Vittorio Capecchi: Fate come il camaleonte: un occhio al passato e un occhio al futuro

| 15 ottobre 2018 | Comments (0)

 

 

 Diffondiamo da “Inchiesta”  201, giugno-settembre 2018 ,l’editoriale di Vittorio Capecchi

 

Un proverbio del Madagascar.

Il camaleonte, molto diffuso nel Madagascar, ha tre caratteristiche che fanno di questo piccolo rettile squamato (è lungo dai 3 ai 60 centimetri) un attore molto particolare. La sua caratteristica più nota è quella del mimetismo per cui cambia colore a seconda del suo stato emotivo: se è tranquillo assume il suo tipico colore verde, mentre se è agitato assume una colorazione rosso arancio e può mimetizzarsi col fogliame o i tronchi d’albero. Su di un tronco (agitato perché ha fame) resta in attesa che voli sopra di lui un piccolo insetto. A questo punto interviene la sua seconda straordinaria caratteristica: una lingua, che è due volte la sua lunghezza (chi scrive è alto 1,96 e, se fosse un camaleonte, avrebbe una lingua di quasi 4 metri) e che scaglia sulla preda con grande precisione e velocità. Il suo muco vischioso e appiccicoso blocca l’insetto che viene portato alla bocca per poterlo mangiare. La terza caratteristica del camaleonte sono gli occhi indipendenti che vedono in direzioni diverse (a 360 gradi) convergendo solo quando il camaleonte vuole catturare una preda. Di queste tre caratteristiche gli occhi indipendenti hanno favorito la diffusione di un proverbio nel Madagascar :”Fate come il camaleonte, un occhio al passato e un occhio al futuro”. E’ un proverbio solo parzialmente convincente perché “guardare indietro per guardare avanti” è un incentivo a riflettere per poi passare all’azione mentre il camaleonte ha una vita solitaria e pigra, tutta giocata sul presente. Anche quando la natura lo obbliga all’accoppiamento lo fa solo per il breve tempo necessario e la femmina non fa la madre: si limita a scavare una buca e a deporre le uova; i piccoli nascono già formati e se la devono cavare da soli. Anche se ha due occhi vivaci il camaleonte non è un esempio di azione, né di solidarietà o lavoro di cura.

 

Guardare indietro per guardare avanti.

Tre interventi in cui riflettere sul passato porta ad agire nel presente sono pubblicati in questo numero: Aldo Tortorella ricorda oggi i morti di Reggio Emilia del 1960; Francesca Re David e Maurizio Landini ricordano Stefano Rodotà un anno dopo; Gianni Rinaldini e Gabriele Polo parlano di Claudio Sabattini a 15 anni dalla sua scomparsa. Da questi interventi emerge una valutazione della situazione attuale. Tortorella sottolinea come oggi ci sia una svalutazione e anche una diffamazione della Resistenza, e che ricordare i morti di Reggio Emilia è ricordare che “andarono in piazza per il dovere di stare dalla parte della libertà, della democrazia, del popolo liberatore”. Anche l’insegnamento di Claudio Sabattini è attuale: considerare la democrazia il frutto di una dialettica- sempre instabile e sempre da conquistare- tra capitale e lavoro. Nella stessa direzione è il messaggio di Stefano Rodotà: c’è un legame stretto tra la democrazia e le condizioni di vita materiale delle persone nei luoghi di lavoro.

Scenari nazionali.

Al centro di questo numero c’è il XVIII congresso nazionale della CGIL e l’intervista fatta da Tomaso Cerusici esplicita la visione che Landini ha della CGIL: “la CGIL ha avuto la capacità di praticare con autonomia dal quadro politico, dalle imprese e dal governo la scelta di ricostruzione di una nuova unità del mondo del lavoro avanzando una proposta (la Carta dei Diritti), mettendo in campo una pratica (la contrattazione e i referendum) che offrono agli iscritti e alle iscritte una nuova possibilità di reale cambiamento. Questa è la grande scommessa del congresso in corso”. In questa direzione sono pubblicati altri interventi perché il congresso della CGIL serva a rilanciare una nuova confederalità, un sindacato generale che rappresenti davvero tutte le forme del lavoro. Il giuslavorista Umberto Romagnoli traccia una mappa del diritto del lavoro in Italia e sono poi presentate due situazioni emblematiche: quella dei lavoratori e lavoratrici che hanno come “fabbrica” le vie di una città o quelle di comunicazione tra città (interventi di Andrea Lassandari e Marco Marrone) e quella delle grandi fabbriche moderne, come la FCA e la CNH, che operano al livello internazionale (interventi di Vincenzo Comito e Davide Bubbico). Seguono poi tre interventi che sono importanti per capire il futuro della lotta politica in Italia e di ciò che si sta muovendo in quell’isola che non c’è che è la sinistra. Andrea Ranieri, che ha recentemente pubblicato un libro, La memoria e la speranza. Oltre le macerie della sinistra. (Castelvecchi Editore), analizza con competenza Genova, prima e dopo il crollo del ponte, indicando non solo le responsabilità dei diversi attori ma anche quali sono le scelte per una seria riprogettazione della città. La rivoluzione che potrebbe essere effettuata a Genova è una “rivoluzione gentile” e lo psichiatra bolognese Emilio Rebecchi, partendo da una frase pronunciata dal premier Conte, ne delinea le caratteristiche valide per tutta la nazione italiana. C’è tutta un’area di sinistra da ricostruire e ci sono anche segnali importanti da segnalare e raccogliere. L’intervista fatta da Bruno Giorgini, in collaborazione con Amalia Tiano, al sindaco di Napoli Luigi De Magistris è una intervista significativa perché traccia un percorso della sinistra che parta, contro la destra di Salvini, da una lega europea delle città “ribelli e obbedienti”.

Scenari internazionali.

Due interventi si propongono di capire ciò che sta accadendo in profondità, al livello internazionale, in un mondo, devastato dalle disuguaglianze e dallo scempio ambientale, agitato dalla follia di politiche neoliberiste e sovraniste che provocano guerre e grandi migrazioni. Amina Crisma ci propone un punto di vista sulla Cina molto particolare- In un libro uscito da poco, Chinese Visions of World Order (2017), vengono analizzati punti di riferimento, da sinistra, sul futuro della Cina proposti da intellettuali cinesi e non che analizzano le contraddizioni di una nazione dalla quale dipendono gli equilibri mondiali. Le contraddizioni tra spinte verso scelte imperiali e istanze di cooperazione globale sono individuabili sia in Cina che in Europa e Stati Uniti e in questa direzione sono importanti le analisi e le proposte di Yanis Varoufakis, che si presenterà con DIEM25 alle prossime elezioni europee, e Bernie Sanders, senatore degli Stati Uniti nel Vermont. La loro iniziativa politica di costituire un “Comitato delle sinistre per un New Deal mondiale” si salda con la Lega europea delle città “ribelli e obbedienti” proposta dal sindaco di Napoli De Magistris. C’è un movimento di destra forte che si muove al livello europeo e internazionale ma c’è anche, per fortuna, una opposizione di sinistra che si propone di contrastarlo.

 

Libertà delle donne nel XXI secolo.

I motivi di speranza che emergono dai contributi presentati negli scenari nazionali e internazionali escono rafforzati dalla lettura degli atti del recente convegno Libertà delle donne nel XXI secolo, pensiero e pratiche oltre i fondamentalismi che sono pubblicati nel dossier che esce in questo numero di Inchiesta a cura di Alessandra Mecozzi. Il convegno si è articolato in tre sessioni: a) Liberté, egalité, fraternité ? Alternative contro l’ingiustizia sociale; b) Crisi delle identità. Critica delle appartenenze; c) Scienza e tecnologia non sono neutre. Onnipotenza o coscienza del limite? Leggendo questi atti si è colpiti dalla energia e dalla forza delle proposte di tutte queste donne che appartengono a nazioni e storie molto diverse. Questa energia al femminile si salderà con le altre proposte presentate nelle pagine di questa rivista? La questioni di genere saranno al centro di una nuova sinistra?

Category: Editoriali

About Vittorio Capecchi: Vittorio Capecchi (1938) è professore emerito dell’Università di Bologna. Laureatosi in Economia nel 1961 all’Università Bocconi di Milano con una tesi sperimentale dedicata a “I processi stocastici markoviani per studiare la mobilità sociale”, fu segnalato e ammesso al seminario coordinato da Lazarsfeld (sociologo ebreo viennese, direttore del Bureau of Applied Social Research all'interno del Dipartimento di Sociologia della Columbia University di New York) tenuto a Gosing dal 3 al 27 luglio 1962. Nel 1975 è diventato professore ordinario di Sociologia nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bologna. Negli ultimi anni ha diretto il Master “Tecnologie per la qualità della vita” dell’Università di Bologna, facendo ricerche comparate in Cina e Vietnam. Gli anni '60 a New York hanno significato per Capecchi non solo i rapporti con Lazarsfeld e la sociologia matematica, ma anche i rapporti con la radical sociology e la Montly Review, che si concretizzarono, nel 1970, in una presa di posizione radicale sulla metodologia sociologica [si veda a questo proposito Il ruolo del sociologo (a cura di P. Rossi), Il Mulino, 1972], e con la decisione di diventare direttore responsabile dell'Ufficio studi della Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM), carica che manterrà fino allo scioglimento della FLM. La sua lunga e poliedrica storia intellettuale è comunque segnata da due costanti e fondamentali interessi, quello per le discipline economiche e sociali e quello per la matematica, passioni queste che si sono tradotte nella fondazione e direzione di due riviste tuttora attive: «Quality and Quantity» (rivista di modelli matematici fondata nel 1966) e «Inchiesta» (fondata nel 1971, alla quale si è aggiunta più di recente la sua versione online). Tra i suoi ultimi libri: La responsabilità sociale dell'impresa (Carocci, 2005), Valori e competizione (curato insieme a D. Bellotti, Il Mulino, 2007), Applications of Mathematics in Models, Artificial Neural Networks and Arts (con M. Buscema, P.Contucci, B. D'Amore, Springer, 2010).

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