Marco Gasparetti: Pietro Gori (l’anarchico romantico) 150 anni dopo

| 7 Gennaio 2015 | Comments (0)

 

Diffondiamo da Il  Corriere del 7 gennaio 2015 questo articolo di Marco Gasparetti per ricordare Pietro Gori morto il 7 gennaio 1911 a Portoferraio

 

FIRENZE – E’ un compleanno inconsueto quello che la Toscana si prepara a festeggiare, 150 anni dopo, nel ricordo indelebile di uno spirito forte e tenero, sfrontato ed educato, combattente e sognatore: Pietro Gori, il poeta dell’anarchia, autore di quella Addio Lugano Bella, diventata inno nostalgico di generazioni di libertari e sognatori.  Regione Toscana, comune di Rosignano Marittimo (Livorno) e Fondazione Giorgio Gaber stanno lavorando a una serie di iniziative («Perciò fummo ribelli»),  che culmineranno (8-11 gennaio) con eventi  multimediali, dibattiti, conferenze, eventi. Tra questi ( 8 gennaio) «Pietro Gori, la fiaccola dell’Anarchia» al quale interverranno Francesco Guccini, Sergio Staino, Sandro Luporini (Pittore e coautore dell’opera di Giorgio Gaber), l’attore Paolo Rossi,  il direttore della rivista “A” Paolo Finzi, Claudia Pinelli (figlia di Giuseppe), il cantautore Giampiero Alloisio e Paolo Dal Bon (Presidente Fondazione Gaber).

 

Musica, teatro, dibattiti

Musica, teatro, dibattiti e conferenze per ricordare l’anarchico per antonomasia, nato a Messina, un po’ livornese e un po’ pisano, mezzo elbano e mezzo rosignanese, e soprattutto «cittadino del mondo».  Avvocato e giornalista, scrittore e musicista, anarchico e massone, Ernesto Antonio Pietro Giuseppe Cesare Augusto Gori, è considerato l’esempio di quell’anarchia “sociale” e un po’ romantica che, grazie anche al sacrificio di Sacco e Vanzetti, avrebbe influenzato generazioni di liberi pensatori.

Nato da genitori elbani (il padre) e rosignanesi (la madre era di nobili origini), Pietro era tornato in Toscana tredicenne. E a Livorno aveva trovato l’humus ideale per coltivare il suo pensiero  Si iscrive al Classico, la scuola migliore della città dove insegnerà Giovanni Pascoli e poi all’Università di Pisa, facoltà di Giurisprudenza. «Sarò l’avvocato dei più deboli, dei diseredati, dei sognatori che vogliono cambiare il mondo», promette e mantiene. Pietro è un oratore straordinario, uno dei pochi intellettuali della galassia anarchico-socialista toscana capace di parlare al popolo, operai, braccianti e borghesi illuminati stufi della repressione di una monarchia imbiancata.

E proprio a Livorno il giovane avvocato, laureato due anni prima con una tesi su La Miserie e il Delitto e già leader dell’allora movimento studentesco, diventa l’animatore nel 1890 di un primo maggio rivoluzionario, «mai visto prima di quel giorno formidabile», con il primo sciopero generale mai organizzato in città. Ci sono manifestazioni e scontri di piazza. Pietro è accusato, insieme a una trentina di studenti e operai, di «ribellione ed eccitamento all’odio fra le diverse classi sociali» e viene arrestato, condannato a un anno. Sconterà sei mesi e poi tornerà a lottare tenendo in mano «la fiaccola dell’anarchia». Seguono gli anni milanesi, gli esili continui. E’ accusato di tutto Pietro Gori, persino di essere l’ispiratore dell’attentato al presidente della repubblica francese Sadi Carnot. Si rifugia in Svizzera, ma anche qui, nel 1895, deve fuggire. Prima di abbandonare il paese  scriverà «Addio Lugano bella», una canzone struggente e poetica, che rivela tutto il genio e la sensibilità di questo inquieto avvocato, un po’ Guevara e un po’ Malatesta. Dal grande cuore, dalla voglia di combattere, musicista e poeta.

 

Addio Lugano Bella

Il 7 gennaio del 1911 a Portoferraio, in una giornata uggiosa proprio come quella di oggi, la tubercolosi  sferrò l’ultimo affondo. Pietro lottò sino alle 6.30 del mattino dell’8 gennaio poi si arrese, a 46 anni, come un eroe romantico, morendo tra le braccia della sorella Bice e dell’amico Pietro Castiglioli, operaio anarchico di Piombino. La leggenda vuole che in strada qualcuno intonasse commosso «Addio Lugano bella», la struggente ballata degli anarchici che Gori aveva composto nel 1895 durante uno dei tanti esili. Forse non è vero, ma l’aneddoto fa parte di quell’alone romantico che ancora oggi circonda l’anarchia, quella vera e non l’oscura entità dei blocchi neri e delle bombe minatorie, dei violenti mascherati che hanno rubato persino il nome alla Fai, la gloriosa Federazione anarchica italiana.

 

Un museo a Rosignano

A Rosignano Marittimo, dove Pietro è sepolto, gli hanno dedicato un museo nel quale sono custoditi cimeli, carte, lettere, discorsi.  Perché ricordarlo? «Perché Pietro Gori è lontanissimo dallo stereotipo dell’anarchico isolato, dinamitardo ed attentatore. – spiega Alessandro Franchi, sindaco di Rosignano Marittimo e presidente della provincia di Livorno Alessandro  Al contrario rappresenta quel mondo anarchico che aspira ad essere l’espressione diretta ed immediata dell’orizzonte sociale delle classi lavoratrici italiane, delle quali rappresenta le istanze migliori di emancipazione, di progresso, di liberazione. E il punto cruciale della modernità del pensiero di Gori è quello espresso dal suo verso “nostra patria è il mondo intero”».

 

 

 

Category: Editoriali

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