Vittorio Capecchi: Quando la morte arriva nelle eterotopie

| 30 Dicembre 2015 | Comments (0)

 

Diffondiamo da “Inchiesta”  ottobre-dicembre 2015

 

Perché fare attenzione alle eterotopie.

Michel Foucault ne Les mots et le choses (1963) contrappone le utopie alle eterotopie definendo le prime “consolatorie“ e le seconde “inquietanti”. Nel suo testo Des espaces autres scritto per una conferenza tenuta a Tunisi nel 1967, le utopie sono definite “spazi privi di un luogo reale” mentre le eterotopie hanno invece “il potere di giustapporre in un unico luogo reale diversi spazi, diversi luoghi che sono tra loro incompatibili”. Le eterotopie sono spazi altri, luoghi reali aperti su altri luoghi che sono “incompatibili” ma che le eterotopie fanno comunicare tra loro. Ogni eterotopia ha una dimensione orizzontale (si presenta con “un sistema di apertura e di chiusura che la rende penetrabile”) ma ha anche una dimensione temporale verticale (possono coincidere con le eterocronie). Eterotopie sono i cimiteri che uniscono e separano la città dei vivi da quella dei morti e che ci collegano al passato. Eterotopie sono i luoghi del potere e del controllo (caserme, prigioni, manicomi, cliniche..) ma sono anche i luoghi dei saperi, dei culti, degli incontri (musei, biblioteche, collegi, scuole, chiese, teatri, cinema, bistrot, treni, navi, giardini..). Marc Augé ha scritto recentemente un libro (Un etnologo al bistrot, Cortina 2015) precisando che “il bistrot resta comunque un luogo in cui è possibile mescolarsi. Il bistrot non è un club e non esclude nessuno. E’ uno spazio aperto su altri spazi, sulla strada, sulla vita. E’ un’eterotopia come diceva Michel Foucault, che pur essendo artificiale, può avere radici profonde che lo legano al passato”. Perché fare attenzione alle eterotopie? Per due motivi: (a) perché i terroristi dell’Isis hanno scelto e continuano a scegliere eterotopie per i loro messaggi di morte (il college universitario a Garissa in Kenya, il museo del Bardo a Tunisi, i ristoranti, teatri e stadio a Parigi, il centro per disabili a San Bernardino…); (b) perché, per rendere uno spazio sociale più capace di integrare e sviluppare atteggiamenti e comportamenti per valorizzare le diversità delle persone e dell’ambiente, bisogna riprogettarlo attraverso eterotopie più capaci di trasmettere eros e non  thanatos nelle periferie urbane e non urbane. I terroristi, attaccando le eterotopie (Emilio Rebecchi sottolinea che si è passati da obiettivi militari ad obiettivi civili) ci indicano anche da dove ripartire per fare in modo che non si diffonda più questa loro voglia di morte opaca (come scrive Amina Crisma).

 

Due vie dopo gli attentati di Parigi.

Ci sono due vie dopo gli attentati di Parigi. Il punto di partenza è l’orrore di quanto avvenuto precisato da Stefano Bonaga su Il fatto quotidiano (28 novembre 2015 riprodotto su www. inchiestaonline.it) che parla di questi terroristi come di persone che aderendo a una matrice rigida (Allah, Jihad, Martirio, Califfato) escono dal mondo umano per avvicinarsi al regno minerale all’interno di una sfera non governabile dalla ragione, indifferente a ogni valore. I terroristi sono “anime morte” come ha scritto su Facebook Antoine Leiris al quale hanno ucciso la moglie al Bataclan a Parigi. Detto questo ci sono due vie. Una è quella rappresentata dal programma che ha portato Marine Le Pen alla vittoria alle elezioni amministrative francesi. La seconda è quella di cercare di capire come e dove si è prodotto quel vuoto che  i terroristi hanno colmato dandosi al jihad e inseguendo il mito di un nuovo stato islamico. Bruno Giorgini punta la sua attenzione  sulle periferie di Parigi dove giovani islamici nati in Francia si sentono “trattati come esiliati in patria”. Le eterotopie prima ricordate potrebbero essere riprogettate tenendo conto di una strategia di inclusione e di sviluppo culturale più complessa “perché la questione non è avere un buon campo di basket, un giardinetto più verde e gli ascensori delle case popolari che funzionano o altre consimili migliorie”. Come sottolinea Emilio Rebecchi “occorre, per leggere la realtà, vederla nella sua interezza”. Lungo questa seconda via  si possono seguire le indicazioni del disegno di Vauro che riproduce la frase di Antoine Leiris “Non avrete il mio odio” e in questa seconda via è importante portare avanti la lotta al neoliberismo con strategie politiche, sociali e ambientali più adeguate alla complessità dello scontro.

 

Un ricordo di Luciano Gallino e Pier Cesare Bori.

Luciano Gallino ci ha lasciato e su  www.inchiestaonline.it (dossier “Luciano Gallino e la rivista inchiesta”) è possibile leggere molti contributi suoi o su di lui. Nel suo ultimo libro Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegati ai nostri nipoti (Einaudi 2015) Gallino analizza la doppia crisi del capitalismo e del sistema ecologico strettamente collegate tra loro e in questo numero, in quella direzione, si possono leggere i contributi di Mario Agostinelli (voglia di guerra e conferenza mondiale sul clima a Parigi), Ronald Dore (crisi finanziarie viste dalla Cina e dal Giappone), Erik Eduardo Sanchez Chavez (l’attacco alle culture aborigene e la critica decoloniale di Raewyn Connell e Laura Corradi). Sono poi significative tre inchieste sulla possibile diffusione di un’altra economia: Luigi Doria e Luca Fantacci (le monete complementari in Italia), Giuseppe Pizzarossi (una possibile diversa impresa cooperativa), Sabina Breviglieri (sindacati ed economia solidale in Brasile, Uruguay e Tunisia). Sono passati tre anni dalla morte di Pier Cesare Bori e l’amico comune Enrico Peyretti ci ha segnalato un suo testo del 2009 che si presenta profetico durante il Giubileo (bellissimo per i temi trattati) che deve svolgersi “blindato” per la paura di attentati: “Occorre pensare, e agire in modo diverso. L’assetto politico mondiale che si delinea, l’assetto imperiale appare irresistibile. Ma sono possibili delle prassi alternative, silenziose. Occorre individuare degli obiettivi concreti, scegliere un compito a cui dedicarsi. Evitare di annunciare le cose, prima di farle. Essere semplici e astuti. Accettare una condizione minoritaria. Al di là delle angustie culturali e confessionali, occorre dare più fiducia alle emozioni e al loro linguaggio.”


Osservatorio Europa.

Amina Crisma ricostruisce lo sfondo di una duplice crisi dell’Islam e dell’Europa e termina il suo intervento con le parole di Paolo Prodi che nel suo libro Homo europaeus analizza la crisi dell’Europa. Sulla crisi dell’Europa è anche tutto l’intervento di Bruno Amoroso che parla di “suicidio dell’Europa” (dal titolo del libro scritto nel 2005 da Pietro Barcellona) e la vede come un coacervo di paesi militarmente ed economicamente imperialisti in concorrenza perenne tra di loro con pesantissime responsabilità sulla formazione dell’Isis. In questa  crisi gli unici “vincitori sono l’industria militare, le transnazionali che rapinano il continente africano e gli Stati Uniti che hanno consolidato il ruolo di gendarme in difesa dei valori occidentali”. Il mondo del sindacato e del lavoro in Europa è poi presente nei contributi di Francesco Garibaldo (tendenze dell’industria in Europa), Franco Focareta (dimensione europea e riduzione dei diritti sociali), Alessandro Somma (poveri per legge, la Germania nella morsa del neoliberismo).


Osservatorio nazionale.

Questa sezione si apre con un intervento di Tiziano Rinaldini sul contrasto alla disuguaglianza e i limiti di una retorica non in grado di contrastarla). Seguono poi interventi di Rossanda Rossanda (sull’ìnchiesta di Loris Campetti che ha intervistato un gruppo di persone che hanno perso il lavoro a 50 anni), Umberto Romagnoli (commemorazione di Giorgio Ghezzi a 10 anni dalla morte e ricostruzione delle vicende del diritto dl lavoro in Italia), Fiom Torino (su una ripresa di iniziativa sindacale a Mirafiori). Matteo Gaddi e Nadia Garbellini (una nota su aziendalismo, produttività , contratto nazionale sulla base anche dell’ultimo contratto dei chimici), Enrico Pugliese (sulla nuova emigrazione italiana), Nello Rubattu (sul traffico delle armi all’Isis dalla Sardegna). La sezione si chiude con la riproduzione del documento unitario scritto da un insieme di organizzazioni a sinistra del PD dal titolo “Noi ci siamo, lanciamo la sfida”. Il direttore di questa rivista si limita a mettere un punto interrogativo al titolo di una vignetta utilizzata da Il Manifesto per una sua rubrica “C’è vita a sinistra?” sperando, ovviamente, che prima o poi quel punto interrogativo possa scomparire.

 

Category: Editoriali

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About Vittorio Capecchi: Vittorio Capecchi (1938) è professore emerito dell’Università di Bologna. Laureatosi in Economia nel 1961 all’Università Bocconi di Milano con una tesi sperimentale dedicata a “I processi stocastici markoviani per studiare la mobilità sociale”, fu segnalato e ammesso al seminario coordinato da Lazarsfeld (sociologo ebreo viennese, direttore del Bureau of Applied Social Research all'interno del Dipartimento di Sociologia della Columbia University di New York) tenuto a Gosing dal 3 al 27 luglio 1962. Nel 1975 è diventato professore ordinario di Sociologia nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bologna. Negli ultimi anni ha diretto il Master “Tecnologie per la qualità della vita” dell’Università di Bologna, facendo ricerche comparate in Cina e Vietnam. Gli anni '60 a New York hanno significato per Capecchi non solo i rapporti con Lazarsfeld e la sociologia matematica, ma anche i rapporti con la radical sociology e la Montly Review, che si concretizzarono, nel 1970, in una presa di posizione radicale sulla metodologia sociologica [si veda a questo proposito Il ruolo del sociologo (a cura di P. Rossi), Il Mulino, 1972], e con la decisione di diventare direttore responsabile dell'Ufficio studi della Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM), carica che manterrà fino allo scioglimento della FLM. La sua lunga e poliedrica storia intellettuale è comunque segnata da due costanti e fondamentali interessi, quello per le discipline economiche e sociali e quello per la matematica, passioni queste che si sono tradotte nella fondazione e direzione di due riviste tuttora attive: «Quality and Quantity» (rivista di modelli matematici fondata nel 1966) e «Inchiesta» (fondata nel 1971, alla quale si è aggiunta più di recente la sua versione online). Tra i suoi ultimi libri: La responsabilità sociale dell'impresa (Carocci, 2005), Valori e competizione (curato insieme a D. Bellotti, Il Mulino, 2007), Applications of Mathematics in Models, Artificial Neural Networks and Arts (con M. Buscema, P.Contucci, B. D'Amore, Springer, 2010).

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