Enrico Peyretti: Per un elogio del desiderio

| 17 Dicembre 2015 | Comments (0)

 

 

 

 

Diffondiamo questa lettera che ci viene da Enrico Peyretti (nella foto)

Vorrei sapere scrivere alcuni “elogi”: elogio della contraddizione, dell’inconcludenza, dell’ostinazione, dell’impazienza, del disordine, e altro.

Non per provocare, ma per vedere qualcosa di bello e buono dove non pare. Ho scritto un libretto “Elogio della gratitudine”, ma è fin troppo facile. Tempo fa, un amico di qualche anno più vecchio di me, cioè dei miei ottanta, mi diceva: “Il fisico decade, lentamente, continuamente, ma non decade il desiderio, anzi”. E mi diceva che stava diventando più goloso e più sensuale; e più curioso su piccole cose.


E’ tutt’altro che una persona volgare e superficiale, quell’amico, anzi direi che è una persona raffinata, e senza alcuna altezzosità. Ha sempre avuto desideri alti, e probabilmente ha sempre avuto anche questi, ma ora dichiara con semplicità di sentire crescere i desideri materiali, fisici. Proprio perché il fisico decade. Vorrei telefonare a questo amico, per sentire come va, dopo diversi mesi.


Insomma, proverei a scrivere un elogio del desiderio. Naturalmente citerei quelle parole di sant’Agostino (conosco anche il luogo esatto nei suoi scritti, dove lo dice): “Il tuo desiderio è la tua preghiera”. Il desiderio spazia dalla materia ai cieli dello spirito. Il desiderio è preghiera, e la preghiera è desiderio. Il desiderio è molto più che un piano di conquista. La preghiera è molto più che una domanda per avere qualcosa, o peggio un dovere da compiere. E’ una qualità dell’umano: sete, anelito, attesa, sentore di ciò che può venire, che forse verrà, che desideriamo che venga. E’ sentire che una presenza, una luce sta venendo. Verrà, non verrà? Intanto la chiamiamo, con la voce silenziosa del desiderio. Siamo, in questi giorni, nel tempo di avvento, tempo dell’attesa, cioè del desiderio.


Il desiderio è una dimensione aggiunta, un completamento non completo. E’ ciò che non siamo, ma lo siamo. Lo siamo, ma non lo siamo. Noi siamo contraddizione, una viva stimolante contraddizione. Non siamo ancora quel che desideriamo, ma se non lo fossimo già inizialmente, non avremmo desiderio. Sono cose già dette bene da tanti.

Un altro amico molto più giovane, un bravo insegnante, mi dice che i giovani sono senza desideri, sono realisti, fermi alla realtà. Sento pena per quesi ragazzi. Credo, e spero, che ce ne siano ben più vivi.


Poi, un elogio del desiderio sarebbe naturalmente l’impegno a discernere i nostri desideri. Ci son anche desideri cattivi, di dominio, di presa. Desidero avere o essere? Desidero incontrare, accogliere, imparare, ammirare, oppure divorare? Desidero umanizzarmi o disumanizzarmi? Sono corpo vivo, senziente-pensante, o “macchina desiderante” (come diceva un qualche filosofo)? Non sono infallibile nel desiderare. Ma guai se spegnessi il desiderare, per paura  di desiderare male.


C’è chi scopre da vecchio (qui parlo come vecchio, non più giovane di anni, ma di attese  sì) di voler stare nella natura, respirare, guardare, toccare, percorrere la natura.   C’è chi scopre tardi che il piacere, quello fisico come quello intellettuale, è più bello nella finezza, nella carezza, nella pazienza, che non nella forza o nella quantità. Leggi un libro, e libera i tuoi pensieri, e lascia perdere, per ora, gli altri libri, di cui tutti discutono, e sembra che loro li abbiano letti tutti. Stà in pace con chi ami e ti ama, e con gli amici sinceri, e cerca amore e amicizia, donando amore e amicizia, e perdona i difetti incorreggibili (quanti ne hai tu?), anche se non sono piacevoli, perché azzuffarsi e disperarsi è ancor meno piacevole.


Lascia perdere i desideri da poco: avere quell’oggetto, quella posizione, quei soldi, quel riconoscimento: non cambierebbe nulla in te, ma solo fuori di te. Cerca cose belle, sentimenti belli, desidera la bellezza, quella che tu riconosci, quella che scintilla in un sorriso, e che nessun canone sa stabilire. Desidera la libertà, quella che cammina leggera, obbedendo a richiami più alti degli ordini gerarchici o collettivi, senza nulla calpestare e offendere.


Se sapessi scrivere un elogio del desiderio, vorrei tener conto di questi appunti, qui scarabocchiati, e chissà di quante altre chiarificazioni, o vere illuninazioni, che mi arriverebbero dal mondo attorno, dai miei interlocutori quotidiani, su ciò che davvero desideriamo, su di noi che siamo desiderio, dal midollo delle ossa alla luce degli occhi. Chissà se scopriremo anche che, liberando i nostri desideri autentici, ci troveremo desiderati; se scopriremo che si può valere per gli altri senza essere niente di eccezionale, niente di vincente, niente di perfetto, e solamente viventi aperti al vivere più aperto.


Sarebbe bello sapere scrivere un elogio sapiente e giocoso dei nostri veri desideri.

Category: Culture e Religioni, Editoriali

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About Enrico Peyretti: Enrico Peyretti (Torino, 1935) è un attivista italiano, intellettuale, impegnato nella ricerca per la pace e nel movimento per la non violenza. È stato presidente centrale della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI) tra il 1959 e il 1961. Nel periodo del post-Concilio Vaticano II animò a Torino alcune realtà ecclesiali di base. Fondò nel 1971 (e diresse fino al 2001), assieme ad "alcuni cristiani di Torino", la rivista mensile il foglio (www.ilfoglio.info), che ancora oggi rappresenta una delle più interessanti esperienze di riflessione su tematiche religiose e politiche da parte del Cristianesimo di base. Ha insegnato storia e filosofia nei licei. Svolge attività come ricercatore per la pace nel Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino (www.serenoregis.org), sede dell'Ipri (Italian Peace Research Institute); è membro del comitato scientifico del Centro Interatenei Studi per la Pace delle Università piemontesi. È un riferimento all'interno del Movimento Nonviolento e del Movimento Internazionale della Riconciliazione. Tra i suoi libri: " Alcuni elementi per una filosofia della pace ", Scuola di pace, Città di Boves, Anno accademico 1993-94 ; Dall'albero dei giorni, Soste quotidiane su fatti e segni, Servitium, Sotto il Monte (BG) (1998); La politica è pace, Cittadella, Assisi (PG) (1998); Per perdere la guerra, Beppe Grande, Torino (1999); Dov'è la vittoria?, Piccola antologia aperta sulla miseria e la fallacia del vincere, Il segno dei Gabrielli, San Pietro in Cariano (VR) (2005); Esperimenti con la verità. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (RM) (2005); Il diritto di non uccidere. Schegge di speranza, Il Margine, Trento (2009);Dialoghi con Norberto Bobbio su politica, fede, nonviolenza , Claudiana, Torino (2011); Il bene della pace. La via della nonviolenza , Collana L'etica e i giorni, Cittadella Editrice, Assisi (2012)

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