Franco Fortunati ci ha lasciato improvvisamente

| 30 Maggio 2015 | Comments (0)

 

 

 

 

Con grande dolore diffondo la notizia della morte prematura dell’amico Franco Fortunati, animatore di politiche dello sviluppo locale, professore dell’Università di Bologna e fondatore di FormArea morto il 30 maggio 2015 . La camera ardente si terrà domenica 31 maggio 2015 dalle 10 alle 11 e lunedì dalle 11 alle 15 presso l’ospedale Sant’Orsola. L’ultimo saluto avrà luogo lunedì 1 giugno ore 15.30 nel cimitero della Certosa a Bologna.

Con Franco e con Formarea ho partecipato a numerose iniziative di Formarea sempre molto interessanti e realizzate con creatività sotto la guida di Franco: dai corsi per donne in cassa integrazione alla Perla di Bologna e alle terme di Porretta ai corsi per giovani in cerca di occupazione fatti nei comuni dell’Appennino bolognese e a Castel Maggiore. Ho scritto con lui un testo dal titolo “Narrazione aperta e agire sui bordi per nuove politiche di sviluppo locale” (su www.inchiesta on line dell’11 agosto 2014 rubriche “Osservatorio Emilia Romagna ” e “Osservatorio sulle città”).

La notizia della sua morte mi ha colto totalmente alla sprovvista  e per ricordarlo pubblico un’intervista che è stata fatta a lui dalla redazione di Keynes.word Press meno di due mesi fa. Un abbraccio ai suoi familiari,  sua moglie, sua figlia e a tutti i suoi amici e collaboratori. Ciao Franco.

 

 

Intervista a Franco Fortunati  ideatore di FormArea da parte du redazione keynes.worldpress.com del 7 aprile 2015

 

D. È il fondatore di FormArea. Come le è nata l’idea di questa organizzazione? Perché crearla?

R. Sono docente presso il dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna. Partendo dai miei interessi personali mi sono reso conto che i temi dell’educazione erano poco curati e non innovativi, anzi proprio obsoleti.

 

D.FormArea propone dei nuovi sistemi educativi basati sul pensiero divergente e la creatività.

R. I modelli educativi odierni invece sono basati sul nozionismo e sono rivolti a fornire agli studenti nozioni e contenuti. Secondo questo pensiero le nozioni dovrebbero aiutare ad accedere meglio al mondo lavorativo;  allora perché tanta disoccupazione? Forse il sistema educativo non recepisce adeguatamente le esigenze reali del lavoro. In Inghilterra è in uso un nuovo sistema educativo basato proprio su questo tipo di pensiero, un pensiero divergente, dove creatività e imprenditorialità sono necessarie per uscire dalla crisi. FormArea propone modelli educativi che rintroducono spaccati di mondo che prima le persone non vedevano, il cui scopo è rinnovare i sistemi educativi, introducendo sempre meno nozionismo e sempre più contenuti innovativi. Oggi si fa innovazione con la condivisone, c’è bisogno non solo di luoghi aggregativi ma anche di luoghi di lavoro, ed è nell’incontro fra discipline diverse che si creano nuove proposte e nuovi prodotti. In tutto ciò è fondamentale il co-working o lavoro di squadra. Rifkin (economista contemporaneo) parla di Sharing Economy, economia della condivisione, che si può certamente fare in rete, ma occorrono anche spazi fisici per lavorare assieme. La scuola potrebbe essere il giusto bacino per farlo e se la scuola non ha gli spazi necessari, secondo me, potrebbero esserci tante imprese disposte a mettere a disposizione i loro per i giovani.

 

D. Dal sito internet di FormArea ho visto che avete una connessione con l’Università di Bologna. Perché?
R. Beh, io insegno lì, come dicevo prima e oltre ad insegnare, nella logica di questo rinnovamento della didattica, ho conosciuto molti giovani durante gli incontri sul lavoro, e ho capito che questi studiano ma non sanno cosa andranno a fare, oppure che hanno studiato ma non sanno cosa fare. I bisogni dei giovani in questo momento sono: capire che relazione c’è fra scuola e lavoro o capire che relazione c’è fra scuola superiore e università, il che non è cosa da poco, e dove andare quando si è disoccupati. Questi sono i tre temi su cui bisognerebbe focalizzare la nostra attenzione e in questo momento nessuno dà delle risposte. Che relazione c’è fra il tuo percorso scolastico e il lavoro? Quello che dovremmo fare tutti, è interrogarci su cosa fare. Con FormArea tentiamo di portare la riflessione su questi temi. La stimolazione del pensiero convergente crea maggiore imprenditività. Lo studente deve darsi da fare e crearsi dei percorsi virtuosi di intraprendenza, uscire dal paradigma della dipendenza e questo succede sia alle superiori che all’università. Il problema è: finito il percorso di studi, dove vado? La mia convenzione-collaborazione con l’università sta tentando di trovare delle risposte a questi temi.

 

D. Mi può spiegare in cosa consiste il progetto 4Lab?
R. È il risultato di quello che ho detto fino ad adesso. La vetrina che raccoglie tutte le varie progettualità che escono dal campus di FormArea e devono venire a contatto con il territorio. Qui su Castel Maggiore c’è un’iniziativa che abbiamo chiamato Falab, un luogo fisico dove i giovani che hanno voglia di fare, trovano uno spazio e degli esperti che li aiutano a far emergere la progettualità e a concretizzare le loro idee. 4Lab è la raccolta dei progetti e la vetrina per presentarli al territorio e agli investitori.


D. Quindi FormArea si occupa di attività su modelli educativi differenti e innovativi come mi ha detto prima. Ma la sua attività è rivolta solo ai giovani o anche a persone di 40 anni, ancora in età lavorativa ma magari disoccupate?
R. Io ho capito che il sistema in sé “faceva acqua” nel 2008, quando tanti adulti si sono trovati senza lavoro. Sono partito da loro, e poi ho iniziato a lavorare anche con i giovani, più aperti e meno resistenti al cambiamento, diciamo meno resilienti.

 

D.Quali progetti ci sono nel futuro di FormArea?
R. Consolidare ciò che abbiamo fatto fino ad ora e riuscire a lavorare con il mondo della scuola, perché il futuro del paese è lì fra i giovani. Bisogna fare leva su di loro. Vorrei intervenire sui sistemi educativi e scolastici del territorio, un tema per me centrale dal quale partire per fare educazione. Adesso i giovani devono fare di testa loro, perché è stata la nostra generazione che ha creato la situazione in cui vivono. Devono essere educati ma devono anche essere capaci di reinventarsi le cose. Io voglio lavorare al servizio dei giovani, perché è da loro che parte il cambiamento. C’è un abisso, anche concettuale, fra la generazione dei 50enni e quella dei ragazzi di oggi. Vedo delle possibilità incredibili nelle nuove generazioni: ci sono tanti ragazzi che hanno già girato il mondo, virtualmente attraverso un computer o anche fisicamente. Sono persone che hanno un potenziale enorme di conoscenza non espresso, e se si trova il modo di farlo esprimere il Paese lo si cambia veramente.

 

Category: Editoriali

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About Vittorio Capecchi: Vittorio Capecchi (1938) è professore emerito dell’Università di Bologna. Laureatosi in Economia nel 1961 all’Università Bocconi di Milano con una tesi sperimentale dedicata a “I processi stocastici markoviani per studiare la mobilità sociale”, fu segnalato e ammesso al seminario coordinato da Lazarsfeld (sociologo ebreo viennese, direttore del Bureau of Applied Social Research all'interno del Dipartimento di Sociologia della Columbia University di New York) tenuto a Gosing dal 3 al 27 luglio 1962. Nel 1975 è diventato professore ordinario di Sociologia nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bologna. Negli ultimi anni ha diretto il Master “Tecnologie per la qualità della vita” dell’Università di Bologna, facendo ricerche comparate in Cina e Vietnam. Gli anni '60 a New York hanno significato per Capecchi non solo i rapporti con Lazarsfeld e la sociologia matematica, ma anche i rapporti con la radical sociology e la Montly Review, che si concretizzarono, nel 1970, in una presa di posizione radicale sulla metodologia sociologica [si veda a questo proposito Il ruolo del sociologo (a cura di P. Rossi), Il Mulino, 1972], e con la decisione di diventare direttore responsabile dell'Ufficio studi della Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM), carica che manterrà fino allo scioglimento della FLM. La sua lunga e poliedrica storia intellettuale è comunque segnata da due costanti e fondamentali interessi, quello per le discipline economiche e sociali e quello per la matematica, passioni queste che si sono tradotte nella fondazione e direzione di due riviste tuttora attive: «Quality and Quantity» (rivista di modelli matematici fondata nel 1966) e «Inchiesta» (fondata nel 1971, alla quale si è aggiunta più di recente la sua versione online). Tra i suoi ultimi libri: La responsabilità sociale dell'impresa (Carocci, 2005), Valori e competizione (curato insieme a D. Bellotti, Il Mulino, 2007), Applications of Mathematics in Models, Artificial Neural Networks and Arts (con M. Buscema, P.Contucci, B. D'Amore, Springer, 2010).

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