilevanza era stata tanto scarsa, neppure nei momenti più difficili. Si dice spesso che la sinistra è sempre stata minoranza, ma si dimentica di aggiungere che proprio in quanto tale ha saputo condizionare le classi dominanti, soprattutto nell’epoca giolittiana e nella Prima repubblica, attraverso i movimenti sociali, la produzione culturale e la rappresentanza politica. Quando è mancato questo contrappeso il Paese ha sbandato nell’avventura, prima nella tragedia della dittatura fascista e poi, in regime democratico, nel suadente sovversivismo berlusconiano. Senza questa benefica minoranza l’Italia esprime il suo lato oscuro. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Mi torna in mente una vecchia canzone di Aznavour che diceva: “Com’è triste Venezia senza di te”. Così, l’indebolimento dell’altra Italia ha favorito la peggiore Italia. Lo squilibrio ha contribuito alla decadenza della creatività, all’involgarimento dello spirito pubblico, al dilagare dell’illegalità, alla mancanza di futuro. Con questo senso di responsabilità nazionale dobbiamo mettere a tema il rinnovamento della sinistra dopo il collasso della sua classe dirigente.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #444444;"><strong>L’evento</strong></span><span style="color: #444444;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Se l’evento è tanto importante cominciamo col ricostruirne la cronaca. Il Pd entra in campagna elettorale pensando di aver già vinto e puntando ad amministrare il risultato, come la squadra che segna un gol al primo minuto e fa catenaccio per tutta la partita. Il messaggio elettorale è debolissimo, rivolto per lo più verso Monti e le cancellerie europee, senza alcuna consapevolezza della tempesta che viene a sconvolgere le dinamiche elettorali. A urne aperte la sconfitta politica, prima che elettorale, non viene ammessa e si prosegue con lo schema già previsto in caso di vittoria, cioè la candidatura di Bersani alla guida di un governo del Pd e della sua coalizione, come se non fosse successo nulla. È la madre di tutte le successive scelte sbagliate. Mi rimarrà sempre nella memoria il gelo che sento intorno a me nella riunione della direzione post voto mentre dico apertamente al segretario che è un errore. Almeno la metà di quella sala era in disaccordo con il segretario, ma non lo dice, con un’ipocrisia che anticipa già l’esito perverso dei 101. Se si fosse scelto subito il governissimo non lo avrei condiviso, ma sarebbe stata una linea politica chiara, ci saremmo risparmiata la figuraccia successiva e tutto sommato lo avremmo fatto in condizioni di forza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tentativo di costituire un governo di minoranza al Senato si arena di fronte al rifiuto di Napolitano, che interviene già nel merito manifestando la sua preferenza per l’accordo PD-PDL. In quel momento Bersani dovrebbe esplicitare il dissenso col Presidente e candidare un’altra personalità di sinistra, ma purtroppo accetta un’ambigua ricognizione che si risolve in una perdita di tempo. Quando si inverte l’agenda il Pd propone il doppio binario di un’ampia condivisone per la scelta del Quirinale e di un “governo di combattimento”. Ma è una linea politica inconsistente che conferisce un enorme potere contrattuale a Berlusconi, il quale, mostrando una sapienza tattica di gran lunga superiore a quella dei nostri dirigenti, dichiara apertamente di accettare l’accordo sul presidente solo se può condizionare il governo. I due binari non esistono, e una volta presa quella direzione si consegna all’avversario la soluzione del problema, pur continuando a infuocare la base contro il governissimo, fino a pochi giorni prima del voto con il comizio di Bersani a Corviale. Si aggiunge l’errore di presentare una rosa di nomi a Berlusconi che sceglie Marini, il quale, dopo l’insuccesso, ha onestamente riconosciuto in un’intervista che la sua elezione avrebbe consentito un’intesa “a bassa densità” col Pdl per il governo, cioè una versione camuffata del governissimo. Nell’assemblea dei Gruppi a bocciare il candidato è quasi la metà dei parlamentari, tra voti contrari, astenuti e altri che lasciano la seduta. Viene risposto picche anche a chi propone una pausa di riflessione e si va avanti in modo irresponsabile verso il primo fallimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Presi dal panico i dirigenti ribaltano la linea politica e scelgono la candidatura di Prodi che viene acclamata in assemblea e bocciata nel voto segreto. I 101 non sono parlamentari indisciplinati, ma un pezzo del gruppo dirigente che ha imposto il ritorno all’intesa col Pdl, senza assumersene la responsabilità a viso aperto. L’esito finale della delegazione contrita al Quirinale e del governo organico tra Pd e Pdl per molti esponenti del Pd non è stato un incidente, ma la politica che desideravano sin dall’inizio, come si vede dalla soddisfazione ostentata da molti in questi giorni. La gravità della vicenda non è formale ma sostanziale. I franchi tiratori ci sono sempre stati nelle elezioni presidenziali, ma non era mai accaduto che la dirigenza di partito utilizzasse quel momento per imporre alla propria gente il ribaltamento della proposta elettorale, senza avere neppure il coraggio di dichiararlo. Questa non è una questione di regole, ma è il collasso della classe dirigente. Non si può guidare un partito senza assumersi la responsabilità delle proprie scelte. È un’abdicazione senza onore.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #444444;"><strong>Si poteva evitare?</strong></span><span style="color: #444444;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Bastava proseguire col metodo vincente usato per l’elezione di Boldrini e Grasso. Bisognava rinunciare a candidare Bersani, aprire ad una personalità di sinistra per il governo e ad una figura di prestigio al Quirinale per restituire fiducia ai cittadini. Si dice che Rodotà non andava votato sotto la pressione della piazza; dovremmo piuttosto chiederci perché non siamo stati capaci di proporlo prima che lo facessero gli agitatori. Avremmo ribaltato la partita, stringendo Grillo in una morsa: portare voti al nostro candidato oppure perdere quelli del suo elettorato. La stessa candidatura di Prodi presentata in anticipo avrebbe potuto ottenere consensi più ampi anche oltre il Pd. Entrambe queste figure avrebbero creato un clima favorevole al governo di cambiamento che per due mesi abbiamo inseguito solo a parole. Per la prima volta nel Parlamento italiano avremmo avuto i numeri per approvare leggi del tipo conflitto d’interessi e reddito di cittadinanza per i giovani. Il Pd sarebbe stato protagonista del superamento della Seconda Repubblica invece della sua ibernazione. Si è persa una occasione storica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho ricevuto due obiezioni a questo ragionamento. La prima riguarda la necessità di una “pacificazione”, tema in voga tra gli editorialisti dell’establishment. I partiti che dovrebbero appacificarsi, oggi, rappresentano meno della metà degli elettori aventi diritto: circa 16 milioni su 46 totali, e le rispettive coalizioni ne hanno persi circa 10 milioni. Più della metà del popolo italiano ha negato la fiducia al sistema politico nel suo complesso. In questo clima, qualsiasi intesa tra Pd e Pdl non solo non garantisce coesione nazionale, ma esaspera ulteriormente la frattura tra i cittadini e la politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal voto è uscito un sistema tripolare e c’erano quindi non una, ma due vie di “pacificazione”, o verso il passato per chiudere la conflittualità del bipolarismo oppure verso il futuro per riconciliare istituzioni e popolo. La scelta della prima strada viene naturale se si ragiona con lo schema del ceto politico. Per la seconda ci voleva coraggio nello sporgersi sull’abisso del rancore e della protesta per sortirne con la politica. I nostri dirigenti sono rimasti prigionieri del frame imposto dall’avversario e non sono riusciti a Non pensare all’elefante, il titolo del libro di George Lakoff che spiega la subalternità della sinistra.<span style="color: #444444;"><sup>2</sup></span><span style="color: #444444;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">La seconda obiezione riguarda l’irresponsabilità di Grillo, come se avessimo già dimenticato quella di Berlusconi. Sento dire da sinistra che il comico sarebbe un reazionario e posso anche consentire. Però, chi come noi viene da una grande scuola non può dimenticare che nei terribili anni trenta nelle Lezioni sul Fascismo Togliatti invita i militanti a prendere contatto con i lavoratori organizzati dai sindacati di regime al fine di sottrarli alla retorica di Mussolini. Molto più agevolmente si può dialogare con milioni di elettori Cinque Stelle che prima votavano per noi. Mi sono fatto l’idea che sarebbe molto facile battere Grillo, metterlo in difficoltà con un’iniziativa incalzante, come non si è mai fatto finora. Non servivano né gli sterili strali né le poco dignitose sedute in streaming. Dovevamo mettere in discussione noi stessi per incuriosire il suo elettorato. Presentarsi con il nostro leader battuto alle elezioni, invece, ha consentito al demagogo di rinserrare il suo popolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #444444;"><strong>Le cause dell’evento</strong></span><span style="color: #444444;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio di Diamond spiega che il collasso è un evento improvviso, ma preceduto da una lenta incubazione. Nel nostro caso, sarebbe lungo cercare a ritroso le ragioni della sconfitta della sinistra. In un libro che cerco di scrivere tra gli affanni di questi mesi le ho ritrovate addirittura negli anni sessanta, sono ancora più evidenti nell’ultimo ventennio, ma qui per brevità mi limito agli anni del PD.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo partito era stato pensato come strumento per chiudere la transizione italiana e battere il berlusconismo. Perché ha fallito l’obiettivo? Tanti motivi soggettivi sono evidenti, ma voglio soffermarmi sulle cause più profonde. I referendum hanno spesso segnato le fratture tra politica e società, da quello sul divorzio a quello sulla preferenza unica. Ma è incredibile come siano stati rapidamente dimenticati i più recenti. Nel 2006 e nel 2010 quasi trenta milioni di italiani hanno salvato la Costituzione dallo sfregio di Calderoli e hanno colto l’occasione dell’acqua per affermare il primato dei beni comuni. Al di là del merito tecnico dei due quesiti emergeva una nuova sensibilità popolare che poteva essere mobilitata per liberarsi dall’egemonia della destra. Gli elettori si mobilitarono senza trovare una guida nei dirigenti del Pd, i quali vissero con fastidio quelle vittorie cercando di archiviarle prima possibile. E invece sarebbero state le occasioni per cancellare i falsi miti della Seconda Repubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il referendum costituzionale archiviava la retorica delle riforme istituzionali, cioè il pupazzo di pezza che tiene impegnato un ceto politico sempre più distratto dai problemi reali del Paese. La priorità nazionale ormai è diventata il superamento del bicameralismo per accelerare l’attività legislativa, mentre bisognerebbe ritardarla per fare meno leggi ed evitare l’alluvione normativa che ormai sommerge la vita pubblica. Si è discusso fino allo sfinimento dell’ingegneria istituzionale, mentre nel frattempo l’amministrazione statale veniva lasciata alla degenerazione burocratica e clientelare, provocando il rigetto da parte dei cittadini. Con un vero transfert il ceto politico ha attribuito alle istituzioni la responsabilità dell’indecisione che invece dipende dalla trasformazione dei partiti in macchine di consenso per i notabili. Da quel referendum veniva la domanda di una democrazia parlamentare, di una vera riforma dell’amministrazione, di spazi di partecipazione per i cittadini. Averle ignorate ha preparato le fascine per il fuoco grillino.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo referendum non era una questione di acquedotti, era la manifestazione della saggezza popolare che di fronte alla crisi più grave del secolo e dopo trent’anni di liberismo chiedeva di uscirne con la solidarietà, la dignità del lavoro e con i beni comuni. Di fronte a quella formidabile novità un grande partito di sinistra avrebbe dovuto fare un vero congresso alla Bad Godesberg, proporre una lettura strutturale della crisi mondiale, revisionare le vecchie dottrine per darsi un nuovo programma fondamentale e predisporre una campagna di mobilitazione per ottenere risultati tangibili a favore dei giovani e dei ceti popolari. Al PD dopo una settimana già non si parlava più di referendum. Italia Bene comune è diventato uno slogan privo di proposte concrete.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella primavera del 2010 è stato l’ultimo momento utile per uscire a sinistra dalla crisi della Seconda Repubblica. La mobilitazione spontanea dell’elettorato vince per la prima volta contro la destra a Milano, e a Genova, Napoli, Cagliari. Il Pd perde tutti i suoi candidati sindaci ma si intesta il successo e prosegue imperterrito per la propria strada. Non trovando una sponda a sinistra quelle domande hanno cominciato ad ardere le fascine dell’indignazione sotto le uniche bandiere disponibili della lotta alla Casta.</p>
<p style="text-align: justify;">In quei mesi il Pd manca l’unica risposta possibile, cioè intestarsi una lotta coerente ai privilegi della politica per passare alla controffensiva dimostrando che non sono tutti uguali. L’establishment accarezza la protesta con i suoi giornali al fine di produrre un discredito generalizzato dei partiti e quindi evitare che il regime berlusconiano, di cui aveva ampiamente beneficiato, cadesse a favore della sinistra. Non a caso la campagna stampa si accentua dopo la doppia vittoria delle amministrative e del referendum.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo il Pd arriva indebolito e delegittimato come forza di governo all&#8217;appuntamento decisivo della fine della maggioranza di destra ed è costretto ad accettare l’emergenza del governo tecnico. Da quel momento non si riesce più rimettere al popolo la decisione elettorale, come invece si è fatto in una decina di paesi europei, anche quelli in forte difficoltà di bilancio, con risultati che hanno sempre stabilizzato i governi. Il Pd non ha il coraggio di mettere in discussione Monti neppure nel 2012 quando era già evidente il suo logoramento e ancora non era esploso il consenso grillino. Sceglie di fare le primarie in autunno invece di vincere le secondarie. Il coraggio non manca invece a Berlusconi che è riesce a presentarsi come forza di opposizione alle elezioni dopo aver votato tutte le leggi di Monti. La campagna elettorale di Bersani rivela una paurosa carenza di proposta di governo, come mai era accaduto prima. Ce la caviamo dicendo &#8220;un po’ di equità e un po’ di lavoro&#8221;, ma non può bastare nel cuore della più grande crisi del secolo. I nostri 8 punti sono tardivi e sbrodolati in 80 microproposte tecniche. Berlusconi, invece, cala con chiarezza i suoi assi sul tavolo, che ci piaccia o no, dall’Imu all’attacco all’austerità europea. Si posiziona sui contenuti e non a caso tiene banco anche nei primi passi del governo Letta.</p>
<p style="text-align: justify;">Come è potuto succedere che una classe dirigente arrivasse così impreparata all’appuntamento cruciale con la crisi della Seconda Repubblica? Perché il Pd non ha percepito i processi che preparavano il collasso? Non aveva gli occhi e le orecchie nella società perché era già consumata la riduzione dei gruppi dirigenti a ceto politico. <br />A metà degli anni duemila, infatti, Ds e Margherita sono già due partiti spenti. Si uniscono per dare vita ad un partito nuovo e invece portano le rispettive decadenze nel PD. I fondatori diventano subito gli affossatori del progetto che perde rapidamente lo smalto iniziale. Nessuno dei leader riesce a scalfire il primato del ceto politico, pur avendo ricevuto proprio per tale scopo un&#8217;ampia investitura dal popolo delle primarie. In molti, compreso il sottoscritto, abbiamo pensato che la partecipazione dei nostri elettori potesse cambiare la logica del Pd. È accaduto il contrario, il ceto politico è riuscito a usare le primarie per conservare se stesso, a dimostrazione che non bastano marchingegni procedurali, ma occorre sostanza culturale e radicamento popolare per cambiare un partito. Questa era la promessa con cui Bersani vinse il congresso nel 2009, ma fu rapidamente accantonata per non modificare lo status quo. Rimase il residuo di una politica debole e non convincente verso l&#8217;elettorato, che ha manifestato la sua insoddisfazione all&#8217;interno col 40% dei voti a Renzi e all&#8217;esterno col 25% a Grillo.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto all’Ulivo il Pd costituisce non uno sviluppo ma un passo indietro, è inferiore sia per la capacità di governo sia per l’apertura alle diverse culture riformistiche. Basta ripensare al clima di partecipazione, di entusiasmo e di innovazione che si determinò intorno al primo governo Prodi, senza paragoni in seguito. La sua bocciatura al Quirinale è il segnale di processi più profondi che hanno portato alla fine dell’ulivismo e perfino del cattolicesimo democratico. Con la consueta ruvidezza a Renzi è bastato un articolo su La Repubblica per dichiarare finita la rappresentanza cattolica in politica.<span style="color: #444444;"><sup>3</sup></span><span style="color: #444444;"> E il veto a Stefano Rodotà non è venuto dai cattolici, come si è voluto far credere, bensì proprio da una parte degli ex diessini. Anche questa tradizione, infatti, nel corso degli anni si è sempre più rinchiusa in se stessa. Basta pensare che nel corso di un ventennio la generazione postcomunista ha fondato diversi partiti, ma ha sempre mantenuto il monopolio dei vertici politici, tenendo ai margini altre personalità di sinistra con profilo analogo a quello di Rodotà, presidente del Pds nei mesi iniziali. In questi giorni si è esaurita una genealogia che dal vecchio Pci ha finito per assorbire molti difetti e poche virtù. <br />Tutto sommato il collasso ha portato chiarezza eliminando i gusci vuoti delle tradizioni. La sinistra italiana adesso è più libera di ripensarsi guardando al futuro. </span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #444444;"><strong>Ripensare il popolo</strong></span><span style="color: #444444;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Con tutto il rispetto spero si possa criticare anche l’indirizzo seguito dal Presidente Napolitano. La continua ricerca delle larghe intese ha contribuito non poco all’attuale ingovernabilità. Il paese sarebbe stato più governabile se si fosse agevolato il confronto elettorale prima dell’ascesa di Grillo: nel 2010 senza regalare due mesi di tempo per comprare Scilipoti, nel 2011 senza rendere obbligatorio il governo Monti, nel 2012 senza prolungarne l’esistenza oltre il dovuto, nel 2013 senza impedire a Bersani di andare a cercare i numeri al Senato. Un Quirinale meno attivo avrebbe aiutato la governabilità. Se da questa vicenda venisse avanti il presidenzialismo, aumenterebbe l’ingovernabilità. Gli uomini soli al comando hanno già combinato guai nel governo, elevarli al rango costituzionale sarebbe come curare l’alcolista con il cognac oppure con il bourbon, come dice Massimo Luciani.<span style="color: #444444;"><sup>4</sup></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><br />L’accanimento terapeutico delle larghe intese ha prodotto la resurrezione di Berlusconi e l’ascesa di Grillo. Ora abbiamo due populismi e una sinistra senza popolo. Questa asimmetria impoverisce sia di voti sia di pensieri la politica di sinistra. Da quando ci troviamo in questa morsa, infatti, abbiamo preso il vezzo di classificare come antipolitica e populismo tutto ciò che non rientra nelle nostre categorie di analisi. E non è poco, se tra i consensi raccolti dai due comici, il cavaliere e il vaffaleader, e quelli che non votano si arriva a circa tre quarti dell’elettorato. A noi rimane solo un quarto. Viene da domandarsi se siamo normali noi oppure gli altri. Pensare che noi facciamo politica e il resto è solo antipolitica è come andare sull’autostrada contromarcia dicendo che sono impazziti gli altri automobilisti. No, purtroppo siamo impazziti noi a fare politica perdendo tempo appresso a Casini con il suo 2% di voti, senza accorgersi neppure che stava crescendo un nuovo partito del 25%. Chi raccoglie milioni di voti fa politica non antipolitica. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">E anche quando usiamo la parola populismo in senso spregiativo mostriamo una debolezza inconsapevole, cerchiamo di dimenticare che abbiamo perso il contatto col popolo.<sup>5</sup> Come la volpe dice che l’uva è acerba quando non riesce a coglierla. Propongo di abolire a far data da oggi le parole antipolitica e populismo dal lessico del CRS. La ricerca di parole diverse ci obbligherà ad assumere nuovi punti di vista sulla realtà, saremo costretti ad affacciarci sull’abisso del distacco di milioni di cittadini dalle istituzioni, saremo costretti ad affrontare la questione elusa da circa trent’anni di una sinistra che perde voti nei ceti popolari e li guadagna nelle classi agiate.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino a quando sopporteremo una sinistra senza popolo? Da qui bisogna ripartire con un salto teorico e pratico per intendersi meglio sul concetto di “popolo”. La prima battaglia che deve vincere il concetto è con se stesso, deve liberarsi cioè della tradizione che lo vuole come un insieme organico e senza differenze. Il popolo non esiste in natura. Non è un aggregato sociale e tanto meno una classe. E’ prima di tutto una costruzione politica. Nasce un popolo quando il politico decide una linea di frattura sulla quale attesta la ricomposizione dell’eterogeneità sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel pieno della più grave crisi economica il malessere non si è espresso nel conflitto sociale pur essendo ampiamente disponibili i motivi. Il collettivo Wu Ming ha osservato che il movimento Cinque stelle ha neutralizzato il conflitto<sup>6</sup> orientando il malessere su un cleavage tra casta e società che ha unificato tutti gli altri: destra e sinistra, lavoro e impresa, qualunquismo e partecipazione. In tal senso Grillo non è affatto antipolitico, anzi ha realizzato un capolavoro politico riuscendo a ridurre l’eterogeneità entro una dicotomia politica che spazza via tutte le altre. Qualcosa del genere aveva già realizzato Berlusconi nel ventennio precedente creando il mito del “fate come me per diventare ricchi”. Anche quell’invenzione è stata capace di costruire linee di frattura – contro il fisco, l’Europa, i comunisti – che hanno unificato elementi sociali molto eterogenei tra di loro, come ricchi e poveri, nord e sud, produttori e profittatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche i partiti della Prima Repubblica avevano la capacità di contenere la complessità sociale dentro le linee di frattura delle ideologie novecentesche. Così hanno creato i grandi aggregati interclassisti, non solo quello democristiano, ma in una certa misura anche quello comunista. Il Pci è stato il partito della classe operaia come costrutto ideologico, ma non completamente nella base sociale. Era di meno perché molti lavoratori votavano per la Dc. Era di più perché sapeva ampliare le alleanze verso ampi settori produttivi, professionali ed intellettuali. Non era l’unità di classe a determinare univocamente la politica, ma era la politica che inventava un popolo capace di unificare l’eterogeneità sociale. Il capolavoro della “funzione nazionale” fu possibile perché c’era stato Gramsci che aveva compensato il vuoto di teoria politica del marxismo introducendo il concetto eterodosso di Egemonia. Non a caso questo revisionismo nasce in Italia, riconnettendosi con la tradizione di Machiavelli e misurandosi col tema storico dell’incongruenza nazionale che è l’asimmetria tra Stato e popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutti i paesi europei le due entità sono portate all’equilibrio da legami prepolitici radicati nella cultura e negli stili di vita. Da noi mancando una cultura statuale l’equilibrio può essere raggiunto solo per via politica: siamo diventati democratici non per il rispetto delle regole ma in quanto comunisti o democristiani. Questa compensazione della debolezza statuale comporta però sempre un’eccitazione del lato popolare. Per questo ciò che chiamiamo impropriamente populismo è un carattere permanente tra Prima e Seconda Repubblica. La differenza è solo nelle forme diventate oggi più volgari, irregolari e autoritarie rispetto al passato. La continuità è anche geografica: Bossi e Berlusconi nei feudi democristiani delle valli lombarde, delle pianure del nord-est e delle terre meridionali; Grillo sia nelle regioni più bianche sia nelle regioni più rosse. Bisogna rileggere Gramsci, come suggerisce Ida Dominijanni, se vogliamo capire perché le nostre sono sempre rivoluzioni passive e mai trasformazioni radicali della società, dalla Dc al Pci, da Berlusconi a Grillo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è il compito teorico, unire la lettura gramsciana del politico come costruttore di egemonia con la radicalità del decostruzionismo postmoderno che coglie l’irriducibile frammentazione.<sup>7</sup> Questa è accentuata proprio dalle trasformazioni del lavoro, non solo nei livelli alti della produzione immateriale, ma anche nelle attività manuali che non possono essere automatizzate. Le divaricazioni tra knowledge-workers e poor-workers, tra occupati e inoccupati, tra pubblico e privato sono solo gli aspetti più visibili di una più generale scomposizione dell&#8217;organizzazione produttiva. Dopo una dimenticanza di quasi venti anni, a sinistra è tornata la priorità del mondo del lavoro, non senza l&#8217;illusione di poterne ripristinare la soggettività a partire da facili sociologismi o da volontarismi di correnti di partito. Proprio il lavoro invece dimostra che la ricomposizione può avvenire solo nell&#8217;immaginario politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un lato bisogna affacciarsi sull’abisso, cogliere il perturbante della forma di vita, immergersi nell’eterogeneità. Dall’altro lato però non si deve rinunciare al costruttivismo politico capace di inventare linee di frattura che consentano di ridurre la complessità. Proprio perché oggi è più radicale la frammentazione c’è più bisogno della creatività del politico per ricomporla. Viviamo un’epoca fortemente politica, non è vero che ci sia spoliticizzazione. Oggi, l’autonomia del politico ha qualche chance in più rispetto agli anni settanta. Rileggo l&#8217;opera del mio maestro Mario Tronti proprio mentre mi trovo in evidente contrasto con lui sulle scelte contingenti.<sup>8</sup></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’esodo dei partiti dallo Stato </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nell’incongruenza italiana è accaduto che la destra di Berlusconi e l’ambiguità di Grillo puntassero sull’eccitazione del lato popolare mentre la sinistra si rifugiava nella nicchia dello Stato. Il Pd corrisponde perfettamente al tipo del party in office descritto dalla scienza politica: un partito di amministratori, gestore delle compatibilità economiche, incistato nelle pieghe della spesa pubblica, incapace di parlare ai tormenti della società. Curiosamente nell’epoca della privatizzazione a oltranza si è statalizzata proprio la politica.<sup>9</sup> La destra però ha saputo mantenere un rapporto con l’immaginario popolare, noi invece abbiamo interpretato unilateralmente il processo.</p>
<p style="text-align: justify;">La sinistra riformista ha portato alle estreme conseguenze la statalizzazione della forma partito, stigmatizzando come populismo tutte le tendenze che hanno evitato quella trappola. Il finanziamento pubblico è nato negli anni settanta come causa ed effetto di tale assorbimento dei partiti nell’amministrazione statale. Mentre aumentavano i soldi dello Stato diminuivano i voti per la sinistra. La disponibilità di risorse pubbliche – non solo finanziarie, ma nelle nomine e nella dispersione della spesa pubblica – ha incoraggiato i politici di sinistra a fare a meno del radicamento popolare. Questa semplice constatazione storico-empirica dovrebbe convincerci a diventare nemici acerrimi dell’attuale finanziamento diretto dei partiti. Senza mettere in discussione il principio, che pure non abbiamo saputo difendere da almeno trent’anni, ma proponendo oggi una radicale riforma che lo legittima di nuovo affidando però la scelta ai cittadini. Abbiamo presentato &#8211; siamo un gruppo di parlamentari &#8211; un disegno di legge che introduce l’unoxmille e forti detrazioni fiscali per le erogazioni liberali, secondo la proposta avanzata da Pellegrino Capaldo. I partiti non potranno più usare lo strumento legislativo per stabilire quanto debbono prelevare dalle casse dello Stato, ma dovranno andare a cercare gli elettori, convincendoli a utilizzare la propria dichiarazione fiscale per contribuire a definire l’entità del sussidio pubblico. Non sarebbe solo una buona legge di finanziamento, ma indicherebbe ai partiti una via per fare esodo dallo Stato e dirigersi verso la terra promessa del consenso popolare.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #444444;">Solo questa liberazione può ricondurre quelli che oggi impropriamente chiamiamo partiti nell’alveo costituzionale di associazioni di cittadini finalizzate a “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Qui viene a proposito l&#8217;idea di Fabrizio Barca di ricollocare l’organizzazione di sinistra nel vivo della società. Ha riscosso un largo interesse e rimesso in movimento energie, è una novità da incoraggiare e da sviluppare. Ho parlato con Fabrizio e abbiamo deciso di trovare punti di contatto tra il CRS e la sua ricerca. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">È suggestiva e foriera di preziose sperimentazioni la proposta di mobilitazione cognitiva, che potremmo chiamare anche creatività sociale. La differenza rispetto al vecchio partito di massa è radicale e forse va resa più esplicita. Non essendo più disponibili i blocchi sociali né i programmi ideologici, nell’organizzazione della politica diventano critiche le dimensioni del chi e del che cosa. La prima fa i conti con la frammentazione e richiede un’inedita capacità di riconoscimento delle differenze identitarie e dei conflitti locali e settoriali. La seconda si misura con la società della conoscenza e richiede una forte capacità di innovazione e di pensiero critico della contemporaneità. Questi due salti di qualità sono mancati clamorosamente nei soggetti politici postideologici soprattutto a sinistra. La carenza si è manifestata in una versione o negativa o banale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel primo caso la ricerca del chi invece di aprirsi alle differenze è decaduta nell’autoreferenzialità del ceto politico. La sfida cognitiva del che cosa invece di cogliere le opportunità dei nuovi saperi si è rinserrata nella gestione della macchina statale. Nella versione banale, invece, la ricerca del chi ha colto la differenziazione sociale, ma riducendosi a dare ragione a tutti, senza alcuna capacità di selezionare né tanto meno di fare sintesi. Il che cosa è diventato un sapere imposto dall’alto secondo quell’illusione tecnocratica che, appena è andata al governo, ha manifestato tutta la sua miseria concettuale e la sterilità riformatrice. <br />La terza via è la mobilitazione cognitiva. Il salto da compiere consiste nell’andare oltre la separatezza tra la ricerca del chi e del che cosa. Solo nell’intreccio tra questi due momenti si produce nuova politica. Quando la differenza tra i soggetti interagisce con il necessario salto cognitivo sgorga la creatività sociale come esperienza politica. Come il vecchio partito di massa organizzava la democrazia aprendo le porte dello Stato ai ceti popolari, così oggi un partito che voglia chiamarsi democratico non a parole deve organizzare la creatività sociale.<span style="color: #444444;"><sup>10</sup></span><span style="color: #444444;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Se questa è la proposta di Barca non solo la condivido, ma aderisco con entusiasmo. Però si deve sapere che è molto lontana dalla condizione reale dei nostri partiti, i quali hanno assunto la curiosa mescolanza di elementi post e pre-partito di massa. Da un lato leader mediatici e dall’altro notabili territoriali sono tenuti insieme da una sorta di patto di franchising, in cui i primi si occupano della cura del brand e i secondi dell’organizzazione del consenso.<span style="color: #444444;"><sup>11</sup></span><span style="color: #444444;"> I partiti in franchising sono adatti ad attrarre clienti, non i cittadini che vogliono partecipare alle scelte; sono concentrati sul mantenimento dello scambio locale e quindi rimangono indifferenti all&#8217;elaborazione di programmi di governo nazionali; sono forme notabilari e perciò preposte al mantenimento di un ceto politico, ma non alla selezione di una classe dirigente. </span></p>
<p style="text-align: justify;">La natura e le finalità di questi aggregati sono completamente diverse dalle associazioni di cittadini previste dall’articolo 49. Se dopo una lunga rimozione dal dibattito pubblico si torna a parlare delle forme politiche bisognerà anche adeguare il linguaggio per evitare fraintendimenti. Forse potrebbe aiutare anche un asterisco scrivendo, ad esempio, partiti* per indicare quelli in franchising da non confondere assolutamente con i partiti intesi come organizzatori di democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra la forma attuale e quella immaginata non c’è continuità, sono due stati quantici diversi. Come un elettrone per passare da un&#8217;orbita al&#8217;altra ha bisogno o di acquisire energia oppure di perderla, così la trasformazione del partito può avvenire per un salto in avanti o per una radicale destrutturazione dell’esistente. Bisognerà pensare a come organizzare la transizione.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, c’è una sorta di articolo 3 da affermare nelle nostre organizzazioni. Non basta dichiarare in astratto, come si sente spesso, che ci vogliono partiti belli e buoni, ma bisogna rimuovere gli ostacoli che impediscono la bellezza e la bontà.</p>
<p style="text-align: justify;">La mobilitazione cognitiva potrebbe non bastare se si perdesse di vista che in fin dei conti un partito è sempre in una lotta per il potere e questa dimensione non va nascosta dietro retoriche ireniche. Per fare popolo la sinistra deve definire una linea di frattura sulla quale ricomporre l’eterogeneità sociale. L’individuo spaesato nei flussi globali ha bisogno più di prima di principi di individuazione. Nello svuotamento della democrazia il cittadino sempre meno sovrano cerca una parte, ma spesso trova solo l’unanimismo dell’establishment. Nel cuore della grande crisi il lavoro frantumato non si agglutina più in una rivendicazione sindacale ma in un immaginario politico. Con l’espressione “fare popolo” si deve intendere un’azione dall’alto e dal basso</p>
<p style="text-align: justify;">Dall’alto, nel senso di “fare società con la politica” &#8211; come dicemmo nell’assemblea del CRS dopo un’altra sconfitta, quella del 2008<span style="color: #444444;"><sup>12</sup></span><span style="color: #444444;"> &#8211; cioè affermare nuovi contesti cognitivi, i frame di Lakoff, che aiutino i cittadini a prendere consapevolezza dei problemi e delle soluzioni possibili. Ci piaccia o no Berlusconi e Grillo sanno farlo a modo loro, la sinistra potrebbe farlo meglio mettendoci più cultura e più solidarietà.Dal basso ritrovando alimento nella linfa popolare da troppo tempo perduta. È un movimento opposto al precedente perché rinuncia a mettere le braghe al mondo e accetta le contraddizioni della forma di vita contemporanea, senza costringerle in un normativismo astratto, ma piegandosi verso l’umiltà del male di cui ci ha parlato Franco Cassano.</span><span style="color: #444444;"><sup>13</sup></span><span style="color: #444444;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #444444;"><strong>Per una riforma geopolitica dell’Europa</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Infine, un’idea di partito è pur sempre un problema storico. Non è mai un modello organizzativo, ma diventa realtà solo se afferra le questioni storiche scoperchiate dalla crisi e riesce a proiettarle nell’avvenire. Non viviamo tempi normali. È davanti a noi la crisi europea. <br />Si vuole oscurare il fallimento di Maastricht raccontando la storiella popolare dei paesi spreconi del sud che non vogliono rimettere i propri debiti. La doppia semantica della parola Schuld, che significa sia debito sia colpa, spiega lo spessore culturale con cui le elites tedesche coniugano economicismo e “populismo”, a conferma di quanto poco esplicativa sia questa parola che indica fenomeni moto diversi tra loro. Contro lo sciagurato “populismo” di casa nostra Monti ha finito per assecondare quello tedesco che riduce il problema europeo ad un disciplinamento della colpa meridionale, secondo gli stereotipi molto in voga nei giornali popolari tipo Bild.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece di richiamare l&#8217;attenzione su chi ci guadagna dalla crisi, le classi dirigenti italiane hanno accettato l&#8217;argomento antropologico di una carenza soggettiva dei popoli meridionali. La differenza mediterranea diventa un difetto da rimuovere per adeguarsi allo standard nordico, sembra non essere più parte integrante dell&#8217;ideale europeo.È tempo che i paesi mediterranei e in primis l&#8217;Italia rivolgano un discorso nuovo al vecchio continente. Non solo per chiedere deroghe alle regole di contabilità, ma per un ripensamento geopolitico del progetto europeo.</p>
<p style="text-align: justify;">Venti anni fa la transizione postcomunista rese prioritario l&#8217;ampliamento verso i paesi dell&#8217;est. Quella del dopo muro è stata un&#8217;Europa senza Mediterraneo. Le rivoluzioni arabe, o come vogliamo chiamarle, avrebbero meritato la stessa attenzione spingendo il vecchio continente a volgersi verso il suo antico mare, dove si collocheranno le principali questioni del secolo appena cominciato: la questione energetica e ambientale; la creazione di lavoro che può venire solo dalla cooperazione tra le sature economie del nord e la crescita di quelle del sud; la migrazione dei popoli che mette alla prova la civiltà europea tra l&#8217;apertura ad un nuovo meticciato o la chiusura nei vecchi recinti; i focolai della guerra permanente e i conflitti religiosi più gravi del nostro tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Europa di Maastricht ha la testa altrove, è chiusa a revisionare i conti e si riduce ad una vasta periferia intorno ad un unico centro tedesco. L&#8217;Italia è il paese più svantaggiato da questa forma geopolitica e sarebbe quello più interessato a riformarla. Dovrebbe essere alla testa di un&#8217;alleanza tra i paesi rivieraschi per spostare il baricentro europeo verso il Mediterraneo. Non è un&#8217;ipotesi tra le altre, è l&#8217;unica possibilità per mantenere unita la nazione italiana nel XXI secolo. La questione settentrionale e la questione meridionale si sono cronicizzate perché lo Stato unitario non è più in grado di contenerle. Possono essere curate solo nel contesto più ampio di una nuova centralità euromediterranea dell&#8217;Italia. Questo è il compito di una nuova sinistra italiana che si candida a governare il Paese. Per riuscirci si deve liberare dalla subalternità verso le ideologie dominanti.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #444444;"><strong>Dopo il trentennio dell’Inganno </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sembra volgere alla fine questo trentennio che invece di liberista bisognerebbe chiamare dell’Inganno. Aveva promesso più crescita economica e invece è stata inferiore a quella del trentennio glorioso. Aveva promesso di liberare le forze produttive e invece il lavoro e in parte anche il capitale sono stati dominati dalle rendite finanziarie e immobiliari. Aveva promesso meno Stato e invece ha statalizzato i debiti della finanza privata. Aveva promesso che tutte le barche sarebbero state innalzate dall&#8217;acqua alta e invece alcune sono sprofondate e altre sono andate a gonfie vele. Aveva promesso di consentire a tutti di prendersi il futuro e invece per la prima volta i giovani hanno la percezione di tornare indietro rispetto ai propri genitori. Aveva cantato gli inni della democrazia universale e invece è aumentata la disaffezione elettorale dei cittadini specie i più poveri.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è un disincanto verso queste ideologie e uno spazio aperto per una ripresa della cultura di sinistra. Lo si vede anche nel fermento di tanti movimenti, di esperienze sociali, di nuovi stili di vita, della ricerca di legami sociali. È tempo che queste tendenze sotterranee incontrino una soggettività politica in grado di rappresentarle.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si vede un simile cimento nella sinistra italiana ed europea. Perché dopo cinque anni di crisi non si esce dall&#8217;Inganno? Certo, non incanta più la gente, è diffuso il malessere sociale, si accendono qua e là anche i fuochi della protesta, la scienza economica si è svegliata dal lungo sonno dell&#8217;ortodossia, lo stile di vita del passato viene sempre più messo in discussione. Ma ancora non si afferma in Occidente nessuna alternativa politica all&#8217;egemonia liberista. Forse è troppo presto, in fondo il New Deal impiegò quasi dieci anni a rendere convincente la risposta alla crisi del &#8217;29 e poi ci volle la guerra per attuarla a larga scala.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il trentennio fosse stato solo il primato dell’economia sulla politica non avrebbe potuto reggere a tante smentite proprio in campo economico. Resiste ancora perché è stato prima di tutto una forma di dominio politico che, secondo Colin Crouch,<span style="color: #444444;"><sup>14</sup></span><span style="color: #444444;"> ha sedimentato strutture di regolazione e di comando capaci di resistere alle smentite della crisi. L&#8217;Inganno è una forma politica sfuggente, ma resistente ad ogni burrasca perché capace di presentare le sue decisioni sempre come conseguenze di una razionalità tecnico-economica. Nel contempo la vita reale dei cittadini si allontana sempre di più dai miti che in passato avevano sostenuto quella razionalità. Nella crisi si crea una frattura tra il livello sistemico e la dimensione vitale che si esprime nella dimensione politica come conflitto tra la tendenza tecnocratica e i fenomeni che genericamente chiamiamo “populisti”. </span></p>
<p style="text-align: justify;">La contrapposizione lacerante tra il normativismo tecnico e l&#8217;anomia individuale rende sempre più difficile la decisione. Questo è il dato eclatante della crisi politica europea. E l&#8217;Italia è un formidabile laboratorio che anticipa e spiega la divergenza di queste tendenze politiche. Solo qui esse hanno avuto compiuta rappresentazione negli eroi del nostro tempo, il comico e il tecnico. In nessun altro paese queste figure sono arrivate al governo, né sono riuscite a condizionare il sistema politico. Anche nell’ultima campagna elettorale solo il vecchio e il nuovo comico hanno saputo interpretare la risposta vitalistica contro la dottrina dell’austerità europea. Questa d’altronde, aveva trovato l’interpretazione più ortodossa proprio nel governo Monti che è stato, ormai è evidente, più realista del re nell’applicare i vincoli di Maastricht a differenza perfino di alcuni governi dei paesi nordici.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Il comico e il tecnico sono le forme politiche di questo tardo liberismo che resiste senza convincere. Pur molto diversi tra loro, sono uomini soli al comando che chiedono ai cittadini di affidarsi a chi ne sa più di loro o a chi dice di essere proprio come loro. Con l’ubbidienza o l’immedesimazione non si esce dall’Inganno. <br />Sono invenzioni italiane che, pur non avendo paragoni negli altri paesi, non di meno esprimono caratteri latenti della politica europea e segnalano una più ampia carenza egemonica delle classi dirigenti. Questo, anzi, è il nodo della crisi europea, l&#8217;accentuazione della frattura élite-popolo. C&#8217;è una doppia incapacità delle élites, in un verso di convincere i popoli e nell&#8217;altro di metabolizzarne le energie vitali. L&#8217;epifania in Italia di questa apparente divaricazione tra tecnocrazia e populismo anticipa ed esaspera una tendenza europea verso soluzioni unilaterali dell&#8217;ingovernabilità. I nostri problemi anticipano quelli europei, per questo nelle cancellerie si preoccupano di noi. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">La sinistra italiana finora è rimasta schiacciata in questa morsa. Ha subito sempre l’egemonia altrui. Prima accettando senza colpo ferire tutti gli errori del governo tecnico, che solo un anno fa era scandaloso criticare, mentre oggi sono proprio i più accaniti difensori di quei provvedimenti a spiegarci che bisogna rivedere l’Imu e il doppio fallimento Fornero sulle pensioni e sul lavoro. In secondo luogo presentandosi in campagna elettorale senza un progetto riformatore capace di convincere gli italiani e di smascherare le illusioni grilline e berlusconiane.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna lavorare ancora sull’anomalia italiana. In passato si è spesso manifestata in Europa come innovazione maligna. Ma nel Paese dell’invenzione politica si può immaginare anche una via d’uscita per la crisi di egemonia delle classi dirigenti europee. Solo una sinistra che “fa popolo” può realizzare le riforme con il consenso dei cittadini. L’anomalia italiana deve ancora mostrare il suo lato positivo.</p>
<hr size="2" />
<p style="text-align: justify;"><a name="1"></a><a href="http://www.blogger.com/blogger.g?blogID=6703531249497171828"><span style="color: #d40000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong><br /></strong></span></span></span></a><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>1 </strong></span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">J. Diamond, Collasso, Einaudi, Torino, 2005.</span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><br /></span></span></span><a href="http://www.blogger.com/blogger.g?blogID=6703531249497171828#top1"><span style="color: #d40000;"><sup><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><br /></span></span></sup></span></a><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>2 </strong></span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">G. Lakoff, Non pensare all’elefante, Fusi orari, 2006.</span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span></p>
<p><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>3 </strong></span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">M. Renzi, “Non basta la fede per salire al Colle”, in La Repubblica, del 15-4-2013</span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span></p>
<p><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>4 </strong></span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">M. Luciani, “Dopo la Caporetto, può risorgere il Parlamento?”, in L’Unità del 22-4-2013</span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span></p>
<p><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>5 </strong></span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">G. Preterossi, “Chi nega la politica”, nel prossimo numero di Italianieuropei.</span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span></p>
<p><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>6 </strong></span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Wu Ming, “Il movimento 5 stelle ha difeso il sistema”, in Internazionale del 27-2-2013</span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span></p>
<p><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>7 </strong></span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">E. Laclau, La ragione populista,Laterza, Roma.</span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span></p>
<p><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>8 </strong></span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">M. Tronti, Sull’autonomia del politico, Feltrinelli, Milano, 1977. Per le sue valutazioni sull’attuale situazione politica: “Non si cavalca uno tsunami”, in L’Unità del 4-4-2013.</span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span></p>
<p><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>9 </strong></span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Per un’analisi di lungo periodo e a scala globale della statalizzazione dei partiti, si veda: A. Mastropaolo, La democrazia è una causa persa?, Bollati Boringhieri, Torino, 2011.</span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span></p>
<p><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>10 </strong></span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">W. Tocci, “Dalla formazione all’informazione. Formazione e professione politica ieri e oggi, in Equilibri, Il Mulino, n. 2, 2006.</span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span></p>
<p><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>11 </strong></span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Ho sviluppato l&#8217;analisi del partito in franchising in: “L&#8217;insostenibile ascesa della rendita urbana” – Democrazia e Diritto, n. 1, 2009</span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></span></p>
<p><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>12 </strong></span></span></span><a href="http://www.centroriformastato.org/crs2/spip.php?article449"><span style="color: #d40000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">http://www.centroriformastato.org/crs2/spip.php?article449</span></span></span></a><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">. La relazione di Tronti si chiudeva con una frase illuminante anche oggi: “La cosa che lascerei in dubbio è se fare un grande partito della sinistra o un partito della grande sinistra”.</span></span></span><span style="color: #444444;"></span></p>
<p><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>13 </strong></span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">F. Cassano, L’umiltà del male, Laterza, Roma.</span></span></span><span style="color: #444444;"></span></p>
<p><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>14 </strong></span></span></span><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">C. Crouch, Il potere dei giganti, Laterza, Roma-Bari, 2012.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #d40000;"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nexus Cgil Emilia Romagna: Unisol, un nuovo modello cooperativo per il Brasile (terza parte)</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 06:34:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le sfide del Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; Questo Dossier, pubblicato in &#8220;Inchiesta&#8221; gennaio-marzo 2013, è stato curato da Nexus Cgil Emilia Romagna (Sandra Pareschi presidente; Sabina Breveglieri responsabile progetti in America latina). Il Dossier analizza in quali termini si può parlare di economia solidale e come storicamente si sia arrivati alla realizzazione di Unisol, un nuovo modello cooperativo per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a rel="attachment wp-att-8738" href="http://www.inchiestaonline.it/dossier/le-sfide-del-brasile/nexus-cgil-emilia-romagna-unisol-un-nuovo-modello-cooperativo-per-il-brasile-terza-parte/attachment/brasile/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8738" title="brasile" src="http://www.inchiestaonline.it/wp-content/uploads/2013/05/brasile-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Questo  Dossier, pubblicato in &#8220;Inchiesta&#8221; gennaio-marzo 2013, è stato curato da Nexus Cgil Emilia Romagna  (Sandra Pareschi presidente; Sabina Breveglieri responsabile progetti in America latina). Il Dossier analizza in quali termini si può parlare di economia solidale e come storicamente si sia arrivati alla realizzazione di Unisol, un nuovo modello cooperativo per lo sviluppo.</span></span></span></em></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #365f91;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">4. Evoluzione, sfide e prospettive del movimento coooperativo Brasiliano </span></span></span></strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>«Poiché</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>l</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>’</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>economia</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>solidale</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>non</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>massimizza</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>i</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>profitti,</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>non</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>compete</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>nei</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>mercati</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>con</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>lo</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>scopo</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>di</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>dominarli</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>e</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>distruggere</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>i</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>competitori</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>e</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>non</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>specula</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>sui</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>mercati</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>finanziari,</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>credo</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>che</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>se</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>l</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>’</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>economia</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>solidale</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>diventasse</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>una</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>quota</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>importante</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>dell</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>’</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>economia</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>mondiale,</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>allora</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>una</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>crisi</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>come</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>quella</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>che</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>stiamo</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>conoscendo</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>non</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>potrebbe</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>ripetersi.»</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>(Paul</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>Israel</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>Singer)</em></span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><a name="__RefHeading__39_2079734995"></a> <span style="color: #4f81bd;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: small;"><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">4.1 Sfide:</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> economia solidaria, cooperazione e crisi globale. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Verso il 3° Congresso di Unisol</span></span></span></strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Dilma</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Rousseff,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">l</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">’</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">attuale</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Presidente</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">del</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Brasile,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">sta</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">continuando</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">le</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">politiche</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> sull&#8217;economia solidale </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">proposte</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">e</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">avviate</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">da</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Lula.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Ha</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">fatto,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">però,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">una</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">scelta</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">in</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">controtendenza</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">rispetto</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">a</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">quella</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">che</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">ci</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">si</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">aspettava come evoluzione naturale, evitando di creare un</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">ministero</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">del</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">cooperativismo</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">e</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> del</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">l</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">’</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">economia</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">solidale</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">.</span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Continua</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">a</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">non</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">esserci</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">un</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">unico</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">punto</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">di</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">vista</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">su</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">come</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">sviluppare</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">la</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">legge</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">generale</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">sul</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">cooperativismo</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">e</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">l</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">’</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">economia</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">solidale. Le divergenze politiche hanno creato un vuoto legislativo circa la</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">rappresentanza,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> che veda il superamento formale della rappresentanza unica del sistema OCB, o l&#8217;assetto </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">fiscale</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">e</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">societario.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> Finalmente, a luglio 2012, è stata approvata la nuova legge generale sulle cooperative di produzione e lavoro.</span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Un commento alla legge dell&#8217;avvocato Marcelo Mauad, responsabile della consulta giuridica del sindacato dell&#8217;ABC: </span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>L</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>a legge 12.690, approvata a luglio di quest&#8217;anno dalla Presidenza della Repubblica, rappresenta un importante passo avanti per il settore. La nuova legge dispone sull&#8217;organizzazione ed il funzionamento delle cooperative di produzione e lavoro e istituisce il Programma Nazionale di Sostegno alle Cooperative di Produzione (PRONACOOP).</em></span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>Attraverso PRONACOOP, gli imprenditori dell&#8217;Economia Solidaria avranno un accesso facilitato alle linee di credito e condizioni speciali di pagamento delle tasse. Oltre a ciò, la nuova legge stabilisce le direttive che faciliteranno la vita a questi gruppi, come la semplificazione dei procedimenti per l&#8217;apertura e funzionamento delle cooperative di produzione e lavoro, così come la garanzia di alcuni diritti sul lavoro</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">”</span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Paul Singer sostiene che la crisi economica sia troppo grande per le attuali dimensioni dell’economia solidale nel mondo. Non si può quindi immaginare che quest’ultima possa costituire una soluzione per la crisi. Ma poiché l’economia solidale non massimizza i profitti, non compete nei mercati con lo scopo di dominarli e distruggere i competitori e non specula sui mercati finanziari, ritiene che se l’economia solidale diventasse una quota importante dell’economia mondiale, allora una crisi come quella attuale non potrebbe ripetersi</span></span></span><sup><span style="font-size: xx-small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><a name="sdfootnote1anc" href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a></span></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">.</span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">I</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">l</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Brasile,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">e</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">l</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">’</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">America</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Latina</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">in</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">generale,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> sono </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">diventati</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> possibili </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">laboratori</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">per costruire alternative economiche e sociali </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">verso</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">i</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">quali</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">l</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">’</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Italia</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">e</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">l</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">’</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Europa,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">nelle</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">sue</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">componenti</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">sindacali</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">e</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">cooperative,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">dovrebbero</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">prestare</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> grande </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">attenzione,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> per uscire dalla crisi non attraverso </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>semplici aggiustamenti</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> ma per un reale cambiamento verso un modello di sviluppo qualitativo più equo e sostenibile</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>4.2 Uno sguardo più all&#8217;interno</strong></span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">L’impatto sul versante sociale delle imprese dell&#8217;</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>Economia Solidaria</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> è indubbio. Di sicuro sono stati elaborati e messi in campo una serie di percorsi </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>teorici</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">, stratagemmi, ipotesi in cui c’è un modello di partecipazione totale del lavoratore alla vita dell’impresa e si propongono di coniugare l’economia solidale con il </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>decent work </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">in cui, oltre al modello partecipativo e di autogestione nell’impresa, si vuole che il salario, gli orari, i modelli contrattuali, la salute e sicurezza all’interno dell’impresa, siano consoni a garantire una vita degna al lavoratore e alla sua famiglia. E in questa ottica si pensa che l’impresa debba partecipare attivamente anche al benessere della comunità in cui opera. Ciò in termini propositivi e teorici, come afferma Sandra Pareschi:</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>Indubbiamente, queste pratiche cooperative e solidali (che includono comunque anche imprese non formalizzate) hanno rappresentato un formidabile veicolo per l’inclusione sociale di fasce prime emarginate della popolazione. Hanno creato senso civico attraverso la partecipazione attiva. Hanno offerto un’alternativa non solo alla disoccupazione, ma anche un modello di produzione alternativo e inclusivo.</em></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>Per contro, anche per mancanza di un sistema giuridico adeguato, le imprese non sono sempre modelli sostenibili economicamente se non supportati sia dal governo sia dalla cooperazione internazionale.”</em></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Lo stesso Paul Singer afferma che le “cooperative autentiche, nell’ansia di ottenere contratti, finiscono per abbassare i loro prezzi fino al punto di rinunciare a molti dei diritti sociali dei suoi membri”</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><a name="sdfootnote2anc" href="#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>La strada è in salita, a fronte della crisi globale, perché le imprese dell’ES non operano all’interno di un mercato protetto, ma all’interno di un mercato globale, capitalista,  che richiede competitività e qualità dei prodotti e del processo produttivo. E non perdona né garantisce sostenibilità all’impresa sociale. </em></span></span></span></p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>Tenere 	insieme questi aspetti non è facile né scontato. Molte imprese 	dell’ES finiscono per non avere non adeguati livelli di protezione 	sociale, salute e sicurezza sul lavoro, una remunerazione adegua</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">t</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>a. 	Si tende a ragionare sulla politica dei due tempi : un </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">prima</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> di tutto il lavoro, anche se questo può significare forme di 	autosfruttamento </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">poi</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em> i diritti sul lavoro, visti dagli stessi soci lavoratori – ma 	paradossalmente anche dal  sindacato, che del cooperativismo 	autentico è stato promotore – come un costo del lavoro non sempre 	indispensabile […]</em></span></span></span></p>
</li>
<li>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>Questo 	paradosso è da rimarcare per una seconda ragione.  Secondo molti 	economisti e analisti, una delle ragioni della diffusione e forza 	del sistema cooperativo emiliano romagnolo, stava anche nella forza 	del sindacato in questa Regione, che attraverso un sistema 	contrattuale di tutto rispetto aveva costretto le imprese 	cooperative a raggiungere ottimi livelli di qualità dei prodotti e 	dei processi di lavoro, garantendo nel contempo la tutela dei 	diritti  sul lavoro e retribuzioni, come fattore di competitività 	sul mercato&#8230;. Democrazia e partecipazione, diritti, retribuzioni 	come fattore di competitività!</em></span></span></span></p>
</li>
<li>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>L’approvazione 	recente della nuova legge sul cooperativismo dovrebbe aiutare i 	processi di formalizzazione delle imprese cooperative”</em></span></span></span></p>
</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="color: #4f81bd;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: small;"><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">4.3 Prospettive</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">future</span></span></span></strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Nel</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">novembre</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">2011,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">a</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Cancún</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">(Messico),</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">nell&#8217;ambito</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">del</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Congresso</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">mondiale</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">dell&#8217;Alleanza</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Cooperativa</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Internazionale,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">si</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">è</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> tenuta l’Assemblea </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Cicopa</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">America,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> organizzazione che riunisce </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">le</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">associazioni</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">cooperative</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">di</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">lavoro</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">(industriali,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">servizi,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">sociali,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">artigianali,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">ecc.)</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">delle</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">due</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Americhe e sono stati rinnovati gli organi di governo.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Il</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">presidente</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">di</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">UNISOL</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Brasile,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Arildo</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Mota</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Lopez</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">è</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">stato</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">chiamato</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">unitariamente</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">a</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">guidare</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">l’organizzazione,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">con</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">un</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">grosso</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">supporto</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">da</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">parte</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">italiana, segno evidente del ruolo crescente e riconosciuto di UNISOL Brasile nel movimento cooperativo internazionale.</span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">La</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Presidenza</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">di</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Arildo,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">figura</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">dalla</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">grande</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">tenacia,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">passione,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">intelligenza</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">e</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">competenza,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">si</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">spera</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">possa</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">permettere</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">a</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Cicopa</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">di</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">evolvere</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">e</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">di</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">mettere</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">dei</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">mattoni</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">fondamentali</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">nello</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">sviluppo</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">del</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">cooperativismo</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">in</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">tutta</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">l</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">’</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">America</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Latina,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">affinché</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">diventi</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">una pratica economica </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">trainante</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">verso</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">un</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">nuova</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">economia.</span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Se oggi</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">il</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">concetto</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">di</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">economia</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">solidale</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">è</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">diventato</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">rilevante</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">in</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">tanti</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">documenti</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">di</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">singoli</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">governi</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">e</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">istituzioni</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">sovranazionali,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">è</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">proprio</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">grazie</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">ai</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">brasiliani.</span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;">L’America Latina è un luogo dove si sperimentano pratiche alternative di economia, in cui si vivono modelli diversi di crescita, mossi non dal profitto, ma dalla centralità della persona. E dal quale partono spinte ad una collaborazione Sud-Sud, anche a livello cooperativo.</span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>&#8220;L&#8217;Economia Solidaria non è l&#8217;economia dei poveri, e ancora meno quella dei miserabili. E&#8217; una economia dei paesi affinché non ci siano i poveri&#8221;  (Bonaventura Santos, </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>Fórum Social Temático </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>2012</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>)</em></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>Le interviste per questo testo sono state realizzate da Chiara Parisi nella primavera 2012 . I testi sono stati rielaborati da Chiara Parisi, Sandra Pareschi, Sabina Breveglieri,  Roberta Trovarelli. Si ringraziano: Alessandro Alberani, Andrea Cortesi, Arildo Mota Lopes, </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>Cinthia Isabel Alves, </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><em>Duccio Campagnoli, Emiliano Galanti, Franco Di Giangirolamo, Giordano Giovannini, Roberta Trovarelli,  Sandra Pareschi, Stefania Marcone, Tarcisio Sécoli ,Luis Marinho, Marcelo Mauad, Nilson Tadashi Oda</em></span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">&nbsp;</p>
<div id="sdfootnote1" style="text-align: justify;">
<p><a name="sdfootnote1sym" href="#sdfootnote1anc">1</a><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">Intervista</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">di</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">C.</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">Pulcinelli</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">a</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">Paul</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">Singer</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">” </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">L</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">’</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">economia</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">solidale</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">contro</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">la</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">povertà</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">e</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">le</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">disuguaglianze</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">”</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">,</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">pubblicata</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">sulla</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">rivista</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">Micron</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">Anno</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">VII</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">-</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">numero</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">13</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">-</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">Maggio</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;">2010.</span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote2" style="text-align: justify;">
<p><a name="sdfootnote2sym" href="#sdfootnote2anc">2</a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: x-small;"> P. Singer,  A ECONOMIA SOLIDÁRIA NO GOVERNO FEDERAL, in Mercado de 	trabalho | 24 | ago 2004; ipea</span></span></span></p>
</div>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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