Paola Pallottino: scrivere testi per Lucio Dalla

| 7 marzo 2012 | Comments (1)

Per ricordare Lucio Dalla ho chiesto alla mia amica Paola Pallottino di poter riportare su Inchiestaonline i testi originali di due sue canzoni scritte per Dalla (nella foto sono insieme durante quel periodo di collaborazione). Il primo testo Gesubambino fu presentato al Festival di San Remo 1971 (dove Dalla arrivò terzo) con il titolo 4 marzo 1943 (la data di nascita di Dalla) perché si temevano le reazioni della chiesa cattolica e anche l’ultimo verso “per i ladri e le puttane sono Gesubambino” fu cambiato in “per la gente del porto sono Gesù bambino”. Il secondo testo Il gigante e la bambina fu scritto dalla Pallottino perché Dalla potesse incontrare con un testo più complesso il pubblico che aveva decretato il suo trionfo dopo il Festival del 1971 ma Dalla preferì passare questo testo, da lui musicato, all’amico Ron. Tra la varie interviste che Paola Pallottino ha rilasciato riprendiamo quella che le ha fatto Janna Carioli e che ha inserito nella rivista on line Ilsalvagente.it.

 

 

GESUBAMBINO

(4 marzo 1943)

 

Dice che era un bell’uomo 
e veniva dal mare

parlava un’altra lingua però sapeva amare

 

e quel giorno lui prese a mia madre su un prato

l’ora più dolce 
prima di essere ammazzato.

 

Così lei restò sola nella stanza sul porto

con l’unico vestito ogni giorno più corto,

 

e benché non sapesse né il nome, né il paese

m’aspettò come un dono fino dal primo mese.

 

Compiva sedici anni quel giorno 
la mia mamma

le strofe di taverna
 le cantò a ninna-nanna

 

e stringendomi al petto che sapeva
 di mare

giocava alla madonna
 col bimbo da fasciare,

 

e forse fu per gioco o forse per amore

che mi volle chiamare 
come Nostrosignore.

 

Della sua breve vita il ricordo più grosso

è tutto in questo nome 
che io mi porto addosso.

 

E ancora adesso mentre bestemmio 
e bevo vino

per i ladri e le puttane 
sono Gesubambino.

 

IL GIGANTE E LA BAMBINA

 

Il gigante e la bambina

sotto il sole contro il vento

in un giorno senza tempo

camminavano tra i sassi.

 

Il gigante è un giardiniere

la bambina è come un fiore

che gli stringe forte il cuore

con le tenere radici,

 

e la mano del gigante

su quel petto di creatura

scioglie tutta la paura

è un rifugio di speranza.

 

Del gigante e la bambina

si è saputo nel villaggio

e la rabbia dà il coraggio

di salire fino al bosco.

 

Il gigante e la bambina

li han trovati addormentati

falco e passero abbracciati

come figli del Signore.

 

Il gigante adesso è in piedi

con la sua spada d’amore

e piangendo taglia il fiore

prima che sia calpestato.

 

Camminavano tra i sassi

sotto il sole contro il vento

in un giorno senza tempo

il gigante e la bambina…

 

Come scrive Janna Carioli nella rivista on line Ilsalvagente.it, Paola Pallottino si affaccia alla porta del suo studio in via Capo di Lucca a Bologna, con l’ennesima sigaretta autoprodotta in mano. Mi introduce attraverso un labirinto di librerie alte fino al soffitto e sposta una pila di riviste da una sedia. Qui mi siedo per intervistarla. Paola è la più importante esperta italiana di storia dell’illustrazione e tutto attorno a noi parla di questo mestiere. Ma oggi sono venuta per farmi raccontare com’è nata la canzone scritta da lei e musicata da Lucio Dalla.

“Parliamo di Gesubambino, vero?”– chiede.

“Mi raccomando, va scritto tutto attaccato. Cosa vuoi sapere?”.

Come ti è venuto in mente di contattare Lucio Dalla per proporgli testi di canzoni.

Ero appena tornata da due anni di permanenza in Tunisia. Lì avevo scoperto i cantautori francesi e sempre lì, avevo ascoltato per la prima volta “Carlo Martello”, cantata da De André. Poi, mi erano capitati fra le mani anche i Dischi del sole e ho pensato che forse anche in Italia si poteva cominciare a scrivere qualcosa di diverso da Papaveri e Papere! E così buttai giù qualche testo. Quando poi mi trasferii a Bologna, degli amici comuni mi dissero di contattare Dalla per proporgli qualcosa. Gli telefonai e lui, senza tante cerimonie, accettò di incontrarmi.

Ma l’idea di 4 marzo 1943 com’è nata?

Chiacchierando confrontavamo le esperienze opposte della nostra infanzia: lui con un padre assente, perché era morto quando aveva 7 anni e io con un padre presentissimo, amato, ma anche molto ingombrante (ndr: il padre di Paola, Massimo Pallottino, era un famosissimo etruscologo).

La canzone doveva parlare di padri… in realtà finì col parlare della madre!  Il titolo “Gesubambino” che avevo scelto, fu cassato e fu scelto il più neutro “4 marzo 1943”, data di nascita di Lucio.

Dalla nelle sue interviste racconta che l’avete fatta alle Tremiti.

Beh, questa è una delle leggende metropolitane che raccontava Lucio – ride – in realtà la canzone è nata molto più comodamente a Bologna.

È vero, invece, che lui ha composto la musica praticamente di getto, con quella geniale introduzione di violino popolare.

Oltretutto non era facile perché, al contrario di quanto succede normalmente con una canzone: prima viene la musica poi le parole,  io sono stata viziata da Lucio, che componeva la musica sui testi miei.

Fra l’altro io scrivevo in metrica, dunque la  melodia doveva proprio essere “giusta”!

Ma Lucio, oltre che geniale, è sempre stato correttissimo: non ha mai cambiato nemmeno una virgola.

C’è anche da dire che le canzoni gliele scrivevo “su misura”: anche certi giochi di parole sui quali sapevo che avrebbe potuto sbizzarrirsi con i suoi svisi vocali. A Sanremo è stato un successo… Sì, anche se vorrei ricordare che non siamo arrivati primi (vinse “Il cuore è uno zingaro”, cantata da Nada).

Arrivammo solo terzi, ma sì, è vero, 4 marzo 1943 fu la vera rivelazione del festival.

Io per il testo fui addirittura premiata, con un sacchetto di monete d’oro, da una giuria presieduta da Mario Soldati! Peccato che durante il ritorno da Sanremo, sull’utilitaria guidata da Cremonini, ci fermammo a un autogrill a prendere un caffè…  e lì ci dimenticammo la targa del “terzo classificato” a Sanremo!

E dopo Sanremo?

La carriera di Lucio decollò. Io memore del fatto che tanti cantanti fanno il botto con il festival e dopo c’è il deserto, gli avevo preparato anche una canzone apposta, per il “dopo Sanremo”.  Era “Il Gigante e la bambina”. Era scritta proprio su misura per lui… ma Lucio, tignoso, la “regalò a Rosalino (Ron) che la incise per primo. In seguito la registrò anche lui, ma devo dire che un po’ mi dispiacque che non la cantasse per primo Dalla.

Quali altre canzoni hai scritto per Dalla?

Diverse: Orfeo bianco, Il bambino di fuoco, Convento di pianura, Un uomo come me, Anna bellanna…

In via D’Azeglio, davanti alla porta di Lucio ci sono già un sacco di fiori e biglietti. A Bologna lo rimpiangono in tanti…

È vero! È una specie di catarsi! Tutti ricordano un pezzo di lui,  chi racconta, chi piange, chi scrive… Lui si sarebbe divertito nel vedere tutto questo movimento, povero Lucetto!

 

Category: Arte e Poesia, Editoriali, Musica, cinema, teatro

About Vittorio Capecchi: Vittorio Capecchi (1938) è professore emerito dell’Università di Bologna. Laureatosi in Economia nel 1961 all’Università Bocconi di Milano con una tesi sperimentale dedicata a “I processi stocastici markoviani per studiare la mobilità sociale”, fu segnalato e ammesso al seminario coordinato da Lazarsfeld (sociologo ebreo viennese, direttore del Bureau of Applied Social Research all'interno del Dipartimento di Sociologia della Columbia University di New York) tenuto a Gosing dal 3 al 27 luglio 1962. Nel 1975 è diventato professore ordinario di Sociologia nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bologna. Negli ultimi anni ha diretto il Master “Tecnologie per la qualità della vita” dell’Università di Bologna, facendo ricerche comparate in Cina e Vietnam. Gli anni '60 a New York hanno significato per Capecchi non solo i rapporti con Lazarsfeld e la sociologia matematica, ma anche i rapporti con la radical sociology e la Montly Review, che si concretizzarono, nel 1970, in una presa di posizione radicale sulla metodologia sociologica [si veda a questo proposito Il ruolo del sociologo (a cura di P. Rossi), Il Mulino, 1972], e con la decisione di diventare direttore responsabile dell'Ufficio studi della Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM), carica che manterrà fino allo scioglimento della FLM. La sua lunga e poliedrica storia intellettuale è comunque segnata da due costanti e fondamentali interessi, quello per le discipline economiche e sociali e quello per la matematica, passioni queste che si sono tradotte nella fondazione e direzione di due riviste tuttora attive: «Quality and Quantity» (rivista di modelli matematici fondata nel 1966) e «Inchiesta» (fondata nel 1971, alla quale si è aggiunta più di recente la sua versione online). Tra i suoi ultimi libri: La responsabilità sociale dell'impresa (Carocci, 2005), Valori e competizione (curato insieme a D. Bellotti, Il Mulino, 2007), Applications of Mathematics in Models, Artificial Neural Networks and Arts (con M. Buscema, P.Contucci, B. D'Amore, Springer, 2010).

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