Giorgio Galli: Sinistra in crisi perché ha abbandonato il marxismo

| 12 febbraio 2018 | Comments (0)

 

Diffondiamo da www.radiopopolare.it la loro intervista del  12 febbraio 2018  a Giogio Galli che ha compiuto da poco 90 anni. Tanti auguri Giorgio!

“Nella cultura della sinistra è prevalsa l’idea che il crollo dell’impero sovietico equivaleva al crollo del grande prodotto culturale che è stato il marxismo. Il marxismo ha studiato il capitalismo meglio dei grandi studiosi liberali, Marx è meglio di Keynes e Schumpeter”.

Giorgio Galli è stato ospite negli studi di Radio Popolare. Ha spiegato così la crisi della sinistra italiana, facendola risalire allo sbandamento culturale seguito al crollo del muro di Berlino e alla fine dell’Urss:

“la sinistra italiana nella grande maggioranza ha identificato la Russia con il marxismo e il socialismo, il che non era vero – ha detto Galli intervistato da Luigi Ambrosio a Il Demone del Lunedì – quando ha visto crollare l’Unione Sovietica la sinistra ha creduto che fosse crollato anche questo grande prodotto culturale (il marxismo) che avrebbe permesso di capire il capitalismo globalizzato delle multinazionali”.

“Avendo abbandonato strumenti concettuali costruiti in un secolo e più -ha continuato Giorgio Galli- la sinistra si è trovata spiazzata di fronte al neoliberismo, la famosa idea della Thatcher ‘non c’è alternativa’, il sistema attuale visto come unico sistema possibile”.

Il 10 febbraio il professor Giorgio Galli ha compiuto 90 anni. Da sempre studia la sinistra, il capitalismo, le dinamiche politiche internazionali. Uno sguardo lucido sul presente, il suo, e una attività intellettuale che non si ferma. Galli ha appena pubblicato assieme a Mario Caligiuri ‘Come si comanda il mondo – teorie, volti, intrecci’ per Rubettino editore. E’ una analisi delle dinamiche di potere sul pianeta, sempre più nelle mani del sistema economico-finanziario a discapito di quello politico. ‘Come si comanda il mondo’ è il primo titolo di una trilogia dedicata al tema.

“Il potere è nelle mani delle multinazionali e le 5 multinazionali più potenti sono quelle dell’informatica” ha affermato Galli, centrando uno dei temi cruciali del mondo di oggi.

Le più importanti sono quelle dell’informazione. Questo è solo un problema o si aprono anche delle opportunità?

“Apre delle opportunità di sicuro -risponde Galli- però, come è stato importante per la rivoluzione scientifica imparare a leggere, adesso bisogna imparare a utilizzare e selezionare le informazioni.

I giovani fanno benissimo a usare questo strumento ma oltre all’estensione c’è un problema di profondità, e la profondità la danno ancora i libri. I migliori tra i giovani -sostiene Galli- sono quelli che continuano anche a leggere i libri. Saranno la classe dirigente del futuro”.

Secondo il professore, i giovani sono la speranza in un paese, l’Italia, dove la classe politica non è all’altezza del compito:

“La classe politica è modesta, la grande generazione del dopoguerra era cresciuta negli scontri, nelle difficoltà, nell’esilio, ed è stata la generazione che ha sviluppato l’Italia. Finita questa classe politica è cominciato un vuoto perché non c’è un ceto dirigente formato negli studi. Il ceto dirigente è stato cooptato dai precedenti che invece che selezionare i migliori hanno selezionato i più conformisti”.

 

Category: Editoriali, Politica

About Vittorio Capecchi: Vittorio Capecchi (1938) è professore emerito dell’Università di Bologna. Laureatosi in Economia nel 1961 all’Università Bocconi di Milano con una tesi sperimentale dedicata a “I processi stocastici markoviani per studiare la mobilità sociale”, fu segnalato e ammesso al seminario coordinato da Lazarsfeld (sociologo ebreo viennese, direttore del Bureau of Applied Social Research all'interno del Dipartimento di Sociologia della Columbia University di New York) tenuto a Gosing dal 3 al 27 luglio 1962. Nel 1975 è diventato professore ordinario di Sociologia nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bologna. Negli ultimi anni ha diretto il Master “Tecnologie per la qualità della vita” dell’Università di Bologna, facendo ricerche comparate in Cina e Vietnam. Gli anni '60 a New York hanno significato per Capecchi non solo i rapporti con Lazarsfeld e la sociologia matematica, ma anche i rapporti con la radical sociology e la Montly Review, che si concretizzarono, nel 1970, in una presa di posizione radicale sulla metodologia sociologica [si veda a questo proposito Il ruolo del sociologo (a cura di P. Rossi), Il Mulino, 1972], e con la decisione di diventare direttore responsabile dell'Ufficio studi della Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM), carica che manterrà fino allo scioglimento della FLM. La sua lunga e poliedrica storia intellettuale è comunque segnata da due costanti e fondamentali interessi, quello per le discipline economiche e sociali e quello per la matematica, passioni queste che si sono tradotte nella fondazione e direzione di due riviste tuttora attive: «Quality and Quantity» (rivista di modelli matematici fondata nel 1966) e «Inchiesta» (fondata nel 1971, alla quale si è aggiunta più di recente la sua versione online). Tra i suoi ultimi libri: La responsabilità sociale dell'impresa (Carocci, 2005), Valori e competizione (curato insieme a D. Bellotti, Il Mulino, 2007), Applications of Mathematics in Models, Artificial Neural Networks and Arts (con M. Buscema, P.Contucci, B. D'Amore, Springer, 2010).

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