Guido Fanti: un riformista rivoluzionario

| 14 Febbraio 2012 | Comments (0)

Credo che a Guido Fanti si attagli la definizione di riformista proposta da Gobetti nella Rivoluzione Liberale: il realista sa che la storia è riformismo, ma sa pure che il processo riformistico, nonchè ridursi a una diplomazia da iniziati, è prodotto dagli individui in quanto essi operino come rivoluzionari, attraverso nette affermazioni di contrastanti esigenze.
Che è cosa assai diversa dalla politica migliorista come fu comunemente intesa e praticata. Già negli articoli su Critica Marxista e altrove degli anni
sessanta fino al 1970 (Guido Fanti – “La politica delle alleanze in una “Regione rossa”” su Critica Marxista), egli opera per definire sul piano teorico compiutamente una politica in funzione di alleanze sociali, o meglio una politica che deve costruire un nuovo modello sociale, e non semplicemente equilibri  e/o  spartizioni del potere istituzionale, economico eccetera. E’ questo il senso profondo del riformismo del PCI emiliano, che a dire il vero non fu mai molto gradito né ascoltato dal PCI nazionale.
L’Emilia rossa contribuiva con quote di danaro molto consistenti, c’è chi dice
addirittura per il 50%, al mantenimento del Partito (allora aveva sempre la
maiuscola), ma contò sempre poco nella politica romana: il PCI emiliano fu in
qualche modo una Lega di sinistra, per ciò stesso malvisto, troppo grosso per
poterlo ignorare, troppo regionale, radicato sul, e figlio del, territorio si
direbbe oggi, per poter sul serio ispirare la politica nazionale. E, tra altre
considerazioni,  furono proprio i saggi
di Fanti su Critica Marxista che proponevano un’alleanza interclassista coi
“padroncini” e i ceti medi, a convincermi che il PCI non era per me, schierato
a favore di una lotta di classe pura e dura, proletari contro borghesi, operai
contro padroni. Poi lo conobbi di persona. Avevamo con un corteo studentesco
occupato i binari della ferrovia in stazione centrale, fuori c’erano le forze
di polizia che minacciavano di sloggiarci a suon di botte e lacrimogeni, quando
arrivò Fanti, il sindaco, prese un megafono sul marciapiede del binario uno e
cominciò a parlare, era il sindaco ma quel semplice gesto lo fece ipso facto
diventare uno di noi, ci fu discussione, polemica e quant’altro però alla fine
ci alzammo dalle traversine riprendendo la via dell’università. Io venivo da
Forlì e lì capii, ebbi la percezione, di essere diventato cittadino di Bologna:
rimanendo un gauchiste, un estremista di sinistra, scelsi Fanti Guido
riformista come mio sindaco. E forse lo e’ sempre rimasto. Voglio dire, altri
sindaci ha avuto la città, ognuno con 
suoi meriti e difetti, ma così intimamente connessi alle nervature della
città credo nessuno dei suoi successori sia stato. In realtà mentre scrivo mi
rendo conto di non riuscire a rendere conto della complessità dell’uomo e del
politico, perché questa era un’altra delle cose che discutendo con lui ti
saltava agli occhi, aveva un pensiero polimorfico e pieno di sfumature
cangianti, quando credevi di averlo chiuso nell’angolo, spesso eravamo in
polemica, egli ricompariva da un’altra inaspettata parte, e la discussione
ricominciava. Per esempio si può dire che egli avesse una concezione della
politica piuttosto tradizionale, col partito, le istituzioni e tutto il resto
del bagaglio proprio a molte generazioni di quadri e dirigenti del PCI. Vero,
certamente, ma anche una volta che parlando mi venne in mente di sottolineare
la povertà  se non miseria del panorama
politico italiano senza più alcun partito di sinistra degno di questo nome rappresentato
in Parlamento, egli subito invitò a spostare lo sguardo: quante potenzialità in
più ci sono oggi di benessere e comunicazione e democrazia dovute allo sviluppo
scientifico e tecnologico e internet e eccetera. Che da lì sarebbe arrivato il
partito nuovo, se ce ne fosse stato bisogno. E da sindaco aveva fatto votare in
consiglio comunale un contributo consistente all’Istituto di Fisica
dell’università, all’epoca guidato da Giampietro Puppi, di fede democristiana e
di scienza universale. Poi anche recentemente al tempo delle elezioni comunali
non rinunciava a mettere i piedi nel piatto, a proporre idee, azioni, aggregazioni,
pur sapendole destinate al fallimento. In qualche modo cercando di affermare le
ragioni della politica in un mondo dove la politica ha smarrito ogni ragione
che non sia la spartizione del potere. E in queste occasioni sembrava
scientemente praticare il motto: intraprendere anche senza sperare, perseverare
anche senza riuscire. Col che un’ultima zampata da grande politico di terreno
la dette inventando la candidatura di Prodi a leader del centrosinistra, e
manovrò con esprit de finesse e esprit de geometrie fin quando non diventò
concreta. Prima di chiudere, torno un momento su quei binari occupati, perché
lì tra noi c’era un altro protagonista, Claudio Sabattini allora studente e
responsabile della commissione operaia del PCI, e lì nacque anche, su sua
ispirazione, la SUC, sezione universitaria comunista, con ipotesi diverse da
quella dell’alleanza coi ceti medi, SUC da cui poi non a caso derivò in larga
misura l’attuale FIOM (Sabattini ne fu a lungo il segretario generale). Ultimo
ma non ultimo, Guido Fanti era un uomo gentile, se dovessi dire: un gentiluomo
riformista rivoluzionario. Che mancherà molto alla città, molto ai suoi amici,
moltissimo ai suoi cari.

Category: Editoriali, Osservatorio Emilia Romagna

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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